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Creato il 01/07/2026, 13:27 · Aggiornato il 01/07/2026, 13:27

Capitolo 2: Serate mistiche

@bloodymary79bloodymary79
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Contenuto sessuale esplicito
  • Copertina AI
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
  • Ideazione suicidaria / Tentativo di suicidio
  • Morte
  • Stupro
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Bologna, ottobre 1995. Annalisa

«A me non me ne frega un benemerito accidente delle voci della gente, e qui chiudo il discorso!»

La voce di Annalisa era risuonata insolitamente tagliente tra le pareti della cucina di casa, lasciando dietro di sé un silenzio teso, quasi elettrico.

«Non ti permetto di parlarci con questo tono, Annalisa,» aveva replicato suo padre, irrigidendo la mascella dietro il bordo del quotidiano.

«E parli proprio tu, papà?» lo aveva incalzato lei, ormai incapace di frenare la frustrazione accumulata in mesi di sguardi di sbieco e mezzi rimproveri. «Parli tu, quando il tuo migliore amico gestisce un bar che a malapena nasconde di essere un bordello a cielo aperto?»

«Non osare..»

«Ho lezione, mamma. Vado in università», lo aveva interrotto Annalisa, afferrando la borsa di tela e superando la soglia prima che la discussione potesse degenerare definitivamente.

In realtà, Annalisa non aveva nessuna lezione quella mattina. Non aveva nemmeno la minima voglia di andare in facoltà o di chiudersi in un'aula magna; lo stomaco le bruciava per il nervoso e sentiva il bisogno disperato di fuggire da quell'atmosfera soffocante. Si diresse a passi rapidi verso il solito bar della zona universitaria in cui si ritrovava sempre con la sua compagnia, sperando con tutto il cuore di incrociare qualcuno con cui sfogarsi, un volto amico che la distogliesse dai suoi pensieri.

Notando il caos del locale, denso di odore di caffè bruciato e fumo, la vide subito. Maddalena era seduta da sola a un tavolino d'angolo, apparentemente imperturbabile, intenta a scorrere le pagine del giornale con una sigaretta accesa tra le dita sottili. Poco distanti, un gruppo di ragazzi seduti al tavolo di fianco non si risparmiava in battutine esplicite e risatine, gli sguardi letteralmente incollati alle sue gambe lunghe che uscivano, audaci e accavallate, da una minigonna di jeans. Maddy, dal canto suo, continuava a leggere come se attorno a lei ci fosse il deserto.

«Maddy!» esclamò Annalisa, avvicinandosi al tavolo come se avesse trovato un'ancora di salvataggio.

Maddalena sollevò lo sguardo, e i suoi occhi blu si addolcirono impercettibilmente. «Lisa! Come mai da queste parti a quest'ora?»

«Così... avevo una voglia matta di fare due chiacchiere e di respirare un po'.»

Maddy spense la sigaretta nel posacenere di ceramica con un gesto lento.

«Vieni, andiamo a fare due passi verso Piazza Maggiore. Qui dentro parlare è diventato impossibile».

Nel pronunciare quelle parole si voltò, regalando un'occhiata gelida e tagliente come una lama al tavolo dei ragazzi della porta accanto. Il gruppo si zittì all'istante, troncando a metà l'ennesimo commento volgare.

«Hai proprio ragione, andiamo,» sussurrò Lisa, grata di quell'autorità naturale che l'amica sprizzava da tutti i pori.

Lasciarono il caos della zona universitaria e si infilarono nelle strade secondarie del centro, perdendosi volentieri in quel groviglio caldo di portici storici. Di tanto in tanto si fermavano vicino alle rare aiuole che spuntavano tra i palazzi per raccogliere qualche margheritina selvatica, sfogliando i petali nel classico gioco del "m'ama o non m'ama", anche se nessuna delle due sapeva esattamente a chi riferirsi in quel momento.

Maddalena aveva lasciato Stefano il giorno successivo a quella disastrosa festa in periferia. Da allora, ne era nata una lunghissima e logorante tragedia greca da parte del diretto interessato: il telefono di Maddy squillava a ogni ora della notte, e la sua segreteria telefonica era ormai intasata da messaggi che oscillavano drammaticamente tra il disperato, il patetico e il minatorio. Lisa sapeva che Maddalena, sotto la sua corazza di indifferenza, ci soffriva; le dispiaceva sinceramente vederlo ridotto in quello stato a causa sua, ma non se la sentiva proprio di proseguire una messinscena, di trascinare una storia in cui sentiva di non aver più nulla da dare e, tantomeno, da ricevere.

«E con Ivan invece? Come va?» chiese a un certo punto Maddy, rompendo il ritmo dei loro passi.

Annalisa non rispose subito. Abbassò lo sguardo sui propri piedi, stringendo la tracolla della borsa. Sapeva perfettamente cosa le avrebbe detto Maddalena, e sapeva ancora meglio che l'amica aveva maledettamente ragione su tutta la linea; eppure, in quel momento, non aveva la minima forza psicologica di sentirselo ripetere ad alta voce.

«Sempre la stessa identica storia, eh?» incalzò Maddy, con tono morbido ma privo di ipocrisie.

«Ma... sì... cioè, vedi, però...»

«Lisa, ascoltami. Non voglio stare qui a farti le solite menate da psicologa della domenica, e sai benissimo come la penso su di lui,» la interruppe Maddy, fermandosi sotto l'ombra di un porticato. «Poi posso anche sbagliarmi, per carità, ma tu non meriti minimamente di essere trattata in questo modo. Non da uno come lui.»

A quelle parole, due lacrime silenziose solcarono il viso dal colorito sano di Annalisa. Quel rossore naturale della sua pelle contrastava da sempre con il pallore lunare di Maddalena, che amava ironicamente autodefinirsi "cadaverica".

«Lo so che hai ragione, Maddy. Hai perfettamente ragione su tutto... ma proprio non riesco a...»

«A staccarti,» concluse Maddy per lei.

Anche se si conoscevano da poco più di sei mesi, Maddalena — che possedeva un'abilità innata e quasi spietata nel leggere dentro le persone — aveva già individuato quale fosse la linea di faglia più profonda dell'amica: una tremenda, viscerale paura di restare da sola. E Ivan, che sembrava averlo capito fin troppo bene, se ne approfittava senza farsi alcuno scrupolo. Se nei primi mesi di corteggiamento era stato carino, premuroso e forse persino troppo gentile, ora la trattava con una freddezza disarmante. Spesso e volentieri non si presentava agli appuntamenti lasciandola ad aspettare per ore, non faceva mai il primo passo per cercarla e, cosa che Maddalena giudicava un campanello d'allarme non meno grave, dal punto di vista dell'intimità e del sesso era diventato un blocco di ghiaccio.

Maddy, inoltre, era intimamente convinta che Ivan avesse un'altra storia parallela, ma senza prove schiaccianti tra le mani non si azzardava a dirlo apertamente per non ferirla ulteriormente. Se solo l'avesse colto sul fatto... Per di più, aveva notato con preoccupazione che, per via dello stress e dell'ansia causati da quella situazione tossica, Lisa aveva ricominciato ad avere forti attacchi di fame compulsiva. Non poteva assolutamente sopportare l'idea di vedere la sua amica ridursi in quel modo per un essere che lei, nel suo vocabolario personale, faticava a definire umano.

«Senti, mi è venuta un'idea, Lisa,» disse Maddy, illuminandosi in un sorriso protettivo.

Annalisa si asciugò le guance con il dorso della mano, guardandola con sospetto. «Basta che non mi porti a bere, perché lo sai che non reggo l'alcol e finirei per piangere ancora di più.»

«No, molto meglio: ci iscriviamo in palestra!»

Lisa sgranò gli occhi, fissando l'amica come se avesse appena suggerito di fare un viaggio sulla luna o come se fosse completamente ubriaca di prima mattina. Maddalena era l’antitesi vivente della palestra: amava la natura, le camminate libere all'aria aperta e lo snowboard, ma per il resto si poteva tranquillamente definire l’anti-sport personificato.

«Dico sul serio,» insistette Maddy, prendendola per un braccio. «Cominciamo a dare più importanza a noi stesse, alle nostre esigenze e al nostro corpo. Andiamo in palestra, iniziamo a mangiare in modo sano, a prenderci cura di noi e...»

«E tu smetterai di fumare?» la interruppe Lisa, accennando un mezzo sorriso di sfida.

Maddy ci pensò un secondo, poi scoppiò a ridere.

«No, questo non credo proprio... una cosa alla volta!»

Stegen, 5 gennaio 2005 (mattina presto). Maddalena

Maddy si svegliò di colpo nel cuore della notte, con gli occhi spalancati nel buio. Forse il suo corpo era ancora scombussolato dal viaggio, o forse, semplicemente, il suo cervello aveva ricominciato a viaggiare a quei ritmi frenetici e notturni che la tormentavano fin dai tempi dell'università. Strisciò i piedi sul pavimento di legno freddo della stanza finché non intercettò, con la punta dell’alluce, le sue morbide ciabatte in pile, muovendosi al buio verso la cucina. Sentendo il bisogno di calmare quel turbine di pensieri, decise di infilarsi la giacca pesante sopra il pigiama per andarsi a fumare una sigaretta alla finestra aperta, sperando che l'aria gelida di Brunico mettesse ordine in quel miscuglio di emozioni. Aspirò la sua Chesterfield blu, fissando il vuoto.

«Sei la solita tossica di prima mattina!» sussurrò una voce alle sue spalle.

Maddy si voltò di scatto, sorpresa.

«Sei sveglia anche tu?»

«A quanto pare la tua camminata felina mi ha svegliato...» rispose Lisa, entrando in cucina e stringendosi nel maglione.

Senza aggiungere altro, Lisa si diresse verso il frigorifero, lo aprì e ne estrasse una bottiglia dal liquido verdino: era una grappa alla mela verde, proprio una di quelle bottiglie con le meline minuscole all'interno che compravano sempre quando erano ragazze.

«Dai, siediti e chiudi quella finestra che si gela» disse Lisa, poggiando due bicchierini sul tavolo. «Scaldiamoci l’ugola e trasformiamo questa notte in una delle nostre vecchie serate mistiche».

Maddalena rimase a guardarla quasi senza credere ai propri occhi. Lisa che la incitava a bere prima del sorgere del sole? Con quel gesto, poteva dire di averle viste davvero tutte. Di solito i ruoli erano invertiti: era sempre stata Lisa quella moderata, quella che le raccomandava di non esagerare con i bicchieri, che le teneva i capelli quando esagerava e doveva rimettere e che prendeva le chiavi dell'auto per guidare quando le condizioni di Maddy non erano delle migliori. Eppure, c’erano delle eccezioni. C'erano quelle notti speciali in cui anche Lisa sentiva il bisogno di lasciarsi andare completamente; notti che le vedevano sedute in una qualunque enoteca di Bologna a ordinare calici di rosso corposo, parlando per ore e ore. Era in quei momenti che i loro segreti più profondi, quelli che facevano paura persino a loro certe volte, uscivano allo scoperto, spinti dall'alcol ma soprattutto da una disperata richiesta d'aiuto che, a causa del loro orgoglio, non avrebbero mai espresso da sobrie.

Era stato precisamente in una di quelle serate mistiche che Lisa, anni prima, aveva pronunciato quella frase che sapeva di liberazione: «Con Ivan è finita. Per sempre».

Bologna, dicembre 1995. Annalisa

«Ne sei davvero sicura questa volta?»

«Sì, Maddy. Questa volta sì, davvero. È finita,» rispose Lisa, guardando il fondo del suo calice di vino.

Maddy socchiuse gli occhi, scrutandola a fondo per carpire ogni minimo fremito del viso, alla ricerca di una qualsiasi esitazione. Non trovandone, le labbra le si aprirono in un sorriso sincero.

«Bene.»

I sorrisi di Maddalena erano tanto rari quanto straordinariamente belli. In quelle occasioni, la ragazza riusciva a emanare un calore magnetico persino da quegli occhi blu scuro che di solito erano freddi e distanti come il ghiaccio. Era lo stesso calore che, al contrario, Lisa sapeva dispensare spontaneamente a chiunque e che aveva finito per attrarre persino una come Maddy, che per natura tendeva sempre a evitare la compagnia e le amicizie femminili. Spesso Lisa si era chiesta quanto le fosse mancato avere una vera amica, ma i rapporti di Maddalena con le donne erano sempre stati complicati, minati da gelosie o incomprensioni. Con Lisa, però, era stato tutto diverso fin dall'inizio.

«E tu, invece? Cosa mi combini di bello?» chiese Lisa, cambiando tono e assumendo un'aria complice.

Maddy inarcò un sopracciglio, tornando sulla difensiva. «Cosa vorresti dire, scusa?»

«Vorrei dire che... andiamo, ho visto benissimo come guardi l’istruttore della palestra, sai?»

«Parli di Marco?»

Lisa sorrise con malizia, godendosi quel raro momento in cui poteva mettere l'amica in difficoltà. «Quando metti gli occhi su una preda, quel poverino è praticamente spacciato, ammettilo!»

Forse fu per via dell’eccesso di Nero d’Avola che le circolava caldo nelle vene, ma Maddalena scoppiò in una risata aperta, cristallina.

«Già... sono io la cacciatrice, hai ragione.»

«Una cacciatrice che è diventata talmente furba da far credere agli uomini di essere la loro preda!» ribatté Lisa.

La verità era che a Maddalena non importava nulla del corteggiamento tradizionale. Non aveva un briciolo di romanticismo classico nel sangue, detestava ricevere rose rosse, bigliettini sdolcinati o scatole di cioccolatini a forma di cuore. Per lei la seduzione era un gioco di potere, di testa e di brividi fisici.

«Ma dimmi una cosa, Maddy,» riprese Lisa, appoggiando il mento alle mani e facendosi seria. «Puoi spiegare a una come me, che trova già immensamente stressante e faticoso gestire un solo fidanzato, come fai ad avere contemporaneamente due storie e a non stancarti mai? Come ci riesci?»

Maddalena si trovò, suo malgrado, a ridere di cuore per la genuinità dell'amica.

«Guarda che non è mica una regola fissa. Non è che tutte le volte che ho un ragazzo devo per forza avere quello di scorta in panchina».

«D'accordo, d'accordo. Ma la tua famosa teoria sugli amori liberi e simultanei, ti giuro, resta un mistero per me» insistette lei. «Prova a spiegarmela adesso che ho mezza bottiglia di Cannonau nelle vene e, soprattutto, direttamente nel cervello».

Maddy rimase in silenzio per qualche istante. Buttò giù un altro sorso generoso di vino prima di trovare le parole adatte.

«Vedi, Lisa, per me è semplicemente un modo come un altro per eliminare del tutto la gabbia del possesso. So perfettamente che a una mente quadrata può sembrare un concetto contorto, per cui forse posso spiegartelo meglio usando una situazione reale che hai vissuto anche tu da spettatrice. Quando stavo con Stefano, come sai, ho iniziato a frequentare anche Cristian, il mio compagno di corso in università. Se mi rendevo conto che mi stavo attaccando troppo a uno, che rischiavo di dipendere emotivamente da lui, io mi rifugiavo nell’affetto e nell'amore dell'altro. È la strategia ideale se il tuo obiettivo primario è non dipendere mai da nessuno, mantenere il controllo totale sulla tua vita.»

Maddy fece una breve pausa, guardando le volute di fumo della sua sigaretta.

«Probabilmente uno psicanalista mi direbbe che è un meccanismo di difesa piuttosto insano, e lo stesso Freud si metterebbe le mani nei capelli, molta gente della nostra età direbbe che è solo un modo vigliacco per non amare nessuno, per restare in superficie. Ma è fin troppo facile classificare come 'nevrosi' tutto ciò che semplicemente non rientra nelle categorie tradizionali che la società ha prestabilito per te. Io, dentro di me, sapevo perfettamente di amarli entrambi in modo diverso».

«E dal punto di vista fisico? Il sesso?» chiese Lisa, affascinata e confusa da quella logica così distante dalla sua.

«Il sesso era un'esperienza completamente diversa con ognuno dei due» spiegò Maddy, appoggiando la schiena alla sedia e lasciando che lo sguardo si facesse più intenso e torbido.

«È difficile spiegarti cosa significasse andare a letto con Stefano. Lui aveva una sorta di magnetismo animale, una carica grezza e primitiva che mi faceva perdere del tutto la testa... e le mutande, senza tanti complimenti. Con lui non c'erano preamboli o luci soffuse: era un'attrazione viscerale, travolgente, di quelle che ti lasciano addosso i segni delle dita sulla pelle, la schiena graffiata e il fiato corto fino al mattino dopo. Un bisogno fisico furioso, puro, quasi violento, in cui ti annulli completamente.»

Maddy fece una breve pausa, espirando una scia di fumo sottile prima di riprendere, le labbra lucide di vino. «Cristian, invece, era l’esatto opposto. Era infinitamente più sensuale, cerebrale, uno di quei ragazzi che sanno che il piacere non è solo il traguardo finale; dava un'importanza enorme all'attesa, a quella tensione elettrica che si crea prima ancora di spogliarsi. Sapeva esattamente come usare le mani, sapeva dove e come toccare, rallentando ogni mossa per farti venire i brividi ovunque, fino a farti implorare di passare al dunque. Una cura e una perversione dolce che con Stefano erano praticamente inesistenti.»

«E allora, se era così perfetto questo equilibrio, perché con Stefano è finita così male?»

Maddy spense il mozzicone nel posacenere con una dita decisa.

«Perché alla fine la carne da sola non basta più, Lisa. Quella fiammata si è spenta del tutto e ci siamo accorti che non avevamo nemmeno più la voglia o lo stimolo di spogliarci. Per quale fottuto motivo avremmo dovuto continuare a stare insieme? Solo per abitudine? L’ultimo periodo della nostra storia è stato asfissiante per entrambi, ma evidentemente a lui faceva comodo avere la bella bambolina da esibire in giro e da portarsi a letto quando gli pareva, ed è solo per quello che ora sta cercando disperatamente di tornare con me».

Lisa rifletté a lungo su quelle parole nel silenzio che seguì, guardando il profilo algido dell'amica. Fu in quel preciso istante che capì una verità profonda: sotto la superficie di tutte quelle relazioni parallele e di quegli amori liberi e simultanei, forse Maddalena, in quella sua fortezza di totale indipendenza, era sola esattamente quanto lei.

Stegen, 5 gennaio 2005 (mattina presto). Annalisa

«Allora, grappino?»

Maddy scacciò i fantasmi del passato con un cenno della testa, accettando l'invito. Prese in mano il bicchierino di vetro che Lisa le porgeva.

«Vada per il grappino alla mela.»

«E facciamo un bel brindisi di inizio anno»

«Alle donne ed alle nostre serate mistiche… Zum alles Wohl!»

«Prosit!»

Il liquore scese caldo, bruciando piacevolmente il palato e accendendo un calore diffuso. Maddy appoggiò la schiena alla sedia della cucina.

«Ti giuro che mi sembra di essere ringiovanita di dieci anni in un colpo solo!»

«A chi lo dici!» ridacchiò Lisa, riassaporando quell'intimità perduta. «È da quando è nato il piccolo Giacomo che non toccavo un goccio di alcol, avevo quasi rimosso questa sensazione».

«E allora beviamoci su, recuperiamo il tempo perduto!»

«Guarda che con un altro grappino in corpo finiremo inevitabilmente col parlare di sesso, lo sai bene come andiamo a finire eh?» la stuzzicò Lisa, gli occhi lucidi per l'alcol.

Maddy le lanciò un'occhiata complice, le labbra piegate in un sorriso squisitamente malizioso.

«Ottimo, così finalmente mi racconterai un po’ com’è far sesso da sposata e con un pargolo appresso nella stanza accanto. Se le lenzuola scottano ancora come un tempo o se dovete fare tutto al buio, a ritmi serrati e a bassissimo volume per non svegliare nessuno. Dai, confessati»

«Ma intanto dimmi tu... tra i tuoi vari amori liberi, simultanei e i mille amanti che ti sei presa in questi anni... chi è stato il migliore a letto? Chi ti ha fatto davvero perdere il controllo, facendoti dimenticare persino come ti chiami?»

«Dal punto di vista puramente del sesso?» chiese Maddy, inclinando la testa di lato, mentre la sua voce si faceva improvvisamente più bassa, roca e incredibilmente calda.

«Di quello stiamo parlando, no? Niente censure, esigo i dettagli.»

«Sicuramente Davide.»

La voce di Maddalena era scesa di un'ottava, assumendo una sfumatura densa, intima, quasi carnale. I suoi occhi si persero per un secondo nel vuoto della cucina, come se il solo ricordare la consistenza di quella pelle, l'odore preciso del suo collo, l'intensità di certi respiri affannati e il modo unico in cui Davide sapeva prenderla, stravolgerla e farla sua avesse riaperto un ricordo fin troppo vivido, fin troppo fisico, per essere gestito con la solita freddezza.

Maddy bevve l'ultimo goccio di grappa, assaporando il bruciore, mentre un sorriso segreto e invisibile le sfiorava gli angoli della bocca.

«Posso fumare un'altra sigaretta?» chiese subito dopo Maddy, interrompendo bruscamente quel flusso di pensieri ed estraendo il pacchetto con un gesto leggermente più rapido del solito, per coprire l'improvvisa scarica di adrenalina.

Lisa si alzò senza dire una parola e chiuse la porta che conduceva al corridoio, per evitare che l'odore denso del tabacco si spandesse per il soggiorno. «Sicura che non dà fastidio a Giacomo o ad Alex?» chiese Maddy, premendosi la sigaretta tra le labbra.

«Non preoccuparti, anche mio marito fuma in cucina la sera, siamo attrezzati».

«Pensa che quattro anni fa avevo persino smesso, sai?» disse Maddy, accendendo il fiammifero che illuminò per un istante i suoi occhi magnetici.

«Senza un gran risultato, a quanto vedo adesso» commentò Lisa, tornandosi a sedere e studiando l'amica.

La verità era che Lisa non riusciva proprio a immaginarsi una Maddy senza una sigaretta tra le dita; era un'immagine inconcepibile, come pensare a un cono senza il gelato sopra. Il suo modo unico di aspirare il fumo, trattenendolo un istante nei polmoni per poi rilasciarlo lentamente, socchiudendo gli occhi ogni volta che era pensierosa, arrabbiata o tesa, era una componente indissolubile della sua identità. E nominare Davide — che solo lei si ostinava a chiamare per esteso, dato che per tutti gli altri amici era semplicemente "David" — le aveva evidentemente rimescolato dentro un intero universo di emozioni represse. Emozioni calde che richiedevano, per non essere lette, lo schermo protettivo di una cortina di fumo grigio.

«E... come va adesso con lui?» chiese Lisa, avanzando con estrema cautela su quello che credeva essere un terreno minato.

Maddy fissò la brace ardente della sigaretta, nascondendo lo sguardo dietro le ciglia chiare, poi guardò la bottiglia di grappa con un lampo di divertita ironia per l'innocente ignoranza dell'amica.

«Per rispondere a questa domanda come si deve, mia cara Lisa, dovrei berne almeno altri quattro di questi... inizia a versare!» esclamò Maddy con una mezza risata, porgendole di nuovo il bicchiere.

Annalisa sorrise, versando un altro po' di liquore, ma nel profondo del cuore sentì una morsa di intensa ammirazione. Lei era stata la testimone oculare del loro primissimo incontro a Bologna; anzi, a essere del tutto onesti, era stata proprio lei a fare da tramite, a farli conoscere in quegli anni universitari. In quel frangente si era sentita un po’ il braccio destro del destino, perché da quel preciso giorno la vita di Maddalena era cambiata radicalmente, prendendo una direzione da cui non sarebbe più tornata indietro.

La storia di Maddy e Davide, per Lisa, era sempre stata una specie di bellissima leggenda metropolitana e privata, l'incarnazione di una favola moderna fuori dagli schemi tradizionali. Erano entrambi due spiriti profondamente liberi, selvaggi, caratterizzati da concezioni dell’amore completamente fuori dall’ordinario e prive di legami convenzionali. Erano amanti della vita, del divertimento, dei viaggi improvvisati all'avventura, della non-routine e, soprattutto, del controllo assoluto sulle proprie rispettive esistenze.

Eppure, per la loro storia, avevano deciso consapevolmente di fare un'eccezione: avevano scelto di lasciare che fosse il caso a condurre le danze. E, col passare del tempo, si erano accorti sempre di più di essere legati da un filo invisibile e inesorabile, una forza magnetica che tornava immancabilmente a unirli ogni volta che la vita, la distanza o le scelte personali provavano a dividerli. Una forza misteriosa, carnale e mentale, che loro due, con un misto di ironia e totale devozione, amavano chiamare destino.

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