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Stegen, 6 gennaio 2005, mattina presto. Maddalena
Maddalena si svegliò nel cuore della notte, ormai non si ricordava più da quanto tempo non riusciva più a dormire una notte intera. Si mise il piumino ed uscì sul balcone per fumarsi una sigaretta sperando che il fumo annebbiasse i pensieri. A giudicare dal cielo dovevano essere le tre di notte ed il gelo della montagna le entrò nelle ossa mentre aspirava la sua Chesterfield blue domandandosi se il fumo l’avrebbe uccisa prima o poi e trovandosi, suo malgrado, a sorridere all’idea. Forse non sarebbe stato un male addormentarsi per sempre e non dover affrontare i fantasmi del passato e le incognite sul futuro, non sentire più quella maledetta morsa allo stomaco che ogni volta la faceva star male.
Lisa stava dormendo profondamente, probabilmente negli ultimi tempi aveva perso parecchie ore di sonno per via del piccolo e si stava godendo materasso e piumone. Un po’ la invidiava, ma non poteva fare a meno di domandarsi se era davvero felice della sua vita: la conosceva da anni, anche se negli ultimi tempi a causa della lontananza non aveva potuto frequentarla se non virtualmente grazie a chat ed email, ma quando le aveva detto che stava con un uomo molto più grande e che aveva intenzione di sposarsi era stata molto scettica, temeva che avesse scelto un uomo che in qualche modo ricalcasse quello che era stato suo padre. La sua famiglia era stata molto ingombrante, sempre fin troppo presente, e secondo Maddalena si nascondeva dietro una facciata di fasulla perfezione, dando così all’insicura Annalisa una visione totalmente falsata dei rapporti di coppia: mai una lite, mai uno screzio, sempre sorrisi, pizzi e merletti.
A scombinare un po’ questo stereotipo di famiglia nella mente di Lisa era stata dapprima Maddalena, con i suoi amori multipli ed il suo rigettare ogni schema senza il minimo rimpianto, ma, soprattutto, era stato l’incontro con una persona che Maddalena aveva conosciuto solo di vista, dato che quando era comparsa nella vita di Lisa lei era vicina alla partenza, ma che lei aveva sperato potesse diventare per l’amica quello che Davide era stato per lei. Quando invece l’amica le aveva scritto di aver conosciuto quello che poi sarebbe diventato suo marito Maddalena non aveva potuto fare a meno di domandarsi cosa fosse andato storto.
Autostrada A1, tratto Milano - Bologna, gennaio 1998. Annalisa
Quante cose possono cambiare in una settimana Annalisa lo aveva imparato molto bene mentre Maddalena era in America: non si erano viste per poco più di sette giorni e, quando era andata a prenderla a Malpensa, non solo avevano entrambe un mondo da raccontare, ma erano entrambe persone diverse.
L’incontro di Davide e Maddalena in un albergo di San Diego aveva dell’incredibile: quando Maddalena l’aveva lasciato andare senza vincoli o promesse aveva temuto per l’amica, non sarebbe mai stata in grado di fare altrettanto. Dopo quella notte a Monterosso Maddalena non era più uscita con nessuno, almeno da quello che le aveva detto, anche se qualcosa doveva essere successo verso fine estate, quando Pedro, in fretta e furia, era partito.
“E ora come siete rimasti?”
“Come prima Lisa, senza nessuna promessa. Lui fra non molto tornerà in Italia, io non so dove sarò per allora, sai che sono in partenza”
“Davvero non so come fai a portare avanti una storia in questo modo ed essere così tranquilla. Io impazzirei….”
“Non lo so nemmeno io sai? So solo che ci ritroveremo, non so se sarà qui, se sarà in Germania, se il destino ci farà incontrare in un altro posto assolutamente non preventivato”.
Lisa invidiava questa sua sicurezza, lei sapeva quanto piacessero le donne a Davide (e gli uomini a Maddalena), eppure a modo loro avevano trovato un modo di vivere la loro storia fuori dall’ordinario, ma adatto a loro.
Maddalena odiava sentirsi legata e per quello sfuggiva dall’amore rifugiandosi nell’amore di qualcun altro. Davide aveva trovato il modo di legarla a sé senza richieste, senza pretese, e proprio per quello Lisa sapeva che aveva vinto il cuore di Maddalena senza riserve e senza amori multipli.
“Ma adesso basta parlare di me, nell’email che mi hai mandato mi hai scritto che hai enormi novità da raccontare… e non ho intenzione di andare a letto finché non mi hai raccontato tutto, alla faccia delle 19 ore di viaggio”
“Siamo ancora nei dintorni di Parma, abbiamo circa un’ora di viaggio, dovrei riuscire a raccontare tutto prima di arrivare sotto casa tua……”
Bologna, gennaio 1998. Annalisa
Quella sera aveva litigato per l’ennesima volta con José e per l’ennesima volta la lite era degenerata in insulti di ogni genere, urlati in due lingue, ed in un dolore allo stomaco accompagnato da una strana sensazione di formicolio sulla schiena causata dalla paura che quella fosse l’ultima litigata, quella definitiva. Forse non le sarebbe nemmeno dispiaciuto arrivare al punto di rottura, se solo ne avesse avuto il coraggio.
Maddalena era dall’altra parte dell’oceano, ma lei non aveva la minima voglia di stare in casa a disperarsi, per cui decise di uscire con alcune compagne di università che andavano a sentire i “Sophisma”, un gruppo di cui faceva parte un ragazzo che studiava inglese con loro.
Entrarono nel locale in cui era fissato un palco improvvisato, dove Giacomo, il loro compagno, li accolse con un sorriso e qualche boccale di birra.
Annalisa aveva seguito gli altri senza troppo interesse, stava già iniziando a pentirsi di essere uscita e stava pensando di tornare a casa a vedersi qualche videocassetta sepolta sotto al piumone, quando qualcuno le andò incontro con un sorriso che per qualche strana ragione le fece tremare le ginocchia.
“Ciao, sono Andrea, prima chitarra e seconda voce del gruppo… sei una delle amiche di Giacomo? Ti va di bere qualcosa prima che inizi il concerto?”
“Piacere… Lisa… Annalisa. Certo, volentieri”
Lisa si era persa in quegli occhi castano scuro, dimenticandosi per un momento della lite con José, del mal di stomaco e perfino, quasi, del suo nome.
Si appoggiarono al bancone, dove entrambi ordinarono una rossa media, parlando del più e del meno. Lisa si era domandata se questo Andrea facesse così con tutte, non capacitandosi di come un ragazzo così affascinante, che sicuramente doveva avere più di una ragazza pronta a cadere ai suoi piedi o, per lo meno, ad infilarsi nel suo letto, potesse aver provato un seppure vago interesse nei suoi confronti: queste cose capitavano a Maddalena, non a lei. Quella sera poi era uscita senza nemmeno badare a cosa stava indossando, pensando solamente a trovare qualcuno con cui passare un po’ di tempo fuori, per non pensare a José ed a tutte le sue storie, al suo non sapere se restare in Italia, a Bologna, se continuare a stare con lei o no.
“Quindi studi con Giacomo? Lingue straniere anche tu?”
“Sì, sono al terzo anno. Io però mi laureerò in Spagnolo, non Inglese”
“¡Ay qué bueno!”
“Parli spagnolo anche tu?”
“¡Por supuesto!, ho vissuto a Malaga per due anni, dove facevo il barista in un villaggio turistico ed occasionalmente anche piano bar, giusto per arrotondare. So preparare cocktail lanciando in aria bottiglie e facendole rimbalzare sui gomiti mentre ballo sul bancone”
Nonostante tutto ad Annalisa venne da ridere: pensare a quel bel ragazzo dai capelli lunghi e biondi, in boxer e camicia hawaiana sbottonata, che faceva volare bottiglie e bicchieri, riuscì a farle dimenticare completamente il motivo per cui era uscita di casa e le diede anche una strana sensazione alla pancia: per un attimo avrebbe voluto trovarsi lì con lui, sul bancone, ma non esattamente a fare dei cocktail. Si trovò ad arrossire e balbettare improvvisamente, non era abituata ad avere fantasie di questo genere ed in modo del tutto incontrollato.
Andrea parve non fare caso al cambio di colore della sua interlocutrice o forse fece finta di niente, finì la sua birra e la salutò per dirigersi verso il palco a controllare gli strumenti e strappandole la promessa di aspettare la fine del concerto e di andare a bere qualcosa assieme.
Il concerto piacque molto ad Annalisa: il cantante aveva una voce molto adatta al soft rock che proponevano; Andrea interveniva sui cori e le seconde voci e per quel che ne capiva Annalisa aveva una voce ancora più bella del cantante principale, sensazione confermata quando lasciarono a lui il microfono per una versione di “Fake plastic trees” dei Radiohead.
Quello che però la colpì maggiormente furono le sue mani: erano lunghe e perfette, con le unghie ben curate e soprattutto con una sicurezza nel muoversi lungo le corde come se stesse accarezzando una donna invece che suonando una chitarra. C'era una sensualità innata ed esibita in quella presa flessuosa sul manico dello strumento, una confidenza fisica che proiettava un magnetismo immediato verso il pubblico. Da sotto il palco, Annalisa non riusciva a staccare gli occhi da quelle dita. Durante il ritornello di Fake plastic trees, Andrea sollevò lo sguardo e, nel buio del locale, incrociò precisamente i suoi occhi. Fu un istante sospeso, un contatto visivo prolungato e lucido in cui lui le sorrise appena, continuando a suonare senza rompere l'inquadratura, quasi stesse cantando solo per lei. Annalisa sentì una vampata di calore salirle al viso e si ritrovò a pensare, con una vertigine di imbarazzo, a come sarebbe stato sentire quelle stesse mani muoversi su di sé. Cercò nuovamente di riprendere il controllo per placare i battiti accelerati del cuore, temendo che, una volta rimasti soli, l’agitazione le avrebbe tolto la parola.
Attese la fine del concerto col cuore in gola, dandosi della stupida perché era uscita senza nemmeno truccarsi e sentendosi anche vagamente in colpa nei confronti di José.
Finito il live, il locale si svuotò lentamente, lasciando spazio all'eco soffusa della musica di sottofondo. Andrea la raggiunse al bancone prima ancora di mettere via del tutto la strumentazione. Ordinarono un'altra birra e Annalisa scoprì che, dietro quell'aria da musicista disinvolto, si celava un ragazzo colto, che aveva viaggiato tantissimo e sapeva ascoltare con un’attenzione quasi ipnotica. Ogni volta che lei parlava, Andrea si sporgeva verso di lei, riducendo lo spazio tra i loro corpi e catturando ogni sua espressione. Quel misto di fascino e vicinanza fisica rendeva sempre più difficile frenare le fantasie che continuavano a scorrerle nella mente.
Quando decisero di uscire, l’aria pungente di gennaio della notte bolognese le strappò un brivido. Camminarono vicini lungo i portici deserti. Fu un gesto apparentemente fortuito: mentre svoltavano l'angolo, la mano di Andrea sfiorò lateralmente il collo di lei, risalendo per sistemarle un lembo della sciarpa. Quel contatto leggero e caldissimo le provocò una scossa elettrica lungo la colonna vertebrale, azzerando sul colpo ogni residua difesa. Quando si fermarono davanti al portone della casa di Annalisa, la tensione accumulata per tutta la sera esplose. Andrea la spinse delicatamente contro il muro del portico, cercandola. Il primo bacio fu un assaggio morbido sul collo, caldo e profondo, che le strappò un sospiro soffocato; poi le sue labbra risalirono a cercare la bocca di lei. Annalisa non oppose resistenza: schiuse la bocca d'istinto e, nel momento esatto in cui le loro lingue si incontrarono, ogni paura, ogni legame con José e ogni schema mentale svanirono nell'oblio, sepolti in un angolo buio della sua coscienza.
«Sali da me? I miei sono via per il fine settimana», gli sussurrò contro le labbra, stupendosi del proprio ardire. L'attesa della risposta durò solo il tempo di un secondo sguardo profondo; poi lo trascinò su per le scale fino alla mansarda, un rifugio intimo dove nessun ragazzo era mai entrato prima.
All'interno, la stanza era illuminata solo dalla luce fioca dei lampioni che filtrava dal lucernario sul tetto. Non ci fu tempo per l'imbarazzo. Andrea la tese a sé per la vita e ricominciò a baciarla, sfilandole lentamente il cappotto pesante senza mai interrompere il contatto con le sue labbra. Le dita lunghe e calde di Andrea, le stesse che poche ore prima accarezzavano le corde della chitarra, scivolarono sotto il maglione di Annalisa, risalendo lungo la pelle nuda della schiena con una lentezza deliberata che la fece tremare.
Con delicatezza, la guidò verso il letto. La svestì con gesti fluidi e privi di fretta, soffermandosi a baciare la linea delle clavicole e la curva del seno, mentre Annalisa rispondeva aggrappandosi alle sue spalle, assecondando ogni movimento con una libertà corporea che non sapeva di possedere. Quando la pelle nuda di entrambi si tese a contatto sul materasso, l'intimità divenne totale. Andrea si sollevò leggermente sui gomiti, cercandole gli occhi nel buio: i suoi occhi scuri erano densi, fissi nei suoi.
Quando Andrea si spinse dentro di lei, Annalisa inarcò la schiena trattenendo il respiro per l'intensità di quel primo contatto. Lui rimase immobile per qualche istante, lasciando che i loro corpi si abituassero l'uno all'altro, accarezzandole i fianchi con i pollici per rassicurarla. Poi iniziò a muoversi, imprimendo un ritmo calibrato e profondo.
Fu una danza di attrito e calore. Andrea si muoveva sopra di lei seguendo ogni suo sussulto, aumentando l'intensità del passo man mano che i respiri di Annalisa si facevano più corti e affannati. Lei si lasciò andare completamente, dimenticando il controllo e stringendo le gambe attorno ai suoi fianchi per accoglierlo ancora più a fondo. Quando l'apice divenne inevitabile, Andrea le intrecciò le dita alle sue, stringendole al materasso e accelerando il movimento in un crescendo travolgente. Annalisa tese i muscoli e lasciò che un gemito prolungato le sfuggisse dalle labbra, subito soffocato dal bacio profondo di Andrea, che tremò contro di lei assecondando l'ultimo, intenso fremito prima di abbandonarsi interamente sul suo petto.
Fecero l’amore in quel modo fino al mattino, scoprendosi a ogni pausa e riprendendo ogni volta con una confidenza nuova, prima di addormentarsi stretti l’uno nelle braccia dell’altro.
Quando Annalisa si svegliò, la luce chiara del mattino invadeva la mansarda. Voltandosi, vide che il posto accanto a lei era vuoto. Per un brevissimo istante avvertì un senso di vuoto e di smarrimento allo stomaco, temendo il classico cliché del ragazzo che se n'era andato alla chetichella approfittando del suo sonno. Ma bastò tendere l'orecchio per sentire un leggero rumore di stoviglie e una fragranza intensa di caffè che saliva dalla cucina al piano di sotto.
Si infilò una felpa grande e scese le scale. Andrea era lì, scalzo, con i capelli spettinati, intento a sorvegliare la moka. La accolse con un sorriso radioso che le sciolse ogni residua ansia. Fecero colazione seduti vicini, scherzando sulla notte appena passata con una complicità inaspettata, come se si conoscessero da sempre.
Finito il caffè, Andrea si avvicinò per salutarla prima di andare via. Avrebbe dovuto essere solo un bacio d'addio sulla soglia della sala, ma non appena le loro labbra si toccarono, il desiderio si riaccese con la stessa urgenza della sera prima. Andrea la cinse per i fianchi, spingendola dolcemente contro lo schienale del divano. Annalisa gli gettò le braccia al collo, guidandolo su di sé mentre i vestiti scivolavano via di nuovo sul pavimento. Fecero l'amore un'altra volta lì, alla luce del giorno, con una lentezza esplorativa e una passione profonda che confermò a entrambi che quella notte non era stata un caso isolato.
Autostrada A1, tratto Milano - Bologna, gennaio 1998. Annalisa.
Maddalena non riusciva a credere alle proprie orecchie: non solo Annalisa era riuscita a mollare José, prendendo per la prima volta nella sua vita una decisione del genere, ma prima lo aveva anche tradito con un chitarrista dal bel faccino, andandoci a letto la sera stessa in cui l’aveva conosciuto.
“Lisa, non posso lasciarti sola un attimo che mi combini una cosa del genere… se lo aveSsi sospettato ti avrei lasciato da sola molto prima… era ora!”.
Annalisa non rispose subito. Non aveva ancora del tutto metabolizzato quello che era successo la settimana prima, stentava a riconoscersi e passava continuamente da una sensazione di esaltazione ai morsi del senso di colpa: non era così che lei si comportava, non era quello che le avevano insegnato ed in cui aveva creduto fino alla settimana prima. Non aveva mai avuto niente da ridire, ad esempio, sugli amori multipli di Maddalena, ma non era un comportamento che pensava che avesse mai potuto tenere lei.
“Dai Lisa, smolla un po’. Avrai pure tradito José, ma per come si è comportato nei tuoi confronti negli ultimi tempi non credo che tu gli abbia mancato di rispetto più di quanto lui abbia fatto con te, anzi”
“Lo so…. Ma non riesco comunque a convivere con questa mia nuova natura… non mi sembra di essere io quella che aggancia un ragazzo tanto affascinante andandoci a letto tradendo il mio ragazzo. Ho lasciato José, ma non so nemmeno come sia la situazione con Andrea adesso….”
“E cosa ti importa? Vivi, vedrai come andrà, ma non dirmi che non ti sei sentita viva come mai prima d’ora”.
Lisa prese lo svincolo per Bologna Centro. Erano arrivate e questo avrebbe messo fine alla conversazione con Maddalena, ma avrebbero sicuramente ripreso il discorso.
Quello che era successo la settimana prima era stato qualcosa di completamente nuovo per lei, tanto da rimettere in discussione tutta la sua vita: forse aveva ragione Davide quando diceva che lei e Maddalena in fondo non erano poi così diverse.