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Il viaggio verso la capitale era lungo e pieno di silenzio, rotto solo dal rumore degli zoccoli dei cavalli e dal lieve fruscio delle foglie mosse dal vento. Arlene, ancora stanca dallo scontro con Xarthas, sentiva il peso delle responsabilità sempre più gravoso sulle sue spalle. Noir, benché pallido e con ferite ancora evidenti, sembrava assorto nei suoi pensieri, mentre Myra e Lysara osservavano la nuova arrivata con curiosità mista a cautela.
Xaltara cavalcava qualche passo avanti, la sua lancia ben salda sul dorso del cavallo. L’aria maestosa che la circondava era quasi intimidatoria, e la sua armatura rifletteva la luce del sole come un faro divino. Nessuno osava parlare, fino a quando, durante una sosta per riposare, avvenne qualcosa di inaspettato.
Seduta accanto al fuoco, Xaltara si tolse l’elmo, rivelando il suo viso sereno. Con un gesto improvviso, afferrò una ciotola di stufato preparata da Myra, portandosela alle labbra e facendo una smorfia teatrale.
«Ma che cos’è questo? Una punizione divina?!» esclamò, con un tono incredibilmente diverso dalla solennità mostrata fino a quel momento.
Arlene, sorpresa, alzò un sopracciglio. «Non mi sembra così terribile.»
Xaltara scoppiò in una risata contagiosa, battendo una mano sul ginocchio. «Terribile? Questa roba farebbe scappare persino un demone! Seriamente, ragazza, chi ti ha insegnato a cucinare?»
Myra, offesa, incrociò le braccia. «Ho fatto del mio meglio! E comunque, non si lamenta mai nessuno!»
«Questo perché non vogliono offenderti,» rispose Xaltara con un sorriso malizioso. Poi, in un baleno, si alzò e si avvicinò al pentolone, assaggiando di nuovo il contenuto. «Manca del sale... e del sapore in generale.»
Arlene non riuscì a trattenere una risata. «Quindi non sei sempre così glaciale come sembri.»
Xaltara si girò verso di lei, facendo un’espressione esageratamente seria. «Glaciale? Oh, no, no. Io sono una ragazza molto socievole! Sai, adoro le battute, il buon cibo, e amo sfidare gli altri. Vuoi fare una gara di forza con me? O meglio, una gara di resistenza al cibo piccante?»
Lysara, che fino a quel momento era rimasta in disparte, scosse la testa incredula. «Non ti riconosco. È come se fossi due persone diverse.»
Xaltara sorrise con fare enigmatico. «Forse lo sono.»
Arlene la osservò con attenzione. Era chiaro che la guerriera aveva due facce: una fredda e spietata in battaglia, e l’altra vivace e giocosa fuori dal combattimento. Questo contrasto la rendeva ancora più affascinante e, allo stesso tempo, imprevedibile.
Nel cuore delle terre oscure, nella sala del trono della fortezza demoniaca, il Re Vorrath sedeva con un’espressione che mescolava furia e frustrazione. La notizia della morte di Xarthas gli era appena giunta, e la sua ira era palpabile. La spia che aveva portato la notizia tremava davanti a lui, consapevole che il rischio di perire per mano del sovrano era altissimo.
«Ripeti,» ordinò Vorrath, la sua voce bassa e minacciosa.
«La... la squadra di Arlene ha sconfitto il generale Xarthas, mio signore,» balbettò la spia. «E.… e c'è di più. Si dice che... che abbiano con loro Xaltara.»
Il nome cadde come una pietra nella sala, e il silenzio che seguì fu assordante. Vorrath si alzò lentamente, le sue corna brillavano alla luce fioca delle torce. I suoi occhi rossi fissarono la spia con un’intensità che la fece cadere in ginocchio.
«Xaltara,» sibilò Vorrath, la sua voce colma di un odio primordiale. «Quella dannata Custode... È ancora viva?»
La spia annuì freneticamente. «Sì, mio signore. È con loro. Non sappiamo perché, ma—»
La frase non fu mai completata. Vorrath, con un movimento fulmineo, sollevò la spia con una mano, riducendola in mille pezzi con un’esplosione di energia oscura. I frammenti caddero a terra come cenere, e la sua ira non diminuì di un briciolo.
Dietro di lui, Lapis osservava la scena con un sorrisetto malizioso. «Mi sembra che la tua paura sia giustificata, Vorrath. Se Xaltara si è unita a loro, le cose potrebbero farsi interessanti.»
Il Re Demone si girò verso di lei, i suoi occhi fiammeggianti. «Non parlare come se fosse un gioco, Lapis. Xaltara è un pericolo reale. La sua presenza potrebbe ribaltare l’intero corso della guerra.»
Lapis ridacchiò, incrociando le braccia. «Forse è il momento di prepararmi seriamente. È da secoli che non mi alleno. Potrei dovermi divertire un po'.»
Le parole di Lapis lasciarono Vorrath perplesso. «Allenarti? Tu, Lapis, che non hai mai trovato avversari degni del tuo potere?»
Lei lo fissò, il suo sguardo era freddo e determinato. «Se Xaltara è davvero tornata, allora devo essere pronta. E sai bene che non mi alleno mai senza uno scopo. Vorrath, non puoi permetterti di sottovalutare il nostro nemico... e nemmeno io.»
Il Re Demone rimase in silenzio per un momento, poi annuì lentamente. «Fai ciò che devi. Ma ricorda: non ci sono margini di errore.»
Arlene continuava a osservare Xaltara, che ora rideva e scherzava con Myra e Lysara. Sembrava incredibile che la stessa persona potesse essere tanto letale in battaglia e così vivace nella vita quotidiana. Ma sotto quella maschera giocosa, Arlene percepiva un grande dolore. Qualunque fosse il suo passato, Xaltara lo portava con sé in ogni passo che faceva.
La squadra si avvicinava sempre più alla capitale, ignara delle nuove mosse del Re Demone e dei suoi generali. Ma una cosa era certa: con Xaltara al loro fianco, il viaggio verso il futuro sarebbe stato pieno di sorprese.