Vai al contenuto principale

← Effetto Tarantino

Creato il 02/05/2026, 20:20 · Aggiornato il 02/05/2026, 20:20

Capitolo 2: 02- Harry Potter E La Polvere Di Azkaban

@andrew_thabooyzAndrew_ThaBooyz
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

Harry Potter, barba incolta di tre settimane e cicatrice che pulsava come un’insegna al neon rotto, era incatenato al muro di pietra nera di Azkaban. L’umidità gli entrava nelle ossa . I Dementori scivolavano davanti alle sbarre come ombre con l’asma, succhiando via ogni briciolo di gioia residua.

Harry aveva sempre immaginato Azkaban come un posto freddo.

Non aveva immaginato che fosse anche rumoroso.

«Be’, cazzo,» disse una voce rauca dal buio della cella accanto. «Il Ragazzo Che Sopravvisse è finalmente dove doveva stare.»

Harry sorrise appena, un ghigno storto. «Zio Sirius. Sempre il solito ottimista.»

Sirius Black rise piano, una risata che sembrava carta vetrata sui polmoni. «Ottimista un corno. Sono morto di noia qui dentro. Tu perché sei finito in questo buco di merda, eh?»

Harry sputò un grumo di sangue sul pavimento. «Mi hanno incastrato per l’omicidio di Fudge. Con la mia bacchetta.»

Il silenzio durò mezzo secondo.

Poi una vocina stridula esplose dalla cella di fianco:

«HARRY POTTER!»

Silenzio di nuovo.

«Dobby è così felice di rivederti, signore! Anche se questo è un posto di merda per un incontro, sì signore!»

Harry sbatté le palpebre nel buio. «Dobby…?»

L’elfo si avvicinò alle sbarre saltellando. Orecchie flosce, un piercing fatto in casa al sopracciglio, uno straccio lurido con scritto “House-Elf Lives Matter”. Un occhio mezzo chiuso dal gonfiore, sorriso da venditore di auto usate.

«Dodici anni, signore! Dobby è stato arrestato nel 2004 per spaccio di Polvere Magica. Roba buona, signore! Ti faceva vedere te stesso che vincevi la guerra… prima di farti pisciare addosso per tre giorni.»

Sirius scoppiò a ridere così forte che tossì. «Il piccolo bastardo è il re del contrabbando qui dentro.»

Dobby fece un inchino teatrale. «Dobby lavora duro, signore. Il capitalismo è una brutta bestia.»

Harry sorrise. Per la prima volta da mesi.

La mensa di Azkaban era un incubo a occhi aperti. Odore di muffa, ferro arrugginito e cibo rancido che sembrava uscito da un’autopsia. Il pavimento appiccicava sotto gli stivali e nessuno voleva sapere cosa fosse quella roba scura negli angoli.

Dobby saltellava sul tavolo distribuendo bustine come un pusher professionista.

«Polvere Magica purissima, signori! Dobby l’ha nascosta nel culo di un Dementore per sei mesi. Molto rischioso!»

Bellatrix prese una bustina senza esitare, versò una linea sul dorso della mano pallida e sniffò con l’eleganza di chi ha ucciso per meno. Chiuse gli occhi. Poi sorrise, lenta e pericolosa.

«Questo elfo è un genio.»

Sirius rise. Dobby fece un inchino esagerato. «Dobby ringrazia, signora! Cliente soddisfatto, Dobby soddisfatto!»

Bellatrix porse la bustina verso Harry. «Vuoi un tiro, Potter? Ti rilassa.»

Harry la guardò un attimo, poi scosse la testa. «Non tocco quella roba.»

Dobby fece spallucce. «Come vuole, signore. Ma quando i Dissennatori arrivano la Polvere ti fa vedere Ginny nuda invece dei tuoi genitori morti. Molto meglio, signore.»

Sirius rise così forte che tossì sangue.

Harry teneva lo sguardo basso, girando distrattamente la brodaglia nel piatto. Sospirò appena, ma un’ombra di sorriso gli sfiorò il volto.

«Ehi, guarda un po’. Il Prescelto che mangia come un cane.»

Un uomo magro, denti gialli e occhi pieni di odio puro, si avvicinò al tavolo. Si fermò davanti a Harry inclinando la testa.

Sembrava un Draco Malfoy invecchiato male: stesso biondo sporco e unticcio, ma con vent’anni di troppo, la faccia scavata, i capelli radi e un’espressione da “ho perso tutto e do la colpa al mondo”.

«Pensavo fossi più… impressionante.»

Harry non rispose.

«Tutto qui? Niente magia? Niente eroi?» continuò quello, ridacchiando. «Forse sei solo un ragazzino fortunato.»

Harry restò in silenzio.

«Sai qual è la cosa divertente?» disse l’uomo, spingendo lentamente il piatto di Harry. La zuppa tremò, si riversò oltre il bordo e una goccia cadde a terra con un plop umido, rompendo il silenzio più di qualsiasi parola.

Harry si alzò di scatto. La sedia stridette sul pavimento.

Il pugno partì senza preavviso: secco, brutale, definitivo. Il suono fu quello di un melone che si spacca. La testa dell’uomo scattò indietro e il corpo lo seguì, crollando tra sangue e brodaglia.

Per un secondo tutto si fermò.

Poi esplose il caos.

Urla. Tavoli rovesciati. Pugni che volavano. Sirius si lanciò nella mischia ringhiando. Bellatrix rideva come una pazza e si unì alla rissa come se fosse la festa di compleanno che non aveva mai avuto.

«Finalmente qualcosa di interessante!»

Dobby si arrampicò sul tavolo. «Dobby ricorda ai clienti che la merce non è rimborsabile durante le risse!»

Harry rimase piantato al centro del casino, petto che si alzava e abbassava lento, mentre il controllo gli scivolava via dalle dita come sabbia bagnata.

Le porte della mensa si spalancarono con un clangore metallico.

«Tutti a terra!» urlarono le guardie.

Nessuno obbedì.

Una guardia enorme, faccia da bulldog incazzato, puntò dritto Harry. Bacchetta in pugno.

«Potter. Tu e io. Adesso.»

Harry sorrise storto. «Non ho tempo per le seghe mentali.»

La guardia caricò. Harry schivò il primo incantesimo, afferrò il polso massiccio e glielo torse con violenza. La bacchetta volò in aria.

Il colosso buttò via l’armatura con un gesto rabbioso e ruggì:

«Bene! Ora possiamo combattere da guerrieri! Corpo a corpo! È la base di ogni combattimento! Solo uno sciocco affida la sua vita a un’arma!»

si lanciò a mani nude.

Pugni. Ginocchiate. Testate. Suoni umidi e secchi. Harry prese un destro in piena faccia, rispose con una ginocchiata nelle palle così precisa che la guardia emise un verso da oca strozzata e si piegò in due.

Dobby, dal tavolo, afferrò al volo la bacchetta caduta.

«Signore! Signore! Dobby ha il bastoncino magico! Sembra costoso! Dobby ci ha soffiato sopra per pulirlo!»

Harry lo afferrò. La bacchetta vibrò nella sua mano come una vecchia amante vendicativa.

«Dobby, sei un genio del cazzo.»

«Dobby sa, signore! Dobby è il Pablo Escobar degli elfi!»

«Bombarda!»

L’esplosione aprì un buco nel muro. Polvere, macerie, Dementori che fuggivano starnazzando.

Corsero.

La fuga fu un delirio: porte sfondate, guardie prese a calci nel culo, Dobby che lanciava bustine di Polvere come granate

«Buon viaggio, signori! Farfalle rosa per ore!»

E poi arrivò la spiaggia.

Era quella spiaggia rocciosa, con la sabbia mista a sassi grigi e freddi, le onde gelide che sbattevano forti contro gli scogli e quel cielo basso e pesante. Lo stesso vento tagliente, lo stesso odore di sale e alghe bagnate.

Crollarono tutti sulla sabbia umida, respirando affannosamente.

Dobby si alzò per primo, barcollando, con lo straccio “House-Elf Lives Matter” mezzo strappato e sporco di sangue .

«Signore… Dobby è libero! Niente più catene! Niente più… ahia.»

Un sasso tagliente gli aveva bucato il fianco. Sangue verde-azzurro.

Harry si precipitò. «Dobby, no, cazzo, non di nuovo!»

Dobby sorrise enorme nonostante il dolore. «Signore… non piangere. Dobby ha vissuto da re. Ha visto Ginny nuda grazie alla Polvere. È stato… epico.»

Tossì. «Ehi signore… se Dobby muore… dite a Kreacher che Dobby gli ha fregato le mutande per anni. Tutte.»

Harry rise tra le lacrime. «Dobby, ti salveremo.»

«Troppo tardi, signore. Dobby vede… le farfalle rosa. E anche Hermione senza…»

E spirò con il sorriso da ebete di chi ha fatto l’ultimo tiro perfetto.

Sirius sospirò. «Be’. Che merda di finale.»

Bellatrix scrollò le spalle. «Almeno è morto da duro.»

Harry guardò il corpo dell’elfo. Poi i colori diventarono troppo vividi. Il mare sembrava gelatina. Sirius aveva per un attimo la faccia di Ron.

Tutto si sciolse.

Harry aprì gli occhi di scatto.

Era sul divano del soggiorno dei Weasley. La festa andava ancora a mille. George ballava sul tavolo con una lampada in testa. Bottiglie vuote ovunque.

Hermione lo fissava preoccupata.

«Harry? Hai sniffato mezza bustina di quella merda di Dobby! Ti avevamo detto che era forte!»

Dobby apparve dal nulla, vivo, sorridente, con un piercing nuovo.

«Signore vuole un’altra tirata? Dobby ha la roba buona!»

Harry si lasciò cadere all’indietro sul divano e rise come un pazzo.

«Mai più. Cazzo… mai più.»

Fuori, la luna rideva. E da qualche parte, nella sua testa, Sirius stava ancora urlando improperi contro i Dementori

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Sul capitolo in generale

  • Nessun commento generale ancora.

Accedi per commentare (email verificata).