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Volo Berlin – Bozen, 4 gennaio 2005. Maddalena
Maddalena era in aereo e stava guardando la cima delle Alpi dal finestrino; nel giro di pochi minuti sarebbe atterrata a Bolzano, dove Annalisa la stava aspettando.
Erano ormai sei anni che non la vedeva, lo stesso periodo di tempo che aveva passato fuori dall’Italia. Dopo essere rimasta a Berlino alcuni mesi per scrivere la tesi, aveva deciso di tornarvi per cercare lavoro e si era trasferita stabilmente, vincendo un concorso per fare la lettrice d’Italiano alla Freie Universität Berlin. Da allora non era più tornata a casa, nonostante non vivesse poi così tanto lontano dalla sua madrepatria. Se qualcuno le avesse chiesto il motivo di quella prolungata assenza, non avrebbe quasi sicuramente risposto se non con la sua solita alzata di spalle distratta e uno sbrigativo: «Boh, mi girava così». Tipico di Maddalena, del resto: nascondersi dietro un'apparente leggerezza per non dover spiegare i grovigli che aveva dentro.
L’ultimo weekend che aveva passato a casa era rimasto impresso nella sua memoria come una fotografia dai colori sfocati. Era uscita con Annalisa e si erano ubriacate — anche se la sua amica in genere non beveva quasi nulla —, dopodiché erano andate a ballare, cosa che non facevano quasi mai. Ma quella era una sera fuori dal normale, un disperato tentativo di esorcizzare l'addio, ed erano tornate a casa all'alba esauste, sudate e con un vago dolore all’altezza del petto. Una punta sorda di nostalgia che presto si sarebbe trasformata in un filo sottile capace di accompagnarle negli anni a venire.
Dopo la partenza si erano sentite spesso. Avevano passato notti intere connesse su Yahoo Messenger a raccontarsi le rispettive vite, avevano scritto e-mail chilometriche e inviato foto di ogni genere. Nel corso degli anni, però, i contatti erano inevitabilmente diminuiti a causa dei rispettivi impegni, finché una mattina Maddalena non aveva trovato una curiosa e-mail dell’amica: le chiedeva di passare la seconda parte delle vacanze di Natale nella casa in montagna dei suoi genitori. Lei aveva risposto immediatamente di sì ed era corsa in agenzia col cuore in gola. Non aveva mai avuto tanta fretta di tornare in Italia.
Ora, mentre guardava le cime innevate scivolare sotto l'ala dell'aereo, si domandava con un filo di ansia come sarebbe stato rivedersi: erano più vecchie, forse più sagge, sicuramente con qualche dolore e cicatrice in più.
Aeroporto di Bolzano, 4 gennaio 2005. Annalisa
Annalisa attendeva impaziente nella sala d’aspetto dell’aeroporto, controllando nervosamente il tabellone degli arrivi. Aspettava il volo della Lufthansa proveniente da Berlino, che purtroppo aveva accumulato cinquanta minuti di ritardo. Quell'attesa imprevista si stava rivelando per lei interminabile: era incredibile come gli ultimi istanti prima di rivedersi sembrassero infiniti, anche se confrontati a sei anni interi di lontananza.
Per costringersi a rimanere ferma, si mise a leggere il suo saggio sul teatro spagnolo del Siglo de Oro, pensando alla lezione che avrebbe dovuto tenere alla sua classe di terza liceo appena dopo le vacanze di Natale. Era un trucco per tenere i neuroni occupati e non mettersi a saltellare sulla sedia come una scolaretta in ansia in attesa di partire per la gita.
Era andata in bagno poco prima ed aveva indugiano davanti allo specchio per vedere quanto fosse cambiata, domandandosi come sarebbe stata Maddalena con sei anni in più e chissà quante e quali nuove esperienze alle spalle. Forse a Berlino era riuscita finalmente a trovare il suo equilibrio e a rimettere insieme quei pezzi di sé che aveva pian piano smarrito e che, un tempo, avevano cercato di recuperare insieme; o forse viveva ancora sopra le righe, rifiutando schemi di ogni genere ed apparentemente fregandosene del fatto che quell’equilibrio non l’avrebbe conosciuto mai.
Lei, nel frattempo, si era sposata e aveva avuto un figlio che ora aveva quasi tre anni. In quel momento il piccolo era al mare con la nonna paterna, mentre suo marito Alex si trovava in viaggio per lavoro; così Annalisa aveva approfittato di quei quattro giorni di totale relax per invitare la sua vecchia e migliore amica nella casa di montagna. Sotto sotto aveva dubitato che lei avrebbe accettato: da quando era partita dopo la laurea non l’aveva più rivista ed aveva sempre trovato il modo o la scusa perfetta per non tornare in Italia, nemmeno per il suo matrimonio . Con sua grande sorpresa, invece, Maddalena le aveva risposto quasi subito, dicendole che sarebbe arrivata a Bolzano alle 13.50 e che era davvero molto contenta dell’invito.
In fin dei conti Maddalena era sempre stata così: strana ed imprevedibile ma, forse proprio per questo, terribilmente affascinante. Aveva qualcosa di magnetico nei suoi meravigliosi e freddi occhi blu che tendevano al viola — uno sguardo cangiante che mutava sfumatura a seconda della luce e dei vestiti, capace di far girare la testa a chiunque quando passava in mezzo alla gente. Ma Annalisa l’aveva conosciuta in un momento un po’ particolare della giovinezza e forse proprio per questo Maddy le aveva mostrato subito la sua incredibile, quanto gelosamente nascosta, vulnerabilità.
Volo Berlin – Bozen, 4 gennaio 2005. Maddalena
Maddalena guardò impaziente l’orologio. Quel dannato aereo era in ritardo: dall'altoparlante avevano comunicato che, a causa di una forte perturbazione sopra le montagne, dovevano attendere in quota prima di ricevere l'autorizzazione ad atterrare. Lei, invece, non vedeva l’ora di appoggiare i piedi per terra. Non che soffrisse di vertigini, ma odiava stare nei posti chiusi troppo a lungo; si sentiva soffocare, le pareti della cabina le sembravano improvvisamente troppo strette e aveva una voglia terribile, quasi fisica, di accendersi una sigaretta.
«Scheisse!» imprecò a mezza voce, stringendo le dita attorno al bracciolo.
Cercò di distrarsi chiudendo gli occhi e lasciando che il ronzio dei motori l'aiutasse a scivolare nei ricordi. Si domandò, per l'ennesima volta, come sarebbe stato l’incontro con Lisa. Sapeva che adesso avrebbe trovato un anello nuziale al dito della sua amica ed era sinceramente curiosa di scoprire se la maternità l’avesse cambiata, se avesse ammorbidito i suoi spigoli o se le avesse regalato quella pace che entrambe avevano sempre cercato. Chissà quanto sarebbe stata diversa da quando, undici anni prima, le loro strade si erano incrociate per la prima volta.
Periferia di Bologna, aprile 1995 Maddalena
«...Fanculo!»
Maddalena era uscita a passi rabbiosi da quella festa obbrobriosa. Vi aveva partecipato solo in quanto ragazza dell’organizzatore, Stefano, che per il fine settimana aveva radunato tutti i suoi amici in un appartamento di periferia per un party a base di gin, vodka di sottomarca e marijuana. Lei forse aveva esagerato con il bere, convinta che il vodka martini fosse l’unico anestetico possibile per sopravvivere a una serata del genere, e ora si teneva lo stomaco con entrambe le mani, ferma sui gradini del sottoscala, indecisa se andare o meno a vomitare nel cortile.
«Fanculo Stefano e le sue feste del cazzo!» ringhiò tra i denti.
Odiava stare in mezzo alla confusione, soprattutto se circondata da maschi allupati che se ne fregavano del fatto che lei stesse insieme a un loro amico e cercavano ogni minima scusa, approfittando della calca, per allungare le mani. Sapeva di essere una bella ragazza — una bellezza sfacciata, che non passava inosservata — e sapeva anche che la sua reputazione tra quel gruppo di idioti non era delle migliori. Anzi, era davvero brutta.
Lei, però, sapeva anche di non essere una "troia", come gli altri la definivano con tanta gratuita cortesia, ma semplicemente una persona che non amava legarsi, legare gli altri o sentirsi legata a propria volta. Non aveva mai avuto problemi o ipocrisie nel raccontare di aver vissuto mille amori; e tutti, anche quelli durati lo spazio di pochi giorni o di una notte, erano stati totali, brucianti. Aveva una straordinaria capacità di convincere i ragazzi che la loro relazione fosse assoluta, un centro di gravità permanente, anche quando sapevano perfettamente — perché era stata lei stessa a chiarirlo fin dall'inizio, con spietata onestà — che non erano gli unici nella sua vita.
Stava ormai pensando che avrebbe dovuto rimettere lì, da sola, al buio del sottoscala, quando vide un’ombra avvicinarsi e tagliare la luce fioca del lampione.
«Stai bene?» chiese una voce pulita, un po' esitante.
«Secondo te?» rispose Maddy, senza nascondere il sarcasmo.
Alzò gli occhi, scostandosi i capelli dal viso, e vide una ragazza che conosceva soltanto di vista: era la fidanzata di Ivan, il migliore amico di Stefano.
«Cazzo, sei messa male… aspetta che ti porto fuori di qui», disse l'altra, facendosi avanti senza timore della sua risposta acida.
I caldi occhi castani e decisamente espressivi della ragazza in qualche modo la scalzarono, trasmettendole un senso di inaspettata protezione. Maddalena decise di fidarsi e la seguì lungo i gradini, lasciandosi guidare verso l'uscita.
«Meglio con l’aria fresca?» le chiese una volta arrivate nel cortile interno, dove il vento della sera cominciava a ripulire i polmoni.
«Se riuscissi a fermare il trambusto che ho nello stomaco…» ammise Maddy, appoggiando la schiena contro il muro di mattoni.
«In fondo alla strada c’è un bar aperto, andiamo che ti prendo un caffè ben stretto».
Maddalena la guardò, stupita da quella premura inaspettata. «Ma… non voglio rovinarti la festa. Il tuo ragazzo è dentro».
L'altra ragazza fece una smorfia di puro disprezzo verso le finestre illuminate da cui rimbombava la musica. «Cosa, quell’ammasso di idioti fumati e pervertiti? Credimi, preferisco di gran lunga aiutare te a smaltirla».
Maddy si trovò, suo malgrado, a sorridere. Fu in quel preciso istante, scoprendo di non essere stata l’unica a sentirsi profondamente a disagio in quel mondo, che nacque qualcosa tra loro.
Aeroporto di Bolzano, 4 gennaio 2005. Annalisa
Finalmente l’aereo era atterrato, rompendo la tensione del ritardo, e i primi passeggeri stavano cominciando a uscire oltre le porte scorrevoli della sala arrivi. Era incredibile pensare che fossero passati sei anni interi senza poter incrociare lo sguardo di Maddy o assistere a uno di quei suoi rari e bellissimi sorrisi, capaci di illuminarle il volto all'improvviso.
La vide da lontano mentre camminava, avanzando tra la folla e facendo il suo inconfondibile rumore di tacchi, un suono amabilmente riconoscibile che Annalisa avrebbe distinto ovunque. Riusciva a scorgere quel corpo magro che percorreva il vialetto d'uscita e che, di tanto in tanto, dava quasi l’impressione che, se non fosse stata una donna di ormai quasi trentun anni — per di più una maniaca dell’autocontrollo e delle apparenze —, si sarebbe messa a correre e saltellare per la gioia del ricongiungimento. Il vento gelido dell'esterno le soffiava contro la figura, facendo volare la coda bionda a destra e a sinistra. Maddy adorava i capelli lunghi, e madre natura era stata decisamente buona con lei, donandoglieli lisci, morbidi e di un biondo naturale e luminoso.
Annalisa le andò incontro a passo rapido e l’abbracciò fortissimo, stringendola a sé e sfidando il vento gelido che sembrava quasi tagliarle le guance.
«Che bello essere qui e riabbracciarti, Lisa», disse Maddalena, affondando il viso contro il suo cappotto.
Si staccarono e si guardarono emozionate, quasi incredule di essere finalmente di fronte l’una all’altra, tanto erano cambiate le cose, le vite e le prospettive da quando si erano salutate sei anni prima alla stazione. Loro due, in compenso, non sembravano cambiate più di tanto: il tempo pareva essersi fermato a quando Maddalena era salita su quel volo diretto a Berlino con una valigia piena di sogni e di paure, anche se non lo avrebbe mai dato a vedere a nessuno.
Annalisa aveva sempre i capelli ricci e castani lasciati cadere sulle spalle in modo naturale. I suoi occhi verde-marrone, color muschio, avevano assunto invece un’espressione molto più dolce e sicura rispetto allo sguardo impaurito che la caratterizzava un tempo; indossava dei jeans larghi e un cappotto nero che, secondo Maddy, era sempre troppo leggero per la stagione invernale, forse perché nemmeno gli anni passati a Nord l’avevano davvero abituata a sopportare il freddo della montagna. Maddalena, al contrario, indossava un piumino scuro da cui sbucavano appena le mani guantate e una sciarpa dello stesso identico colore dei suoi occhi: un blu-viola intenso e profondo.
«Andiamo ad appoggiare le valigie a casa mia», disse Lisa per vincere l'emozione, «che poi ti porto a prendere una cioccolata calda bollente, così ti riscaldi un po’».
Si fermarono poco dopo in una pasticceria in Stadtgasse, la stessa identica dove andavano quando erano più giovani e passavano le giornate a sciare, con Maddalena che provava le prime tavole da snowboard e, spesso e volentieri, finiva per farsi rincorrere dai poliziotti sulle piste.
«Adesso le tavole sono molto più comuni, non avrai problemi stavolta», scherzò Lisa, tenendo la tazza fumante tra le mani.
«Che risate… ti ricordi quando mi presero quella volta? Quando ero andata in fuori pista senza nemmeno accorgermi che li avevo dietro!».
Lisa per poco non si affogò con la cioccolata. L' avevano portata drittamente all'ufficio del capo della polizia e lei l’aveva accompagnata fedelmente, terrorizzata dalle conseguenze. Era finita con il cosiddetto capo che, visto che aveva moglie e figli lontani per le vacanze, le aveva invitate formalmente a cena a casa sua. Loro avevano preso il bigliettino con il numero di telefono, avevano sorriso gentili e l’avevano gettato nel primo cestino appena fuori dalla caserma, commentando accoramente di come sapessero essere stupidi e prevedibili gli uomini.
«Come stanno Alex e il piccolo Giacomo?» chiese poi Maddy, tornando al presente.
«Bene… se riesci a trattenerti qualche giorno in più te li posso far conoscere, tornano a breve».
«Volentieri… sono proprio curiosa!».
Lisa avrebbe voluto dirle che, se voleva, avrebbe potuto scendere a trovarla anche molto prima, senza far passare sei anni di silenzio. Ma sapeva perfettamente che Maddalena non avrebbe mai dato spiegazioni per il suo modo di agire, per lo meno fino a quando non avesse deciso lei di farlo: aveva una speciale, innata abilità nel nascondere ansie, paure e segreti dietro a un atteggiamento affabile ed elegante, e Lisa dubitava che l'aria di Berlino avesse cambiato questo suo modo di essere. Dopotutto, Maddalena questa dura lezione l’aveva imparata quando era ancora troppo giovane per poter sviluppare altri e più sani meccanismi di difesa.
Maddalena la guardò fissa negli occhi, dritta nelle pupille, e parve leggerle i pensieri.
«Scusa se non sono venuta prima», disse d'un tratto, a voce bassa.
Lisa la guardò con uno sguardo a metà fra l’interrogativo e l’apprensivo, colta di sorpresa da quel lampo di vulnerabilità, ma l’amica aveva già cambiato argomento, espressione e tono di voce, per cui decise di non approfondire per il momento.
La casa di Annalisa era piccola ma molto bella, completamente rifinita in legno e scaldata dal profumo di pino; si trovava a Stegen, una frazione tranquilla dove con una breve e piacevole passeggiata potevi arrivare direttamente nel centro di Brunico. Quella sera, senza nemmeno bisogno di discuterne, avevano deciso di dormire nel lettone insieme come ai vecchi tempi, ed esattamente come allora passarono ore ed ore a parlare della loro vita nel buio della stanza, quasi incapaci di credere al fatto che erano rimasti sei anni senza farlo.
Lisa le raccontò di suo marito, di cui Maddalena era stata ampiamente aggiornata via e-mail nel corso degli anni, ed in particolare di come fosse stato difficile far accettare alla propria famiglia il fatto che avesse trovato un uomo molto più grande di lei.
Maddalena se lo poteva ben immaginare. I genitori dell’amica erano tutt’altro che di larghe vedute: erano le stesse persone che avevano minacciato di sbatterla fuori casa quando era rientrata con un piccolo brillantino al naso, e spesso e volentieri anche solo uscire alla sera, per Lisa, diventava un problema enorme e una trattativa estenuante. Inoltre, non avevano mai visto di buon occhio la loro amicizia, per il semplice fatto che — come ripetevano sempre alla figlia con tono di rimprovero — «non circolano delle belle voci su di lei, cara».