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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 05/07/2026, 11:48 · Aggiornato il 05/07/2026, 11:49

Capitolo 60: La Custode del Crepuscolo

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Il crepitio del fuoco rompeva il silenzio della notte, mentre le fiamme danzavano sul volto pallido di Xaltara. I suoi lunghi capelli bianchi con punte rosse cadevano lisci sulle spalle, riflettendo una luce eterea. La lancia appoggiata accanto a lei sembrava emanare una presenza propria, come se vibrasse di energia latente. Accovacciata vicino a Noir, Xaltara stava medicando con movimenti esperti le sue ferite, ma i suoi occhi, intensi come la luce dell’aurora, scrutavano Arlene con una curiosità e una profondità che la mettevano a disagio.

Arlene, seduta accanto a Myra e Lysara, osservava in silenzio. Le sue energie erano prosciugate, il corpo ancora scosso dai segni della battaglia con Xarthas. Eppure, non poteva fare a meno di fissare la misteriosa donna davanti a lei. Ogni fibra del suo essere le diceva che Xaltara non era un’avversaria comune, né una semplice guerriera.

Finalmente, fu Xaltara a rompere il silenzio. La sua voce era profonda, ma melodiosa, come un canto antico. «Tu usi il fuoco blu,» disse senza preamboli, continuando a bendare Noir. «Un potere che pensavo fosse solo una leggenda, eppure... l’ho visto con i miei occhi.»

Arlene si irrigidì, sorpresa dalla diretta menzione delle sue fiamme. «È vero,» ammise, con voce stanca ma ferma. «È un potere che ho ereditato, anche se non capisco ancora del tutto cosa significhi.»

Xaltara sollevò lo sguardo, fissandola con intensità. «Non comprendi cosa significa?» si fermò, lasciando cadere le bende al suo fianco. «Quelle fiamme... sono l’eredità di un patto millenario. Il fuoco blu non è solo magia. È un segno di legame, un potere che richiede la forza dell’anima e del cuore per crescere. Ma nessun essere umano dovrebbe poterle usare.»

Arlene rimase in silenzio, le parole di Xaltara rimbombavano nella sua mente. «Non sono completamente umana,» disse infine, decidendo di affrontare direttamente la questione. «Mio padre era un drago, uno degli otto dell’Ottagramma Draconico. È da lui che proviene questo potere.»

Per un momento, il volto di Xaltara si irrigidì. «Un drago...,» mormorò. «Quindi è così che le leggende si intrecciano nella realtà.» Si alzò, camminando attorno al fuoco con passi lenti ma pieni di grazia. «Io sono Xaltara, ultima sovrana di Axol-Neyal, il regno del crepuscolo. Ero la Custode del Ciclo Eterno, incaricata di mantenere l’equilibrio tra luce e ombra. Ma mai, in tutto il mio tempo, ho visto un essere umano padroneggiare un potere come il tuo.»

Gli occhi di Lysara e Myra si spalancarono, mentre Arlene si raddrizzava leggermente. «Axol-Neyal... Non ho mai sentito parlare di questo luogo.»

«Non potresti,» disse Xaltara, un velo di malinconia attraversando i suoi occhi. «Il mio regno è stato dimenticato, consumato dal Caos Primordiale. Moltissimi anni fa, la mia gente lottò contro le orde demoniache, non quelle che conosci oggi, ma un male più antico, più profondo. La nostra lotta fu eroica, ma il prezzo fu alto. Per sigillare il Caos, il mio popolo sacrificò la propria esistenza, lasciandomi sola a vagare per il mondo, un’ombra di ciò che ero.»

Il silenzio calò di nuovo, rotto solo dal crepitio delle fiamme. Myra si strinse il mantello attorno alle spalle, incapace di trattenere una domanda. «E perché sei qui ora?»

Xaltara le rivolse un’occhiata penetrante. «Ho visto la luce. Quando quell’incantesimo si è formato, ho sentito un potere che non provavo da millenni. Era come se il crepuscolo stesso mi chiamasse. Così sono venuta. Non mi aspettavo di trovare un demone morente,» disse, guardando Noir, «e una ragazza che brandisce il fuoco blu.»

«Non siamo nemici,» disse Arlene, interrompendo il silenzio che stava diventando insostenibile. «Abbiamo appena ucciso Xarthas, uno dei generali del Re Demone.»

Xaltara si fermò di colpo, la sua espressione cambiò. «Xarthas è morto?» Le sue mani si serrarono intorno alla lancia. «Un colpo notevole, ma non basta. Vorrath non sarà fermato da una perdita così piccola. E Lapis... lei non teme nulla, tranne forse me.»

Quelle parole fecero eco nel silenzio. «Lapis ti teme?» chiese Lysara, incredula.

Xaltara annuì lentamente. «Lei mi conosce. Sa di cosa sono capace. Ma i demoni non mi temono solo per la mia forza. Mi temono per quello che rappresento: la loro rovina.»

Arlene, ancora seduta, prese un respiro profondo. «Io non sto combattendo solo per distruggere i demoni. Sto combattendo per proteggere ciò che amo, per vendicare coloro che sono stati uccisi. Questo potere non è qualcosa che desideravo, ma è mio, e devo usarlo per un bene superiore.»

Un sorriso sottile si formò sulle labbra di Xaltara. «Parli come una vera eroina. Ma non basta parlare. Mostramelo. Quando ti sarai ripresa, voglio affrontarti. Voglio testare la tua forza e vedere se sei davvero degna del potere che porti.»

Arlene, nonostante la stanchezza, alzò lo sguardo, determinata. «Accetto. Ma non sottovalutarmi. Sto imparando a padroneggiare questo potere ogni giorno di più.»

Xaltara si fermò, fissandola con una luce quasi divertita negli occhi. «Non ti sottovaluto, ragazza. È il contrario. Voglio vedere fino a che punto puoi arrivare. E se sarai all’altezza, forse ti aiuterò.»

Il fuoco continuava a bruciare mentre tutti si immergevano nei propri pensieri. Noir, pur ferito, sorrise debolmente. «Sarà uno spettacolo interessante.»

Mentre la notte avanzava, le fiamme si affievolirono, lasciando spazio a un silenzio pieno di promesse. Una nuova sfida stava per cominciare, e con essa, nuove alleanze e segreti da svelare.

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