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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 11/07/2026, 11:57 · Aggiornato il 11/07/2026, 11:57

Capitolo 64: Il Ritorno alla Capitale

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Le mura della capitale si stagliavano all’orizzonte, illuminate dai raggi dorati del sole del mattino. La Compagnia dell’Eroe avanzava attraverso le porte principali, accolta da una folla festante. La notizia della sconfitta del generale del Re Demone, Xarthas, si era diffusa rapidamente, portando una nuova speranza tra la popolazione. Ovunque si udivano grida di gioia e applausi. Le strade erano addobbate con nastri e fiori, e i tamburi suonavano una melodia di vittoria.

Arlene guidava il gruppo, con le ferite ancora fresche e il corpo stanco, ma il cuore colmo di determinazione. Al suo fianco camminavano Myra e Lysara, entrambe provate dallo scontro, ma con gli occhi brillanti di soddisfazione. Dietro di loro, Noir camminava a fatica, sostenendo il peso del suo corpo ferito con dignità, mentre Xaltara chiudeva il gruppo, la sua figura maestosa attirava gli sguardi di tutti.

Il brusio della folla si fece più intenso quando gli occhi caddero su Xaltara. I suoi capelli bianco platino con sfumature rosse brillavano al sole, e la sua armatura cerimoniale dorata rifletteva la luce come un faro divino. La lancia che portava sulle spalle sembrava pulsare di un’energia antica, e il suo portamento sicuro e impassibile trasmetteva un’aura di autorità. Nessuno sapeva chi fosse, ma la sua presenza era impossibile da ignorare.

Tra la folla, una figura familiare attirò lo sguardo di Arlene: Elion, il suo maestro e padre adottivo. Stava osservando il gruppo con orgoglio, ma quando i suoi occhi incontrarono quelli di Xaltara, il suo volto si irrigidì. Era pallido, come se avesse visto un fantasma. La sua bocca si aprì leggermente, ma non uscì alcun suono.

Arlene notò il cambiamento nel volto di Elion e lo scrutò con curiosità. «Tutto bene, Elion?» gli chiese quando lo raggiunse.

Lui non rispose subito, continuando a fissare Xaltara, che sembrava ignorare il suo sguardo. Dopo un attimo, Elion distolse lo sguardo e rispose con un sorriso teso: «Sì, Arlene. È solo... sorpresa. Nulla di più.»

Arlene inclinò la testa, non completamente convinta, ma decise di non insistere. C’era qualcosa di strano nella reazione di Elion, ma non era il momento di approfondire.

Non ci volle molto prima che un messaggero reale si avvicinasse alla Compagnia. «Sua Maestà il Re desidera vedervi immediatamente nella sala del trono,» annunciò con un tono formale. «Vi attende per discutere della vostra impresa e.… della nuova arrivata.»

Arlene annuì, guidando il gruppo verso il palazzo. Le guardie aprirono le imponenti porte dorate che conducevano alla sala del trono, e il gruppo avanzò sotto lo sguardo attento dei nobili e dei consiglieri reali. Al centro della sala, il Re Thalador li attendeva, seduto sul suo trono decorato con simboli antichi e drappeggi dorati. I suoi occhi erano fissi sulla Compagnia, ma si soffermarono immediatamente su Xaltara.

Arlene si inginocchiò davanti al re, seguita dagli altri membri della Compagnia, ad eccezione di Xaltara, che rimase in piedi, la testa alta e lo sguardo fermo. Non era un atto di sfida, ma piuttosto una dimostrazione di chi fosse davvero.

«Sire,» iniziò Arlene, «Xarthas, il generale del Re Demone, è stato sconfitto. È stata una battaglia difficile, ma siamo riusciti a fermarlo. Inoltre, durante la nostra missione, abbiamo incontrato... lei.»

Arlene fece un gesto verso Xaltara, e il nome che pronunciò subito dopo riempì la sala con un silenzio opprimente. «Xaltara, la Custode del Crepuscolo.»

Il volto del re si trasformò in una maschera di stupore. Si alzò lentamente dal trono, i suoi occhi fissi sulla figura di Xaltara. Gli altri presenti nella sala, consiglieri, nobili e guardie, rimasero senza fiato. Poi, in un gesto simultaneo, tutti si inginocchiarono, incluso il re stesso.

«Dea del Crepuscolo,» disse il Re Thalador con voce tremante. «Mai avrei pensato di poter vedere con i miei occhi colei che è venerata nelle leggende. La tua presenza qui è un onore indescrivibile.»

Xaltara rimase immobile, osservando la scena con un’espressione enigmatica. Poi, con voce calma ma autoritaria, disse: «Alzatevi. Non c’è bisogno di formalità. Sono solo una viandante, non una divinità.»

Il re si rialzò con cautela, ma l'ammirazione nel suo sguardo rimase. «La tua umiltà ti onora, ma la tua leggenda parla di un potere oltre l’immaginabile. Il tuo ritorno potrebbe cambiare il corso della guerra contro Vorrath.»

Xaltara annuì leggermente, ma non aggiunse altro. Arlene, però, colse l’occasione per parlare.

«Sire, Xaltara ci ha aiutati nella battaglia contro Xarthas, e ci ha offerto la sua guida. Ma ha detto che si unirà a noi solo dopo aver messo alla prova la mia forza in un combattimento.»

Il re guardò Arlene con un misto di preoccupazione e orgoglio. «Se hai la sua approvazione, Arlene, significa che stai percorrendo il sentiero giusto. Ma fai attenzione: la sua prova non sarà facile.»

Dopo l'udienza, mentre la Compagnia lasciava la sala del trono, Arlene notò che Xaltara sembrava più silenziosa del solito. Decise di non disturbarla, ma non poté fare a meno di chiedersi cosa stesse passando per la mente della leggendaria Custode del Crepuscolo. Intanto, il resto del regno festeggiava, ignaro del significato reale della presenza di Xaltara tra loro.

Elion osservava da lontano, la sua mente agitata. Aveva riconosciuto Xaltara non solo per la sua leggenda, ma per qualcosa di più personale. Ma quel segreto, per ora, rimaneva sepolto nel suo cuore.

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