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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 11/07/2026, 12:05 · Aggiornato il 11/07/2026, 12:05

Capitolo 65: Riflessi e Progressi

@alter_riderAlter_Rider
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  • Morte
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Le giornate nella capitale trascorrevano lentamente, mentre la Compagnia dell’Eroe si dedicava a recuperare le forze dopo la dura battaglia contro Xarthas. I giorni di tensione e dolore si erano trasformati in momenti di riposo, ma Arlene non riusciva a scrollarsi di dosso la sensazione che qualcosa non andasse.

Elion, che solitamente era una presenza costante e rassicurante, era rimasto distante. Da quando l’aveva visto bloccarsi alla vista di Xaltara, non riusciva a smettere di pensare al suo strano comportamento. C’era qualcosa che il suo maestro non le aveva detto, e Arlene sapeva che non poteva ignorarlo.

La casa di Elion nella capitale era una modesta abitazione situata vicino al quartiere dei mercanti, con un piccolo giardino curato e una fontana al centro. Era tranquilla e accogliente, un rifugio perfetto per un uomo che aveva dedicato la sua vita agli altri. Arlene arrivò poco dopo mezzogiorno, il sole alto nel cielo, e bussò alla porta con una mano ferma.

Elion aprì la porta dopo qualche istante, e il suo volto si illuminò leggermente alla vista di Arlene. «Arlene, cosa ti porta qui? Non dovresti essere a riposarti?»

Lei gli sorrise, cercando di nascondere la sua preoccupazione. «E tu non dovresti essere in giro a fare commenti saggi su come mi sto allenando?» ribatté con tono scherzoso, ma i suoi occhi tradivano la serietà della sua visita.

Elion la fece entrare, guidandola verso una sala arredata con mobili semplici ma eleganti. Al centro c’era un grande tavolo di legno scuro, con una serie di pergamene sparse sopra di esso. Su un lato, una vetrina conteneva vecchi libri e cimeli del passato.

«Vedo che non hai perso la tua ossessione per le pergamene,» commentò Arlene, osservando i fogli sparsi.

Elion fece un piccolo sorriso, ma c’era qualcosa nei suoi occhi che non convinse del tutto Arlene. «Non è un’ossessione, è.… un’abitudine che non riesco a perdere.»

I due si sedettero, e dopo qualche istante di silenzio, Arlene decise di affrontare l’argomento che aveva in mente. «Elion, devo chiederti una cosa.»

Il tono diretto della sua voce lo fece irrigidire leggermente, ma annuì, indicando che poteva continuare.

«Alla parata... quando hai visto Xaltara. Sembravi sconvolto. È successo qualcosa? La conosci?»

Elion si appoggiò allo schienale della sedia, chiudendo gli occhi per un momento, come se stesse raccogliendo i pensieri. Poi, parlò lentamente. «Non la conosco personalmente. Ma conosco la sua storia... e ciò che rappresenta.»

Arlene inclinò la testa, aspettandosi di sentire qualcosa di più. Quando Elion non continuò, lo incalzò: «E cosa rappresenta per te? Perché la sua presenza ti ha turbato così tanto?»

Elion sospirò, guardandola negli occhi. «Xaltara è una leggenda, Arlene. Un simbolo di potere e distruzione, ma anche di speranza. Il fatto che sia qui, al tuo fianco, è sia un segno di grande cambiamento che un presagio di pericolo. Non posso ignorare ciò che la sua apparizione potrebbe significare per il nostro mondo.»

Arlene rifletté sulle sue parole, ma qualcosa dentro di lei non si sentiva ancora soddisfatta. «Pensi che sia una minaccia?»

Elion scosse la testa. «No. Credo che Xaltara abbia i suoi scopi, e che questi possano allinearsi con i nostri. Ma lei è antica, Arlene. Porta con sé un peso che non possiamo comprendere del tutto. Voglio solo che tu sia preparata per ciò che potrebbe venire.»

Cercando di alleggerire l’atmosfera, Arlene cambiò argomento. «Lasciamo Xaltara per un momento. Dimmi, Elion, hai visto come sono cambiata?»

Il vecchio maestro sorrise lievemente, questa volta con un’espressione più serena. «Sì, Arlene. Ho visto i tuoi progressi, e devo dire che sono orgoglioso di ciò che sei diventata. Ma...»

«Ma?» lo incalzò, sapendo che c’era sempre un «ma» nei suoi discorsi.

«Ma devi stare attenta a non lasciarti consumare dal potere. Le fiamme blu sono una forza incredibile, ma anche un peso. Ho visto guerrieri perdere sé stessi nel tentativo di dominare ciò che non potevano controllare. Non voglio che tu faccia lo stesso errore.»

Arlene annuì lentamente, comprendendo il peso delle sue parole. «Farò del mio meglio, Elion. Non voglio deluderti. E non voglio perdere me stessa.»

Elion si alzò, mettendole una mano sulla spalla. «Non mi deluderai mai, Arlene. E anche se il cammino davanti a te è difficile, ricorda che non sei sola.»

Mentre lasciava la casa di Elion, Arlene non poté fare a meno di sentirsi ancora preoccupata. C’era qualcosa che il suo maestro non le aveva detto, qualcosa che aveva visto negli occhi di Xaltara. Ma per il momento, decise di concentrarsi sul presente. Aveva ancora molte sfide da affrontare, e ogni momento di riposo era prezioso.

Osservando il cielo, si rese conto di quanto fosse cambiata. Non era più la ragazza insicura del villaggio, ma una guerriera che portava sulle spalle il peso di un’intera nazione. Eppure, in fondo al cuore, sapeva che c’erano ancora molte cose da imparare. E Elion, come sempre, era lì per guidarla.

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