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Capitolo 48: L’Apoteosi del Generale
Il bagliore delle fiamme blu di Arlene e l’aura oscura di Noir illuminava il campo di battaglia, tagliando l'oscurità che si era addensata attorno a Xarthas. Il generale del Re Demone, con il bastone sollevato sopra la testa, fissava i due con un’espressione di crescente irritazione. Ogni loro attacco coordinato era un affronto diretto alla sua superiorità, e l’armonia con cui si muovevano lo faceva ribollire di rabbia.
«Voi due…» mormorò Xarthas, la sua voce satura di veleno. «Siete un insulto a tutto ciò che rappresento. È insopportabile vedere una tale sintonia tra un’umana e un demone traditore. Ma finirà qui.»
La sua aura crebbe di intensità, un vortice di oscurità che risucchiava la luce intorno a sé. Il terreno tremò, e l’aria si riempì di un ronzio assordante. Le rune sul suo bastone brillavano come fuochi fatui, e un’esplosione di energia maligna si riversò sul campo di battaglia, spazzando via detriti e corpi caduti. Il cielo stesso sembrava annerirsi sopra di loro.
Noir, in piedi accanto ad Arlene, osservava il cambiamento con un sorriso che si allargava in una risata sonora, malgrado il sangue che gli colava dalla fronte. «Finalmente,» disse, tra una risata e l'altra. «Finalmente mostri di cosa sei capace, Xarthas. Pensavo stessi risparmiando le tue energie per qualcun altro.»
«Silenzio, verme!» ruggì Xarthas, puntando il bastone verso Noir. «Tu morirai insieme a questa stupida umana!»
Arlene, nonostante la pressione dell’aura del generale, manteneva salda la presa sulla spada di Elara. Il dolore delle sue ferite e la stanchezza sembravano svanire di fronte alla determinazione che la animava. Si girò verso Noir, che continuava a ridere come un folle.
«Noir,» disse, con una calma che contrastava con il caos intorno a loro. «Se è questo il nostro ultimo momento, facciamo in modo che ne valga la pena.»
Noir le lanciò uno sguardo rapido, il suo sorriso si fece più serio. «D’accordo. Ma non risparmiare niente, Arlene. Nessun rimpianto.»
Senza un’altra parola, si lanciarono insieme verso Xarthas. Arlene avanzava con una velocità sovrumana, la sua spada che brillava di fuoco blu, fendendo l’aria e liberando onde di energia che squarciavano il terreno sotto i loro piedi. Noir, al suo fianco, i suoi artigli si affilavano in un alone oscuro, pronti a dilaniare tutto ciò che incontravano.
Xarthas sollevò il bastone, evocando uno scudo di energia oscura. Le fiamme blu e l’aura oscura di Noir si infransero contro di esso, creando un’esplosione di luce e ombra che accecò temporaneamente tutti i presenti. Il generale digrignò i denti, sentendo il peso combinato dei loro attacchi incrinare il suo scudo.
«Come osate?! Non siete nulla di fronte a me!» urlò, la sua voce amplificata dalla magia.
Ma i due non si fermarono. Arlene cambiò angolo di attacco, balzando in aria e portando giù la spada con tutta la forza del fuoco blu, mentre Noir attaccava da un lato, concentrando la sua energia in un colpo distruttivo. Il generale, sotto la pressione combinata, cominciò a vacillare.
«Noi osiamo perché non ci arrenderemo mai!» gridò Arlene, mentre il suo attacco affondava più in profondità nello scudo di Xarthas.
Con un ruggito furioso, Xarthas liberò tutta la sua energia in un’esplosione devastante. Il bastone brillò di un’oscura luce violacea, e un’onda d’urto si diffuse dal suo corpo, spazzando via tutto e tutti. Arlene e Noir, colti in pieno, furono scagliati all’indietro con una forza tremenda.
Il corpo di Arlene si schiantò contro un masso, il respiro le fu strappato via mentre il dolore si irradiava in tutto il suo corpo. La spada di Elara le sfuggì di mano, conficcandosi nel terreno poco distante. Noir, dall’altro lato, atterrò pesantemente, rotolando sul terreno prima di fermarsi in una pozza di sangue. Entrambi erano gravemente feriti, le loro armature danneggiate e i loro corpi segnati dalle bruciature della magia oscura.
Xarthas, nonostante fosse chiaramente affaticato, si ergeva ancora al centro del campo di battaglia, il bastone che emanava fumo e scintille. «Voi due,» disse, con un sorriso trionfante. «Pensavate davvero di potermi sconfiggere? Ora capite quanto siete insignificanti?»
Noir, nonostante il dolore che gli paralizzava il corpo, rise debolmente. «Insignificanti, eh? Sembra che il tuo scudo non fosse così indistruttibile come credevi…»
Arlene, con il respiro pesante, strinse i denti e cercò di rialzarsi, le gambe tremavano ma non si arrendevano. Con uno sforzo immenso, afferrò di nuovo la spada e si preparò a combattere ancora.
Xarthas li osservava con disprezzo. «Restate pure a terra, se volete vivere qualche secondo in più. Altrimenti, sarete solo l’ennesimo sacrificio per la gloria del Re Demone.»
La battaglia non era finita. E Arlene e Noir, pur feriti e allo stremo, non erano pronti a cedere.