Vai al contenuto principale

← Donne

Creato il 04/07/2026, 17:24 · Aggiornato il 04/07/2026, 17:24

Capitolo 3: Davide

@bloodymary79bloodymary79
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Contenuto sessuale esplicito
  • Copertina AI
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
  • Ideazione suicidaria / Tentativo di suicidio
  • Morte
  • Stupro
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

Bologna, maggio 1996. Maddalena e Annalisa

Maddalena aveva trovato lavoro come maschera al teatro di prosa. Lei odiava visceralmente dipendere da chiunque, persino dalla sua stessa famiglia, e cercava in tutti i modi di non pesare sul reddito di casa lavorando come poteva. Nonostante i turni serali e la stanchezza, riusciva a frequentare la facoltà di sociologia ottenendo ottimi risultati. Un giorno, con quel suo fare pragmatico, aveva accennato a Lisa — che al contrario studiava letteratura spagnola e adorava il Siglo de Oro sopra ogni altra cosa — che in cartellone ci sarebbe stato il Don Juan di Tirso de Molina.

«Semmai attribuito a Tirso de Molina, in realtà è una questione filologica molto complessa…» l’aveva corretta subito Lisa, con gli occhi che già le brillavano.

«Sì, ok, ma se vuoi venire stasera ti faccio infiltrare» aveva tagliato corto Maddy con un sorriso.

A Maddalena il teatro piaceva, ma dato il suo percorso di studi trovava molto più affascinanti le forme di teatro sperimentale e d'avanguardia; dei classici, a essere onesti, si curava ben poco.

«Non voglio crearti grane col tuo capo» si era schernita Lisa.

«Tranquilla. Mettiti qualcosa di scollato e quel vecchio maiale al massimo ti guarderà le tette».

Lisa era scoppiata a ridere. Per qualche strano gioco del destino, Maddy si era sempre trovata a lavorare con dei maniaci, ed erano state proprio quelle squallide esperienze sul campo — collezionate tra lavoretti sottopagati, molestie verbali e figure autoritarie tutt'altro che professionali — a cementare la sua bassissima considerazione dell’intelligenza maschile, o «del cromosoma Y», come amava ripetere lei con disprezzo. Per Maddy non era un pregiudizio astratto, ma il risultato di una statistica personale: gli uomini che aveva incrociato sul suo cammino, partendo da suo padre, tendevano a farsi guidare quasi sempre e solo dai loro istinti più banali, incapaci di vedere oltre.

Il giorno dello spettacolo Annalisa era eccitatissima, non vedeva l’ora di gustarsi una delle sue opere preferite sul palco. Maddalena, invece, non ne aveva la minima voglia: si sentiva svuotata e, se non fosse stato per il dovere, si sarebbe infilata a letto molto presto. Era stato un periodo pesante con gli esami, e come se non bastasse la pseudo-storia con il suo istruttore di palestra, Marco, la stava esaurendo.

Con Marco vivevano in un perenne, logorante tira e molla. Una trappola emotiva da cui Maddy non riusciva a staccarsi per un unico, fottuto motivo: il sesso. Tra loro non c'era dialogo, non c'erano passioni condivise, né la minima affinità caratteriale; fuori dal letto erano due perfetti estranei che non avevano assolutamente nulla da dirsi. Eppure, sotto le lenzuola, si scatenava una chimica così violenta, torbida e totalizzante da trasformarsi in una vera e propria dipendenza. Era una sottomissione fisica e ormonale a cui Maddy, nonostante tutta la sua razionalità e il suo orgoglio, non riusciva a imporre un taglio netto.

Lisa si sedette vicino ai gradini della platea in modo da poter commentare a bassa voce insieme all’amica. Aspettarono che le luci si abbassassero, vedendo uscire Isabella sul palco, pronta a far scappare il finto duca Octavio dalla porta di servizio prima di rendersi conto di avere davanti il famoso Burlador di Siviglia.

«Duchessa, di nuovo giuro di mantener fede al dolce sì».

Qualcosa nella voce dell’attore che si muoveva in penombra indusse Maddalena a mettersi istantaneamente sull’attenti, come se qualcuno le avesse puntato una pistola invisibile alla nuca. Quando la luce dei riflettori gli illuminò pienamente il viso sulla celebre battuta — «Cosa vuoi che sia? Un uomo e una donna» — la bella mascherina sentì il fiato bloccarsi in gola. Un angelo doveva essere sceso dal cielo per donare a quel ragazzo gli occhi più azzurri, profondi e magnetici di questa terra.

«Sai Maddy... quell’attore ha un viso noto» sussurrò Lisa, sporgendosi verso di lei.

«Chi? Quel bel pezzetto di... ehm... ragazzo?» rispose Maddy, senza riuscire a staccargli gli occhi di dosso.

«Sì, solo che con il trucco di scena non riesco a identificarlo bene. Ma anche la voce...»

«Io non credo di conoscerlo» rispose Maddy, sentendo una strana elettricità scorrerle sotto la pelle.

«Ah, sì! È David! Il fratello di una mia compagna delle superiori!» esclamò Lisa in un soffio. «Lo vedevo spesso quando andavo a casa sua, studiava recitazione!»

A Maddalena si fermò per un battito il cuore, ma non diede a vedere nulla all’amica. Si limitò a raddrizzare la schiena e a fissare il palco, improvvisamente rapita. Quell’attore possedeva una sensualità primordiale, liquida, in ogni singolo movimento; sprigionava onde elettromagnetiche da tutti i pori, dominando la scena con una sicurezza quasi sfacciata.

Questo deve essere mio.

Era l’unica frase che le rimbalzava in testa, un chiodo fisso mentre fingeva di seguire la trama dello spettacolo. Non era un semplice capriccio, non voleva solo del sesso veloce: dentro di sé, Maddy sentiva con precisione assoluta che quel ragazzo non sarebbe stato come tutti gli altri che aveva usato o da cui si era lasciata usare.

«Bello, eh?» la punzecchiò Lisa.

«Sì... molto» sussurrò Maddy, la voce leggermente più bassa del solito.

«Io intendevo lo spettacolo...» ridacchiò l'amica.

Annalisa la guardò con attenzione, catturando nel profilo teso di Maddy la conferma di ciò che aveva intuito fin dal primo istante.

«Scusa Lisa, devo andare a controllare il guardaroba. Ci vediamo al bar qui davanti fra mezz’oretta, ok?» Le diede un bacio rapido sulla guancia e si allontanò veloce, muovendosi sinuosa su quei tacchi a spillo vertiginosi che Lisa non sarebbe mai riuscita nemmeno a indossare.

Al bar, trenta minuti dopo, Lisa la vide arrivare ancora un po' trafelata.

«Allora, finito?»

«Se Dio vuole... anche se a casa dovrò ricontrollare la tesina di sociologia della comunicazione. Devo consegnarla domani e non l'ho ancora riletta» sospirò Maddy, lasciandosi cadere sulla sedia.

«Prenderai 30 come al solito! Comunque, ho una notizia bomba per te» disse Lisa, sfoderando un sorriso complice.

«Sarebbe?»

«Ho visto David fuori dal teatro e mi ha invitato a una festa nella casa al mare di uno degli attori della compagnia... e mi ha detto esplicitamente di portare chi voglio!»

A Maddalena si illuminarono gli occhi di una luce improvvisa e intensa. Lisa non poté evitare di sorridere, assaporando il trionfo dell'aver fatto centro.

Monterosso al mare, maggio 1996. Maddalena

Lisa aveva preso in prestito l’auto del padre e stavano guidando lungo i tornanti e le gallerie dell’autostrada della Cisa. Ci voleva parecchio tempo per arrivare, ma le Cinque Terre erano un paradiso. Avevano prenotato un piccolo Bed & Breakfast per evitare l'incubo di dover guidare di notte al ritorno; il piano per il giorno successivo era goderci una colazione lenta in riva al mare, passeggiare per il borgo e, tempo permettendo, fare un giro in spiaggia, anche se la primavera era ancora troppo fresca per azzardare un costume da bagno.

Maddy era riuscita a convincere Lisa ad abbandonare i suoi soliti jeans a zampa e le magliette scure informi. Le aveva fatto notare, senza troppi giri di parole, che aveva delle gambe magnifiche e che non poteva continuare a nascondersi come un tesoro sepolto sotto il materasso. Erano invitate a una festa piena di attori, artisti e gente interessante; era la notte perfetta per sfoggiare un look che la valorizzasse e la mettesse al centro della scena. Lisa, con un passato da adolescente sovrappeso, faceva ancora un’enorme fatica ad accettare le proprie curve, nonostante la dieta ferrea e le ore di palestra avessero ormai cancellato i chili di troppo. Maddy l’aveva trascinata nei negozi, costringendola a comprare una longuette nera aderente — dato che sul colore Lisa era stata irremovibile — e una camicia bianca semitrasparente a piccoli pois neri, squisitamente anni Ottanta, che esaltava il suo décolleté generoso. Le aveva poi raccolto i capelli in uno chignon morbido, lasciando che qualche ricciolo ribelle le accarezzasse il collo.

Dal canto suo, Maddalena aveva optato per un tubino viola intenso, caratterizzato da una scollatura profonda sulla schiena che lasciava nuda la pelle lattea, completato da un paio di tacchi vertiginosi. Sapeva perfettamente che quel colore esaltava le sfumature dei suoi occhi, e aveva usato una tonalità simile anche per il trucco sfumato. Eppure, per la prima volta nella sua vita, non riusciva a smettere di specchiarsi nel retrovisore per controllare che ogni dettaglio fosse impeccabile.

«Dai Maddy, sei uno schianto. Smettila di sistemarti o David cadrà letteralmente ai tuoi piedi non appena varcherai la soglia» l'aveva punzecchiata Lisa, svoltando verso la costa. «Ti avverto, però: è un Don Giovanni nato. E non solo perché lo recita sul palco».

«Odio i Don Giovanni» aveva risposto Maddy, secca.

«Perché ti rubano la parte?» era stata la battuta ironica di Annalisa.

Il resto del viaggio era volato tra i racconti di Lisa su quel poco che ricordava di lui ai tempi del liceo. All’epoca David studiava al DAMS e Lisa adorava parlare con lui di teatro, una passione che li univa. Ma mentre per lei si trattava di un interesse prettamente accademico e letterario, per David la recitazione era uno stile di vita, l’unico ossigeno possibile. Già allora si portava dietro la fama di essere uno «sciupafemmine» micidiale: le ragazze facevano la fila per lui e lui, perfettamente consapevole del proprio magnetismo, non era affatto insensibile alle loro lusinghe, anche se nessuna sembrava mai riuscire a scavare a fondo nella sua anima.

«...e così sua sorella Alessandra impazziva» ridacchiava Lisa. «Tutte le sue amiche, a parte me e pochissime altre eccezioni, facevano i salti mortali anche solo per incrociare il suo sguardo o conoscerlo... beh, in senso biblico. Credo che da quella casa, e soprattutto dal suo letto, sia passata mezza classe. Ed eravamo quasi tutte femmine».

Maddalena aveva ascoltato in silenzio, guardando il mare che iniziava a intravedersi tra le rocce. Si era domandata se quel ragazzo avesse una concezione dell’amore libera e simultanea simile alla sua, o se fosse semplicemente un galoppino impenitente.

La verandina affacciata sul mare era illuminata da luci calde e gremita da una cinquantina di persone. Non appena arrivate, Annalisa era stata intercettata e rapita da Alessandra, la sorella di David. Maddalena, fedele al suo orgoglio, si era messa intenzionalmente in disparte: detestava mostrare fretta o dare l'impressione di dare la caccia a qualcuno. Si era fatta versare un Sex on the Beach al bancone e si era seduta sul muretto di pietra, lasciando che la musica di sottofondo si mescolasse al rumore ritmico delle onde in lontananza.

Fu Davide a cercarla, dopo un po'.

Da vicino era imponente: era molto alto, superava Maddy di una spanna abbondante nonostante i suoi tacchi alti; doveva essere un metro e novanta di puro fascino d'attore. E gli occhi, visti a pochi centimetri, erano di un azzurro così cristallino e profondo da mozzare il fiato.

«Ciao. Non mi pare di averti mai vista da queste parti. Come ti chiami?» La sua voce era una carezza roca.

«Maddalena» rispose lei, sostenendo lo sguardo senza battere ciglio.

Lui si guardò intorno con studiata circospezione.

«Non sei la ragazza di qualche attore della compagnia, vero?»

«No. Sono un’amica di Annalisa».

Davide aggrottò leggermente le sopracciglia, come se apprestandosi a unire i tasselli di un mosaico confuso. Ricordava bene i pomeriggi passati da Lisa a casa sua, quando lei e sua sorella facevano finta di studiare davanti a MTV, sbavando dietro a Lenny Kravitz; ma tra le tante ragazze passate da quelle stanze, era sicuro che non fosse mai transitata una bionda con un corpo simile e quegli occhi magnetici e indecifrabili.

«Piacere Maddalena. Io sono Davide».

«Piacere mio...» replicò lei, muovendo appena il bicchiere. Poi, sfidando la sua stessa posa distaccata, azzardò: «Ti va di ballare?»

Lui non se lo fece ripetere. Le prese la mano con una presa salda, calda e talmente sicura da trascinarla in pista in un secondo. Maddy si sentì quasi volare, come se ai piedi avesse dei pattini da ghiaccio e la gravità avesse smesso di funzionare.

«Visto che sei stata così audace da chiedermi di ballare, ti svelerò un segreto» sussurrò Davide, avvicinando le labbra al suo orecchio mentre si muovevano.

«Sarebbe?»

«Qualcuno, poco fa, mi ha detto che se sono davvero intelligente, tu saresti l’unica donna qui dentro capace di farmi innamorare».

Maddalena scoppiò in una risata sommessa, rilassando finalmente le spalle. Lanciò un'occhiata complice oltre la spalla di lui: Annalisa e Alessandra se ne stavano ai bordi della pista, stringendo i loro bicchieri e ridacchiando sotto i baffi. Avevano trovato il modo perfetto per spedirglielo contro, stuzzicando la leggendaria vanità del ragazzo.

«Vorresti farmi credere che fai fatica a trovare una donna disposta a ballare con te? Non ci credo nemmeno se lo vedo» lo provocò Maddy, inclinando la testa.

Lui sfoggiò un sorriso sfacciato, intensificando il contatto visivo.

«Dici?»

«Non fare il modesto, Davide. Lo sai benissimo cosa provochi quando ti avvicini con quello sguardo. E sentiamo... se io fossi u davvero intelligente, dovrei forse innamorarmi di te?»

Davide si bloccò per un minuscolo istante, sorpreso. Non era abituato a trovare qualcuna capace di tenergli testa con quella sfrontatezza proprio mentre sfoderava le sue armi migliori. Strinse gli occhi, scendendo con lo sguardo sulle sue labbra per poi risalire.

«Potrebbe essere pericoloso... ma di sicuro maledettamente interessante» mormorò, riprendendo a muoversi.

Risero, ballarono, parlarono di tutto e di niente, ma i loro corpi sembravano aver memorizzato lo stesso identico ritmo da anni. Lui era un ballerino straordinario, coordinato e sinuoso; Maddy non lo era affatto, eppure si lasciava guidare senza il minimo sforzo, fluttuando contro di lui. Si interruppero solo quando un uomo andò a chiamarlo per presentarlo a un regista. Maddy continuò a ballare con altri attori della festa, ma sentiva quegli occhi di cristallo piantati addosso in ogni istante, come se la scollatura profonda sulla sua schiena fosse un bersaglio magnetico per lo sguardo di Davide.

Verso la fine della serata, quando l'alcol e la stanchezza avevano abbassato le difese di tutti, lui tornò a cercarla. Le afferrò delicatamente le dita e la tirò a sé.

Il DJ scelse quel momento per abbassare i battiti, facendo partire i lenti sulle note soffuse di You Are Not Alone di Michael Jackson. Davide le circondò la vita con quelle sue grandi mani calde, premendola contro il proprio corpo, mentre appoggiava la guancia a quella di lei. Maddy chiuse gli occhi. Sotto quelle mani che premevano sulla sua schiena nuda, sentiva i mattoni della sua fortezza difensiva sgretolarsi uno a uno, polverizzati da un calore a cui non era abituata.

«Non parli più» sussurrò lui contro la sua tempia.

«Già. È vero».

«Qualcosa non va?»

«Sì... sono stanca di essere sempre quella acuta, cinica e intelligente» confessò lei, con un filo di voce.

Davide si allontanò di pochissimi centimetri per guardarla, sollevando un sopracciglio con una dolcezza inaspettata. «Se vuoi, puoi anche far riposare i neuroni».

Maddy si abbandonò a quel calore, appoggiando la testa contro la sua spalla robusta. In quel contatto si era spezzato qualcosa: il personaggio freddo e invulnerabile che usava come scudo contro il mondo era svanito. Davide la prese di nuovo per mano e la condusse fuori, sul lungomare deserto. Seduti sul muretto, isolati dal frastuono della festa e cullati dal rumore del mare, parlarono per ore, confessandosi dettagli intimi delle loro vite. Spinta da quell'insolita atmosfera di fiducia, Maddy arrivò persino a confessargli la natura tossica e vuota del legame con Marco.

«È una storia che non ha nessun futuro» ammise lei, guardando le onde. «Non abbiamo un solo pensiero in comune, Davide. Niente. Se ci togli il sesso, restiamo due scatole vuote che viaggiano su binari opposti».

«Sai, tu ed Annalisa sei molto simili» disse a un certo punto lui, dopo aver ascoltato in silenzio quel flusso di pensieri, accarezzandole distrattamente una ciocca di capelli.

Lei lo guardò, stupita. «A dire il vero tutti dicono che siamo il giorno e la notte».

«Chi lo dice si ferma alla superficie. Non sa guardare oltre le apparenze» replicò Davide, lo sguardo fisso nei suoi occhi. «Entrambe cercate una via d'uscita da qualcosa che vi stringe la gola. Solo che Lisa lo fa cercando protezione, mentre tu ti rifugi in una fortezza di cinismo per non farti toccare davvero da nessuno».

Quando le luci della villa iniziarono a spegnersi e gli ospiti a scemare, si incamminarono lentamente verso la via del ritorno. Maddy avvertì un'improvvisa ondata di panico: si sentiva nuda, spogliata della sua solita corazza, esposta in una vulnerabilità che detestava con tutta se stessa. La parte cinica del suo cervello ricominciò a urlarle di fermarsi, di scappare, perché era esattamente in momenti come quello che rischiava di finire ferita, innamorata e in balia di un uomo. Ma le parole successive di Davide la fecero cadere del tutto dalle nuvole.

«Maddalena... fra due settimane parto. Ho vinto una borsa di studio per l’America».

Lei si irrigidì, un brivido freddo lungo la spina dorsale, abbastanza percettibile perché le mani di lui avvertissero la tensione. Provò a richiamare in fretta e furia la maschera della ragazza distaccata e superiore, sfoderando un sorriso di circostanza a cui Davide, però, non credette per un solo secondo.

«Congratulazioni, è un’opportunità incredibile. Quanto resterai?» chiese, con una finta leggerezza che le graffiava la gola.

«Almeno sei mesi».

«È un bel periodo di tempo... Beh, come ti dicevo, anche io ho in programma di partire per la tesi e...»

«Ssssssh».

Davide fece un passo avanti, annullando la distanza. Le prese il viso tra le man e la guardò negli occhi con un'intensità che la fece tremare. Poi si chinò e la baciò.

Fu un bacio profondo, denso, che spazzò via ogni traccia d'aria. Davide la attirò a sé stringendola per i fianchi, incollando il proprio corpo a quello di lei come se dalle sue labbra dipendesse la sua stessa esistenza. Maddy avrebbe voluto urlargli che le faceva paura, che detestava sentirsi così disarmata, ma la carne e il cuore remavano nella direzione opposta. Si aggrappò al suo collo, affondando le dita nei suoi capelli e rispondendo al bacio con una fame disperata, selvaggia, lasciando che le loro lingue si cercassero in un ritmo asfissiante e perfetto.

Mentre il bacio si faceva più esigente, Davide fece scivolare una mano lungo il fianco di Maddy, accarezzando la curva del tubino viola fino a raggiungere l'orlo del tessuto. Le dita calde e ruvide di lui iniziarono a risalire lentamente sulla pelle nuda della coscia, insinuandosi sotto il vestito con una lentezza calcolata, deliberata, che le mandò una scarica elettrica direttamente al centro del bacino. La mano di Davide premette con sensualità, salendo millimetro dopo millimetro verso l'inguine, guidata da un desiderio palpabile.

Maddy cacciò un gemito soffocato contro le sue labbra, sentendo le gambe cedere. Ma proprio mentre la mano di lui sfiorava il pizzo l'istinto di autoconservazione della ragazza ebbe un sussulto. Con il fiato corto e il cuore che le batteva nel petto come un tamburo, Maddy gli afferrò il polso con dita decise, bloccandogli il movimento proprio un istante prima che potesse toccarla lì dove bruciava di più.
Si staccò di pochi millimetri dalle sue labbra, gli occhi dilatati, lucidi, ancorati a quelli azzurri di lui. Il petto di entrambi saliva e scendeva a ritmi frenetici nell'aria fresca della notte.

«No... non qui. Non così» sussurrò lei, la voce ridotta a un soffio rauco, mentre stringeva ancora il polso di lui per trattenere quella mano così pericolosamente vicina al punto di non ritorno.

Davide la fissò, il respiro pesante che le accarezzava la bocca, e nei suoi occhi non ci fu rabbia, ma una comprensione bruciante, venata di un rispetto profondo per quel limite. Fece scivolare lentamente la mano fuori dal vestito, ma non si allontanò, continuando a tenerla stretta a sé, i loro respiri mischiati. Tutto, improvvisamente, era diventato spaventosamente chiaro: il futuro non importava più.

Lui le strinse un'ultima volta la mano, lo sguardo carico di una promessa silenziosa. «Allora... nessuna promessa per il futuro?»

Maddalena sentì una morsa stringerle il cuore, ma sostenne il suo sguardo azzurro con un sorriso enigmatico e bellissimo.

«Lasciamo fare al destino, Davide. Lui deciderà».

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Caricamento…