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Creato il 10/07/2026, 12:37 · Aggiornato il 14/07/2026, 11:42

Capitolo 5: In un hotel a San Diego

@bloodymary79bloodymary79
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Contenuto sessuale esplicito
  • Copertina AI
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
  • Ideazione suicidaria / Tentativo di suicidio
  • Morte
  • Stupro
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San Diego, gennaio 1998. Maddalena

Maddalena era seduta su una panchina di legno a La Jolla, con la giacca leggera stretta sui fianchi e lo sguardo perso dove l'oceano diventava una linea d'ombra. Era andata a camminare per rinfrescare le idee: immergersi nella natura era sempre stato il suo personale, silenzioso protocollo per riordinare i pensieri quando il rumore di fondo si faceva insopportabile. La vista della scogliera, il respiro regolare del Pacifico e lo spettacolo pigro dei leoni marini adagiati sulle rocce a catturare gli ultimi raggi di sole avevano restituito una parvenza di calma a quel groviglio di sentimenti confusi che si portava dentro.

Pedro era a San Diego da ormai due mesi. Lavorava nelle cucine di un ristorante-pizzeria con annesso emporio alimentare a Little Italy, lungo Columbia Street, un posto che di realmente italiano conservava solo l'insegna e qualche barattolo di pelati. I proprietari, figli di immigrati della Ciociaria, erano persone semplici, alla mano, dotate di uno straordinario fiuto per gli affari e di una generosità ruvida. Pedro si muoveva tra i fornelli e, quando il locale si riempiva, aiutava nel retrobottega. Parlava un inglese fluido, perfetto, e conosceva la cultura gastronomica d'origine immensamente meglio dei suoi datori di lavoro; il suo accento pulito, valorizzato da quel viso dai tratti esotici e gli occhi magnetici, mandava letteralmente in visibilio le ragazze della comunità italo-americana della baia.

Ad un occhio superficiale, avrebbe potuto sembrare che Pedro stesse conducendo un'esistenza piacevole, persino invidiabile rispetto alla plumbea routine di Bologna. Ma Maddalena possedeva un occhio diverso. Un occhio addestrato a scorgere le crepe. Vedeva che suo cugino non stava affatto bene, nonostante il goffo, disperato tentativo di mascherare l'infelicità dietro quel bellissimo sorriso, talmente simile al suo da farli scambiare ovunque per fratello e sorella.

Maddy aveva sbagliato una volta, mancando l'appuntamento con i segnali del suo declino, e non se lo sarebbe perdonata finché avesse avuto fiato in corpo. Non avrebbe ripetuto lo stesso errore. Lo vedeva troppo magro, la linea della mascella affilata in modo malsano; i suoi splendidi occhi blu avevano perso la tipica lucentezza giovanile, spenti e cerchiati da ombre scure che rivelavano notti intere passate a piangere nel silenzio della sua stanza in affitto. Avrebbe voluto fare i bagagli, prenderlo per un braccio e portarselo via in quel preciso istante, ma la realtà era un muro di cemento: il volo di ritorno per Malpensa lo avrebbe preso da sola.

L’unica, fragile consolazione era che mancava poco al suo trasferimento in Germania. Era fermamente intenzionata ad anticipare i tempi, a stabilirsi a Berlino e poi tirarlo fuori da San Diego per portarlo con sé, sotto lo stesso tetto. Voleva tornare a stargli vicino come quando era un bambino e lei gli leggeva le favole tenendolo stretto sulle ginocchia, pur essendo, all'epoca, poco più che una bambina anche lei.

Quella sera avrebbe cenato da sola. Pedro aveva il turno di chiusura al ristorante e non si sarebbero visti prima di due giorni. Due giorni significavano troppo tempo libero per la sua testa. Troppo spazio per pensare, per ricordare, e Maddy aveva un disperato bisogno di un diversivo, di un lavoro mentale che la tenesse sotto scacco. Ogni volta che per una qualunque ragione si fermava — dallo studio, dai libri di sociologia, dai ritmi frenetici della giornata — la sua memoria, come un elastico teso, tornava a scattare all'indietro. Tornava a quella notte nell'appartamento del Maresciallo Michele.

Da allora, non era più riuscita a lavarsi di dosso quella sensazione di fango. Sapeva di averlo fatto per salvare Pedro, era l'unico pensiero che le impediva di impazzire, ma l'istinto era più forte della logica. Passava ore intere sotto il getto bollente della doccia, raschiandosi la pelle chiarissima con una spugna di crine ruvida fino ad arrossarsi, nel tentativo inutile di cancellare un'impronta invisibile. Spesso, nel cuore della notte, sognava quelle mani grandi che la immobilizzavano, quella lingua che le penetrava in bocca con prepotenza arrogante, senza curarsi minimamente di lei, del suo silenzio, del dolore acuto e freddo che aveva provato quando lui si era fatto spazio nel suo corpo, usandola come un giocattolo di carne. Ogni volta si risvegliava sudata, con il fiato corto e il cuore in gola; andava in bagno a tentoni e, evitando rigorosamente di guardarsi nello specchio per non vedere la propria espressione, si bagnava il viso con l'acqua gelida.

Scosse la testa, ricacciando indietro i fantasmi, e si mise alla ricerca di un internet point. Voleva mandare una mail a Lisa, chiederle come andasse con il suo ragazzo spagnolo Josè, che aveva superato la soglia critica dei sei mesi ed iniziava a comportarsi da stronzo, o anche solo per distrarsi, per ironizzare su quanto fosse imbevibile il caffè americano lungo o per scriverle qualunque altra sciocchezza leggera che le permettesse di aggrapparsi alla normalità di Bologna. Lisa non conosceva i dettagli della faccenda di Pedro; Maddy le aveva semplicemente raccontato che il cugino aveva espresso il desiderio di fare un'esperienza lavorativa all'estero, anche se all'amica era parso bizzarro che un ragazzo decidesse di mollare tutto e sbarcare dall'altra parte dell'oceano a pochi mesi dall'esame di maturità.

Uscendo dal locale, Maddy aprì il portafogli e si accorse di avere con sé quasi esclusivamente banconote in lire. Se voleva cenare, doveva scovare uno sportello di cambio e farsi dare dei dollari, mentre la sua mente calcolava rapidamente, con precisione matematica, quanto le stesse costando quella settimana californiana in termini di risparmi.

Si stava incamminando verso il suo albergo quando un brivido improvviso le fece sollevare i peli dietro il collo. Il suo inconscio aveva captato uno stimolo prima ancora che la vista potesse codificarlo. Si guardò intorno con circospezione, tesa, come a voler prevenire un pericolo imminente, quando sul lato opposto della strada la sua attenzione venne catturata da una sagoma familiare. Un ragazzo alto, dai movimenti fluidi e i capelli castani, stava salendo su un pullman turistico, circondato da un gruppo di persone chiassose, vestite con abiti di scena colorati. Il cuore le fece un balzo doloroso nel petto, mancando un battito.

Il pullman recava la fiancata di un grande albergo della baia, l'Hyatt Hotel. Senza riflettere, mossa da un impulso che non si conosceva, Maddy si diresse verso quella struttura, attraversando le porte girevoli in vetro senza avere la minima idea di cosa avrebbe detto per ottenere informazioni. La hall era monumentale, sfarzosa: una cascata artificiale scorreva lungo una parete di roccia artificiale, terminando in una vasca piena di pesci esotici; dietro due lunghi banconi di mogano, ragazze bellissime in divisa stirata accoglievano i clienti, mentre un'enorme vetrata panoramica si apriva su un giardino tropicale con vista sull'oceano, dove i barman in camicia hawaiana shakeravano cocktail a ciclo continuo.

Maddalena provò una fitta improvvisa. Si domandò se anche lui si fosse seduto su quelle poltrone a bere, e soprattutto con chi. Nel decidere di seguirlo, non aveva calcolato l'opzione più ovvia: che Davide non fosse solo. Ora quel pensiero la tormentava. Se era davvero lui — e data l'immensità degli Stati Uniti, la probabilità che si trattasse di un miraggio era altissima — forse era in dolce compagnia, e la sua comparsa dal nulla avrebbe solo creato un imbarazzo monumentale. In fondo, a Monterosso non si erano promessi assolutamente nulla.

Prendendo coraggio, si avvicinò al bancone, indirizzandosi verso una receptionist dai tratti messicani e gli splendidi occhi scuri. Ormai era lì, e che ci fosse una donna o meno nel letto di Davide, lei doveva sapere.

«Mi dispiace, signora» rispose la ragazza con un sorriso professionale ma inflessibile, non appena Maddy formulò la richiesta. «La politica dell'hotel vieta tassativamente di fornire informazioni sui nostri ospiti».

«Non mi serve il numero di stanza» tentò Maddy, sfoderando il suo tono più persuasivo. «Vorrei solo sapere se qui alloggia la compagnia teatrale che mette in scena il musical».

«No, signora. Non posso dirle nulla. E la prego di non insistere, o sarò costretta a chiamare il personale di sicurezza».

Maddy sospirò, stringendo i denti. Stava per girarsi e rinunciare, convinta di aver perso la partita, quando il suo sguardo colse la figura di un uomo di mezza età che osservava la scena dall'interno di un piccolo ufficio a vetri dietro il desk. Indossava la divisa dei quadri direttivi; doveva essere il capo della reception. Vedendola in difficoltà, l'uomo uscì, mostrandole un sorriso perfetto e due profonde fossette agli angoli della bocca.

«Posso esserle utile, senorita?» chiese, con un tono decisamente più morbido della collega.

Maddalena gli sorrise a sua volta, calibrando il fascino. Quell'uomo sembrava accessibile e vanitoso, l'ideale per essere manipolato.

«Buongiorno. Sono entrata perché credo di aver visto uscire un mio carissimo amico che non vedo da mesi. So perfettamente che i vostri registri sono riservati e non voglio metterla in difficoltà. Non le chiederò di violare la privacy. Le chiedo solo un favore: se io scrivessi un breve biglietto adesso, lei potrebbe farlo recapitare nella sua cassetta della posta?»

Il capo della reception, lusingato dall'esclusività della richiesta e ammaliato da quegli occhi blu, prese un blocchetto e una penna, acconsentendo con un cenno del capo. Maddy compose le righe a tutta velocità. Non poteva permettersi di aspettare un incontro fortuito che forse non sarebbe mai avvenuto, e appostarsi fuori dall'hotel come una detective era fuori discussione: non voleva passare per una psicopatica, farsi arrestare dalla polizia di San Diego o, peggio, subire lo shock di vederlo uscire a braccetto con un'altra. Lisa, in fin dei conti, l'aveva avvertita sulla sua fama da don Giovanni.

Optò per un testo minimale, quasi distaccato: “Ehi. Ti ho visto uscire dall'hotel. Anche io sono a San Diego per qualche giorno, che incredibile coincidenza.” Aggiunse il nome del proprio albergo, il numero della sua stanza e la firma.

Era perfetto. Se lui avesse voluto cercarla, aveva ogni coordinata; se fosse stato accompagnato, il messaggio non conteneva nulla di compromettente o fraintendibile. Poteva passare per il saluto di una conoscente qualunque dell'università.

Eppure, mentre tornava verso la sua stanza, la testa le scoppiava. Davide. Quella era la variabile più inattesa, assurda e segretamente sperata che potesse incrociare la sua strada, specialmente in un momento in cui si sentiva così fragile e vulnerabile. Ma allo stesso tempo fu invasa dal terrore: e se lui non avesse voluto chiamarla? Maledisse il momento in cui si era mossa da quella panchina a La Jolla; se lo avesse intercettato di persona, tutto sarebbe stato immediato, leggibile sul suo volto. Anche se un rifiuto guardandosi negli occhi, ne era certa, non sarebbe stata in grado di reggerlo.

La serata fu scandita da un'ansia logorante. Maddy restò seduta sul letto fino a notte fonda, fissando l'apparecchio telefonico sul comodino. La chiamata non arrivò. Un'insicurezza profonda, liquida e sconosciuta la sommerse; lei, che era sempre stata abituata a dominare le situazioni, a ottenere chi, come e quando voleva, si scoprì improvvisamente nuda, priva di controllo.

Si addormentò sfinita, ancora vestita, con un libro aperto sul petto. Venne svegliata di colpo la mattina successiva dallo squillo stridulo del telefono. Era l'impiegato del suo albergo: c'era una linea esterna per lei.

«Svegliati, bella addormentata. Ti sto aspettando» risuonò la voce dall'altro capo del filo.

Maddy si tirò su, passandosi una mano tra i capelli spettinati.

«Stavo ancora dormendo... che ore sono?»

«Devo uscire presto per le prove, ma non volevo muovermi senza averti vista. Ti va di fare colazione con me?» Davide aveva quel timbro caldo, limpido e fastidiosamente arzillo tipico di chi è sveglio dall'alba. Un contrasto stridente con Maddalena, che la mattina provava impulsi omicidi finché non incrociava una tazza di caffè nero e che in quel momento faceva uno sforzo sovrumano per non tradire l'irritazione.

Inoltre, un pensiero d'orgoglio le attraversò la mente: non l'aveva cercata la sera prima, quindi era sacrosanto che adesso aspettasse i comodi di lei.

«Sei da solo?» chiese Maddy, senza preamboli. La curiosità aveva battuto il desiderio di apparire distaccata.

Davide scoppiò in una risata aperta, complice, che le scaldò l'orecchio attraverso la cornetta.

«Intendi se c'è qualche donna sotto le mie coperte? No, Maddalena. Sono completamente solo. Quanto ti fermi in città?»

«Parto tra tre giorni».

«Allora facciamo così: io torno all'hotel per ora pranzo. Ci vediamo alle dodici e trenta nella mia hall? Ti offro qualcosa di meglio di un caffè liofilizzato».

«Aggiudicato».

Alle dodici Maddy era già nella hall dell'Hyatt. Aveva passato l'ultima ora davanti allo specchio, sistemando lo stretto indispensabile nella valigia per non pensare e studiando l'abbigliamento. Indossava una gonna di lino bianco che le accarezzava i fianchi fino al ginocchio e una canottiera di cotone nero, semplice, che metteva in risalto la linea delle clavicole e la pelle chiara. Ai piedi, un paio di sandali bassi di cuoio. Era un approccio completamente diverso rispetto alla famosa festa alle Cinque Terre; quella volta aveva impiegato ore a truccarsi, chiedendosi se lui l'avesse degnata di uno sguardo. Oggi aveva deciso che non le servivano minigonne inguinali o tacchi a spillo per catturare la sua attenzione. Si era limitata a una linea sottile di eyeliner nero e a un velo di lucidalabbra trasparente.

Si accese una sigaretta, controllando nervosamente l'orologio da polso. Odiava non avere le redini del gioco.

«Maddalena!»

La voce di Davide ruppe l'aria della hall. Lui le andò incontro a passo sicuro, a braccia aperte; la strinse a sé per un istante, un abbraccio che profumava di sole e di bucato pulito, prima di posarle un bacio prolungato sulla guancia.

«Sei bellissima...» mormorò, tenendola per le spalle e arretrando di un passo per guardarla. «Adesso che ti ho davanti mi chiedo sul serio come io abbia fatto a respirare in questi mesi senza di te. Non sei stata esattamente generosa l'ultima volta che ci siamo salutati sulla spiaggia».

«Non lamentarti» ribatté lei, ritrovando il suo tono graffiante. «Ci siamo incrociati di nuovo nel modo più assurdo e geograficamente impossibile del mondo. Non ti basta come miracolo?»

Davide scoppiò a ridere, mostrando quel sorriso dritto e generoso, mentre i suoi occhi chiari si riempivano di un'intensità che Maddy non riusciva a decifrare. Sapeva solo che dal momento esatto in cui lui era entrato nel suo campo visivo, la sua pelle aveva iniziato a reagire con piccoli brividi elettrici, impulsi così intensi che temeva chiunque potesse accorgersene nel raggio di metri. Figurarsi lui.

Camminarono per un po' lungo i marciapiedi larghi del quartiere, finché non si fermarono in un diner a ordinare hamburger e patatine fritte.

«Detesto questo cibo spazzatura, ma qui sembra non esserci alternativa... Per fortuna la mia borsa di studio sta per scadere e tra poco torno in Italia» disse lui, pulendosi le dita con un tovagliolo. «Ma tu piuttosto, cosa ci fai qui? San Diego è fuori dalle rotte turistiche classiche».

«Sono venuta a trovare un parente» rispose Maddy, lo sguardo che si abbassò per una frazione di secondo sul tavolo.

Davide colse immediatamente quell'ombra improvvisa che le aveva scurito le iridi acquamarina. Capì al volo che non si trattava di una vacanza di piacere, ma decise di non forzare la mano.

«Io sono qui con la compagnia del teatro sperimentale, te l'avevo accennato. Stiamo portando in tour Jesus Christ Superstar nelle università della West Coast».

«Davvero? Interessante...» commentò lei, sollevando il bicchiere di Coca-Cola. «E fammi indovinare: tu interpreti la parte di Ponzio Pilato».

Davide si bloccò, sgranando gli occhi. «E tu come diavolo fai a saperlo? Ti sei informata?»

«Semplice deduzione. Hai un timbro di voce decisamente troppo profondo, scuro e autoritario per fare la parte di Gesù o di Giuda, almeno stando alla partitura originale del musical. Sono andata per esclusione».

Risero insieme, un suono pulito che liberò l'aria da ogni residuo di imbarazzo. Per la prima volta dopo settimane, Maddalena avvertì un senso di allentamento nel petto, come se tutto il peso e la sporcizia che si era trascinata dietro in quel viaggio transoceanico stessero svanendo, dissolvendosi in una bolla d'aria.

«Non sapevo che cantassi...» riprese lei, appoggiando il mento alla mano. «A Monterosso avevo solo notato che ti muovevi decisamente bene sulla pista».

«Canto da quando sono ragazzino. E scrivo anche pezzi miei, quando ho tempo e la testa gira nel modo giusto».

«Un artista completo, insomma. Pericoloso».

Lui non rispose subito. Allungò la mano sul tavolo e, con una lentezza studiata, le spostò un ciuffo di capelli biondi che le era caduto davanti agli occhi. Le sue dita sfiorarono la pelle della tempia di Maddy, un contatto minimo ma così carico di calore da farla lievemente arrossire. Lei distolse lo sguardo, fissando le finestre del diner.

«La mia permanenza negli Stati Uniti si è prolungata più del previsto» continuò Davide, la voce che si faceva più densa. «Ma l'esperienza è finita. Questione di settimane e sarò di nuovo a Bologna».

Maddy sollevò gli occhi, incrociando i suoi, poi si voltò verso la linea dell'orizzonte dove l'oceano scintillava sotto il sole del primo pomeriggio. «Io invece sto per fare il percorso inverso. Tra poco mi trasferisco in Germania per la tesi sperimentale. Sto cercando di accelerare i tempi della partenza per motivi personali... Rientrerò in Italia solo per la discussione, credo per la sessione estiva di luglio».

Davide pagò il conto senza aggiungere altro. Le prese la mano — le sue dita grandi che si incastravano perfettamente tra quelle di lei — e la guidò in una lunga passeggiata sulla passerella di legno che costeggiava la spiaggia. Il mare sembrava voler rivendicare il ruolo di testimone fisso di ogni loro passo. Parlarono di tutto: di musica, di libri, dell'università, evitando con cura millimetrica di toccare i motivi profondi del viaggio di Maddy e senza fare alcuna promessa per i mesi a venire. Si lasciarono cullare dal ritmo dei passi finché non si ritrovarono sotto l'imponente facciata dell'Hyatt.

«Vieni con me» le propose Davide, indicando le vetrate del giardino pensile. «Ci beviamo un cocktail sulla terrazza, da lì c'è una vista pazzesca sulla baia al tramonto».

«Non vorrei alimentare i pettegolezzi dei tuoi colleghi di compagnia» obiettò lei, per puro scrupolo difensivo.

«Tranquilla. A parte il fatto che qui gli americani si fanno rigorosamente i fatti loro, oggi è il giorno di riposo generale. Sono usciti tutti per andare a fare surf a Coronado. Non c'è nessuno».

Maddy si lasciò convincere. Ordinarono un Mojito per lei e un Tequila Sunrise per lui, serviti da un barman che faceva ruotare le bottiglie con la destrezza acrobatica di un giocoliere. Si sedettero sotto un grande ombrellone di tela bianca, sistemandosi su due poltrone vicine, quasi intimoriti dall'imminenza di un contatto fisico che entrambi sapevano inevitabile. Stavano prendendo tempo. Studiavano le mosse dell'altro, prolungando deliberatamente il brivido dell'attesa, mentre il sole iniziava la sua discesa, tingendo il cielo californiano di sfumature rosa, ocra e violetto.

«Con questa luce sei quasi irreale, Maddalena» disse Davide, appoggiando il bicchiere e voltandosi interamente verso di lei. «Il riflesso di questo cielo sembra essersi infilato dritto nei tuoi occhi. Quando ti ho vista la prima volta a Monterosso, seduta su quel muretto con le gambe incrociate e quell'aria da regina annoiata, prima ancora di sentire la tua voce ho capito una cosa: che se ti avessi lasciata andare via, sarei stato l'uomo più stupido della terra».

Le prese la mano rimasta sul bracciolo. Con il pollice iniziò a tracciare piccoli cerchi concentrici sul dorso, poi risalì lungo l'interno del polso, dove il battito di Maddy era accelerato, accelerando il calore sulla pelle del braccio fino a sfiorare la linea del collo.

«In questi mesi mi sono rigirato nel letto ogni notte domandandomi cosa avrei fatto quando ti avrei rivista. Temevo che non ti saresti nemmeno ricordata della mia faccia, e ho maledetto questa borsa di studio più di quanto tu possa immaginare, anche se rappresentava tutto ciò che avevo sognato per anni. Saperci separati dall'oceano mi faceva impazzire. Avevo il terrore di tornare a Bologna e scoprirti tra le braccia di un altro. Ho provato una gelosia feroce, assurda, per un rivale ipotetico che nella mia testa cambiava continuamente forma».

Maddalena appoggiò il suo Mojito sul tavolino di vetro. Si mosse impercettibilmente verso di lui, lo sguardo incatenato al suo. Sentiva il proprio respiro farsi corto.

«E non è stato per l'abito o per i tacchi alti che portavi quella sera» continuò lui, la voce che si riduceva a un sussurro profondo, mentre le dita risalivano a accarezzarle il profilo della mascella. «È per quello che ho visto dietro questa parete di ghiaccio. Appena sei entrata nel mio campo visivo, ho capito che non ne saresti più uscita. Ovunque la vita decida di portarci».

Si chinò lentamente su di lei. Il suo viso si fermò a pochissimi millimetri dalle labbra di Maddy, il fiato caldo che le accarezzava la bocca. «Maddalena... Voglio cancellare tutto ciò che rende tristi questi occhi. Fammi entrare. Davvero».

Lei avvertì un nodo stringerle la gola, un'emozione così violenta da impedirle di articolare qualunque parola di difesa. Rispose annullando quella minima distanza, incollando le proprie labbra a quelle di lui. Lasciò che la baciasse come quella notte sulla spiaggia ligure, ma con una fame diversa, più densa e consapevole. Trasse ossigeno dalle sue labbra carnose, e per la prima volta dopo mesi, sentì quel senso di sporcizia e di disgusto profondo che l'aveva perseguitata fin dalla notte con Michele sollevarsi dal suo corpo, evaporando nell'aria tiepida di San Diego.

Quando aprì gli occhi e capì che la fortezza era crollata e non c'era alcuna intenzione di tornare indietro, fu lei a sussurrargli nell'orecchio: «Andiamo su. In camera tua».

Davide non rispose a parole; la prese per mano e la guidò verso gli ascensori interni. Non appena le porte metalliche si chiusero, isolandoli, tornarono a cercarsi, baciandosi con urgenza mentre l'indicatore scorreva rapido fino al settimo piano.

«Se continui così, temo che in camera non ci arriveremo nemmeno» mormorò lui con un sorriso roco, mentre le labbra scendevano a cercare la piega sensibile tra il collo e la spalla, e le sue mani scivolavano sotto l'orlo della canottiera di cotone, accarezzando la pelle nuda della schiena.

Quando l'ascensore si arrestò con un leggero rintocco, Davide la sollevò delicatamente per i fianchi. Maddy cinse d'istinto la sua vita con le gambe, seppellendo il viso nell'incavo del suo collo mentre lui raggiungeva la porta della stanza, sbloccandola con la chiave magnetica. Entrarono nel buio della camera, illuminata solo dai riflessi del tramonto che filtravano dalle tende accostate. Lui la adagiò sul grande materasso matrimoniale con una lentezza quasi sacrale. Si fermò un secondo sopra di lei, guardandola negli occhi, mentre Maddy, con un unico gesto fluido, si scioglieva l'elastico dai capelli biondi, lasciandoli ricadere liberi sul cuscino.

«Maddalena... non hai idea di quanto io abbia aspettato questa notte».

«La aspettavo anche io... Davide».

Lo vide sussultare, percependo una vibrazione profonda attraversargli i muscoli non appena pronunciò il suo nome per esteso, per intero, spogliato da ogni diminutivo. Da quel momento, per lei, non sarebbe più stato nessun altro se non Davide.

Davide si chinò su di lei, baciandola con una lentezza deliberata che sembrava volerle mappare la pelle. Le sue mani, calde e grandi, scivolarono sotto la canottiera nera, sfilandogliela con un movimento fluido e sicuro. Quando le sue dita accarezzarono i fianchi di Maddalena e risalirono lungo le costole, lei tese i muscoli, trattenendo il respiro per un riflesso involontario; la memoria del corpo tentava ancora di difendersi. Ma Davide si fermò subito. Rimanendo sollevato sui gomiti, le accarezzò il viso con i pollici, guardandola finché la tensione non si sciolse.

«Ci sono io, Maddy. Guarda me», sussurrò.

Il modo in cui Davide si svestì e tornò da lei non aveva alcuna fretta. C'era un'attenzione assoluta in ogni movimento, una tensione magnetica che rendeva l'attesa ancora più densa. Quando le sfilò la gonna di lino bianca e si stese nuovamente su di lei, il contatto pieno della loro pelle nuda mandò una scossa elettrica lungo la schiena di Maddalena. Le mani di Davide iniziarono a esplorarla con calma, scendendo lungo i fianchi, accarezzandole l'interno delle cosce con dita calde che la facevano fremere a ogni passaggio. Ogni tocco era una richiesta di permesso a cui Maddy rispondeva inarcando leggermente il bacino verso di lui, accogliendo il suo peso.

Maddy si aggrappò alle sue spalle larghe, affondando le dita nei muscoli tesi della sua schiena. Sotto i baci di Davide, che scendevano dalle labbra alla gola, fino alla curva del seno e poi giù sul ventre, sentì una fretta nuova accendersi sotto la pelle. Quando lui si spinse dentro di lei, Maddalena buttò la testa all'indietro sul cuscino, stringendo i denti per l'intensità acuta di quel primo contatto. Davide si fermò un istante per lasciarla abituare, godendosi il modo in cui il corpo di lei si stringeva attorno al suo, prima di iniziare a muoversi.

Il ritmo che impresse lui era una danza calibrata, lenta all'inizio e poi via via più incalzante. Si sollevava leggermente sui gomiti per guardarla negli occhi, catturando i suoi respiri corti. Maddy lo assecondava sollevando le gambe per cingergli i fianchi, offrendosi interamente, travolta da un calore pulito e immenso.

Lui le afferrò le mani, intrecciando le dita alle sue e inchiodandole delicatamente al materasso. Maddy tese ogni muscolo, stringendosi a lui mentre un gemito prolungato le sfuggiva dalle labbra, subito coperto dal bacio profondo di lui, che tremò contro il suo corpo lasciandosi andare a sua volta nell'ultimo, intenso fremito.

Fare l'amore con lui fu un'esperienza che scardinò ogni sua precedente certezza. Fu come morire e rinascere nello stesso istante. La vecchia Maddalena, quella che usava il sesso come uno schermo o un gioco di potere geometrico, scomparve per lasciare spazio a una donna nuda, priva di barriere protettive, che non aveva più paura di mostrarsi fragile. Si abbandonò a Davide in modo così totale, viscerale, che quando l'onda si placò si scoprì le guance bagnate di lacrime silenziose. Lui la strinse più forte, accarezzandole la testa e sussurrandole all'orecchio parole dolci, promettendole che non l'avrebbe lasciata sola nel buio.

«Ho paura, Davide...» confessò lei, la voce ridotta a un soffio contro il suo petto, mentre il battito del cuore di lui tornava regolare sotto la sua guancia. «Ho paura di perdermi dentro questo sentimento. Ho paura perché sono felice, e non sono abituata».

«Non ti perderai, e non mi perderai mai, Maddalena. Te lo prometto».

Lei annuì contro la sua pelle, scacciando l'ultimo brivido, e si addormentò al suo fianco, scivolando in un sonno profondo, finalmente privo di incubi.

L'indomani mattina, quando la luce chiara della California invase la stanza, Maddy si svegliò accorgendosi che il posto accanto al suo era vuoto. Sul comodino, però, Davide aveva lasciato un biglietto e una cassetta a nastro. Incuriosita, si infilò le cuffie del walkman e premette play. La voce calda, leggermente graffiata e intima di Davide si diffuse nelle sue orecchie, accompagnata dal suono pulito di una chitarra acustica.

«Maddalena, sono dovuto scappare all'alba. C'è stato un imprevisto con i trasporti della compagnia e dobbiamo muoverci per la prossima tappa del tour molto prima del previsto. Visto come dormivi così profondamente, non ho avuto il coraggio di svegliarti; avevi l'aria di chi avesse un disperato bisogno di riposare... o mi sbaglio? Io, dal canto mio, non sono riuscito a chiudere occhio dopo averti stretta. Così ho preso la chitarra e ho buttato giù queste parole per te. Non so quale sia la resa di questo registratore portatile, ma volevo che la sentissi. Quando non riesci a prendere sonno, falla partire. Considerala la ninna nanna che non posso cantarti dal vivo.»

Un leggero fruscio sul nastro introdusse un arpeggio lento, confidenziale, e poi la voce di Davide che cantava in Inglese:

Shadows dance across the floor,

You don’t have to run no more.

Leave the wreckage, let it burn,

to the quiet we’ll return.

I will watch the world fade out,

Silence every ghost of doubt,

Rest your head, the storm has passed,

You have found a home at last.

Close your eyes, my winter child,

Washed away the bitter wild.

There is peace where you are bound,

In the stillness we have found.

Let the ocean hold your grief,

In my arms you’ll find relief.

On and on, the river flows,

Where you end, my shadow grows...

Maddalena rimase immobile sul letto, con le cuffie premute contro le orecchie, mentre la melodia sfumava nel silenzio del nastro e le prime luci del mattino accarezzavano la stanza d'albergo.

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