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R.
La mattinata era iniziata bene, pensava Riven guardandosi allo specchio, la testa leggermente inclinata ad accentuare la criticità del momento.
Era appena uscito dalla doccia, la pelle ancora umida e l'asciugamano legato in vita, si sentiva bene, quasi euforico, l'asciugamano cadde a terra; eccitato.
Quando uscì dal bagno, appena 10 minuti dopo, si aspettava di trovare Sky pronto a fargli la ramanzina per la sua lentezza al bagno ma l'amico, invece, giaceva ancora a letto addormentato.
"Hei Amico.." Riven si avvicinò al letto dell'altro e scosse dolcemente, l'eccitazione e l'euforia avevano lasciato lo spazio alla preoccupazione per il suo compagno di stanza che, da quando Bloom se n'era andata, non era più lo stesso.
"Dormi troppo Amico, Silva ci aspetta e sei ancora in mutande, muoviti.." Non suonava come un rimprovero anche se avrebbe voluto esserlo.
L'altro si alzò pigramente dal letto per chiudersi in bagno e Rive, che non vedeva l'ora di gustarsi la sua "bella giornata" sedette sul suo letto in attesa.
Entrarono in mensa con passo svogliato.
"Sai non mi serve la babysitter, Riven." la mensa era piena di studenti che si accalcavano davanti al bancone per la colazione, l'odore del caffè e del burro riempiva la stanza.
"E io non voglio essere la tua babysitter, Sky, ma a quanto pare non sei più in grado di alzarti da solo la mattina." rimbeccò il ragazzo
"Ho solo dormito poco..."
Un sommesso chiacchiericcio nascondeva la loro conversazione, Riven guardò l'amico con la coda dell'occhio, era pallido, le guance scavate e occhiaie sempre più scure, un lento ed inesorabile naufragio nella valle della disperazione.
"Certo..." Non ribatté oltre, era già abbastanza difficile vederlo così.
Riven prese dal bancone una mela rossa e se la portò alle lebbra, l'addentò con foga, come se volesse aggredirla.
"Ho solo bisogno di tempo per abituarmi all'idea che LEI non tornerà." Riven non era sicuro di quando il suo amico avesse smesso di pronunciare il nome di Bloom, forse dalla stessa sera in cui si erano salutati di fronte al portale del regno delle ombre.
"Non per ora almeno" trovarono posto ad un tavolo da sei lungo la parete, un pò defilati.
"Un conto è doversi abituare, un altro è correre verso il baratro e fingere di scivolarci dentro." Diede un'altro morso alla sua mela.
"Se Silva ti vede in questo stato non ti lascerà in pace, sembri uno zombie."
"Sarai bello tu." Riven sbuffò una risata, Sky lo imitò.
"Chissà che sia la volta buona che ti mette in coppia con qualche pivellino al tuo livello.." La stoccata colpì Sky che si trovò costretto a ribattere
"Sto già in coppia con te, non è già abbastanza grande la mia punizione?"
Entrambi risero alla battuta ma non durò molto, Riven sapeva di dovere molto all'altro, senza di li sarebbe ancora a prendere pedate dei più grossi, gli aveva insegnato tutto, o quasi, lo aveva protetto, e lo aveva eletto a suo braccio destro, ed ora che era lui and aver bisogno, Riven si sentiva inutile.
Finirono la loro colazione in silenzio e quando si alzarono per andare al Bastione il ragazzo potè notare la tavolata delle fate in lontananza, Aisha e Stella stavano discutendo si qualcosa con un grosso libro aperto tra loro, terra sedeva accanto a Flora.
Quando la vide Riven alzò una mano in segno di saluto e lei gli sorrise, poi però successe qualcosa.
Terra si alzò dal suo posto di scatto, battendo le mani sul tavolo, disse, o meglio urlò qualcosa in faccia alla cugina e se ne andò di gran carriera lasciando le altre a a scambiarsi sguardi smarriti.
Il clima gioviale all'interno della mensa si guastò di colpo, anche gli altri studenti, i più vicini almeno, avevano visto e udito la scena, rive, col saluto ancora congelato a mezz'aria osservava la figura di Flora mostrargli le mani come a volergli dire "non lo so" riferito al comportamento dell'altra.
"Anche le ragazze sentiranno la pressione della SUA mancanza" disse Sky con un filo di voce mentre si osservava i piedi.
Riven alzò lo sguardo al cielo e superò l'amico diretto ora verso i suoi allenamenti.
"Muoviti se non vuoi beccarti davvero qualche punizione.." Intimò, ed uscirono dalla stanza.
Non capiva cosa fosse successo, non aveva sentito cosa si fossero dette, ma si ripromise di fare un salto nella serra più tardi per indagare.
La "bella giornata" era ufficialmente defunta, Silva aveva deciso di far vedere a tutti i soci verdi, Riven ansimava vistosamente, le due spade in mano, piegato in due dalla fatica, con il sudore gli imperlava la fronte, ed il sole settembrino gli arrossava il viso.
Davanti a lui uno Sky altrettanto provato, si asciugava la fronte col bordo della maglietta.
"Ancora!" Urlò Silva.
Era in piedi a bordo del ring e non li aveva ancora mollati.
"Siete lenti! Scoordinati! Sembrate due pivelli al primo giorno!"
Riven si rimise dritto, strinse le spade con le mani tremanti per lo sforzo e scattò in avanti, verso il compagno, la spada destra che puntava all'altezza del costato, Sky fu preso alla sprovvista ma riuscì a schivare il primo fendente, il dritto e con una piroetta mise lo spadone in posizione verticale per parare le due lame che stavano per aggredirlo sul lato sinistro.
"Pensate che la guerra sia finita solo perché Sebastian è morto?!" Urlava il loro allenatore, la sua voce era come cartavetro sui muri del Bastione.
Attaccò Sky, sfruttando il modo della parata sollevò la spada a due mani e la calò in direzione dell'amico che schivò il fendente con un salto all'indietro.
"Non è finita! E voi siete già morti!" La voce di Silva martellava.
Le gambe gli facevano male, chiede un'enorme sforzo al suo corpo quando scattò in avanti, la gamba tesa per un calcio puntato all'addome dell'amico che si chiede dove avesse trovato l'energia per ruotare il bacino e mandare quel calcio a vuoto.
"Le persone che amate sono già Morte!" Fu un secondo, un paio di occhi viola.
Il pugno fu violento, ma ancora più violenta fu la caduta, Sky lo prese in volto e lui, ormai al limite non riuscì a reggere il colpo.
Sentì chiaramente la sua testa sbattere e rimbalzare sul ring, la bocca si riempì del sapore metallico del sangue e la vista gli si offuscò fino a che non rimase solo un profondo e ovattato buio nel quale cadde.
Non capiva se stava ancora sognando, sempre che avesse sognato.
-Le persone che amate sono già morte-
Perché questa frase lo tormentava?
Un lampo viola attraversò il suo campo visivo e, finalmente, Riven aprì gli occhi davvero.
Un forte odore di disinfettante gli diede il buongiorno, la stanza era quasi totalmente in ombra, dalla grande vetrata veniva una fioca luce arancione che proiettava le ombre di enormi piante esotiche su di essa, Riven capì subito di essere in infermeria e dall'altra parte c'era la serra.
Doveva essere notte, o almeno sera tardi, il buio era pesante, gli si sedeva addosso bloccandolo a quel letto, come un bambino che ha paura di alzarsi per non essere preso dal mostro sotto il letto.
Il respiro gli si fece improvvisamente corto e qualcosa dietro di lui iniziò a suonare in modo fastidioso.
Una sagoma d'ombra si avvicinò lenta alla vetrata ingigantendosi sempre di più man mano che avanzava, il suo cuore accelerava seguendo la sua crescita e con lui anche il fastidioso rumore alle sue spalle.
Poi la porta di vetro si aprì ed una testa riccia vi fece capolino.
Fu un attimo infinito quello che ci mise per riconoscerla.
"Zio! Zio, si è svegliato!"
Flora entrò nell'infermeria e dietro di lei fece la sua comparsa il professor Harvey.
"Oh Riven! Grazie al cielo!" Disse scostando la nipote ed avvicinandosi al letto di ferro battuto dov'era sdraiato il ragazzo.
Il fastidioso Bip-bip dei monitor iniziò a rallentante man mano che ul ragazzo riconosceva i volti familiari.
"Calmati Riven, sei al sicuro" la voce di Flora era come un sussurro lontano nel ronzio che c'era nella sua testa.
"Hai preso una bella botta ragazzo, ma c'è da dire che hai sempre avuto la testa dura..." Il professore era chino su di lui e con una piccola torcia in mano stava studiando le reazioni delle pupille di Riven.
Quando fu soddisfatto si alzò per controllare il flusso della flebo.
La flebo, Riven non l'aveva notata, alzo appena il mento per potersi voltare a vederla ed un dolore lancinante gli trafisse la tempia sopra l'occhio sinistro, nel punto dove aveva sbattuto a terra, il suo mondo iniziò a girare.
"Oh no, no, meglio se cerchi di non muoverti, hai una bella commozione celebrale e probabilmente anche una microfrattura all''orbita oculare sinistra."
Istintivamente il ragazzo alzò la mancina per portala alla testa e trovare un grosso cerotto.
"Ho dovuto metterti tre punti, ma guarirai in fretta."
Il professore gli sorrideva e lo specialista si scoprì a chiedersi cosa lo portasse a sorridergli sapendo quello che aveva fatto in passato a Terra e a Sam.
"Flora ti porterà un pò d'acqua e un calmante, ti spiace Flora?" La ragazza uscì in silenzio dalla stanza.
"Ascolta Riven, la cosa è seria, devi riposare, starai qua stanotte e probabilmente anche domani, usa questo tempo far guarire la tua testa ok?" Il tono del professore era pacato, dolce, quasi paterno.
Perché? Si chiese Riven.
Flora tornò con un bicchiere e le si avvicinò, quando la sua mano gli sollevò il capo un profumo di fiori di campo prese il posto dell'odore del disinfettante e i loro occhi s'incontrarono.
"G-Grazie" mormorò quando finì di bere.
Lei gli sorrise.
"Per questa sera è lei di turno, io devo fare rapporto sul tuo risveglio." Il dottore si scostò dal suo capezzale per far posto a Flora che prese uno sgabello.
"Riposa Riven" disse sempre con quel tono amorevole, ed uscì dalla stanza.
Flora s sistemò sullo sgabello nella penombra dell'infermeria, Riven poteva seguire i suoi lineamenti con lo sguardo, sembrava stanca, o forse era lui ad essere ancora intorpidito.
Continuava a pensare al professor Harvey, alla sua gentilezza.
"Tuo zio... il professor Harvey... " Flora gli rivolse uno sguardo curioso
"Dovrebbe essere contento che finalmente qualcuno mi ha dato una lezione...." La voce di Riven era un sussurro " invece si prende cura di me come se fossi di famiglia..." Lui distolse lo sguardo, vergognandosi.
"Ti tratta come ti ha sempre trattato prima che smettessi di frequentare la serra Riven" questo era un colpo basso e a Riven sfuggì una risata.
"Terra non ne sarebbe contenta.." Rispose.
"Terra è un vulcano di risentimento nei tuoi confronti, è vero, ma non augurare a nessuno di finire così, nemmeno a te." Il sorriso di Flora si fece dolce mentre la sua mano cercava quella del ragazzo.
"A proposito di Terra, che è successo stamattina in mensa?"
"Oh." Fu Flora ora a nascondere lo sguardo, ritirando la mano e lasciando quella dello specialista ad afferrare il vuoto.
"Che è successo?" Nel suo tono c'era una sorta di urgenza.
"Ha dato di matto perché ti ho salutato...." Lei tirò le labbra in un sorriso forzato volendo metterla sul comico ma Riven non la prese bene.
"Cosa? Ora non posso più neanche salutarti?" Il bip dietro alla sua testa aumentò leggermente il ritmo ma entrambi fecero finta di non notarlo.
"No, non è questo..." Fece un profondo sospiro
"Il giorno prima ci sono state delle discussioni, chiamiamole così"
Riven Ascoltava il suono della sua voce
"Sam ha discusso con Musa e poi è andato sfogare le sue frustrazioni su Terra che a sua volta ha litigato con Musa." Disse tutto d'un fiato
"Continuo a non capire perché non posso salutarti Flora..." Forse era più indebolito del solito.
"L'argomento della discussione Riven... eri tu."
Riven restò in silenzio.
"Sam è venuto al bastione e ti ha visto con Musa, le ha fatto una scenata ma lei ti ha difeso.. e lo stesso ha fatto con Terra che pensa a te come ad un piccolo demonio sceso in terra per distruggere la nostra famiglia."
Flora fece una pausa e lui non osò disturbarla.
"Così stamani quando ha visto che ricambiavo il saluto ha pensato all'ennesimo tradimento e ha dato di matto."
Flora fece spallucce.
Riven si fece serio e riportò la mente a quella mattina, il sapore della mela in bocca, il flemmatico cipiglio di Sky, terra che sbatte lani sul tavolo, la tavolata delle ragazze Stella, Aisha, Flora, terra e... Musa non c'era. Non se n'era nemmeno accorto.
"Dev'esserci un clima terribile nella vostra suite..." Rispose sarcastico.
"In realtà c'è solo silenzio... Musa non è tornata ieri notte."
Riven non rispose.
Quell'ultima frase restò sospesa nell'aria, pensava come un macigno sul suo stomaco, una sensazione che non aveva niente a che fare con la commozione cerebrale, il cuore accelerò ed il bip della macchina alle sue spalle lo seguì.
-le persone che amate sono già morte.-
Un'eco riecheggiava nella sua testa, come una profezia.
"Dormi ora, non puoi fare niente per nessuno se non riesci neanche reggerti in piedi.." Quest'ultima frase ferì Riven più di quando avrebbe mai ammesso.
Lui, inchiodato a quel letto, non aveva il potere di fare nulla, ne per se stesso né per gli altri.
-siete già morti, le persone che amate sono già morte.-