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Dopo quel fine settimana a Düsseldorf, la vita di Sally a Colonia prese a scorrere con un passo del tutto nuovo. La notte passata con Christoph nell'ostello non era stata la nascita di una passione travolgente, ma aveva comunque impresso un cambio di marcia: le aveva regalato una fiducia sconosciuta nel proprio corpo e la certezza di poter essere desiderata senza doversi sempre difendere. Nelle settimane successive, la loro storia era proseguita in quel limbo confortevole e pulito, privo di grandi promesse ma fatto di abitudini dolci, uscite con Hanna e Lukas, e un intimo senso di riparo.
Il Tedesco ormai era diventato la sua casa, non doveva più sforzarsi per tradurre: ascoltava, rispondeva e persino sognava in quella nuova lingua che all'inizio le sembrava un groviglio di granito. Questa ritrovata sicurezza si tradusse presto nei primi risultati universitari.
In un pomeriggio di piena primavera, Sally se ne stava stesa sul divano a casa degli zii, avvolta in una piacevole sensazione di torpore. Aveva appena sostenuto il suo terzo esame ed era riuscita a strappare un Eins, la valutazione massima del sistema tedesco. Si sentiva orgogliosa, incredula e finalmente padrona dei propri passi. La sua vita lì stava prendendo la piega che aveva sempre desiderato: l'università andava a gonfie vele, il lavoro al ristorante le dava indipendenza e la presenza di Christoph era un balsamo costante.
Proprio mentre stava per cedere del tutto al sonno, il trillo improvviso del telefono fisso nel corridoio spezzò la quiete della casa. Essendo sola, si alzò a fatica dal divano per andare a rispondere.
— Hallo? — mormorò, la voce ancora impastata.
— Sally... sono Elena.
— Ciao! Che bello sentirti! Come mai questa telefonata inattesa? — rispose Sally, ritrovando un po' di brio. — Se vuoi notizie di Christoph...
— No... — la interruppe Elena. La sua solita ironia era del tutto scomparsa, sostituita da un tono grave che fece drizzare i peli sulle braccia di Sally. — È morto il padre di Marco.
Sally sentì il cuore sprofondare di colpo. Conosceva il padre di Marco fin da bambina: un uomo energico, solare, sempre pronto a scherzare.
— Come... cosa è successo?
— Un incidente stradale. Pare abbia avuto un colpo di sonno e sia finito fuori strada. La macchina ha preso fuoco.
L'impatto di quelle parole fu devastante. La stanza sembrò ruotare per un istante, sgranando i contorni del corridoio. Per un secondo Sally pensò che fosse un brutto sogno, ma il respiro pesante di Elena dall'altro capo del filo era fin troppo reale.
— Ci sei ancora? Il funerale è dopodomani...
— Butto qualcosa in valigia e corro in stazione — rispose Sally, spezzando lo stordimento. — Prendo il primo treno per l'Italia.
Quarantotto ore dopo, il cielo sopra l'Appennino era del colore del piombo. Sally si ritrovò a varcare la soglia della chiesa di paese a cerimonia già iniziata, al fianco di Elena. Si sedettero nei banchi in fondo, sia per non attirare l'attenzione sia per garantirsi una via di fuga: nessuna delle due riusciva a reggere del tutto la portata emotiva di quel dramma.
Pian piano, la chiesa si riempì e anche il resto della vecchia compagnia fece il suo ingresso. Teo e Jo si sedettero proprio nel banco accanto al loro. Nel momento in cui i loro sguardi si incrociarono, Sally vide Teo irrigidirsi: un'occhiata stupita, incredula, durata solo una frazione di secondo. Nessuno si aspettava di vederla lì, tornata d'urgenza dalla Germania.
In quel preciso istante, un tonfo sordo le squarciò il petto. Era bastato quell'unico sguardo a demolire, nel giro di un battito di ciglia, tutti i mesi di fragile equilibrio faticosamente costruiti a Colonia. Vederlo lì, con le spalle leggermente curve, i capelli arruffati e quel modo di stringere le mani che conosceva a memoria, le scatenò dentro uno struggimento feroce, viscerale. Le mancò l'aria. Sentì il bisogno fisico e disperato di protendersi verso di lui, di afferrargli la mano, di sprofondare in quel caos familiare che le bruciava ancora sottopelle. Ogni cellula del suo corpo gridava il suo nome, ricordandole con violenza quanto il suo cuore fosse rimasto ostinatamente, dolorosamente legato a quell'amore imperfetto.
La funzione fu lenta, soffocante. Dalla loro posizione scorgevano la sagoma di Marco in prima fila, seduto accanto alla madre e al fratellino, rigido come una statua di sale. Sul sagrato, terminata la messa, Marco lasciò indietro i parenti e si diresse a passo svelto verso di loro, guidato dal bisogno disperato di aggrapparsi ai suoi amici. Aveva gli occhi asciutti e lo sguardo perso di chi porta dentro un dolore troppo grande persino per le lacrime.
— Sally... sei venuta anche tu... grazie — riuscì a mormorare.
Lei lo strinse a sé con tutta la forza e l'amore che si provano per un fratello.
A quel contatto, la corazza di Marco crollò: si sciolse in un pianto dirotto, liberatorio. Gli altri si strinsero attorno a loro due, a formare un cerchio protettivo che lo isolasse dal resto del mondo finché le lacrime non accennarono a placarsi.
Più tardi, mentre la folla si avviava verso il cimitero per la sepoltura, Sally scelse di fermarsi all'esterno, sedendosi su un muretto di pietra. Sapeva che vedere la bara scendere nella terra l'avrebbe fatta crollare, e voleva rimanere forte per Marco.
Pochi minuti dopo, sentì dei passi lenti sull'erba. Teo la raggiunse e si sedette sul muretto a pochi centimetri da lei.
— Non mi aspettavo di vederti qui — esordì lui, mantenendo lo sguardo fisso verso l'orizzonte.
— Marco per me è come un fratello — rispose lei, sforzandosi di mantenere la voce ferma. — Non potevo rimanere lassù in Germania e fregarmene.
— Già... — Un silenzio spesso e denso di cose non dette si posò tra loro. Poi Teo riprese la parola: — Tutto bene là a Colonia?
— Non c'è male. Gli studi proseguono alla grande e anche il lavoro. Mi trovo bene... e mio cugino mi ha presentato tutti i suoi amici.
— Capisco. Io mi sono iscritto a restauro — disse Teo, con un cambio improvviso nel tono di voce. — Probabilmente dovrò trasferirmi a Caserta, perché la scuola di Piacenza verrà chiusa.
Così ci allontaneremo ancora di più, fu il pensiero nitido e condiviso che passò nei loro sguardi senza bisogno di parole.
Sally sentì una stretta al petto, ma la corazza d'orgoglio che si era costruita fu più rapida del dolore. Tirò a sé un respiro profondo, assaporando l'aria umida della sua terra, e si voltò a guardarlo con un sorriso tirato, affilato come una lama.
— Sono felice per te, Teo. Spero che tu possa vivere un'esperienza bella e intensa così come la sto vivendo io lassù.
Teo rimase immobile, palesemente colpito da quella battuta pronunciata con tanta gelida sicurezza. Sally sapeva di aver instillato una goccia di veleno in quell'augurio, ma l'istinto di difesa era stato più forte di tutto. Quella maschera di distacco era durata solo fino al confine.
Sul treno di notte che la riportava a Colonia, chiusa nel suo scompartimento con la fronte premuta contro il vetro freddo, la barriera di vetro crollò miseramente. Sally pianse in silenzio per ore, lasciando che le lacrime le bagnassero il viso fino a bruciarle la pelle. Le faceva male Marco, le faceva male il lutto, ma le faceva un male cane Teo. Sapere che se ne sarebbe andato a Caserta, che le loro strade si stavano sfilacciando definitivamente e che quel "sono felice per te" era solo una bugia dettata dal dolore e dall'orgoglio che le lacerava le viscere. La fuga in Germania non aveva cancellato nulla: aveva solo steso un velo pietoso sopra una ferita ancora aperta e sanguinante.
Quando scese alla stazione di Colonia, Christoph era lì ad aspettarla. Aveva in mano un thermos di caffè caldo e gli occhi colmi di una sollecitudine sincera. Quando vide il suo viso stanco e i segni delle lacrime, non le fece domande; la strinse a sé in un abbraccio lungo e protettivo, prendendole la valigia dalle mani.
Nel rientrare nella sua mansarda e nel riprendere i ritmi della sua vita tedesca, si ritrovò ad affrontare una realtà amara, intrisa di un profondo senso di disagio e di colpa. Christoph era stato meraviglioso, un porto sicuro e paziente che la circondava di attenzioni. Eppure, mentre lui le accarezzava i capelli con la sua solita calma olimpica, Sally avvertiva una morsa di angoscia allo stomaco. Si sentiva una traditrice, incapace di restituire la purezza di quel sentimento pulito. Capì, con una chiarezza devastante, che le cose a Colonia non stavano funzionando davvero: lei non aveva dimenticato il passato e, soprattutto, con Christoph non provava quel brivido, quel fuoco cieco e totalizzante che la faceva sentire viva, l'intensità viscerale che il suo cuore continuava a pretendere. Stare con lui era diventato una comoda bugia, una gabbia dorata che non poteva più fingere di abitare.