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Disclaimer: questo capitolo contiene argomenti forti.
DISCLAIMER: nell'ultima parte del capitolo vi è un argomento molto forte che potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno. Ricordo che è una storia vm18.
Stegen, 5 gennaio 2005 (mattina presto). Annalisa
«Maddy, dai, andiamo a dormire che fra poche ore saremo sulle piste».
«Già... fra una chiacchiera e l’altra si è fatto davvero tardi» rispose Maddy.
Maddalena guardò l’amica che si alzava dal tavolo raccogliendo il pacchetto di Chesterfield. Per un brevissimo istante, sotto la luce cruda del neon della cucina, Lisa le era sembrata molto più pallida e magra del solito, quasi trasparente. Un'ombra di stanchezza che andava oltre le ore piccole.
Ma Maddy scacciò il pensiero con un sorriso dei suoi, stiracchiando le braccia.
«Domani vedrai una snowboarder come non ne vedevi da tempo, cocca! Preparati».
«Sì, sì, vedremo! Io aspetto solo le tue cadute memorabili per inondarti di neve fresca» ribatté Lisa, alzando le spalle con finta spavalderia.
Forse era stata davvero solo la lampada a fluorescenza a farle quello strano scherzo visivo.
Kronplatz, 5 gennaio 2005. Maddalena.
Era bellissimo ritrovarsi sul “panettone” di Plan de Corones, con il sole tagliente d'alta quota che scaldava la pelle dopo tutto quel tempo. Lisa non metteva gli sci ai piedi da prima della gravidanza, ma non aveva perso un briciolo della sua innata fluidità. In fin dei conti, il sangue della Val Gardena non mente: passava tutti gli inverni sulle piste fin da bambina, guidata dal nonno, un maestro di sci in pensione che le aveva trasmesso lo stile perfetto. Maddalena, dal canto suo, era sempre stata estremamente agile sulla tavola da snowboard. Anche se pure lei era decisamente giù d'allenamento — nei sei anni trascorsi a Berlino le occasioni per sciare erano state quasi nulle — se la stava cavando più che bene, tagliando le piste con curve precise e decise.
«Maddy, dai! Solo un'altra discesa prima di pranzo!» urlò Lisa, con le guance arrossate dal freddo e gli occhi che brillavano di pura adrenalina.
«Io passo, sono a pezzi» rispose Maddy, slacciando gli attacchi della tavola. «Credo che scenderò direttamente fino al rifugio Alpen a prendermi uno dei loro famosi bombardini caldi. Ti aspetto lì, va bene?»
«Mi spiace però lasciarti sola quaggiù...» disse Lisa, frenando gli sci con un piccolo spruzzo di neve.
«Ma figurati, tranquilla. So che per te, tra il lavoro e il bambino, trovare il tempo per sciare è un miracolo. Vai, goditi la pista, io non mi muovo».
Lisa esitò un attimo, poi si lanciò. Pensò che Maddalena doveva essere davvero fuori forma: un tempo era lei quella che incitava tutti a continuare a sciare anche quando il resto della compagnia era letteralmente demolito e sognava solo una baita riscaldata e una grappa alla mela.
Rimasta sola, Maddy si sedette a uno dei tavoli di legno all'esterno dell'Alpen. Per un attimo ridacchiò tra sé, ricordando una vecchia sconsiderata giovinezza: proprio in quel rifugio, anni prima, le avevano rubato il cellulare; lei aveva scovato i ladri a colpo sicuro e li aveva minacciati di spaccargli la tavola nei denti se non glielo avessero ridato all'istante. Glielo avevano restituito nel giro di tre secondi.
Raccolse il cucchiaino, mangiò la panna montata che ricopriva il vov caldo e lo sguardo le si perse contro la barriera monumentale delle cime innevate. Il sorriso svanì, inghiottito da un sospiro pesante che le premette sul petto.
Tutti avevano un punto debole. Tutti, persino lei. Persino la fredda, cinica, impenetrabile Maddalena che si professava al di sopra di ogni miseria umana. E l'intero perimetro del suo punto debole era racchiuso in un nome soltanto: suo cugino Pedro.
Pedro era nato da un azzardo: la sorella di sua madre aveva avuto una breve, focosa relazione con un ballerino di latino-americano colombiano. Quell'uomo aveva accettato di riconoscere il bambino solo per poi tornarsene bellamente in Sudamerica quando Pedro era ancora nella culla. Sua madre, dal canto suo, aveva tutto tranne che l'istinto materno: era una donna distratta, egoista, che non badava minimamente a quel figlio cresciuto come un'erba spontanea. Maddalena aveva solo sette anni quando nacque Pedro, ma prese una decisione lucida, precoce e irrevocabile: gli sarebbe rimasta accanto ogni singolo giorno. Voleva salvarlo. Voleva dargli quell’affetto che la carne della sua carne gli negava e impedirgli di sentirsi solo al mondo. Esattamente come si sentiva lei.
Per questo, durante l'infanzia, Maddy aveva passato interi pomeriggi a inventare giochi per lui, a leggergli favole e a insegnargli a disegnare sul pavimento del salotto. Poi, non appena lui era cresciuto abbastanza, se lo era tirato dietro ovunque, contagiandolo con la sua stessa viscerale passione per il cinema d'autore e per l'arte. Nel frattempo, Pedro era diventato un ragazzo di una bellezza quasi dolorosa: la carnagione scura e ambrata del padre colombiano innestata su due occhi di un blu limpido, ereditati dalla madre, alto, snello, si portava addosso una sensibilità d'altri tempi che mancava totalmente ai suoi coetanei. Era intelligente, acuto, anche se a scuola rimediava pagelle irrimediabilmente mediocri con la scusa perenne che in classe «si annoiava a morte». Aveva scelto il liceo linguistico, proprio come la cugina maggiore, dimostrando una predisposizione straordinaria per le lingue straniere e un amore viscerale per la lettura. Maddy era fiera di lui come di nessun altro.
Poi, crescendo, le tessere del mosaico si erano leggermente allontanate. Lei aveva iniziato a lavorare, l'università a Bologna assorbiva ogni briciolo di energia, e il tempo a disposizione si era ridotto. Eppure, almeno una volta al mese, c'era un rito sacro: uscivano a cena da soli, ordinando fiumi di alcol, e si confessavano tutto. Lei gli raccontava dei suoi uomini, dei suoi esperimenti di poligamia mentale e fisica; lui le parlava delle sue ragazze, dei casini a scuola, degli amici. Sembrava tutto così perfetto. Sembrava che, in mezzo allo sfacelo delle loro rispettive famiglie, almeno quel legame fosse rimasto intatto, puro, immune dal marciume del mondo.
«Non saremo mai soli, Pedro, finché sapremo di essere insieme» gli diceva sempre Maddy, stringendogli la mano sul tavolo del ristorante.
E Pedro sorrideva, perché lui era l'unico a cui fosse concesso vedere il lato di Maddalena che al resto del mondo rimaneva precluso. Pedro sapeva che la sua vera indole non era il ghiaccio. Maddalena era buona, di una bontà profonda e vulnerabile che la spaventava a tal punto da averla costretta a blindarsi dentro una fortezza. Si era chiusa totalmente nei confronti di una realtà che considerava capace solo di ferire e truffare. Solo con lui — e forse, ultimamente, un pochino con quella matta di Lisa — Maddy lasciava cadere le armi. Cosa che non era mai, mai successa con nessuno dei suoi temporanei, intercambiabili "amori".
Bologna, agosto 1997. Maddalena
Non vedeva Pedro da qualche mese e la cosa cominciava a farle uno strano effetto di vuoto. Per questo lo aveva trascinato a cena in un ristorante thailandese vicino a via del Pratello, decisa a fare due chiacchiere delle loro.
«E la tua amica Annalisa come sta?» le aveva chiesto lui, giocherellando con le bacchette.
«Bene. Sempre la solita. Infilata fino al collo in storie sentimentali totalmente incasinate».
«Beh, da che pulpito, cuginetta. Senti chi parla» l'aveva punzecchiata lui, regalandole un sorriso sghembo.
«Stronzo».
«Te la sei cercata!» aveva riso lui.
Maddy aveva esitato, sentendo le guance scaldarsi per un motivo che non c'entrava con il cibo piccante. «Però... forse questa volta è diverso, Pedro. Forse mi sto innamorando davvero».
I bellissimi occhi blu di Pedro si erano spalancati per la sorpresa. «E chi sarebbe il fortunato mortale ad aver abbattuto le mura di Troia?»
«Te lo dirò a tempo debito, non correre. Tu piuttosto...» Maddy lo aveva squadrato, stringendo le palpebre. «Ti vedo strano stasera. C'è qualcosa che non va? Sei pallido».
«Ma no, sono solo stanco morto» aveva risposto lui, liquidando la cosa con un gesto vago della mano. «Siamo nel pieno dei compiti in classe di recupero, i professori non ci danno tregua prima della fine dell'estate».
«Ma va' là, non intortarmi... che tu studi sempre e solo il minimo indispensabile per strappare un sei politico e uscirne vivo».
Avevano riso, il discorso era caduto lì e lei non aveva voluto scavare a fondo. Aveva stupidamente pensato che si trattasse della classica delusione amorosa adolescenziale, una ragazza di cui lui si vergognava a parlare. Si sarebbe pentita di quella leggerezza per il resto dei suoi giorni. Avrebbe maledetto ogni singola cellula del suo corpo per non aver indagato, per aver creduto a quella bugia. Perché quando tre giorni dopo ricevette quella telefonata dall'Ospedale Maggiore, la terra le si sgretolò sotto i piedi.
Bologna, agosto 1997. Maddalena
«Parlo con la cugina di Pedro García Rodríguez?»
«Sì, sono io. Chi parla?» rispose Maddy, sentendo un brivido freddo risalire la schiena alla sola pronuncia di quel nome per esteso.
«Chiamiamo dal reparto di Rianimazione dell'Ospedale Maggiore di Bologna. Abbiamo ricoverato il ragazzo in uno stato... critico. Non siamo riusciti a rintracciare la madre, ma sul diario scolastico abbiamo trovato il suo numero di cellulare, indicato espressamente come contatto da chiamare in caso di emergenza».
Maddalena non ricordava nemmeno come fosse arrivata in ospedale. Ricordava solo la corsa cieca sui viali, l'odore di disinfettante del reparto e la faccia grave, quasi rassegnata, del medico di guardia che l'aveva accolta.
«Ecco... non sarà facile per lei sentirselo dire, signorina, ma abbiamo trovato suo cugino in overdose da eroina».
Il sangue le si gelò nelle vene. «No... no, vi state sbagliando. Non è possibile. È un ragazzino, è giovanissimo...»
«Diciotto anni appena compiuti. Purtroppo ne accogliamo anche di più giovani in queste condizioni. Comunque, per ora, il ragazzo è fuori pericolo di vita».
Solo a quel punto, scampata l'emergenza medica, il dottore si era concesso il lusso di squadrarla da capo a piedi. Lo sguardo dell'uomo si era soffermato sulle gambe lunghe e scoperte di Maddy, che indossava un paio di pantaloncini corti, per poi perdersi per qualche secondo dentro quegli occhi dal bizzarro colore, liquidi e furiosi.
«Se ha bisogno di qualsiasi cosa, mi chieda pure... Sono a sua disposizione. Quando si sveglierà, il decorso fisico e psicologico non sarà affatto facile» aggiunse il medico, abbassando la voce con un tono viscidamente premuroso.
«Non si preoccupi. So perfettamente cosa fare» lo troncò lei, gelida, respingendo la sua strisciante galanteria.
Aveva aspettato ore sulla sedia di plastica della sala d'attesa, masticando rabbia e terrore. Non appena i medici le diedero il permesso di entrare nel box della terapia intensiva, Maddy si avvicinò al letto. Pedro era lì, pallido da far spavento, con le occhiaie livide e le braccia segnate. Lei lo investì con lo sguardo più duro e spietato che avesse mai sfoderato in tutta la sua vita. Uno sguardo che non avrebbe mai pensato di poter rivolgere al suo bambino.
«Che cazzo hai combinato? Stupido... stupido pezzo di coglione...» sibilò, con la voce che le tremava per la furia e il pianto trattenuto.
Pedro aprì faticosamente gli occhi blu, velati dai farmaci. «Maddy... io... mi dispiace così tanto...»
«Ti dispiace un cazzo! Ti rendi conto di dove sei? Ti rendi conto che stavi per morire?»
A quelle parole, Pedro scoppiò in un pianto dirotto, infantile, disperato. Avrebbe potuto sopportare le urla di chiunque, le botte, la prigione; ma non lo sguardo deluso e ferito di Maddy. Sentirsi un peso e una vergogna per l'unica persona che lo avesse mai amato lo faceva morire dentro più della roba.
«Non so come spiegarti... è iniziato tutto per gioco, un sabato sera con gli altri... senza che me ne rendessi conto, ci sono finito dentro e...»
«Ci sei dentro fino al collo, Pedro! Fino al collo!» lo interruppe lei, piegandosi sul letto. «E adesso? Perché non mi hai detto niente? Perché non ne hai parlato con me? Avrei potuto aiutarti, cazzo! Ho amici all'università che conoscono i canali giusti, medici, strutture private...»
«Non volevo tirarti in mezzo, Maddy!» urlò lui tra i singhiozzi, tossendo. «Sapevo che pur di aiutarmi ti saresti messa nei guai. Quella è gente che non scherza, sono bestie. Sai quante volte ho provato a dire che volevo uscirne? Mi hanno minacciato. Sapevano dove trovarti».
«E allora l'alternativa quale cazzo era? Aspettare che una siringa ti ammazzasse in un vicolo, stupido cretino?»
Lo sguardo che Pedro le restituì in quel momento la colpì come un pugno dritto allo stomaco, togliendole il respiro. Gli occhi blu del ragazzo erano vitrei, spenti. Un'espressione vuota che diceva solo una spaventosa verità: sì, morire era esattamente l'unica via d'uscita che aveva accarezzato quando si era iniettato quell'ultima dose.
Maddy si impose di non crollare. Si passò una mano sulla faccia, raddrizzando la schiena. La fortezza si era appena richiusa sopra di lei. «Senti bene quello che ti dico, Pedro. Adesso ci penso io. Penserò a tutto io. Faremo sistemare i tuoi 'amici' di Bologna e poi ti farò sparire dalla circolazione per un po', promesso».
«Maddy, no, ti prego... non devi metterti in mezzo con quella gente...»
«Tu ora come ora non hai diritto di parola, Pedro. Non puoi scegliere. O fai come ti dico io, o fai come ti dico io. Chiaro?»
Si girò di scatto e uscì di corsa dal reparto, con i tacchi che battevano furiosamente sul linoleum del corridoio. Mentre guadagnava l'uscita, un pensiero lucido le diede una spietata scossa di sollievo: per fortuna Pedro aveva già compiuto diciott'anni. Non avrebbe dovuto informare quella disgraziata di sua madre, avrebbe gestito tutto lei in totale autonomia.
Tornò a casa a cambiarsi e salì in macchina diretta verso la periferia, alla casa di Michele, il Maresciallo dei Carabinieri, sentendo una morsa di ferro e ghiaccio stringerle il petto. Era il senso di colpa. Una colpa devastante per non aver capito, per non essere stata capace di leggere nei suoi occhi il baratro in cui stava scivolando. Avrebbe voluto spaccargli la faccia per averle mentito, per essersi ridotto così. In fondo, cosa gli mancava? Era bellissimo, sensibile, intelligente, buono. Come era potuto succedere proprio a lui?
Maddy scese dall'auto e suonò al citofono. Quando il portone si aprì, salì le scale un gradino alla volta, sentendo il cuore battere contro le costole come un animale in gabbia.
«Michele... sono Maddalena».
La porta dell'appartamento si aprì, rivelando la figura imponente dell'uomo. «Qual buon vento, madamigella?» disse lui, sfoggiando un sorriso sornione che gli illuminò il viso olivastro.
Maddalena trattenne a stento una smorfia di profondo disgusto, ricacciandola in gola. Michele era un bell'uomo di quasi quarant'anni, dal fisico asciutto, le mani grandi e due occhi color ambra, caldi e predatori. Aveva fatto una carriera fulminea all'interno dell'Arma, diventando Maresciallo in giovanissima età. Maddy si era sempre chiesta, con il suo cinismo sociologico, se quella scalata fosse stata del tutto pulita o se avesse beneficiato di spinte e compromessi poco trasparenti; ma in quel momento non importava. In quel momento lei aveva un disperato bisogno del suo potere istituzionale e sapeva benissimo, con agghiacciante certezza, quale sarebbe stato il prezzo da pagare.
Si erano conosciuti mesi prima a teatro, durante una recita dell'operetta a cui lei aveva accompagnato Lisa. Si erano ritrovati nello stesso palco e Michele, folgorato, aveva manovrato talmente bene da riuscire a farsi dare i numeri di telefono di entrambe. Da quella sera, aveva iniziato a tempestare Maddy di chiamate e messaggi, un corteggiamento ossessivo, finché lei non aveva acconsentito a bere qualcosa insieme, più per sfinimento e per farlo smettere che per reale interesse. Quell'uomo non le piaceva e non le sarebbe mai potuto piacere: emanava una presunzione intollerabile, la certezza incrollabile di essere una sorta di divinità scesa in terra a cui tutto fosse dovuto. Per questo, dopo quel primo drink, Maddy si era rifiutata categoricamente di andare a letto con lui. Un "due di picche" che un maschio alpha come il Maresciallo Michele non aveva digerito, covando un sordo rancore.
«Ho bisogno di un favore grosso, Michele» disse lei, rimanendo sulla soglia.
«Entra, intanto. Ci versiamo un vodka martini e parliamo con calma nel salotto» rispose lui, facendosi da parte e misurandola con gli occhi.
Prima di uscire di casa, Maddy si era cambiata almeno una decina di volte davanti allo specchio della sua stanza. Aveva studiato ogni dettaglio della sua carne, cercando di calcolare quale trappola visiva avrebbe convinto Michele a farla entrare e ad ascoltare la sua richiesta, facendogli dimenticare, almeno per un paio d'ore, lo smacco del rifiuto precedente. Alla fine aveva optato per il massimo del cinismo: una gonna di jeans talmente corta da lasciare ben poco spazio all'immaginazione — visto che Michele si era più volte profuso in commenti pesanti sulle sue gambe — abbinata a un top di pizzo rosa pallido, leggerissimo, indossato deliberatamente senza reggiseno sotto. Si era truccata gli occhi con una spessa linea di matita nera. Davanti allo specchio, per la prima volta nella sua vita, si era sentita esattamente la puttana che le malelingue di Bologna dicevano che fosse. Ma sapeva che se voleva strappare Pedro dalle grinfie degli spacciatori e della galera, l'arma del suo corpo era l'unica moneta sonante che possedeva.
Si sedette sul divano di pelle, accavallando le gambe con una lentezza studiata, erotica, accendendosi una sigaretta. Sorseggiò il Martini avvertendo lo sguardo di Michele viscido, pesante, che le si insinuava ovunque, sotto il pizzo, tra le cosce.
«Sai quel giro di droga pesante nei locali della zona universitaria di cui mi accennavi tempo fa? Forse posso darti le dritte giuste per incastrare i vertici» esordì lei, mantenendo la voce ferma.
Michele fece un sorriso storto, divertito. «Cosa c'è, Maddalena? Uno dei tuoi tanti amanti ti ha deluso e vuoi vederlo dietro le sbarre?»
Maddy mandò giù la bile amara che le stava risalendo prepotentemente lungo l'esofago. Strinse i denti, continuando la recita. «No. Si tratta di un'altra persona. Ma voglio qualcosa in cambio da te. Protezione totale e un canale pulito».
«Vuoi che aiuti questo fantomatico ragazzo a sparire da Bologna, non è così?» la anticipò lui, dimostrandosi tutt'altro che stupido.
«Esatto».
«Non è una cosa semplice, lo sai meglio di me» disse lui, alzandosi dal divano e avvicinandosi alla sua sedia. «Documenti d'identità nuovi, coperture, trovare un lavoro altrove, lontano da qui... insomma, richiede un dispendio di energie notevole».
Maddalena socchiuse gli occhi acquamarina, spegnendo la sigaretta nel posacenere. «Cosa vuoi, Michele? Dimmi il prezzo».
In teoria, come rappresentante della legge, Michele avrebbe dovuto raccogliere la denuncia e proteggere il testimone o la vittima in ogni caso. Ma Maddy conosceva la natura bastarda degli uomini del genere: avrebbe preso le informazioni sui trafficanti per prendersi i meriti dell'operazione e poi avrebbe abbandonato Pedro al suo destino, o peggio, lo avrebbe usato come esca.
Michele non rispose a parole. Si portò dietro di lei, allungando le grandi mani calde per accarezzarle il collo. Le dita scesero lente lungo la linea della schiena, infilandosi sotto il top di pizzo, scendendo spietate fino alle natiche, mentre la sua voce melliflua le risuonava vicino all'orecchio: «Potremmo parlarne nell'altra stanza, non trovi? Lì si ragiona molto meglio».
Maddalena si alzò, sentendo ogni singola fibra del suo essere mutare consistenza. Diventare di ghiaccio. Era l'unico modo per sopravvivere a quella stanza: congelare i sentimenti, staccare la mente dal corpo e guardarsi dall'alto, come se stesse accadendo a un'altra.
Lo seguì in camera da letto. Michele iniziò a spogliarla senza troppa delicatezza, fermandosi di tanto in tanto a contemplare la sua nudità con un compiacimento che la fece sentire oscena, violata ancor prima di essere toccata.
«Resta ferma, non azzardarti a spegnere la luce... Sei davvero una bella figliola, Maddalena... Davvero una splendida figliola» mormorò lui, con il fiato pesante.
Lei, imponendosi il vuoto mentale assoluto, gli sbottonò la camicia d'ordinanza e i pantaloni con mani meccaniche, fredde. Si sdraiò sul letto matrimoniale senza pronunciare una sola parola, fissando un punto indefinito sul soffitto, aspettando che lui prendesse ciò che voleva. Maddalena aveva fatto l’amore con tanti ragazzi nella sua vita: con alcuni per una parvenza d'amore, con altri per pura e travolgente passione, con molti semplicemente perché andava a entrambi e il sesso era un gioco magnifico. Ma non aveva mai, mai provato quel senso di sporco, di vomito e di disgusto assoluto che in quel momento le stava invadendo ogni singola cellula. Ogni tocco di quelle mani esperte, ogni passaggio della sua lingua sulla pelle le sembrava un marchio di fango.
Mentre la girava bruscamente di schiena sul materasso, Michele continuava a parlare da solo, tronfio, senza curarsi minimamente di lei, del suo silenzio di tomba o di ciò che stesse provando.
«Te l’avevo detto, Maddalena... Prima o poi io ottengo sempre quello che voglio. Nessuna mi dice di no due volte. Tantomeno una come te».
Lei si morse il labbro inferiore fino a farlo sanguinare, stringendo i pugni nelle lenzuola. Lo fece per non urlare, per non piangere dal dolore fisico e per la rabbia cieca che le provocava sentire il proprio nome pronunciato da quella bocca schifosa.
Attese immobile che lui finisse. Non appena l'uomo si scostò, Maddy si rialzò immediatamente, cercando di raggiungere il bagno per infilarsi sotto la doccia e raschiarsi via l’odore di lui dalla pelle. Ma Michele fu fulmineo: la raggiunse prima della porta, afferrandola per i fianchi e tirandola di nuovo contro il proprio corpo nudo, stringendola da dietro. Le fece capire chiaramente, con durezza, che non ne aveva ancora abbastanza per quella notte, sussurrandole i dettagli all'orecchio con un sorriso marcio.
«Senti bene: quando questo ragazzo starà meglio e sarà dimesso, venite insieme da me. Ho degli agganci sicuri, vecchi amici che gestiscono un ristorante italiano a San Diego, in America. Lo manderemo là a lavare i piatti, al sicuro dai suoi fornitori. E io, grazie alle sue soffiate, mi porterò a casa una promozione d'oro in caserma. Oltre a questa splendida scopata, s'intende».
Maddalena non aveva mai raccontato a nessuno di quella notte. Di quel senso di sporcizia indelebile che l’avrebbe accompagnata per anni, insinuandosi come un veleno in ogni sua successiva relazione. Non ne aveva parlato con nessuno, tranne che con l’unica persona che, molto tempo dopo, era stata capace di leggerle dentro quella ferita invisibile senza che lei dovesse dire una parola. Davide. Lui l'aveva stretta tra le braccia nel buio di una stanza a Berlino, costringendola, piano piano, a perdonare se stessa per quel sacrificio.
Kronplatz, 5 gennaio 2005. Annalisa.
Quando Lisa tornò al tavolo esterno del rifugio Alpen, sci in mano e un sorriso stampato in faccia, si bloccò sul colpo.
Maddalena era immobile, lo sguardo perso nel vuoto delle montagne. Due lacrime silenziose ed evidenti stavano rigando il suo viso, insolitamente pallido. Tra le dita stringeva una sigaretta ormai spenta che, a giudicare dalla lunghezza intatta della cenere, doveva aver acceso molto tempo prima e poi interamente dimenticato di fumare. Era un'immagine di una fragilità spaventosa, totalmente aliena alla Maddy che tutti conoscevano.
Lisa le si avvicinò lentamente, posandole una mano sulla spalla. «Maddy... Tutto bene?»
Maddalena si riscosse di colpo, come svegliata da un incubo. Con un gesto rapido della mano si asciugò le guance, e in un secondo la sua maschera di ferro tornò saldamente al suo posto. Gli occhi acquamarina tornarono freddi, impenetrabili.
«Sì... Tutto bene» rispose, la voce ferma e priva di fessure. «Andiamo a casa, Lisa. Ne ho abbastanza per oggi».
Annalisa fece un piccolo cenno con la testa e non replicò. Sapeva perfettamente che non andava bene niente, nemmeno per idea; ma sapeva anche che, finché non fosse stata Maddalena a decidere di aprire quella porta, fare domande sarebbe stato del tutto inutile.