Vai al contenuto principale

← Effetto Tarantino

Creato il 04/05/2026, 22:49 · Aggiornato il 04/05/2026, 22:49

Capitolo 3: 03 - Sangue Di Velluto

@andrew_thabooyzAndrew_ThaBooyz
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

Palermo, ottobre 1976. Piove da tre giorni senza sosta, una pioggia calda e vischiosa che fa luccicare i sampietrini come pelle sudata dopo una notte di ballo. L’aria sa di mare morto, stigghiole fritte, gelsomino appassito e tradimento fresco. In questa città non esiste perdono: solo chi spara prima e chi muore con il fiato corto.

Nella chiesa di San Domenico l’atmosfera è soffocante, quasi proibita. Incenso pesante, fiori bianchi che appassiscono, centinaia di corpi pigiati che sudano sotto i vestiti della festa. Don Vito “Il Tedesco” Lo Monaco domina l’altare: completo di lino bianco, baffi neri curati, sguardo da lupo. Accanto a lui, Elena Marchese, ventisei anni, velo trasparente, abito bianco che le aderisce al corpo come una carezza proibita. Il tessuto di seta sottolinea ogni curva: i seni alti, la vita stretta, i fianchi morbidi. Ex ballerina del “Capriccio” di Mondello. Gambe lunghe e tornite, piedi scalzi nei sandali che ha già perso da qualche parte. Ogni sguardo maschile nella chiesa è una fame trattenuta.

In terza fila, tre ombre.

Marco “Velluto” Greco si alza con lentezza felina. Completo grigio perla, camicia nera aperta sul collo, brillantina nei capelli. Trentadue anni, sorriso da diavolo elegante. Estrae la Beretta silenziata e spara due colpi precisi al petto del Tedesco. Il boss barcolla e crolla.

Il caos esplode. Urla, panico, corpi che si schiacciano. Sofia “La Rossa” Falcone spara con la .38. Tonio “U’ Grassu” Barreca suda e spara alla cieca. Elena, immobile sull’altare, guarda Marco attraverso il velo. Non urla. Sorride. Un sorriso lento, umido, che gli arriva dritto sotto la pelle.

Fuori, l’Alfa Giulia rubata li aspetta. Partono sgommando. L’abito bianco di Elena si solleva nel vento, scoprendo un lampo di coscia pallida. Marco guida con una mano, l’altra stretta sulla sua gamba per tenerla ferma. Il silenzio è denso, rotto solo dai respiri pesanti.

Ore 03:14. Appartamento sicuro in via Alloro. Persiane chiuse, luce gialla calda. Odore di sangue, Marsala, sudore e desiderio represso.

Elena è seduta sul divano, ancora nell’abito da sposa strappato in più punti. Scalza. Le piante dei piedi sporche di fango e sangue secco. L’abito bianco bagnato le si è incollato addosso.segnando la curva dei fianchi. Beve Passito dalla bottiglia: un rivolo rosso le scende sul collo e sparisce nella scollatura profonda.

Marco si toglie la giacca. La camicia bagnata gli aderisce al torace. Si siede accanto a lei. Le loro cosce si toccano.

«Il piano era semplice» dice con voce rauca. «Sparare e scappare. Invece tu… il modo in cui mi hai guardato in chiesa mentre sparavo…»

Sofia si limetta le unghie, infastidita. «Una guardia mi fissava le tette. Ho dovuto distrarlo. Ma voi due sembravate già nudi con gli occhi.»

Tonio ride nervoso. «Quella testa nella borsa frigo puzza. E la sposa? Guardatela sembra pronta per ben altro che il lutto.»

Elena gira la testa verso Marco. Voce bassa, vellutata, con quel leggero accento palermitano che accarezza le parole.

«Il Tedesco non era mio marito per amore. Mi ha comprata tre anni fa. Mi teneva chiusa, mi picchiava quando ballavo troppo sensuale al Capriccio. La notte mi toccava come fosse suo diritto. Mani pesanti, fiato caldo sul collo. Voi mi avete liberata.»

Marco appoggia una mano sul ginocchio di lei. La pelle è calda, liscia. Sale lentamente lungo la coscia, sotto l’abito strappato. Elena non lo ferma. Anzi, accavalla leggermente le gambe, intrappolando per un attimo le dita di lui. Il respiro di entrambi accelera.

«Perché non hai urlato?» mormora Marco, vicinissimo.

Elena si avvicina. Il velo le è scivolato sulle spalle nude. I capelli neri appiccicati al collo sudato. «Perché aspettavo da tre anni qualcuno come te. Uno che uccide con quegli occhi… che mi guarda come se volesse divorarmi piano.»

La mano di Marco continua a salire, sfiora l’interno coscia. Elena sospira piano, un suono basso e caldo. Appoggia una mano sul petto di lui, sente il cuore battere forte, scende sullo stomaco, sfiora la cintura con le dita leggere. I loro visi sono a pochi centimetri. Labbra che si sfiorano senza baciarsi ancora.

«Quando ballavo al Capriccio» sussurra lei, il fiato sulle labbra di Marco, «gli uomini mi desideravano fino a impazzire. Ma nessuno osava toccarmi davvero. Tu… tu osi.»

L’aria è elettrica. Sofia alza gli occhi al cielo. «Se dovete continuare così, andate in camera. Io non voglio sentire i gemiti.»

Tonio si alza pesantemente, asciugandosi il sudore dalla fronte. «Vado giù al bar all’angolo a prendere sigarette e qualcosa da mangiare. Non muovetevi da qui. Torno subito.»

Esce, chiudendo la porta con un clic.

Passano solo pochi minuti. Marco ed Elena restano sul divano, corpi vicinissimi. Le dita di lui esplorano la pelle sotto l’abito, lente, provocanti. Elena gli morde piano il labbro inferiore, poi gli sussurra all’orecchio: «Se sopravviviamo stanotte, voglio sentire le tue mani ovunque fino a non riuscire più a ballare».

La tensione è quasi insopportabile. Respiri affannati, tocchi che promettono ma non concedono del tutto.

D’un tratto si sente un rumore di passi pesanti sulle scale. Troppe persone. Troppo veloci. Sofia si alza di scatto, pistola in mano. «Cazzo, non è Tonio…»

La porta esplode verso l’interno. Quattro uomini del clan del Tedesco irrompono armati di lupare e pistole. Uno di loro, con la faccia segnata, urla: «Li abbiamo trovati! La sposa è viva!»

La sparatoria è selvaggia. Tonio viene spinto dentro per primo, già ferito, e muore quasi subito con un colpo nella schiena. Sofia combatte come una belva, bestemmia in siciliano stretto, spara con entrambe le mani, rompe una bottiglia sulla testa di uno e lo accoltella al collo. Poi viene presa da tre coltellate al ventre e crolla sul divano tra schizzi di sangue caldo.

Marco ed Elena si barricano in camera. Lui zoppica per una pallottola nella coscia. Lei ha un taglio sulla guancia. L’abito è a brandelli.

Nella penombra, si gettano uno sull’altra. Si baciano con furia: lingue che si cercano, denti che mordono le labbra, mani che scorrono sul corpo sudato e insanguinato. Marco le fa scivolare le spalline dell’abito bianco, scoprendo le spalle e la curva dei seni. Elena geme piano contro la sua bocca, gli slaccia la camicia, preme il corpo contro il suo. Si muovono disperati contro il muro, pelle contro pelle, calore contro calore, desiderio crudo e urgente.

Poi, mentre lui la tiene stretta, ansimante, Elena gli punta la pistola alla tempia.

«Il Tedesco aveva messo una taglia sulla tua testa. Cinquanta milioni.»

Marco si ferma, occhi spalancati. «Elena…»

Lei sorride, dolcemente crudele, il corpo ancora premuto contro il suo. «Mi dispiace, amore. Ma il Tedesco non era mio marito.»

Due colpi secchi.

Marco scivola lungo il muro. Elena resta in piedi, l’abito mezzo strappato, il respiro ancora accelerato, bellissima e letale. Si china, gli accarezza il viso con una mano tremante.

«Era mio padre.»

Apre la borsa frigo. Parucca e maschera di lattice. Il Tedesco esce, vivo.

«Brava, picciridda mia» dice ridendo. «Hai recitato da dea. Quei tre hanno eliminato i rivali e ci hanno lasciato Palermo pulita.»

Elena bacia il padre sulla fronte, ancora con l’abito strappato e il corpo lucido di sudore.

«Andiamo a ballare, papà. Stasera il Capriccio è nostro e ballerò come non ho mai ballato.»

Fuori la pioggia continua. Mina canta “L’ombra” in lontananza.

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Sul capitolo in generale

  • Nessun commento generale ancora.

Accedi per commentare (email verificata).