Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
Il campo di battaglia era un inferno in terra. Le ombre di Xarthas si intrecciavano come serpenti, soffocando la luce e il respiro dei presenti. Il generale del Re Demone, con il volto distorto in un ghigno furente, alzò entrambe le mani verso il cielo oscuro, invocando una magia di distruzione. Le sue parole arcane risuonavano come un canto mortale, e l’energia oscura si condensava attorno a lui, creando un vortice che pulsava di pura malevolenza.
«Non capite ancora, miserabili,» tuonò Xarthas, la sua voce ruggiva come un tuono. «Questa sfera di luce non sarà mai il vostro trionfo. Sarà la vostra tomba!»
Una massa oscura si formò tra le sue mani, assumendo la forma di un dardo immenso, colmo di energia letale. Il dardo pulsava come un cuore maligno, la sua superficie era percorsa da filamenti d’ombra che si agitavano come se avessero vita propria. Xarthas lo puntò direttamente verso Noir e Myra, un lampo di sadica soddisfazione negli occhi.
«Con questo, eliminerò ogni speranza,» dichiarò, preparando a scagliare l’incantesimo.
Noir, stremato e ferito, si posizionò davanti a Myra, le braccia spalancate come uno scudo umano. «Non passerai,» ringhiò, il suo corpo tremante ma saldo. Myra, con le lacrime agli occhi, continuava a concentrare tutto il suo potere nella sfera di luce, ignorando la minaccia imminente.
«NO!» gridò Arlene, tentando di raggiungerli, ma le ombre di Xarthas si alzarono come una muraglia per bloccarle la strada.
Proprio mentre Xarthas stava per lanciare il dardo, un sibilo tagliò l’aria, seguito da un lampo di energia. Una freccia, scintillante di vento e luce, trapassò la mano del generale, spezzando la sua concentrazione. Il dardo oscuro si dissolse in un’esplosione di energia innocua.
Xarthas ruggì di dolore e rabbia, guardando incredulo la sua mano ferita. «Chi osa?!» gridò, voltandosi verso la direzione da cui era arrivata la freccia.
A qualche metro di distanza, Lysara stava in ginocchio, con l’arco teso e il viso coperto di sudore. Il suo corpo tremava per lo sforzo, ma i suoi occhi brillavano di determinazione. «Non permetterò che tu faccia del male ai miei amici,» disse con voce spezzata ma risoluta. «Non oggi.»
La freccia era infusa con il potere del vento, l’unica magia che Lysara poteva richiamare in quello stato. Era stata sufficiente a interrompere il rituale di Xarthas, ma le aveva prosciugato le ultime energie. Lysara crollò subito dopo, esausta, ma con un sorriso soddisfatto sulle labbra.
«Noir! Ora!» gridò Myra, mentre la sfera di luce brillava al culmine del suo potere.
Noir, con uno sforzo disumano, si alzò in piedi e guardò Myra con occhi fermi. «Lancia la sfera, ora! Fallo esplodere in aria, illumina ogni ombra!» gridò, la voce carica di autorità. Poi si voltò verso Arlene, il suo volto contorto dal dolore ma deciso. «Arlene... devi vincere. Devi vendicare la mia famiglia... e proteggere la tua.»
Arlene, sentendo quelle parole, fissò Noir mentre crollava a terra, il corpo finalmente cedendo allo sforzo. Una fitta di dolore le attraversò il cuore, ma allo stesso tempo sentì una determinazione feroce crescere in lei. «Non ti deluderò,» sussurrò tra i denti, stringendo la spada di Elara con tutta la sua forza.
Le fiamme che la avvolgevano sembravano rispondere ai suoi pensieri, diventando ancora più intense. Il blu scuro brillava con una luce oscura, un chiaro segno che il suo potere stava crescendo.
Con un grido di battaglia, Myra scagliò la sfera di luce verso il cielo. L’incantesimo esplose in un’esplosione di pura energia luminosa, illuminando il campo di battaglia e il cielo notturno per chilometri. Ogni ombra fu spazzata via, e il terreno una volta avvolto dall’oscurità si ritrovò immerso in una luce abbagliante.
Xarthas si contorse, un ringhio di rabbia che riecheggiava nel silenzio improvviso. La sua energia oscura si indebolì drasticamente, e il generale del Re Demone si ritrovò esposto, vulnerabile. «Maledetti!» urlò, tentando di raccogliere la sua forza residua. «Non potete vincere!»
Ma il suo potere non era più quello di prima. La luce di Myra aveva eliminato ogni ombra in cui potesse nascondersi o da cui potesse trarre forza.
Arlene avanzò, il suo cuore colmo di determinazione. Ogni passo che faceva era più saldo, ogni respiro più sicuro. Guardò Xarthas negli occhi, sollevando la spada di Elara. «Questa è la fine per te,» disse, la sua voce che risuonava come un giuramento.
La battaglia non era ancora terminata, ma la vittoria era più vicina che mai.