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← Ernesto... ancora?

Creato il 07/07/2026, 08:17 · Aggiornato il 07/07/2026, 08:17

Capitolo 14: Il bottino

@bergadavideDavide
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Contenuto sessuale esplicito
  • Copertina AI
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
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14 - Il Bottino

"Mia cara signorina," iniziai con una voce che, pur bassa, risuonava con la chiarezza cristallina di un campanello d'argento in un salotto borghese, "sebbene la vostra presenza sia indubbiamente un mirabile spettacolo per gli occhi e un gaudio per lo spirito, temo che la mia agenda odierna non contempli deviazioni da un compito di ben più prosaica, seppur vitale, importanza. Avrò cura di farvi recapitare un mio biglietto da visita non appena avrò adempiuto ai miei doveri, qualora desideraste proseguire questa… stimolante conversazione in un contesto più consono. Ora, se non le dispiace, devo aiutare il mio amico."

Veronica rimase ammutolita, gli occhi spalancati, il sorriso che le si era stampato sulle labbra ora svanito. Il suo sguardo, prima predatorio, si trasformò in una devozione quasi incondizionata, mentre i suoi pensieri si facevano un'unica, estatica melodia: "Un vero gentiluomo! Incredibile! Voglio essere il suo cappotto! Il suo calzino!" Senza dire una parola, si voltò e si allontanò, sparendo rapidamente tra la folla. Non era l'unica. Intorno a noi, un silenzio irreale era calato sul baccano assordante del Mediaworld. Ogni testa si era girata, ogni bocca era leggermente aperta. Gli sguardi di commessi e clienti erano fissi su di me, pieni di ammirazione, rispetto e una quasi irrazionale volontà di servirmi. "È… un re," pensò una ragazza con i pattini a rotelle. "Vorrei che mi ordinasse qualcosa," sospirò un signore con una maglietta di un gruppo metal.

Vidi gli occhi di Micaela al mio fianco, accendersi letteralmente di brace, una fiamma di passione che non le avevo mai percepito, se non tra le lenzuola in camera sua qualche ora fa. Un brivido le corse lungo la schiena, mentre il suo respiro si fece più affannoso, incantata da quella manifestazione di potere e di un'eleganza che la lasciava senza fiato.

"Lascia fare a me," mormorai a Matthias, che aveva la mascella quasi sul pavimento per lo stupore. Mi mossi con calma verso la fila di fronte a noi. L'uomo che mi precedeva, un trentenne con una maglietta stropicciata e l'aria assorta, si girò non appena il mio sguardo lo incrociò. I suoi occhi si illuminarono di una dedizione quasi mistica. "Prego, signore," balbettò, facendosi immediatamente da parte e indicando con un ampio gesto il posto davanti a sé. "Il suo posto è qui, senza dubbio. Non oserei mai trattenere un uomo di tale… prestanza." I suoi pensieri erano un coro di: "È così… superiore. Vorrei essergli utile in qualsiasi modo."

La stessa scena si ripeté con la donna seguente, un'anziana signora che, vedendomi, esclamò con un sorriso smagliante: "Avanti, giovanotto! Persone come lei non dovrebbero mai aspettare!" E così via. Ogni persona nella fila, senza eccezione, mi offriva il proprio posto con una deferenza e un'ammirazione che non avevano eguali. In pochi istanti, senza pronunciare altra parola, io e Matthias ci trovammo in testa alla coda, pronti a ottenere la nostra agognata Switch 2. Matthias era pallido, la bocca ancora aperta, incapace di elaborare ciò che aveva appena visto.

Arrivammo davanti al bancone del servizio clienti, protetto da una vetrina trasparente e luccicante. Dietro di essa stava un giovane commesso, i capelli tirati indietro con gel e un sorriso fin troppo entusiasta. Il suo badge recitava "Luca". I suoi occhi, non appena mi videro, si dilatarono, e i suoi pensieri esplosero nella mia mente come fuochi d'artificio: "Che uomo! Dovrei offrirgli il mio stipendio! Potrei pulirgli le scarpe con la lingua!" La sua mente fu invasa da un desiderio irrefrenabile di essermi utile. Si girò di scatto verso i colleghi. "Presto! Venite qui! C'è un cliente… speciale!"

Accorsero immediatamente, un ragazzo e una ragazza, entrambi con lo stesso sguardo rapito e devoto di Luca. La ragazza, con un caschetto biondo e occhiali dalla montatura spessa, mi fissava con un'adorazione che mi fece quasi sorridere: "Voglio che mi firmi il badge! La mia vita è completa!" Il ragazzo, robusto e con la barba curata, pensava: "È l'incarnazione della perfezione. Vorrei combattere per lui in una guerra santa." Tutti e tre si accalcarono dietro il bancone, sporgendosi leggermente, le labbra piegate in sorrisi servili, una cacofonia di pensieri di devozione e ammirazione che mi martellava le tempie, rendendo quasi impossibile la concentrazione.

Il baccano nella mia mente era tale che non riuscivo a formulare una singola parola. Desideravano servirmi, ma la loro stessa ammirazione creava un muro. Decisi di agire in modo più diretto. Battei delicatamente una mano sulla superficie trasparente della vetrina, il suono secco che rimbombò nell'aria, attirando l'attenzione e zittendo momentaneamente il coro dei loro pensieri.

"Miei stimati giovani," dissi, la voce calibrata per fendere l'aria come una lama affilata e raggiungere le loro menti distratte, "spero di non arrecare disturbo con la mia inopinata presenza, e mi scuso vivamente per l'eventuale interruzione delle vostre doverose mansioni. Ciononostante, sono qui per un affare di vitale importanza. Vorrei procedere, se la cortesia e la disponibilità della vostra illustre azienda lo consentono, all'acquisto della nuova macchina da gioco, nota, se non erro, come 'Switch 2'."

Il silenzio che seguì le mie parole fu quasi palpabile, come se il tempo stesso si fosse fermato nel tempio scintillante del Mediaworld. Luca, il commesso, sbatté le palpebre, come se cercasse di riemergere da un sogno. I suoi colleghi, la ragazza con il caschetto biondo e il ragazzo barbuto, si scambiarono sguardi rapidi, quasi increduli, come se la mia richiesta fosse un proclama divino. Poi, come se un segnale invisibile li avesse spronati, si mossero all’unisono, con una frenesia che tradiva la loro ansia di compiacermi.

«Subito, signore!» esclamò Luca, la voce incrinata dall’emozione mentre si voltava verso uno scaffale dietro il bancone. «La Switch 2! L’edizione limitata, quella con la custodia firmata e il bonus preorder, vero? È… è un onore servirla!» Le sue mani tremavano leggermente mentre afferrava una scatola lucida, avvolta in una confezione nera e dorata che sembrava più un reliquiario che un prodotto tecnologico. I pensieri di Luca continuavano a riversarsi nella mia mente: “Non posso deluderlo. È come se il destino mi avesse scelto per questo momento!”

La ragazza con il caschetto, che ora notavo avere un badge con il nome “Sofia”, si sporse verso di me, gli occhi scintillanti. «Signore, vuole che le illustri le caratteristiche della console? Ha un processore Nvidia Tegra X2, Ascoltando, la voce si fece più bassa, e Matthias, ancora in piedi accanto a me, emise un suono strozzato, un misto di incredulità e gioia. «Ernesto! Ce l’abbiamo fatta! Ce l’abbiamo fatta!» balbettò, stringendo il mio braccio come se fossi l’ancora di salvezza in una tempesta. I suoi occhi erano lucidi, quasi commossi, mentre fissava la scatola come se fosse il Graal. «Non ci credo… l’edizione limitata! La custodia con l’autografo di Miyamoto! Ernesto, sei… sei un dio!»

Micaela, che era rimasta in silenzio, osservando la scena con un sopracciglio inarcato e un sorrisetto divertito, si avvicinò, i suoi passi leggeri come quelli di una pantera. «Beh, devo ammetterlo, Ernesto, hai stile,» disse, la voce carica di quel misto di ironia e ammirazione che sembrava essere la sua firma. Si appoggiò al bancone, il corpo inclinato in una posa che attirava gli sguardi di tutti i presenti, incluso il “Re dei Reseller”, che ora ci osservava da lontano con un’espressione di sconfitta. «Quindi, ora che hai conquistato il tuo bottino, che ne dici di festeggiare? Magari con una pizza… o qualcosa di più… interessante?» Il suo sorriso era un invito, un guanto di sfida che mi fece quasi dimenticare il caos intorno a noi.

Ma prima che potessi rispondere, il “Re dei Reseller” si fece avanti, i tre scatoloni ancora stretti sotto le braccia. La sua barba incolta sembrava vibrare di rabbia mentre si piantava davanti a noi, la voce bassa e minacciosa. «Voi pensate di aver vinto, eh? Pensate di essere i più furbi?» I suoi occhi saettavano tra me e Matthias, ignorando Micaela, che lo fissava con un’espressione di puro divertimento. «Queste console sono mie. Ho fatto la fila per ore. Non potete semplicemente… passare davanti a tutti con quel vostro… fascino da quattro soldi!»

I suoi pensieri erano un torrente di frustrazione: “Questi ragazzini! Pensano di potermi fregare? Io sono il Re! Ho venduto PS5 a prezzi triplicati su eBay!” Ma la sua rabbia si infrangeva contro la mia aura, che sembrava piegare ogni volontà intorno a me. La folla, ancora sotto l’incantesimo della mia presenza, si era radunata in un semicerchio, osservando la scena come se fosse un dramma epico. Persino il “Re” vacillò, i suoi occhi che tradivano un’ammirazione riluttante. «E va bene,» borbottò, lasciando cadere uno degli scatoloni ai miei piedi come un tributo. «Prendetevelo. Ma non finisce qui.» Si voltò, sparendo nella folla, mentre un mormorio di approvazione si levava dai presenti.

Matthias, ancora in stato di shock, si inginocchiò per raccogliere lo scatolone abbandonato, stringendolo al petto come una reliquia sacra. «Ernesto… non so come fai, ma sei… sei un leggenda,» disse, la voce rotta dall’emozione. «Due Switch 2! Due! Possiamo fare una maratona di Zelda e Super Smash Bros per giorni!»

Micaela rise, un suono cristallino che tagliava il frastuono del negozio. «Ok, Matthias, hai il tuo giocattolo. Ora lasciate che vi porti da qualche parte dove possiamo festeggiare per davvero.» Mi prese sottobraccio, il suo tocco caldo e deciso, mentre Matthias ci seguiva, ancora stringendo le sue console come un cavaliere con il suo trofeo. Ma mentre uscivamo dal Mediaworld, un’ombra di inquietudine mi attraversò. Il riferimento di Veronica a mia madre, Tiffany, continuava a ronzarmi nella mente. Che legame c’era tra loro? E perché il nome di mia madre sembrava evocare un mondo di segreti che non ero sicuro di voler scoprire?

Uscimmo nel parcheggio, il sole al tramonto che dipingeva il cielo di striature arancioni e viola. Micaela si fermò accanto alla mia vecchia Fiat Panda, appoggiandosi al cofano con una posa che sembrava studiata per farmi perdere il filo dei pensieri. «Allora, condottiero,» disse, i ricci che le cadevano sul viso come una cortina di seta, «dove ci porta questa vittoria? Una pizza, un drink… o magari torniamo nel mio dormitorio per… un altro tipo di celebrazione?» Il suo sguardo era un fuoco che minacciava di consumarmi, e io, Etius, condottiero di mille battaglie, sentii il peso di una scelta che sembrava più pericolosa di qualsiasi guerra.

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