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Il fuoco crepitava tranquillo al centro del campo improvvisato, illuminando le figure di Arlene e Xaltara. L'aria notturna era fresca, ma l'atmosfera attorno al fuoco era avvolta in un’aura calda, quasi intima, grazie alla presenza della misteriosa guerriera. Arlene osservava Xaltara con attenzione, cercando di cogliere ogni dettaglio di quella donna enigmatica.
I capelli bianco platino, con sfumature rosso fuoco sulle punte, sembravano quasi incandescenti alla luce delle fiamme. La treccia che portava era decorata con piume variopinte e gioielli antichi, oggetti che raccontavano di un tempo lontano. I suoi occhi di un azzurro brillante riflettevano la luce del fuoco come due gemme, ma al loro interno c’era una profondità che parlava di ere dimenticate. Indossava un’armatura cerimoniale dorata, ornata con intricati motivi tribali che evocavano il sole e la luna in una danza perpetua. A completare l’immagine divina, un elmo decorato con piume multicolori era posato accanto a lei, accanto alla sua lancia maestosa. Quest’ultima sembrava viva, avvolta in un’aura che oscillava tra il fuoco dorato e ombre crepuscolari.
«Non riesco a capire,» disse Arlene, spezzando il silenzio. «Sei apparsa all’improvviso, hai salvato Noir, e ora sei qui. Ma chi sei veramente, Xaltara?»
Xaltara sollevò lo sguardo dal fuoco, e un sorriso enigmatico curvò le sue labbra. «Sono solo una viandante, un’ombra del passato che vaga per un mondo che non le appartiene più.»
Arlene non era soddisfatta di quella risposta. «Non sembri solo una viandante. Sei troppo... imponente. Quando ti ho vista la prima volta, ho pensato che fossi una dea.»
Xaltara ridacchiò piano, ma i suoi occhi tradivano una certa malinconia. «Molto tempo fa, forse lo ero. Nel mio regno, Axol-Neyal, ero conosciuta come la Custode del Ciclo Eterno. Proteggevo l’equilibrio tra il giorno e la notte, tra la luce e l’oscurità. Ma quel regno è scomparso da tempo. Ora sono solo un ricordo.»
Arlene ascoltava con attenzione, catturata dalle parole di Xaltara. «Axol-Neyal... Non ne ho mai sentito parlare. Cos'è successo al tuo regno?»
Xaltara distolse lo sguardo, fissando il buio oltre il cerchio di luce del fuoco. «Il mio popolo era unico, legato a un equilibrio sacro che pochi potevano comprendere. Ma il Caos Primordiale ci trovò. Erano forze che non potevano essere contenute, mostri che incarnavano la distruzione stessa. Per proteggere il mio regno, ho dovuto attivare il mio potere, Nahui-Quetzalli: Rinnovamento Eterno del Sole Morente.»
Arlene si sporse in avanti, colpita da quel nome. «Cosa fa esattamente?»
Xaltara prese un respiro profondo, la sua voce si fece più bassa, quasi un sussurro. «Quando evoco Nahui-Quetzalli, richiamo il potere di Axol-Neyal. Il cielo si trasforma in un crepuscolo eterno, e un disco solare dorato appare sopra di me. Da quella luce, saturò un turbine di fuoco sacro e ombre che distrugge tutto ciò che tocca. Ma non è solo distruttivo: riscrive temporaneamente la realtà, riportando equilibrio tra vita e morte.»
Arlene rimase senza parole. L’immagine che Xaltara evocava con le sue parole era tanto maestosa quanto terrificante. «E hai usato questa magia contro il Caos?»
Xaltara annuì, ma il suo volto si incupì. «Ho distrutto il mio regno per salvarlo. Axol-Neyal è svanito, e con esso il mio popolo. Ora esisto solo io... e i demoni che temono ancora quel potere. Vorrath e i suoi generali sanno cosa posso fare, e per questo mi evitano. Ma non posso più usare quell’arma. Il costo è troppo alto.»
Il silenzio calò tra le due, rotto solo dal crepitio delle fiamme. Arlene sentì un’ondata di empatia per Xaltara. «Deve essere stato terribile. Non riesco nemmeno a immaginare cosa significhi perdere tutto.»
Xaltara sorrise amaramente. «Tu stai imparando cosa significa perdere, Arlene. Le fiamme blu che porti sono un simbolo di speranza, ma anche un peso. Non sono un semplice potere; sono un legame con un drago, e richiedono equilibrio e determinazione per essere padroneggiate.»
Arlene si irrigidì. «Sai delle mie fiamme?»
Xaltara annuì. «Le ho viste. Sono rare, quasi leggendarie. Ma ciò che mi stupisce di più è che tu riesca a controllarle. Non sei ancora al massimo del loro potenziale, ma hai già dimostrato un’incredibile forza d’animo.»
Arlene si sentì sopraffatta da quella rivelazione. «Cosa significa raggiungere il massimo potenziale? Le fiamme nere?»
Xaltara la fissò con intensità. «Sì. Le fiamme nere sono l'apice del potere del tuo legame. Solo chi riesce a unire completamente la propria anima a quella del drago può evocarle. Ma attenzione, Arlene. Le fiamme nere non perdonano. Se non le controlli, ti consumeranno.»
Arlene annuì, determinata. «Troverò un modo. Non ho scelta. Devo proteggere i miei amici, il mio regno... e sconfiggere Vorrath.»
Xaltara si alzò lentamente, impugnando la sua lancia. La sua figura torreggiava sopra Arlene, un misto di grazia e potere. «Hai un potenziale enorme, ragazza del fuoco blu. Ma voglio vedere di cosa sei veramente capace. Quando sarai pronta, ti sfiderò. Solo allora saprò se sei degna di guidare questa lotta.»
Arlene si alzò a sua volta, fissandola negli occhi. «Accetto la tua sfida. Ma finché non accadrà, voglio che tu combatta al nostro fianco. Sei troppo forte per affrontare tutto da sola.»
Xaltara sorrise leggermente, un raro momento di calore nel suo volto altrimenti impenetrabile. «Viaggerò con voi. È passato troppo tempo da quando ho condiviso il mio cammino con qualcuno. Ma non aspettarti che mi unisca ufficialmente al tuo gruppo... non ancora.»
Arlene sorrise. «Grazie, Xaltara. Non te ne pentirai.»
Xaltara annuì, ma mentre si allontanava dal fuoco per controllare il campo, un pensiero la attraversò: Non sanno chi sono. E forse è meglio così, per ora.