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Il vento freddo della notte soffiava sul campo di battaglia, portando con sé il miasma della distruzione e il suono straziante dei feriti. Noir, con il volto serio e il corpo pieno di ferite, si alzò lentamente, fissando il generale del Re Demone con occhi colmi di una determinazione ferrea. Accanto a lui, Myra stringeva il suo bastone magico con le mani tremanti, mentre Lysara giaceva priva di sensi ai loro piedi.
Noir si voltò verso la maga. «Portala via, Myra. Curale le ferite e assicurati che resti viva. Questo posto non è sicuro per lei.»
Myra esitò, il cuore pieno di paura e preoccupazione. «E tu? Non puoi affrontarlo da solo, Noir! Non nelle tue condizioni!»
Un debole sorriso increspò le labbra del demone. «Non posso lasciarlo distruggere tutto. Se devo morire per guadagnare tempo, lo farò.» Il suo tono era fermo, privo di dubbio. «Ora vai, Myra. Lysara ha bisogno di te.»
Myra abbassò lo sguardo verso Lysara, il suo corpo ferito e immobile. Alla fine, con un nodo alla gola, annuì e si allontanò, portando con sé l’elfa. Noir si voltò di nuovo verso il generale del Re Demone, che lo osservava con un misto di disprezzo e curiosità.
«Sei veramente patetico, Noir,» disse il generale con una voce che gocciolava veleno. «Prima tradisci il nostro regno, poi combatti per questi deboli umani. E ora, ti alzi di nuovo per sfidarmi, sapendo che non hai alcuna possibilità. Che sciocchezza.»
Noir si limitò a sollevare la spada, il sorriso stanco ancora sul volto. «Non è sciocchezza se lo faccio per ciò in cui credo.»
Lo scontro iniziò, ma era chiaro che Noir era in svantaggio. Ogni fendente della sua spada veniva facilmente parato o evitato dal generale, che contrattaccava con colpi brutali e precisi. Nonostante tutto, Noir continuava a combattere, il suo corpo tremante ma il suo spirito incrollabile.
Nel frattempo, Myra era riuscita a curare Lysara. Con l’ultima scintilla della sua magia di guarigione, l’elfa aprì gli occhi, debole ma cosciente.
«Myra… Noir…» sussurrò Lysara, cercando di alzarsi.
«Resta qui,» le disse Myra, con tono fermo. «Devo tornare da lui. Ha bisogno di me.»
Lysara annuì debolmente, incapace di fermarla. Myra, con il cuore che le martellava nel petto, tornò di corsa sul campo di battaglia. Quando arrivò, trovò Noir inginocchiato a terra, il fiato corto, mentre il generale del Re Demone si preparava a colpirlo di nuovo.
«Noir!» gridò Myra, correndo verso di lui.
Il demone sollevò lo sguardo verso la maga, un’ombra di speranza nei suoi occhi. «Myra, c’è un modo… ma ho bisogno del tuo aiuto. Ascoltami attentamente.»
Myra si inginocchiò accanto a lui, il respiro affannoso. «Dimmi cosa devo fare.»
Noir indicò il cielo scuro sopra di loro. «Il generale è più forte di notte. Le ombre gli danno potere, lo nutrono. Ma se eliminiamo quelle ombre, se creiamo abbastanza luce, possiamo indebolirlo. Usa il tuo potere, Myra. Crea un incantesimo di luce, caricalo con tutto ciò che hai, e quando te lo dirò, fallo esplodere in aria. Dobbiamo eliminare ogni ombra su questo campo.»
Myra esitò, consapevole che quell’incantesimo avrebbe richiesto tutta la sua magia. «E tu? Cosa farai?»
Noir si alzò lentamente, stringendo la spada con forza. «Guadagnerò tempo. Non importa cosa accada, Myra. Tu fai ciò che ti ho chiesto.»
Mentre il caos continuava intorno a loro, Arlene giaceva tra i detriti, il corpo ferito e il sangue che le macchiava la pelle. Ma nella sua mente, si trovava in un luogo diverso. Una grotta oscura e maestosa, illuminata da una luce misteriosa, si apriva davanti a lei. Al centro, l’enorme figura di un drago dalle scaglie scintillanti la osservava con occhi profondi e saggi.
«Sei tornata, Arlene,» disse il drago con una voce che sembrava riecheggiare attraverso l’eternità.
Arlene si avvicinò, il suo sguardo colmo di disperazione. «Ho bisogno del tuo aiuto,» disse, la voce tremante. «Non posso sconfiggere quel mostro. Non così. Ho bisogno di più forza.»
Il drago inclinò la testa, le sue scaglie riflettendo una luce iridescente. «La forza non viene concessa, giovane guerriera. Deve essere risvegliata. Il potere delle fiamme è dentro di te, ma richiamarlo richiede più di quanto tu possa immaginare.»
«Dimmi cosa devo fare!» esclamò Arlene, le lacrime che le rigavano il volto. «Sono pronta a tutto.»
Gli occhi del drago brillarono di una luce intensa. «Per risvegliare le fiamme, devi trovare il tuo legame con me, con il drago che ti ha donato questo potere. Devi trasformare la tua rabbia, il tuo dolore e la tua disperazione in determinazione. Se permetti a queste emozioni di consumarti, sarai distrutta. Ma se le domini, sarai invincibile.»
Arlene rimase in silenzio, le parole del drago che si fissavano nella sua mente come fuoco ardente. «E se fallisco?» chiese infine, la voce appena un sussurro.
«Allora sarà la fine,» rispose il drago, con una calma che faceva rabbrividire. «Ma io credo in te, Arlene. Trova la tua determinazione. Focalizzati sul tuo obiettivo, e richiamerai le fiamme.»
Mentre il drago parlava, una luce cominciò a crescere intorno ad Arlene. Sentì il calore delle sue fiamme crescere, il loro potere pulsare dentro di lei.
«Ritorna, Arlene,» disse il drago, la sua voce che sembrava fondersi con il vento. «E ricorda: il tuo destino è nelle tue mani.»
Arlene si svegliò lentamente, il suo corpo ancora dolorante, ma la mente più chiara di quanto non fosse mai stata. Guardò il cielo sopra di lei, mentre un senso di determinazione cresceva nel suo cuore.