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← Ernesto... ancora?

Creato il 30/06/2026, 08:53 · Aggiornato il 30/06/2026, 08:53

Capitolo 12: Il Nerd

@bergadavideDavide
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Contenuto sessuale esplicito
  • Copertina AI
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
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Stavo per rivolgere a Micaela alcune domande, desideroso di sondare l’anima di colei che era stata la mia Elena, reincarnata in un vortice di vite che superava persino la mia comprensione. Ma in quell’istante, il mio telefono squillò, ancora stretto tra le sue dita sottili. Una fanfara assordante, un suono volgare che oltraggiava il silenzio sacro della stanza, spezzò l’atmosfera del dormitorio.

Micaela, con un movimento lento e sinuoso, si accoccolò più stretta contro il mio petto, i suoi ricci ribelli che mi solleticavano il mento. Il bagliore del display si riflesse nelle sue pupille mentre leggeva il nome del mio amico illuminare il display del telefono. Un lampo di fastidio le attraversò il viso, ma subito un ghigno divertito le incurvò le labbra, un’espressione che tradiva una complicità maliziosa. Con un gesto fluido, quasi danzante, mi porse il telefono, il braccio che si distendeva con la grazia di una musa, la spalla che si inclinava leggermente.

Osservai i suoi movimenti, precisi e naturali, e il mio cuore, forgiato in millenni di battaglie, si mosse appena. Io, Etius, che avevo conosciuto innumerevoli donne – dai bordelli di Samarcanda alle corti di Costantinopoli – non ero uomo da lasciarmi sopraffare dal fascino di una fanciulla, per quanto affine alla mia Elena. Eppure, nei suoi gesti c’era un’eco di quella vitalità antica, una forza che mi richiamava a un amore perduto, un mistero che non potevo ignorare. Era forse la sua anima, stratificata da vite innumerevoli, a renderla così singolare? Mi tenni saldo, la mente di un condottiero che non cede alle distrazioni, pur riconoscendo la potenza di quel legame.

«Ernesto! Ernesto!» La voce stridula e trafelata di Matthias eruppe dalla cornetta, un assalto al mio udito, come un araldo che annuncia un esercito nemico. «Corri, ti prego! Sono al Mediaworld, in fila per la nuova… Switch 2! Ti ricordi che ti avevo detto che oggi sarei stato qui in fila dalla mattina presto?! E…le scorte stanno finendo, lo sento! Il destino dei nostri giorni futuri è nelle tue mani!»

Micaela sollevò il capo di scatto, i suoi ricci che si agitavano come mossi dal vento. Si mosse appena, appoggiando i gomiti sul materasso con un gesto rapido, il lenzuolo, con il quale poc'anzi l'avevo coperta, le scivolò con un fruscio leggero. Il suo sguardo, un misto di incredulità e divertimento, saettò tra il telefono e me, come soppesando il mio disagio. Come potevo, io che avevo affrontato sultani e tempeste, trovarmi a destreggiarmi in un simile caos?

Non avevo la minima idea di quello che Mathias, l'amico storico di Ernesto, stesse farneticando!

Cercai velatamente di fargli intendere che al momento ero impegnato in ben altri affari, «Matthias, io… non posso venire,» tentai, la voce grave e posata, come si conveniva a un condottiero di Bisanzio. Dentro di me, lottavo per decifrare quel “Switch 2” e “scorte”. Era un’arma? Un congegno da alchimisti moderni? Non potevo tradire la mia ignoranza, né davanti a Matthias né a Micaela, che mi osservava con un sopracciglio inarcato, il divertimento che le danzava negli occhi.

«Come, non puoi?!» strillò Matthias, la voce che si spezzava in un lamento tragico. «Le scorte sono limitate, Ernesto! Ho visto un uomo con una barba sospetta accaparrarsi tre scatoloni! Tre! Sono i… reseller, i nostri nemici giurati! Non possiamo permettere che questa reliquia finisca nelle loro mani profane! E c’è un… bonus preorder, solo per i primi cento! Ernesto, il nostro futuro dipende da te!»

Per gli dèi, che follia era mai questa? Le sue parole mi giungevano come un enigma, un gergo di mercanti barbari che parlavano di “scatoloni” come fossero tesori d’Oriente. Cercai di mantenere la compostezza, il volto impassibile, come se fossi al comando di un esercito. Micaela, ancora accoccolata contro il mio petto, scoppiò in una risata leggera, il suono che vibrava contro il mio costato. Si sollevò lentamente, le braccia che si flettevano con grazia mentre si appoggiava al materasso, i movimenti fluidi come quelli di una danzatrice. «Wow, Ernesto, sembra una cosa seria,» disse con un tono scherzoso, la voce allegra e moderna, da ragazza che sa come stuzzicare. «Non vorrai mica lasciare il tuo amico a combattere da solo contro questi… “reseller”, vero? dobbiamo assolutamente andare a salvarlo!» Disse per poi scoppiare a ridere, battendo il palmo della mano sul materasso, mentre i riccioli le coprivano il viso, della testa reclinata verso il basso.

«Matthias, non è il momento propizio,» provai di nuovo, modulando la voce con la calma di chi ha affrontato innumerevoli battaglie.

«Propizio?!» squittì Matthias disorientato dal mio modo di parlare. Poi come se solo in quel momento notasse una cosa ovvia, con la voce che si alzava come un corno di guerra, disse, «Aspetta… cos’è questa voce? Ernesto, sei… sei in compagnia di una ragazza?!» Il suo tono era un misto di orrore e incredulità, come se avessi tradito un giuramento sacro. «Non dirmi che sei con una ragazza?!”

Era esterrefatto, “ Non ti ricordi l'ultima volta che ti eri preso quella cotta per la tipa su Reddit, malgrado tutti miei avvertimenti?! La portatrice di caos, colei che ti aveva distratto dalle nostre imprese! Quella che ti ha fatto perdere ore preziose su… su Dragon’s Blood IV! Non puoi cedere, di nuovo Ernesto! Non ti ricordi che poi ti ha lasciato con un cuore spezzato quando hai scoperto che invece di una ragazza era un cartolaio di Napoli di mezza età e con 3 figli!?»

L’assurdità di quella situazione mi travolse come una marea. Io, Etius, che avevo piegato sultani e tempeste, ero ora costretto a destreggiarmi tra le farneticazioni di un giovane ossessionato da congegni misteriosi e la gelosia divertita di Micaela. Cercai di immaginare cosa fosse questo Dragon’s Blood IV – un tomo arcano? Un rituale? – ma tenni il volto impassibile, come si conveniva a un uomo del mio lignaggio.

Micaela, con un movimento rapido e felino, si sollevò dal mio petto, le gambe che si piegavano sotto di lei mentre si inginocchiava sul letto, il lenzuolo che scivolava in un drappeggio morbido. Mi strappò il telefono dalle mani, non con violenza, ma con una decisione che mi colse di sorpresa. Portò il telefono all’orecchio, i ricci che ricadevano in ciocche ribelli sulla spalla, i gesti rapidi e sicuri. «Ehi, Matthias, sono Micaela,» disse, la voce spigliata e un po’ provocatoria, come quella di una ragazza che sa come farsi ascoltare. «Ernesto è un po’ occupato, sai, con me. Nudo, nel mio letto. E, fidati, sono una ragazza in carne ed ossa, non un cartolaio di mezza età napoletano, e quello che abbiamo fatto è più figo di qualsiasi cosa tu abbia mai fatto nei tuoi videogiochi!.» Le parole le uscirono con una naturalezza disarmante, un sorriso sfrontato che le incurvò le labbra, mentre si voltava verso di me, inclinandosi leggermente, un invito silenzioso a rispondere alla sua sfida.

Un silenzio tombale seguì dall’altro capo, come se Matthias fosse stato colpito da una freccia invisibile. Poi, un suono soffocato, come se il telefono gli fosse scivolato di mano, seguito da un balbettio incoerente. «M-Micaela? S-senza vestiti?! Con Ernesto?! Ma… ma questo è… contro ogni logica! Tu… sei una strega, una variabile che sconvolge i nostri piani! È la fine! La fine delle nostre glorie ludiche! È colpa tua di quelle come tè, se non abbiamo mai sconfitto il Signore delle Ombre nell’espansione! Sei… il male!» Con un singhiozzo melodrammatico, Matthias riattaccò.

Micaela si lasciò cadere all’indietro sul cuscino, il capo reclinato, la risata che le scuoteva le spalle. Le gambe si distesero con una grazia naturale, i movimenti fluidi come un ruscello che scorre. «Il male? Sul serio?» disse, voltandosi verso di me, gli occhi pieni di divertimento, ma con un pizzico di soddisfazione. «Questo Matthias è proprio un tipo, eh? Il tuo migliore amico nerd, eppoi cosa sarebbe questa Switch!?» Si accoccolò di nuovo contro il mio petto, il calore della sua presenza crea un contrasto dolce con la burrasca appena vissuta.

Sorrisi, un sorriso che portava l’eco di Etius, ma con un pizzico dell’imbarazzo di Ernesto. «Matthias è… un compagno leale, anche se un po’ troppo zelante,» risposi, scegliendo con cura le parole, come un oratore al cospetto di un imperatore. «Il suo cuore batte per congegni e imprese che non comprendo appieno, ma la sua fedeltà è sincera.» Mentre parlavo, osservai i suoi movimenti, la naturalezza con cui si sistemava sul letto, un’energia che mi ricordava Elena, ma che apparteneva a questa nuova vita. Con un gesto istintivo, presi un lembo del lenzuolo e lo tirai su, coprendola delicatamente, un atto che mi parve doveroso, quasi cavalleresco. Non era debolezza, ma rispetto per colei che, forse, era più di quanto potessi comprendere: un’anima antica, un enigma che mi sfidava.

Gli occhi di Micaela, un istante prima accesi di scherno, si addolcirono, una luce di sorpresa e tenerezza che le velava lo sguardo. Il suo sorriso si fece più caldo, quasi intimo. «Ehi, che gentiluomo,» disse piano, la voce morbida ma con un tocco di ironia moderna. «Coprirmi così, come se fossi una damigella in disordine. Ma sai, non sono proprio il tipo da farsi salvare. Però… mi piace.» Si accostò ancora di più, i movimenti lenti e deliberati, come una danza. «Comunque, ho una fame assurda! Perché prima di andare ad aiutare il tuo amico,» aggiunse con un sorrisetto malizioso, «non andiamo a mettere qualcosa sotto i denti, prima che ci ripensi?» Si tirò su, il lenzuolo che scivolava con un fruscio, e il suo sguardo complice prometteva che la nostra battaglia non era ancora finita.

E così, mentre il mondo esterno si agitava con le sue follie moderne, nel piccolo regno del letto di Micaela regnava un’intimità che stavo appena iniziando a comprendere, un legame che sfidava il tempo e le vite passate, ma che portava con sé nuove domande e promesse pericolose.

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