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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 28/06/2026, 19:13 · Aggiornato il 28/06/2026, 19:13

Capitolo 58: Il Trionfo della Giustizia

@alter_riderAlter_Rider
GeneraleIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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La luce della sfera di Myra si espanse come un sole improvviso, illuminando non solo il campo di battaglia, ma anche le montagne lontane, le foreste e i villaggi nascosti oltre l’orizzonte. Era un segnale che la battaglia finale era in corso, una chiamata che raggiunse ogni angolo del regno. I soldati feriti e i civili, ovunque fossero, alzarono gli occhi al cielo, sentendo un fremito di speranza. Quella luce non era solo una magia: era il simbolo che l’umanità stava lottando con tutte le sue forze contro le tenebre.

Sul campo di battaglia, il generale del Re Demone, Xarthas, era inginocchiato, la sua figura imponente piegata dall’effetto devastante della sfera. La sua energia oscura, un tempo infinita, era svanita, lasciandolo vulnerabile. Il suo respiro era affannato, i suoi occhi pieni di una paura che mai avrebbe immaginato di provare. Davanti a lui, avanzava una ragazza, ferita e sanguinante, ma inarrestabile.

Arlene.

Ogni passo che faceva era carico di determinazione. La spada di Elara brillava tra le sue mani, e il suo sguardo sembrava divorare ogni residuo di ombra. Il suo occhio destro brillava di un blu intenso, vivo e bruciante come le sue fiamme, mentre il sinistro, trasformato, mostrava una pupilla draconica, con sottili squame d’oro che si estendevano sotto la palpebra. Era un segno del patto con il drago, della forza che aveva finalmente risvegliato.

Xarthas la fissava, incapace di muoversi, sentendo un terrore ancestrale che non riusciva a controllare. «Tu... non sei umana...» balbettò, mentre cercava di rialzarsi, la sua voce rotta dalla paura.

Arlene si fermò a pochi passi da lui. «Sono più umana di quanto tu possa comprendere,» disse con voce ferma, quasi sussurrando, ma abbastanza forte da risuonare nel silenzio. «E oggi... l’umanità ti mostrerà quanto sei stato stolto a sottovalutarci.»

Xarthas, tremante, sollevò il suo bastone con l’ultima energia rimasta, cercando di evocare una magia che potesse fermarla. Un incantesimo oscuro si formò nella sua mano, un disperato tentativo di ribaltare il destino.

Ma Arlene non gli diede il tempo.

Con uno scatto improvviso, veloce come un lampo, Arlene si trovò di fronte a lui. La spada di Elara tagliò l’aria con una precisione letale, recidendo il braccio del generale in un unico movimento fluido. Il bastone cadde a terra, rotolando lontano, mentre il braccio mozzato si schiantava sul terreno. Xarthas urlò, un suono disumano che risuonò nel vuoto, e crollò a terra, stringendosi il moncone che grondava sangue nero.

Arlene non mostrò esitazione. Abbassò la spada, lasciandola cadere con un suono metallico sordo, e avanzò fino a lui. Lo afferrò per i capelli, sollevandogli la testa con una forza che sembrava impossibile per il suo corpo ferito. Gli occhi di Xarthas incontrarono i suoi, pieni di rabbia e paura.

«Guarda negli occhi di chi hai sottovalutato,» disse Arlene, la sua voce ora carica di una calma glaciale. «Questo è il segno che l’umanità non si arrenderà mai. E tu sei stato il primo a impararlo... ma non sarai l’ultimo.»

Xarthas cercò di ribellarsi, ma la presa di Arlene era inamovibile. «Questa è per Noir,» continuò, la sua voce spezzata da una nota di dolore. «Per la sua famiglia. Per tutti quelli che hai distrutto in nome della tua oscurità.»

Arlene lasciò cadere la testa del generale, sollevando entrambe le mani. La magia fluì dal suo corpo come un fiume in piena, unendo le fiamme blu scure con un bagliore di pura luce. Era una combinazione di poteri che sembrava impossibile, ma lei la dominava con una volontà incrollabile. Le fiamme e la luce si avvolsero intorno a lei, formando un turbine che brillava come un sole in miniatura.

Xarthas, inginocchiato e in lacrime di rabbia e paura, urlò: «Non puoi farlo! Io sono eterno! Io sono...»

Le sue parole si dissolsero quando Arlene scatenò l’incantesimo. Le fiamme e la luce si fusero in un’esplosione devastante, incenerendo il generale in un istante. Il suo corpo si dissolse, ridotto a nulla, senza lasciare alcuna traccia. Nessuna cenere, nessuna ombra: solo un vuoto, come se non fosse mai esistito.

Quando la luce dell’esplosione svanì, il campo di battaglia era silenzioso. Al centro del cratere lasciato dall’incantesimo, il bastone di Xarthas rimaneva infilzato nel terreno. Le rune che lo ricoprivano erano spente, distrutte, e il legno sembrava ora solo un semplice pezzo di legno, privo di qualsiasi potere.

Arlene, respirando affannosamente, si avvicinò al bastone. Lo guardò per un istante, poi sollevò lo sguardo verso il cielo, ora sgombro di nuvole. Non disse una parola, ma il suo cuore era pieno di emozioni contrastanti: dolore, sollievo, e una determinazione che non si sarebbe mai spenta.

Dietro di lei, in lontananza, Myra, Lysara e Noir, che stava lentamente riprendendo conoscenza, guardavano la scena con incredulità. L’eroe dell’umanità aveva vinto. Ma il prezzo pagato era stato alto, e la guerra contro il Re Demone non era ancora finita.

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