Vai al contenuto principale

← Donne

Creato il 20/07/2026, 09:13 · Aggiornato il 20/07/2026, 09:13

Capitolo 7: Confessioni

@bloodymary79bloodymary79
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Contenuto sessuale esplicito
  • Copertina AI
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
  • Ideazione suicidaria / Tentativo di suicidio
  • Morte
  • Stupro
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

Stegen, 5 gennaio 2005, mattina presto. Annalisa

Lisa aveva percepito i movimenti dell’amica: si era alzata ed era andata nell’altra stanza, probabilmente per fumare. Da quando era diventata mamma aveva sviluppato una sorta di antenna speciale che, anche nel sonno più profondo, la rendeva conscia di ogni minimo mutamento intorno a lei, come se il ritmo del suo corpo si fosse tarato su quello dei passi altrui.

Maddalena non era mai stata una dormigliona. Lo sapeva bene per via delle innumerevoli notti passate insieme a casa di una o dell’altra, o durante le vacanze, ma Lisa aveva il forte sospetto che quel sonno già storicamente leggero fosse ormai degenerato in un'insonnia cronica e distruttiva; nelle ultime due notti trascorse sotto lo stesso tetto, se Maddalena aveva dormito in totale cinque o sei ore era già tanto.

Si alzò anche lei, infilandosi una vestaglia pesante, e la trovò seduta sul balcone. Avvolta nel suo piumino scuro, con una coperta di pile geometrica stesa sulle gambe, Maddalena fumava guardando la luna che stava iniziando a sparire dietro il profilo affilato delle montagne.

«Maddy, vieni dentro, c’è un freddo terribile», disse Lisa, stringendosi nelle spalle.

Maddalena espirò una nuvola densa di fumo che si dissolse all'istante nell'aria gelida. «Sai Lisa, dopo sei anni a Berlino inizio ad apprezzare il freddo, specialmente in nottate limpide come questa. Guarda che bella luna, che cielo stellato e il riflesso sulla neve… Il freddo blocca i pensieri. Rende tutto immobile, quasi magico».

Lisa sapeva perfettamente quanto Maddalena avesse sempre odiato l’inverno e le basse temperature, preferendo persino in piena estate il peso rassicurante delle coperte, perciò trovò quel ragionamento strano, quasi forzato. Senza proferire parola, tornò dentro a prendere la sua giacca pesante e si sedette di fianco a lei sul terrazzo. Capiva, con l'intuito dei legami antichi, che l’amica non era venuta in Italia solo per fare una visita di cortesia, per quanto il suo invito fosse stato la spinta decisiva per salire su quel volo.

Rimasero sedute lì, infreddolite e vicine, perse ognuna nei propri silenzi per alcuni minuti. Il ghiaccio sembrava salire dal pavimento di legno della terrazza. Lisa stava quasi per arrendersi al gelo e rientrare, quando la voce di Maddalena la trattenne, sottile come un filo di fumo.

«Sai Lisa, avevo anche smesso di fumare. Quattro anni fa».

«Sì, me l’hai scritto in un'email».

«Avevo smesso di fumare e stavo molto meglio. Stare lontana dall'Italia mi aveva dato la possibilità di mettere una pietra sopra a troppe faccende. Ma poi, tre anni fa, è crollato tutto di nuovo. E io sono tornata col sedere per terra».

Due lacrime solcarono le guance arrossate dal freddo di Maddalena. Solo due, lucide e pesanti. Vederla piangere era un evento raro quanto vederla sorridere di cuore; era sempre stata una maestra assoluta nel celare le proprie voragini interiori dietro un contegno educato, un'eleganza formale squisitamente femminile che non concedeva repliche.

Lisa ricordava bene un periodo, anni prima, in cui Maddalena era sparita dai radar per qualche mese, non rispondendo ai messaggi e riapparendo poi senza fornire la minima spiegazione. Ma Lisa aveva intuito che c'entrava Pedro, il cugino. Da quando lui era partito per gli Stati Uniti, qualcosa dentro Maddalena si era spento definitivamente: aveva raddoppiato le sigarette, era dimagrita fino a far sporgere le clavicole e, quando credeva di non essere osservata, si mordeva ripetutamente il labbro inferiore con gli occhi persi nel vuoto. La versione ufficiale della famiglia – una vacanza studio oltreoceano – era priva di fondamenta, visto che a Pedro quel viaggio era costato il diploma. Lisa aveva sempre sospettato che sotto quella facciata si nascondesse qualcosa di torbido, di indicibile. Solo quando Maddalena era tornata da San Diego raccontandole del secondo, incredibile incontro casuale con Davide, Lisa aveva scorto nei suoi occhi una fragile tregua, la speranza che, con il trasferimento a Berlino, le cose potessero finalmente girare per il verso giusto.

Bologna, luglio 1998. Maddalena

Uscire per l’ultima volta dal portone della facoltà con la corona d’alloro in testa, avvolta da un nastro bianco che le pendeva sulla spalla, le diede una strana sensazione di vertigine. Era come se il libro della sua vita avesse improvvisamente voltato pagina da solo, lasciandole davanti un foglio bianco: una prospettiva che da un lato le dava ossigeno, dall'altro una profonda, sorda dose d’ansia.

Era rientrata in Italia al solo scopo di discutere la tesi. Ora aveva appena quarantottotto ore per rifare le valigie, salutare la sua stanza e tornarsene a Berlino, la città che in pochi mesi le aveva dato molto più di quanto avesse osato chiedere. Era partita per lasciarsi alle spalle una Bologna che amava visceralmente ma che l’aveva fatta soffrire troppo; una città dall’animo caldo, avvolgente come una “vecchia signora dai fianchi un po’ molli”, per citare Guccini che sentiva risuonare spesso nelle osterie fuori porta. Berlino, invece, l’aveva accolta con un gelo tagliente, ma per la prima volta Maddalena era stata contenta di sentire le dita delle mani intorpidite e di guardare il proprio respiro trasformarsi in nuvole bianche. Ricordava ancora il primo taxi preso dall'aeroporto verso lo studentato, gli occhi incollati al finestrino mentre scorrevano i resti del Muro e gli enormi cantieri a cielo aperto. Erano passati quasi dieci anni dall'unificazione, eppure la cicatrice urbana era evidente, segnata dai mattoncini rossi che tracciavano il vecchio perimetro a terra. Berlino cercava di ricostruirsi, consapevole che dimenticare fosse impossibile, ma decisa ad andare avanti. Esattamente come lei.

Annalisa l’aveva stretta in un abbraccio forte, congratulandosi per quel 110 e lode che Maddalena sentiva quasi di non meritare, data la testa altrove. Erano andate a festeggiare con i ragazzi della solita compagnia, trascinandosi tra le vie del centro in un frastuono di cori universitari e bottiglie di vino economico che passavano di mano in mano sotto i portici.

«Non festeggi con i tuoi?» le aveva chiesto Lisa a un certo punto, scostandosi dai cori.

«Non è una buona idea, meglio andare per i fatti nostri», aveva tagliato corto lei, stringendo il bicchiere di plastica. «Domani sera però usciamo solo io e te. È la mia ultima notte a Bologna».

«Beh, l'ultima per adesso. Non sarà mica per sempre».

Maddalena non aveva risposto, limitandosi a un sorriso tirato, quasi imbarazzato, prima di rintanarsi nuovamente nel suo distacco algido. Aveva troppi fili da tirare: Pedro l'avrebbe raggiunta in Germania nel giro di due mesi, e lei doveva capire come farlo rientrare in un percorso di studi regolare. E poi c’era quella lettera, arrivata solo pochi giorni prima dagli Stati Uniti, con un timbro postale che le aveva fatto saltare un battito.

Stegen, 5 gennaio 2005. Maddalena

«Stavo pensando a quando ci siamo salutate quella sera», disse Maddalena sul balcone, giocherellando col filtro della sigaretta ormai spenta. «Avevo preso una sbronza colossale, a dispetto del fatto che il giorno dopo avessi il volo all'alba».

«Bevevamo per non pensare, Maddy. Non è stato facile vederti salire su quell'aereo senza sapere quando saresti tornata. E infatti hai varcato di nuovo il confine italiano solo dopo sei anni».

«Non è stato facile nemmeno per me. Erano in ballo troppe cose. Non ce la facevo più a respirare a Bologna, mi sentivo soffocare in ogni stanza, in ogni strada. Avevo bisogno di un taglio netto. Sono scappata pensando che la fuga fosse la via più pulita, la più sicura, ma non mi rendevo conto che stavo solo rimandando il conto».

«Però ce l'hai fatta», la interruppe Lisa, guardandola di sbieco. «Hai un buon lavoro a Berlino, hai un uomo che ami... Pensando a come eravamo messe sei anni fa, non mi sembra che tu abbia fatto un disastro».

Gli occhi di Maddalena tornarono lucidi, benché stringesse i denti per ricacciare indietro le lacrime, contratta nello sforzo di non cedere.

«Maddy… che succede? Ho detto qualcosa di sbagliato? Tu e Davide… vi siete lasciati?»

Maddalena tese la mano, schiacciò il mozzicone nel posacenere di vetro sul tavolino e fece cenno all'amica di seguirla dentro. Il gelo era diventato insostenibile. Ma non era solo il clima: era arrivato il momento di riaprire quel capitolo sigillato e farlo lì, davanti alla stabilità ordinata di Annalisa, la faceva sentire in qualche modo protetta dal crollo.

Entrate in borsa, Maddalena afferrò la sua borsa di pelle, ne frugò il fondo e tirò fuori una piccola pochette color corallo, una di quelle che usava un tempo per i rossetti. La aprì e ne rovesciò il contenuto sul tavolo di legno.

Lisa chinò la testa, osservando i blister argentati. «Io conosco pochissimo il tedesco, ma… Maddy, questi sono psicofarmaci? Ansiolitici?»

Maddalena si sedette sul divano, tirando su le gambe nella sua solita posizione a gambe incrociate. Non rispose subito. Fissò le pillole prima di ritrovare la voce.

«Vado in farmacia con le ricette tedesche. Sono partita per la Germania convinta che bastasse cambiare aria per azzerare il passato. Davide mi aveva scritto che avrebbe fatto un'audizione a Berlino da lì a poco; mentre piegavo i vestiti per la valigia a Bologna, l'unico mio pensiero fisso erano i suoi occhi, la nostra vita insieme. Non volevo ascoltare chi mi diceva che dalla tua ombra non scappi, che i problemi viaggiano con te in stiva. Io volevo essere l’eccezione. Volevo che il fango restasse in Italia».

«Parli di tuo padre?» chiese Lisa, abbassando la voce.

Maddalena serrò le palpebre, inspirando a fondo. Lo spettro di quell'uomo, di ciò che le aveva imposto sin da ragazzina dietro la facciata della rispettabilità borghese, era un peso che le curvava le spalle. «Non solo lui. Forse la distanza era l'unica profilassi per non impazzire. Sarei dovuta restare, affrontare il tribunale di famiglia, dimenticare Davide, dimenticare la persona che avevo promesso di proteggere ad ogni costo... Trovarmi un impiego normale e fare la fila, come si aspettavano tutti. Ma io non ho mai sopportato le traiettorie già tracciate. Ho inseguito un sogno, Lisa. Solo che a volte i sogni si ammalano, e vedi crollare tutto come un castello di carte al primo soffio di vento».

Maddalena si interruppe, accorgendosi che le sue parole avevano colpito Lisa dritto al petto. Sapeva che l'amica, in una situazione sentimentale complessa, anni prima aveva preso una decisione diametralmente opposta con Andrea. Andrea era stato per Lisa quello che Davide era stato per lei: un baricentro emotivo assoluto. Solo che Lisa, forse perché troppo giovane o forse perché terrorizzata dall'instabilità cronica di un musicista, lo aveva lasciato andare. Lo aveva perso, sì, ma Maddalena sapeva che non lo aveva mai dimenticato. Ricordava ancora Andrea da quel bizzarro incontro a Bologna subito prima della laurea; le era bastata un'ora per leggere l'elettricità che scorreva tra quei due. Aveva capito anche un'altra cosa, però: che per quel chitarrista la prima, vera ed esigente amante sarebbe sempre stata la musica. Lisa non era disposta a essere un secondo canale. Per questo lo aveva allontanato, cercando rifugio in un uomo molto più grande, solido, che a Maddalena – pur non dicendolo mai apertamente – ricordava più un surrogato paterno che un compagno di vita.

Bologna, maggio 2001. Annalisa

Annalisa camminava sotto i portici di via Zamboni nel bel mezzo di un maggio caldissimo, ridendo a comando per via del finto abito da sposa decisamente audace che le amiche le avevano imposto per il suo addio al nubilato. Le tappe nei bar erano state molte, l'alcol scorreva, ma il vuoto lasciato dall'assenza di Maddalena – che non era scesa da Berlino nemmeno per i festeggiamenti – si faceva sentire come una nota stonata.

Mancavano pochi giorni al matrimonio. Lisa provava una paura liquida, profonda. Stava per legarsi a un uomo stabile, stava per formalizzare la sua vita, e avrebbe voluto la sua amica accanto, come testimone all'altare. Il rifiuto di Maddalena l'aveva ferita e fatta arrabbiare, anche se sotto la rabbia covava l'intuizione che ci fosse qualcosa di grave dietro quel silenzio. Qualche giorno prima le era arrivata anche una breve lettera di Davide, scritta a mano su carta filigranata – lui odiava le email per le cose di rilievo – in cui le chiedeva quasi solennemente di perdonare Maddalena, promettendole che un giorno avrebbe capito tutto, ma che al momento il silenzio era l'unica protezione possibile.

La spensieratezza forzata della serata si interruppe bruscamente davanti alla porta aperta di un Irish Pub. C'era fumo, odore di birra spillata e il riflesso delle luci di un palco improvvisato. Ma fu la voce che usciva da quel locale a congelare i passi di Lisa sul marciapiede.

Era una voce graffiante, calda, inconfondibile.

Entrò nel pub quasi senza accorgersene, ignorando i richiami delle amiche, barcollando leggermente sui tacchi alti. Sul palco, seminascosto dalla penombra e con la chitarra elettrica a tracolla, c'era Andrea. I capelli biondi gli cadevano leggeri sul viso mentre si chinava verso il microfono. Lisa rimase immobile vicino all'ingresso, colpita da un'improvvisa mancanza d'aria. L'ultima volta che si erano visti – un addio consumato tra le lacrime e la rabbia – lui le aveva annunciato che sarebbe partito per un tour in Germania con il nuovo gruppo, sperando di stabilirsi lì. Lisa aveva maledetto mentalmente quella nazione che sembrava risucchiare ogni persona a lei cara. Ricordava ancora la disperazione di quell'ultima giornata passata a fare l'amore come se il tempo stesse per scadere, interrotta da litigate furiose e baci che sapevano di resa. Andrea le aveva chiesto di seguirlo, ma lei aveva l'università, il progetto della SISS per entrare di ruolo nelle scuole, e l'incognita di un paese straniero non rientrava nei suoi piani di sicurezza. Avrebbe voluto che lui restasse a Bologna, ma sapeva che un Andrea senza la sua musica sarebbe stato solo un guscio vuoto; metterlo alle strette significava perderlo comunque. Non era Maddalena, lei. Non aveva quella spregiudicata fiducia nel destino. Così, col cuore ridotto a un sasso, gli aveva detto basta, promettendo che sarebbero rimasti amici. Una bugia pietosa per sopravvivere.

Il pub era stracolmo. Lisa cercò di mimetizzarsi dietro una colonna per non farsi scorgere, ma non aveva fatto i conti con il magnetismo animale che, nonostante la distanza e il tempo, continuava a legarli. Andrea sollevò gli occhi neri verso la sala e, superando la barriera della folla, incrociò lo sguardo di lei. Fu un colpo istantaneo. Lui non interruppe l'accordo, ma il suo viso cambiò espressione, farsi serio, concentrato. Prese il tempo della strofa successiva, si avvicinò al microfono e, fissandola dritto negli occhi con un'intensità che le fece tremare le ginocchia sotto il velo bianco da scherzo, attaccò in uno spagnolo perfetto:

«¿Cómo quieres ser mi amiga, si por ti daría la vida… Si confundo tus sonrisas per camelo si me miras? Razón y piel, difícil mezcla… Agua y sed, serio problema…»

La canzone dei Los Rodriguez risuonava tra le pareti di legno del pub come una confessione privata urlata davanti a cento sconosciuti. Ogni sillaba, ogni inflessione della voce di Andrea era indirizzata a lei, un filo teso che annullava i mesi di separazione. Lisa sentì una morsa nello stomaco, una vertigine violenta che le rivelò la verità: non aveva girato pagina un bel niente, e nemmeno lui. Tutta la stabilità che aveva meticolosamente costruito nell'ultimo anno vacillò di fronte a quegli occhi scuri. Doveva decidere, e in fretta, se dare ascolto a quel richiamo della carne e del cuore o se voltarsi e scappare, come aveva sempre fatto.

Stegen, 5 gennaio 2005. Maddalena

Maddalena si interruppe, gli occhi fissi sulla pochette corallo vuota sul tavolo. Notò l'assenza improvvisa nei tratti di Lisa, consapevole di aver evocato fantasmi che non appartenevano solo a lei.

«Vedi Lisa», continuò Maddalena, la voce piatta, quasi clinica. «Chiunque guardasse questo tavolo mi etichetterebbe come una depressa. Ma io non sono un’etichetta. Anzi, per la prima volta sento di poter dire che la depressione non c'entra. Questa roba la tengo in borsa solo per tranquillizzare Davide. Da quando sono uscita dalla clinica ha il terrore costante che io possa cedere di schianto quando sono sola. Ma io non prendo più nulla. Voglio la testa lucida».

«Clinica? Maddy, sei stata ricoverata?» Lisa si sporse in avanti, le mani improvvisamente fredde.

Maddalena scosse la testa, eludendo la domanda diretta per non perdere il filo del suo labirinto. «Ho avuto tanti uomini, lo sai. Ho fatto sesso con molti di loro e, a modo mio, li ho amati tutti. Di uno amavo come mi faceva sentire, di un altro la complicità mentale, con altri era solo la precisione geometrica del piacere. Mi piaceva il sesso, mi faceva sentire viva e non mi è mai importato dei giudizi o dei nomignoli che mi davano a Bologna. Ma non appartenevo a nessuno. Poi ho incontrato Davide a Monterosso. Quando i nostri sguardi si sono incrociati sulla spiaggia, ho sentito la maschera di Maddalena crollare e andare in frantumi. Ho capito che niente ci avrebbe divisi, né l'oceano né il passato. Ma la mia anima era già compromessa. L'avevo sporcata io, tradendo me stessa».

«Cosa stai dicendo?»

«Ho voluto giocare a fare il burattinaio, Lisa. Ho creduto di poter manipolare i fili del destino, e il conto è stato altissimo».

«Non capisco... C'entra tuo cugino? Da quando Pedro è partito tu sei cambiata, ma non mi hai mai permesso di chiedere…»

Maddalena incrociò le mani sulle ginocchia, lo sguardo fisso sul tavolo. E parlò di Michele. Raccontò tutto: di come avesse usato il proprio corpo come merce di scambio per ottenere i documenti e la salvezza di Pedro, e di come, dopo quella notte di violenza consensuale e ricatto, il suo corpo si fosse rifiutato di farsi toccare da chiunque altro. Si sentiva infetta, irrimediabile. Solo l'ostinazione di Davide, in quell'hotel di San Diego, era riuscita a perforare la crosta del suo disgusto, ricordandole che sotto le macerie c'era ancora una donna.

«Lui mi aspettava a Berlino», continuò, e la voce le tremò appena. «Mi prese in aeroporto e mi portò nella mansarda che aveva affittato vicino ad Alexanderplatz. Per qualche mese ho creduto all'illusione. Poi ci ha raggiunto Pedro; è stato un calvario burocratico tirarlo fuori da quel programma di protezione negli Stati Uniti, ma ce l'abbiamo fatta. Viveva nell'appartamento accanto al nostro. Aveva ripreso a studiare, lavorava di notte in uno Spätie, un piccolo negozio di alimentari aperto fino all'alba. Guardandolo, mi dicevo che ne era valsa la pena. Che aver scollegato il cervello nel letto di Michele, aver accettato quel ricatto ignobile sul mio corpo, fosse stato il prezzo giusto per salvare la persona che amavo più di me stessa. Convivevo col senso di colpa, ma mi dicevo che potevo farcela. Da sola».

Lisa ascoltava senza muovere un muscolo, paralizzata da un groviglio di emozioni contrastanti. C'era un'immensa, dolorosa pietà per l'amica intrappolata nel letto di Michele, l'angoscia per il destino di Pedro, eppure, sotto tutto quel dolore, sentì una punta d'invidia per quella capacità di spingersi oltre ogni limite per amore. Lei non ne sarebbe mai stata capace.

«Ma il destino non fa sconti», disse Maddalena, e il suo tono si fece ancora più cupo. «Dopo due anni la salute di Pedro è crollata. Durante gli anni della tossicodipendenza aveva contratto l'epatite C, ma la diagnosi in Europa è arrivata tardi. Sembrava che i farmaci rispondessero, poi una crisi acuta... È morto tra le mie braccia, Lisa. Ho voluto sostituirmi al destino, e questo è il risultato».

«L'hai fatto per salvarlo! Smettila di condannarti per una cosa del genere!» sbottò Lisa, gli occhi lucidi.

«Sono stata un'idiota. Ho pensato che vendendomi avrei sistemato le cose senza l'aiuto di nessuno. Da ragazzina facevo tutto ciò che mio padre ordinava, convinta che obbedendo in ogni cosa avrei recuperato il suo affetto. Non ho ottenuto l'affetto di mio padre, non ho salvato Pedro cedendo a Michele, ho solo collezionato macerie».

Lisa non trovava le parole. Capiva solo ora quanto la storia familiare di Maddalena avesse distorto il suo concetto di corpo e di sesso, rendendole impossibile una vita normale. Se avesse avuto il padre di Maddy davanti in quel momento, lo avrebbe strangolato a mani nude.

«Davide mi ha raccolta da terra. Dopo il funerale di Pedro ho smesso di mangiare, non parlavo più. Mi ha portata di peso da uno specialista e mi hanno ricoverata in una clinica psicosomatica in Baviera. È successo proprio nei giorni in cui tu ti sposavi a Bologna. Mi dispiace non essere venuta, Lisa. Davvero. Ma non potevo uscire da quelle mura».

«Ti scusi per questo? Maddy, io non sapevo nulla... Davide era rimasto sul vago, ma non avrei mai immaginato... Dio, mi dispiace così tanto».

«Devo scusarmi. Fa parte del mio percorso: chiudere i conti lasciati in sospeso. Ora andrò a chiudere il più grande di tutti, quello che ha dato inizio a tutta questa storia. Poi potrò tornare a Berlino, da Davide».

Maddalena sollevò gli occhi, inchiodando lo sguardo in quello dell’amica. Lisa avvertì un brivido profondo che andava ben oltre la compassione; le parole di Maddalena avevano smosso qualcosa sul fondo della sua stessa coscienza, riaprendo la ferita di quel maggio del 2001, del suo addio al nubilato, della rinuncia ad Andrea in nome di una sicurezza che ora le sembrava una prigione di pizzo.

Si alzò dal divano di scatto, mossa da un'improvvisa urgenza, raggiunse la credenza della cucina e afferrò una bottiglia di grappa artigianale. La stappò con un colpo secco e ne versò due dita generose nei bicchieri, decisa a bruciare i pensieri che stavano cominciando a fare troppo rumore.

Bologna, 5 maggio 2001. Annalisa

Il concerto stava volgendo al termine e Annalisa sentiva il cuore battere a un ritmo forsennato, spaventata dalla piega che avrebbe inevitabilmente preso la serata. Non sapeva se temeva di più che Andrea, una volta staccata la spina dell'amplificatore, si avvicinasse per parlarle o che se ne andasse via attraverso il retro del locale senza nemmeno salutarla. In entrambi i casi, sentiva che sarebbe stato terribile.

Quegli occhi scurissimi, quasi neri, continuavano a posarsi su di lei, agganciandola attraverso il fumo e la folla del pub. Era uno sguardo caldissimo, lo stesso di tre anni prima, che si faceva ancora più denso e mirato quando il gruppo attaccava determinate canzoni. Quegli occhi le suggerivano che lui, nonostante due anni di lontananza, di chilometri e di silenzi, provava ancora esattamente le stesse cose. Annalisa conosceva quell'espressione troppo bene per potersi sbagliare. Se solo fosse stata altrettanto capace di riconoscere e decifrare i propri sentimenti, forse non si sarebbe ritrovata intrappolata in quella situazione paradossale, vestita da sposa per gioco a pochi giorni da un matrimonio vero.

Andrea si sistemò il microfono, guardando la sala e tenendo le dita ferme sul manico della chitarra. «Vi ringrazio per essere venuti questa sera», disse, e la sua voce amplificata vibrò bassa nel locale. «Vi lascio con questa bellissima canzone…»

Le prime note di tastiera introdussero un motivo che Annalisa riconobbe all'istante, sentendo una fitta improvvisa dietro lo sterno.

I could stay awake just to hear you breathing Watch you smile while you are sleeping While you're far away and dreaming I could spend my life in this sweet surrender I could stay lost in this moment forever Every moment spent with you is a moment I treasure

Lisa sperava solo che quella tortura finisse il prima possibile. Quella era la loro canzone. Sentirla cantare nuovamente da lui, con quell'intonazione graffiante e pulita, nel locale che tanto avevano frequentato insieme ai tempi dell'università, era semplicemente troppo da sopportare. Voleva che smettesse di fissarla, voleva smettere di sentire quel peso magnetico dentro di sé, ma allo stesso tempo una parte di lei, disperata, desiderava che quel momento non finisse mai.

Don't wanna close my eyes I don't wanna fall asleep 'Cause I'd miss you, baby And I don't wanna miss a thing

'Cause even when I dream of you The sweetest dream would never do I'd still miss you, baby And I don't wanna miss a thing

Andrea staccò il microfono dall'asta. Lisa si ritrovò a maledire e a benedire nello stesso istante la tecnologia wireless che gli permetteva di scendere dal palco, muovendosi lentamente tra i tavoli affollati senza smettere di cantare. Stava venendo dritto verso di lei.

Lying close to you feeling your heart beating And I'm wondering what you're dreaming, Wondering if it's me you're seeing Then I kiss your eyes and thank God we're together And I just wanna stay with you In this moment forever, forever and ever

Arrivato al tavolo, sotto gli sguardi incuriositi, eccitati e complici delle amiche di Lisa, Andrea si chinò leggermente. Il profumo della sua pelle, misto a fumo e birra, la investì come un ricordo fisico. Le si avvicinò all'orecchio e, quasi sfiorandole il lobo con le labbra mentre la musica continuava a salire, le sussurrò poche parole: «Ti aspetto davanti a casa tua».

Annalisa rimase immobile, il respiro bloccato in gola. Sapeva che lo avrebbe fatto davvero. Conosceva la sua caparbietà: sarebbe andato lì, si sarebbe seduto sul gradino di pietra del portone e avrebbe fumato aspettando il suo arrivo, se necessario fino all'alba. Quella certezza la faceva infuriare. Come poteva pretenderlo da lei? Come poteva anche solo immaginarlo, ora che la sua vita aveva preso un'altra direzione? Lei era già scappata una volta da quel caos per cercare riparo; perché lui si aspettava ancora qualcosa?

«Con questa bellissima canzone degli Aerosmith vi salutiamo… Arrivederci a tutti dai Not For Sale!» urlò il cantante principale al termine del brano.

L'applauso scrosciante del pubblico e le urla nel locale risvegliarono Lisa da quella specie di trance ipnotica. Si guardò intorno stordita, sistemandosi il velo finto sulla testa, chiedendosi se quello che aveva appena sentito fosse reale o solo il frutto di un meraviglioso, terribile sogno da cui voleva disperatamente – o forse no – svegliarsi.

Stegen, 5 gennaio 2005. Annalisa

Tornare con la mente a quei giorni di tre anni prima, in quella cucina fredda di montagna, non fu facile per Lisa. Per molto tempo aveva preso quei ricordi, i sentimenti confusi e il carico devastante dei sensi di colpa e li aveva spinti sul fondo della sua coscienza, sigillandoli in un angolo talmente remoto che persino lei evitava di guardarci. Ma il coraggio di Maddalena, la crudezza con cui le aveva appena confessato le sue ferite più intime e indicibili, le diede la spinta finale per fare la stessa cosa: smettere di mentire a se stessa e affrontare la realtà.

Lisa strinse tra le mani il bicchiere in cui aveva appena versato la grappa, guardando il liquido trasparente. «Sai Maddy, quando ho deciso di stare con Alex, con mio marito, credevo davvero di aver trovato l’uomo della mia vita. Era dolce, attento, mi trattava benissimo, a differenza di tutti gli altri ragazzi che avevo avuto prima di lui. Mi guardava come se fossi l’unica donna rimasta sulla terra. Mi toccava con una delicatezza che all'inizio mi commoveva, come se avesse paura di rompermi, come se fossi fatta di cristallo. Mi sosteneva in tutto, mi ha dato persino la forza di affrontare i miei genitori, di andarmene da quella casa perfetta e finta, di cercare la mia strada come insegnante... Ma…»

«…ma ti sei resa conto solo allora che l’uomo della tua vita, in realtà, lo conoscevi già da anni», completò Maddalena, senza muoversi dal divano, la voce morbida ma ferma.

«...e non era mio marito», ammise Lisa, e la voce le si spezzò leggermente. «Sono stata un'idiota a credere di averlo dimenticato. Non ho avuto il coraggio di seguire quello che provavo. Anzi, non ho avuto nemmeno il coraggio di guardarlo in faccia. Non potevo seguire un uomo che viveva per la musica, avevo troppa paura dell'instabilità, ma allo stesso tempo non sono mai stata capace di lasciarlo andare davvero. Per questo ti ho sempre invidiata, Maddy. Tu hai saputo seguire Davide ovunque, hai seguito il tuo cuore senza farti paralizzare dalla paura».

«Scappare a Berlino non significa non aver paura, Lisa», rispose Maddalena, stringendosi nelle spalle sotto il maglione.

«Lo so… ma io sono riuscita a scappare restando ferma. Sono scappata senza uscire nemmeno di casa, infilandomi in un matrimonio sicuro».

Maddalena fece l'atto di alzarsi per andare ad abbracciarla, mossa da una profonda ondata di empatia, ma qualcosa nel volto di Lisa la trattenne. L'amica aveva ricominciato a parlare, a ruota libera, come se una diga si fosse appena infranta dentro di lei. Le parole uscivano veloci, prive di filtri, riversando sul tavolo di quella casa a Stegen tutte le sensazioni carnali e psicologiche di quella notte di maggio del 2001.

«Quando Andrea si è chinato verso di me al pub, ho sentito di nuovo quel suo sguardo su di me. L’unico sguardo che avessi mai desiderato davvero, dentro di me, da anni. Non volevo crederci, pensavo fosse un brutto sogno o un'allucinazione da cui dovevo svegliarmi immediatamente. Ma quando ha cantato quella canzone degli Aerosmith, tenendomi gli occhi addosso, ho capito che per lui il tempo non era passato. Non sai quanto ho maledetto di essere entrata in quel locale, quella sera. Ho maledetto quella canzone e Steven Tyler per averla scritta».

«Lisa…»

Maddalena la guardò e un pensiero amaro le sfiorò la mente: se lei fosse stata a Bologna in quei giorni, se non fosse stata rinchiusa in quella clinica in Baviera a raccogliere i pezzi della sua anima dopo la morte di Pedro, avrebbe preso Annalisa per le spalle e l'avrebbe costretta a fermare quel matrimonio. Ma non c'era stata. Lisa era rimasta sola, e certe consapevolezze dovevano maturare da sole; non poteva essere sempre lei a fare da scudo.

«A fine serata ho inventato una scusa banale con le mie amiche, ho tolto quel vestito ridicolo e sono andata sotto casa sua», continuò Lisa, fissando il vuoto mentre le lacrime cominciavano a scendere libere. «Lui era lì. Mi stava aspettando sul solito gradino di pietra davanti al portone, al buio, fumando l’ennesima Lucky Strike. Quando ho svoltato l'angolo e ha alzato la testa, non è sembrato per niente sorpreso. Sapeva che sarei arrivata. Non abbiamo detto una parola, Maddy. Nemmeno una. Ha buttato la sigaretta, mi ha presa per i fianchi e ha iniziato a baciarmi come se dovesse morire soffocato se si fosse staccato da me per un solo secondo. Nessuno mi ha mai baciata in quel modo, né prima né dopo. Il tocco delle sue mani sulla mia pelle è stato come aria fresca in mezzo al soffocamento, su questo mio corpo che non ero mai stata capace di accettare del tutto. È stato un balsamo per ogni mia ferita sentirlo muoversi con me, dentro di me, fino all'alba. Solo in quel momento ho capito tutto... Ma era maledettamente tardi. Mancavano tre settimane al mio matrimonio... e anche quella volta non ho avuto il coraggio di mandare tutto all'aria, di gridare la verità».

Lisa si fermò, il respiro corto, stringendo il bicchiere di grappa fino a farsi sbiancare le nocche delle dita. Sollevò lo sguardo verso Maddalena, e nei suoi occhi c'era una disperazione nuda, totale, priva di qualunque facciata protettiva.

«Il mese successivo, subito dopo le nozze, ho scoperto di essere incinta. Sono veramente patetica, Maddy... La verità è che io non lo so, non so ancora oggi di chi sia figlio Giacomo».

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Caricamento…