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R.
Quella coperta era pesante, troppo pesante.
Il suo corpo era pesante.
Non sentiva l'aria entrare nei suoi polmoni. valeva lo stesso? Stava comunque respirando?
Eppure bruciava, nell'esofago e giù più un profondità, un calore che che faceva quasi male.
Aprì lentamente gli occhi i contorni erano sfocati e tutta la stanza era immersa in un denso buio, riconobbe l'infermeria, o forse aveva solo la certezza di esservi senza sapere quale parte di lui lo stava ingannando.
Davanti aveva solo ombre indistinte, quelle del fogliame sulle vetrata della serra, come mani distorte che si aggrappano agli sporchi vetri nel tentativo di raggiungerlo, che si muovevano come se il vento le stesse scuotendo, la sua parte razionale lo stava avvertendo, sapeva non esserci vento all'interno della serra, quelle mani si muovevano verso di lui, contorte, allungate, non era vento, non c'era vento nella serra.
Il buio era così pesante che sembrava colare dalle pareti e scivolare lentamente sul pavimento, contrasse l'addome, voleva mettersi a sedere, ma i muscoli non gli risposero, cercò di scostare la coperta ma il suo braccio non si mosse, era di piombo, il suo corpo non esisteva più, schiacciato contro quel letto d'ospedale, un involucro di inutile carne che non gli obbediva.
Voleva Urlare, chiamare Aiuto, Flora, il professor Harvey, ma il suono che usciva dalla sua bocca spalancata era il silenzio.
La sua voce era sparita, la sua lingua giaceva inerme nella sua bocca, le corde vocali come quelle di un vecchio violino lasciato ad ammuffire.
Poi la vide.
Solo con la coda dell'occhio.
Nell'angolo più buio della stanza, dove le ombre delle foglie sembravano danzare con più ardore, un'ombra più scura delle altre si staccò lentamente dal muro.
Aveva la forma di un uomo, forse uno specialista, o Silva, forse era solo il professor Harvey che alla fine si stava vendicando di lui.
Le braccia arrivavano fino a terra e venivano trascinate dal suo passo strascicato, sembrava si stesse sciogliendo, nera pece che cola inesorabile verso il baratro.
Non riusciva a smettere di guardarlo, si sentiva impotente, imprigionato in in quel corpo che, iniziava a dubitare fosse ancora vivo.
L'essere non aveva volto, ma lui poteva sentirlo, sentire il suo sguardo bruciargli la pelle del petto e scarnificargli il costato mentre inesorabile si avvicinava al suo letto, sentiva il freddo di un gelo che nasceva da dentro, all'altezza del suo stomaco che saliva a contrasto col bruciore dell'aria che scendeva, ed in mezzo a questa guerra il suo cuore iniziò a galoppare.
Rinunciò ad urlare ma non a combattere, la sua testa comandava e i suoi muscoli ignoravano, un plotone indisciplinato non certo il corpo di un soldato, cercava con tutte le sue forze di liberarsi da quella presa di inerzia, e l'essere ancora avanzava.
Il battito del suo cuore, l'unica cosa che sembrava ancora appartenergli, rimbombava nel moritor come una carica di tamburi di una guerra già persa in partenza.
Arriva.
È qui per te.
L'ombra era ormai sopra di lui.
Il bip-bip del monitor dietro di lui scandiva un tempo da cardiopalma, silenzioso urlo del suo stato.
Sempre più vicina, sembrava voler entrare dentro di lui, la sentiva nel petto, sulle guance, una sensazione polverosa mentre, dalla sua bocca aperta cadevano fiumi di sabbia nera che riluceva alla fioca luce, lenta ed inesorabile gli si riversava dentro di lui, gelida, nella sua stessa bocca aperta, e lui la inghiottiva, impotente.
Soffocando nel suo oblio.
-siete già morti, le persone che amate sono già morte.-
Riven aprì gli occhi all'improvviso e la luce calda dell'ambiente gli invase la vista.
Inalò l'aria pregna di disinfettante dell'infermeria come se fosse il suo primo respiro, come un affogato che riemerge dagli abissi.
Si mosse subito, il suo corpo era già prontoa scattare, gli addominali che tanto aveva cercato di tendere scattarono come molle, scostò la coperta e si mise a sedere ma due mani salde di piazzarono sulle sue spalle.
Il calore in contrasto col gelo che ancora sentiva all'altezza della bocca dello stomaco lo riportò alla realtà, alzò gli occhi, bramoso di conoscenza, cercando di capire dove fosse, ma trovò solo lo sguardo di lei.
Davanti a lui c'era Terra con il grembiule da Giardinaggio e le mani sporche di terriccio umido.
Il calore dei suoi palmi faceva a pugni col freddo che gli era rimasto intrappolato nel petto.