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La notte era calata su Aetherion, e la capitale, pur silenziosa, sembrava brulicare di tensione. La Compagnia dell’Eroe era finalmente riunita, ma le ferite, non solo fisiche, delle ultime settimane erano ancora aperte. La rivelazione di Noir aveva creato una spaccatura invisibile, un equilibrio fragile che tutti sapevano sarebbe stato difficile mantenere.
Nelle stanze del palazzo, Arlene osservava la spada di Elara appoggiata contro il muro. La lama, ancora intatta nonostante le battaglie, era un ricordo del passato e un simbolo del peso che portava. Le parole di Noir continuavano a riecheggiare nella sua mente: «Non si tratta solo di potere, ma di come lo usi.»
Ma cosa significava davvero? Le fiamme blu erano una benedizione o una maledizione? Ogni volta che le utilizzava, sentiva un’energia estranea che l’attraversava, potente e pericolosa. Non era mai accaduto fuori dal combattimento, ma durante ogni scontro quelle fiamme sembravano prendere vita, come se rispondessero a qualcosa di più profondo dentro di lei.
«Non posso esitare,» mormorò tra sé, serrando i pugni. «Non ora.»
La porta si aprì lentamente, e Myra fece capolino, portando con sé un’espressione preoccupata. «Arlene, ci sono notizie dal confine orientale. Pare che dei demoni abbiano attaccato una guarnigione. Il re vuole incontrarti.»
La sala del trono era immersa in un’atmosfera cupa. Il re Thalador sedeva con il capo chino, ascoltando il rapporto del capitano della guardia. «Maestà, le nostre torri di avvistamento hanno segnalato movimenti lungo i confini orientali. Non un esercito, ma abbastanza per destare sospetti. Potrebbero essere esploratori o.… un diversivo.»
Thalador sollevò lo sguardo, cupo. «Non possiamo ignorare questa minaccia. Se è una manovra dei generali demoniaci, dobbiamo agire in fretta.»
«Mandate noi,» intervenne Arlene, avanzando con sicurezza. Alle sue spalle, Noir, Myra e Lysara erano silenziosi, ma determinati.
Il re esitò. «Siete appena formati come gruppo. Questa potrebbe essere una trappola.»
«Lo sappiamo,» rispose Arlene con fermezza. «Ma dobbiamo dimostrare che la Compagnia dell’Eroe è pronta. Se c'è qualcosa al confine, non possiamo aspettare che colpiscano di nuovo.»
Thalador la fissò per un momento, poi annuì. «Portate con voi una guarnigione di cavalieri. Voglio che questa minaccia venga eliminata, ma non rischiate inutilmente.»
La luna illuminava i cavalieri che cavalcavano verso i confini orientali. Il gruppo avanzava in silenzio, con Arlene in testa e Noir leggermente defilato, osservando i dintorni con attenzione. Lysara teneva una mano sull'arco, pronta a reagire, mentre Myra si concentrava per percepire eventuali tracce di magia oscura.
Quando raggiunsero la guarnigione segnalata, il silenzio fu rotto solo dal rumore dei loro passi sul terreno insanguinato. Le torri erano in fiamme, e i corpi dei soldati giacevano sparsi in posizioni che suggerivano una resistenza disperata. L’odore di zolfo e morte impregnava l’aria.
«Demoni,» mormorò Noir, il suo sguardo che si spostava tra le ombre. «Non molti, ma abbastanza per inviare un messaggio.»
Un ruggito profondo squarciò il silenzio, e dalle ombre emerse una figura imponente: un demone alto quasi tre metri, con corna ricurve e una pelle scura che sembrava assorbire la luce. Brandiva un’enorme ascia, e dietro di lui avanzava un gruppo di creature più piccole, grottesche e ringhianti.
Arlene estrasse la spada, serrando la presa sull’elsa. «In formazione! Non lasciateli oltrepassare.»
Lysara scoccò rapidamente una freccia che colpì uno dei demoni minori alla gola, facendolo crollare a terra. Myra si concentrò, evocando un incantesimo che lanciò una sfera di fuoco verso un gruppo di creature, incenerendole. Noir avanzò con un sorriso tagliente, diretto verso il demone più grande.
«Lasciatelo a me,» disse con voce ferma. Con un balzo si lanciò verso il colosso, la sua spada d’ombra che brillava di energia oscura.
Arlene, nel frattempo, si concentrava sui demoni rimanenti. Ogni movimento della spada era preciso e letale, ma quando la battaglia si intensificò, sentì il richiamo delle fiamme blu. Con un respiro profondo, le lasciò emergere: un’esplosione luminosa avvolse la sua lama, e con un unico colpo spazzò via tre demoni che cercavano di circondarla. Le fiamme si spensero subito dopo, lasciando un lieve calore nell’aria.
Il demone colossale ruggì mentre Noir schivava i suoi colpi con facilità. «Non male,» commentò il demone, con una punta di sarcasmo. «Ma io gioco più sporco.» Con un movimento rapido, Noir conficcò la spada nel cuore della creatura, che emise un urlo straziante prima di dissolversi in una nuvola di fumo nero.
Quando tutto finì, la Compagnia rimase in piedi tra i resti dei demoni. Arlene osservò Noir con attenzione. «Sei stato efficace. Ma dobbiamo capire perché erano qui.»
Noir si voltò verso di lei, il sorriso malizioso sostituito da un’espressione seria. «Questo non era un attacco casuale. Vorrath ci sta osservando. E potrebbe non essere solo lui.»
Arlene annuì, fissando l’orizzonte. «Allora dobbiamo essere pronti. Non importa cosa stia tramando, non ci coglierà impreparati.»