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Creato il 06/05/2026, 16:52 · Aggiornato il 06/05/2026, 16:52

Capitolo 11: Ancora Cinque Minuti?

@andrealara_92S3pp
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Le sessioni private con Avalon erano sempre molto pesanti, lui pretendeva da Musa più che dalle altre fate della mente.

La ragazza attribuiva la colpa al fatto che la sua magia fosse praticamente autonoma e fuori controllo , dopo gli evanti dell'anno precedente.

Secondo la teoria del professore, quello che le era stato tolto era tornato 'cambiato', più forte, più indisciplinato; e lei non aveva né la capacità né la forza di gestirlo.

Il fatto che oltre alle lezioni collettive con le altre fate lei facesse anche queste private non sembrava aiutarla in realtà; il suo potere continuava ad accendersi e spegnersi come una banale lampadina rotta che non vuole ancora mollare, e lei era sempre più frustrata dalle intrusioni emotive degli studenti che si preoccupavano sciocchezze come capelli fuori posto o una macchia sulla tuta da combattimento.

Tuttavia il faticoso traguardo di riconoscere la firma emotiva del suo ristretto gruppo di amici era stato raggiunto, il che la fece ben sperare in un miglioramento generale.

Purtroppo però la mattinata al cerchio magico era passata lenta ed inesorabile, spietata, per le forze della giovane fata che non riusciva a gestire nemmeno una minima parte della richiesta che il professore le faceva.

Avalon voleva che espandesse il suo potere, aveva le firme delle persone al quale era più legata, sarebbe dovuto essere facile.

Concentrarsi, allargare la mente, trovare il violoncello o il bongo di Terra, sapeva dove trovarli.

Le mani coi palmi verso l'alto.

Sarebbe dovuto essere facile in quel luogo intriso di magia, un amplificatore naturale.

La sua mente corse al bastione, ma solo col pensiero, sentì invidia, e rimorso, ma erano solo i suoi sentimenti che percepiva.

La tristezza di non poter essere là a fare le simulazioni, di essere uno scarto.

Non riuscì mai ad uscire dalla zona circoscritta di quel luogo sacro.

Inutile dire che Avalon non era felice, avrebbe dovuto impegnarsi di più, rafforzare la presa sui suoi poteri.

E per farlo, le propose un nuovo esercizio.

***

"E cosa mi dice lui?" La fata della mente portò la gamba destra avanti di mezzo passo tentando un affondo con non troppa convinzione.

"Lui?" Il tono di Riven era sconcertato, parò il colpo senza nessuno sforzo facendo rimbalzare la spada da allenamento della ragazza che fa una piroetta su se stessa per tornare a cercale lo scontro sul lato opposto.

La giornata stava volgendo al termine, questo era il suo ultimo impegno, una sana oretta di combattimento con Riven.

Come sempre portava i limitatori, la sua mente era libera e i suoi occhi del color delle nocciole.

"Mi presenta SAM! Capito? Sam!"

Il ragazzo sembra rapito dal racconto, nessuno dei due si sta allenando seriamente.

"E mi dice che 'si è offerto' di aiutarmi nei miei compiti!" Sbuffa, la mano libera forma due virgolette.

"Così lui mi guarda e fà..." Ormai ferma in posizione di riposo, la spada tenuta mollemente nella mano destra.

"Quando vuoi possiamo accordarci per i tuoi allenamenti!" Imitando le movenze della fata della terra.

Anche Riven si era fermato, guardandola con aria interrogativa.

"Al diavolo! " Sbottò lei.

Lo specialista incrociò le braccia al petto spostando il peso sulla gamba sinistra

"Se è una seduta di psicanalisi che ti serve possiamo rimandare l'allenamento, lo sai?" Il solito sorrisetto storto si mostrò.

Musa roteò gli occhi verso l'alto rimettendosi in posizione di guardia, abbassando il baricentro.

"Dico solo che con tutte le persone che potevano 'offrirsi' proprio Sam doveva scegliere..."

Fu Riven ad attaccare stavolta, caricò il colpo diretto alla spalla sinistra della ragazza.

" È che non mi va di imparare a manipolare le emozioni, soprattutto non quelle del mio ex!"

Riven riuscì a frenare la sua spada a pochi centimetri dal braccio della ragazza, tradendo l'urgenza di non ferirla con un'espressione spazientita.

"Devi manipolare le sue emozioni?"

La ragazza abbassò lo sguardo e l'aria attorno al tatami sembrò immobilizzarsi all'improvviso.

"L'ho già fatto..." La sua voce era flebile.

"L'anno scorso... Lui era... Era così pieno di rabbia.." alzò lo sguardo, le labbra strette in una linea retta, non c'era tristezza o rimorso ma pura consapevolezza di chi ha già fatto i conti con le proprie azioni.

Riven non abbassò la guardia, la punta della sua spada scivolò lentamente verso il basso fino a sfiorare il tappeto, il sorrisetto era sparito e Musa potè notare il muscolo della sua mascella irrigidirsi.

"È questo il motivo per il quale vi siete lasciati?" Chiese a bruciapelo.

Musa strinse gli occhi, si aspettava di sentire quella domanda.

Mosse un passo appena verso di lui ma notò subito la sua posizione irrigidirsi: il gonfiarsi appena percettibile dei muscoli delle gambe la fece fermare.

Cambiò idea, fece due passi indietro e gli voltò le spalle, all'orizzonte il sole stava tramontando, l'aria era fredda sulla pelle scoperta dalla tuta da allenamento, ma non era questo a farla tremare.

"Pensavo di aiutarlo, mi sbagliavo..." La sua voce trasudava vergogna, lo sguardo era lontano, a recuperare vecchi ricordi.

Raggiunse il bordo del tatami e si sedette, le gambe a strapiombo sul laghetto sotto di esse, l'arma adagiata al fianco.

Questo momento sembrò un'eternità, sentiva Riven muoversi alle sue spalle ma non parlava, sentiva i suoi passi, il rumore della sua spada che veniva riposta, una cerniera che veniva aperta e richiusa, ancora passi, che si avvicinavano stavolta.

Poi la sensazione di un asciugamano sul collo, ed il ragazzo che si accomodava accanto a lei, le gambe penzoloni.

"Quindi è così che funzionate voi fate della mente" il tono apatico di Riven la colpì come uno schiaffo.

"Senti non mi sono divertita, ho fatto un errore e ne ho pagate le conseguenze..." Lei tirò fuori tutta la sua irritazione che quel commento le aveva provocato.

"Con Sam... e con me stessa." lo guardava dritto negli occhi, come se dovesse dargli una prova di quello che diceva.

Lui sbuffò irritato.

"E come faccio a sapere che non ti infili nella testa delle persone e non decidi tu cosa devono provare?"

Questo le fece male, abbassò il busto fino a vedere il suo riflesso nelle acque tinte di arancione ed attese di scorgervi il mostro che s'immaginava di essere.

Poi si raddrizzò e sporse l'avambraccio verso di lui, i limitatori brillavano alla luce del sole morente, come se fossero fatti di lava fusa.

"Questo era l'accordo iniziale." La voce tremava leggermente.

"Finché mi allenerai li porterò... la tua testa è al sicuro."

Il braccio era ancora teso, le punte dei limitatori le arpionavano la pelle che portava i segni dei punti dove queste si aggrappavano, la pelle era gonfia e livida dove l'acciaio runico entrava in lei e succhiava la sua magia.

Quando lo ritirò Riven lo seguì con lo sguardo.

"Rifiutati" disse alla fine.

Musa tornò a guardarlo dritto negli occhi.

Riven aveva gli occhi verdi, di un verde molto chiaro.

Lei abbassò di nuovo la testa e fece segno che aveva ragione.

"Si, mi rifiuterò di farlo... " disse lei, forse con poca convinzione nella voce.

Restarono così per alcuni minuti, in silenzio, rivolti verso il sole che scendeva oltre l'orizzonte, fino a quando Riven non si batte le mani sulle cosce.

"Andiamo?"

Lui si stava già alzando, una gamba piegata pronto a sollevare tutto il peso del suo cormo, Musa si guardava i polsi.

"Ancora cinque minuti?" Gli fece l'infallibile sguardo da cerbiatto e vide l'esatto momento in cui lo specialista perse la sua corazza.

Il piede tornò a penzolare accanto al gemello.

"Raccontami delle simulazioni...." Pigolò.

Riven fece un verso sbuffando dal naso.

"È stato un disastro..." Lo disse in modo teatrale, facendo ondeggiare i piedi in avanti per sottolineare la portata delle. Sue parole.

"Io ero in team con Flora..."

Musa annuì, e il suo tono eccitato le fece crescere una punta d'invidia sotto lo sterno.

"Eravamo contro Kat e Terra, ci hanno asfaltato Musa, non avrei mai pensato che Terra fosse così cattiva!"

Era sporto in avanti e gesticolava frenetico mentre le mostrava una manovra che aveva tentato, ruotando la mano destra attorno alla sinistra per dimostrare una sorta di tattica di accerchiamento.

"... Ma poi ha fatto crescere una radice che ha bloccato a terra flora, io ero alla sua sinistra nel tentativo di difenderla quando..."

Fece un gesto di taglio con la mano aperta.

"Tac! Kat mi è piombata addosso." Nonostante stesse raccontando la sua sconfitta sembrava davvero entusiasta di questo incontro.

"Sembra fantastico" nel tono della ragazza non c'era lo stesso entusiasmo di lui.

"Già, ma non siamo compatibili come squadra... Tecna ci ha valutato 4 su 10." Lo disse alzando le spalle.

"Quattro? Avete fatto così schifo?" Ribatte lei, con un pochino di verve in più.

"Peggio! Siamo stati terribili!" Quel sorrisetto storto stonava così tanto con quelle parole, Riven che sorrideva dicendo di aver fatto schifo, era come vedere un neonato coi baffi, buffo ed al contempo inquietante.

"Mi dispiace."

"Non importa, comunque non ce la devo Flora combattere... tatticamente la metterei nelle retrovie, o come divisione medica."

Incrociò le braccia al petto, guardando in alto, pianificando chissà cosa.

"Credi che vi divideranno?" Non potendo prendere parte attiva nelle simulazioni Musa era costretta a bearsi solo dei racconti dei suoi amici.

"Sicuramente." Riven si zittì, e così anche l'altra.

Passò qualche minuto, ormai ben oltre i cinque che aveva chiesto la fata.

"Le ho chiesto di uscire." Riven era quello delle rivelazioni a bruciapelo.

Lei sgranò gli occhi, la bocca semi aperta che lasciava trasparire una sorta di scherno.

"Oh..."

Lui abbassò lo sguardo arrossendo leggermente.

"La porto al Black Moon... questo fine settimana..." Confesso con pudore.

"Te guarda..." Lui alzò lo sguardo su di lei. "Il Ribelle Riven che si emoziona per un appuntamento..." Lo schernì.

Fece l'ennesimo verso di fastidio e stavolta si alzò davvero dal tatami.

Le porse una mano che la ragazza accettò volentieri tirandola a se per farla alzare.

"È solo un'uscita... " Minimizzò.

"Ma voglio fare le cose per bene stavolta... non come al solito" un gesto sbadato della mano, lo sguardo che rotea altrove...

"Non alla Riven?" Rispose lei con un pizzico di malizia.

Lui fece un sorriso all'orizzonte, sincero, con una piccola nota malinconica.

"Sembri.. nervoso?" Si voltò a guardare il ragazzo seduto accanto a lei con fare sornione.

"Se non portassi gli inibitori direi che mi stai leggendo, fata della mente." Anche le sue labbra si allargarono in un sorriso.

"È una cosa bella Riven, potresti finalmente capire cos'è una relazione!" lo stuzzicò con un sorrisetto mentre si avvicinavano al borsone del ragazzo.

"Per tua informazione, fatina, so cos'è una relazione!"

Prese la custodia dei limitatori di musa e ne estrasse la cave per aprirli.

"Lo dici dall'alto delle tue esperienze in relazioni poliamorose con tossici e manipolatrici?"

Nel momento in cui i limitatori si ritirarono dalla sua pelle i suoi occhi si accesero di viola per un secondo, sufficiente a fargli sentire un'arpeggio irritato della chitarra elettrica.

Nascose gli avambracci martoriati sotto le maniche e prese il suo borsone per metterselo in spalla, al ragazzo non sfuggì questo gesto mentre riponeva i bracciali del loro contenitore.

"A proposito..." Disse, ma non si voltò a guardarla.

"Quando vuoi scoprire che strumento sono... dillo." Spavaldo, ma non si voltò e la sua firma emotiva le fece capire che era curioso ma non era sicuro di volerla nella sua testa.

La fata decise di strappare questo cerotto.

"Sei una chitarra elettrica, Riven..."

Fece una pausa per sentire che ritmo prendesse lui, irritato, come aveva immaginato.

Lui si voltò lentamente, il borsone sulla spalla, la fronte corrucciata.

"Di quelle che non prendono una nota." Concluse.

"Quindi mi hai letto..."

"Involontariamente, si... quando sono venuta a cercarti alla serra."

Era passato diverso tempo da quel giorno eppure, quell'assolo distorto, il suo sguardo mentre si voltava a guardarla, era marchiato a fuoco nella memoria di Musa.

"Mh."

C'era di nuovo silenzio tra loro, lui la stava studiando, strinse gli occhi su di lei.

"Hai approfittato di un momento di debolezza, fata della mente." Il tono era serio, ma sua firma produceva dei guizzi divertiti che smentirono il tono accusatorio.

"Se può aiutare sei stato uno dei primi..." mormorò e le sue labbra si stinsero in una linea a metà tra una scusa e un richiesta di comprensione.

Lui la guardò ancora, sembrava che tra loro aleggiasse una miriade di cose non dette, lasciate in sospeso, come se lui non riuscisse a fidarsi di lei e quegli occhi che continuavano a diventare viola senza permesso, e la fata della mente lo sapeva, lo sentiva, tra un brillio e l'altro, le sue corde si facevano tese e sospettose.

Non aggiunse altro, fece un cenno, ed iniziò ad allontanarsi, diretto ai dormitori degli specialisti.

Lei restò ancora un attimo ad ascoltarlo, i suoi poteri facevano comunque quello che volevano tanto valeva finire di ascoltare quel riff energico che era Riven, fino a quando la sua schiena non fu più visibile, e a lei rimase il freddo della sera appena calata e la sensazione di note che le graffiavano le orecchie.

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