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Creato il 06/05/2026, 16:49 · Aggiornato il 06/05/2026, 16:49

Capitolo 7: L'Anestetico

@andrealara_92S3pp
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Terra

Le sembrò quasi di non riconoscere il ragazzo davanti a lei, come se in una notte avesse perso parte della sua personalità, osservava quegli occhi verdi alla ricerca della solita spavalderia o della tipica strafottenza di Riven trovando solo una profonda paura nelle iridi dilatate e nel respiro affannoso che gli usciva a folate dalla bocca aperta.

Ebbe quasi pietà del ragazzo che ava di fronte.

Lui cercò di alzarsi, ma lei premette di nuovo le mani sulle sue palle.

"No Riven"

Non aveva difficoltà a tenerlo seduto su quel letto, non perché lei fosse particolarmente forte, era lui ad essersi indebolito.

"Devi stare a letto."

Si muoveva piano, circospetto, era strano vederlo così, Riven solitamente era una presenza abbastanza fastidiosa si, ma di una certa solidità, sembrava così fragile.

"Riven, guardami"

La voce di terra era ferma, non dolce, non c'era indulgenza, solo ferma.

"Respira." Gli ordinò.

E lo vide finalmente cercare attivamente di riprendere il controllo di se, la cassa toracica si abbassava e si alzava più lentamente.

Provò a lasciare la presa, lo fece lentamente pronta a riprenderlo non appena avesse dato segni di cedimento.

"Devi aver fatto un incubo... il monitor è impazzito, avevi i battiti a 140." Terra gli si avvicinò di nuovo, con la sinistra gli afferrò la nuca e posò il dorso delle dita sulla sua fronte.

Lui si scostò appena.

"Smettila, sto bene." Sibilò lui.

Le scostò la mano con un gesto brusco e Terra notò che tremava.

"Ah si, si vede quando stai bene"gli rivolse un sorriso di scherno.

"Sei l'immagine della salute."

Era arrabbiata con lui, si, ma nonostante quella rabbia sorda che provava da quando Sam era andato a lamentarsi con lei, vederlo ridotto così le rendeva difficile mantenere questo muro.

Era come guardare una pianta infestante che dopo aver soffocato tutte le piante del giardino veniva distrutta da un temporale, non sai se dispiacerti o esultare, perché, alla fine, ti eri abituata alla sua presenza.

La fata della terra si chinò su di una grossa borsa e ne prese una maglietta bianca che porse al ragazzo senza tante cerimonie.

Sembrava così piccolo sotto quelle spalle curve, compresso su se stesso, accartocciato.

"Cambiati, sei sudato, non hai la febbre ma non vorrei neanche ti venisse."

Il tono era distaccato e lapidario, non ammetteva repliche.

Senza troppe cerimonie l'altro si tolse la maglietta che indossava, una smorfia di dolore gli attraverso il viso quando il tessuto passò sopra la grossa benda schiacciando l'arcata oculare tumefatta.

Terra, sentendo il suo gemito, non potè fare a meno di goderne, brevemente almeno, fino a notare le estese tumefazioni che dipingevano di viola la pelle chiara del ragazzo.

Sentì una punta di disgusto per se stessa.

"Che ore sono?" Chiese lui, il sole che filtrava dalle vetrate era un'insulto ai suoi nervi, gettò la maglietta sudata sul pavimento e prese visto, le spalle curve, chiuso su se stesso.

Terra si avvicinò a controllare le flebo e vi siringò dentro un medicinale.

"Sono quasi le otto, Riven." Rispose la fata e lui sembrò agitarsi du nuovo, sentiva il suo respiro affannarsi mentre lottava per infilarsi la maglietta pulita.

"Cazzo!"

La fata della terra vide l'esatto momento in cui il ragazzo puntò i piedi e cercò di alzarsi ed intervenne afferrandolo per un braccio prima che stramazzasse.

"No, no, no e no, dove credi di andare?!"

Le ginocchia gli tremavano visibilmente ma sembrava aver recuperato un po' di voglia di vivere.

"Lasciami andare Terra, è il primo giorno delle simulazioni, dovevo essere al Bastione già mezz'ora fa."

Terra si era portata di fronte a lui e ora lo stringeva saldamente in vita, sentiva il calore del suo corpo su di se, e questo la fece arrossire.

"Non ti reggi in piedi Riven."

La sua guancia era premuta sul petto di Riven, solo il cotone della maglietta a separarla dal suo torace.

"Sto bene, non sento niente!" Lui alzò il tono.

"Non senti niente perchè sei pieno di morfina!" Lei lo alzò ancora di più.

Un sorriso storto nacque lentamente sulle labbra di lui mentre fissava un punto impreciso in lontananza.

"Ah, ecco cos'era..." La sua voce ora era più flebile.

Terra lo sentì accasciarsi tra le sue braccia e puntò i piedi per sorreggerlo, questa cosa gli ricordò quella volta che aveva spostato una vecchia pianta in un enorme vaso.

Per fortuna aveva buone braccia.

Lo accompagnò lentamente verso il materasso, fino a quando non poggiò di nuovo il culo a letto, e lui proseguì mollemente la sua discesa fino al cuscino.

La ragazza sbuffò sonoramente, le guance arrossate un pò per lo sforzo, un pò per l'imbarazzo.

"Sei proprio un cretino." Sentenziò.

Lui non rispose subito, era immobile, se non fosse per la lenta oscillazione del suo petto avrebbe potuto pensare al peggio.

"Sono un specialista..." Un sussurro.

"Uno specialista suicida." Rimbeccò lei.

"Perchè lo fai?" La sua voce suonava lontana alle orecchie della fata della terra, quasi sepolta.

"Faccio cosa?"

"Flora mi ha detto tutto..."

La ragazza resto ad osservarlo, quella debole presa si era allentata ulteriormente.

"Che pensi io sia un demone venuto per distruggere la tua famiglia."

Nonostante stesse parlando Riven sembrava del tutto addormentato, sotto le sue palpebre le pupille si muovevano lente.

"È quello che stai facendo."

"Pensi davvero che io abbia tutto questo potere?"

A vederlo sdraiato in quel letto nessuno lo avrebbe detto, nemmeno Terra.

"Pensi che decida io chi Musa deve frequentare?" Aveva fatto il nome di Musa.

"Penso che non dovrebbe frequentare uno come te."

"Diglielo.." Riven quasi sputò una risata.

"L'ho fatto. Ovviamente. Ma lei è determinata a dire che sei cambiato."

La palpebra libera dal cerotto iniziava ad alzarsi ed abbassarsi in modo cadenzato, costante.

"Che hai combattuto dalla nostra parte e che dovremmo tenerne conto..."Continuò lei, non sapendo quanto di quello che stava dicendo venisse realmente recepito visto lo stato del ragazzo.

"Dovrò ringraziarla allora..."

La voce di lui era sempre più lontana.

Le sue risposte sempre più lente.

"Finirai per distruggerla. Già non controlla più i suoi poteri."

Il respiro del ragazzo si faceva man mano più pesante, mentre la morfina lo cullava e lo trascinava lentamente verso un confortevole ed ovattato angolo della sua mente.

"Non controlla i suoi poteri?" non era un tono allarmante, anzi, era praticamente il tono di un sonnambulo.

Terra si sporse su di lui scostando la coperta per sistemarci meglio le gambe del ragazzo, e gliela tirò su fino al collo, stirando con le mani la piega del lenzuolo di ruvido cotone.

"No Riven."

Una debole presa fermò il suo polso.

"Per questo viene da te."

Aveva voluto ferirlo, di proposito, e sentì di nuovo quella punta di disgusto.

"Sei il suo anestetico."

Chissà se l'aveva sentita.

La mano di Riven scivolò definitivamente dal polso della ragazza che andò meccanicamente a coprirla finendo di rimboccare le coperte al ragazzo.

Terrà uscì dall'infermeria per tornare nella serra, chiuse delicatamente la porta alle sue spalle lanciando un'ultimo sguardo alla figura immobile di Riven.

- Pensi che io abbia tutto questo potere?-

No.

Ma era più facile dare la colpa a Riven invece di accettare che la storia tra Musa e suo fratello era finita molto tempo fa.

Si staccò dalla maniglia della porta come se questa fosse arroventata.

Tornò alla sua postazione ed immerse nuovamente le mani nel secchio di terriccio che stava mescolando prima di venir interrotta dal monitor cardiaco dello specialista.

Massaggiava la terra ma la sua testa con rabbia, rabbia verso se stessa più che verso il ragazzo nella stanza accanto.

Quando iniziò a travasare la perlite nel terriccio la porta della serra si aprì.

" Musa..?"

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