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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 31/05/2026, 11:33 · Aggiornato il 31/05/2026, 11:33

Capitolo 41: Il Consiglio Oscuro

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Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Nel cuore delle terre maledette, dove la luce del sole non penetrava mai, sorgeva il palazzo del Re Demone Vorrath. Un'enorme fortezza di pietra scura e ossa, costruita sulle rovine di antichi regni distrutti, si stagliava maestosa e minacciosa, simbolo dell'oscurità che dominava quel territorio. Le torri si ergevano verso il cielo coperto da nubi grigie e tempestose, e il vento che soffiava attraverso i cortili portava con sé l’eco di antichi lamenti.

All'interno della fortezza, nella grande sala del trono, Vorrath, il Re Demone, sedeva sul suo trono forgiato da ossa umane e demoniache. La sua figura colossale e imponente, avvolta in un'armatura nera e intricata, emanava un’aura di puro terrore. Le sue corna lunghe e affilate si curvavano in avanti, e i suoi occhi rossi scintillavano nell'ombra con una malvagità insondabile. Vorrath era il sovrano indiscusso del regno dei demoni, e il suo potere era temuto persino dai suoi generali.

Davanti a lui, si trovavano i quattro generali del Re Demone, i più potenti e temuti tra i suoi sottoposti. In quel regno oscuro, il potere si otteneva solo uccidendo il detentore del rango superiore, e i generali non facevano eccezione. Tuttavia, nessuno di loro aveva ancora osato sfidare Vorrath. L'ambizione, però, era palpabile, specialmente in uno di loro: Lapis.

Lapis era la più forte tra i generali, una figura imponente e affascinante. La sua pelle pallida, quasi bianca come la neve, contrastava con i lunghi capelli neri che cadevano liberamente sulle sue spalle. Le sue ali demoniache, nere e coriacee, si piegavano dietro di lei con eleganza, e le due corna curve che spuntavano dalla sua fronte aggiungevano un tocco di pericolo alla sua bellezza fredda e letale. Lapis portava con sé una lancia, nera e affilata, capace di trapassare qualsiasi armatura. Era la più vicina a eguagliare il potere del Re Demone, ma nonostante i suoi numerosi tentativi, non era mai riuscita a sconfiggerlo. Tuttavia, non aveva mai smesso di cercare la sua occasione.

Accanto a lei, si trovava Malachor, un demone colossale, la cui forza fisica era leggendaria. Malachor era alto e massiccio, con una pelle color rosso cupo, ricoperta di cicatrici che testimoniavano le innumerevoli battaglie a cui aveva partecipato. Le sue mani erano grandi come macigni, e la sua voce profonda e cavernosa risuonava come un ruggito. Indossava un’armatura pesante, fatta di metalli oscuri, decorata con ossa e teschi dei nemici che aveva sconfitto. Malachor era noto per la sua brutalità e la sua forza schiacciante, ma mancava della finezza e dell'astuzia di Lapis.

Alla sinistra di Malachor, Xarthas, un demone mago, stava in piedi con un’aura di mistero. Xarthas era avvolto in un lungo mantello scuro, con intricati simboli arcani che brillavano appena sotto la superficie del tessuto. Il suo volto era sottile, quasi etereo, e i suoi occhi erano di un bianco spettrale, senza pupille. Era un maestro della magia oscura, capace di piegare le forze dell’universo alla sua volontà. Sebbene fisicamente non fosse imponente come Malachor, il suo potere magico lo rendeva un avversario letale. I suoi incantesimi erano temuti da tutti, e il suo potere di manipolare le forze naturali era una delle sue armi più devastanti.

Infine, c’era Seraphis, l’ultima generale, una figura snella e dall’aspetto rettiliano. Le sue squame verdi e dorate riflettevano la luce fioca della sala, e i suoi occhi gialli, simili a quelli di un serpente, brillavano di astuzia. Le sue ali erano ampie, simili a quelle di un drago, e la sua lingua biforcuta guizzava nell’aria. Seraphis era nota per la sua velocità e agilità, una cacciatrice spietata che sfruttava il silenzio e la furtività per colpire i suoi nemici prima che potessero reagire. Era una stratega raffinata, capace di pianificare attacchi fulminei e mortali.

Vorrath osservava i suoi generali con un misto di disprezzo e consapevolezza. Sapeva bene che, se uno di loro avesse trovato l'occasione, lo avrebbero sfidato per il trono. Ma finché il suo potere rimaneva incontrastato, nessuno osava osare tanto.

«Le mie spie sono tornate da Aetherion, mio signore,» iniziò Lapis con la sua voce setosa ma velenosa. Il suo sguardo era fisso su Vorrath, e un leggero sorriso curvava le sue labbra. «Gli umani hanno celebrato una nuova eroina. Una ragazza di nome Arlene, che possiede le fiamme blu. Un potere che tutti pensavamo perduto.»

Il nome «fiamme blu» suscitò una reazione tra i generali. Persino Malachor, con la sua forza brutale, sembrò riflettere sulle parole di Lapis. Le fiamme blu erano leggendarie, un potere che nemmeno i demoni più potenti avevano mai visto con i propri occhi. Vorrath, invece, non mostrava alcuna emozione, ma i suoi occhi rossi scintillavano di curiosità.

«Le fiamme blu,» mormorò il Re Demone, la sua voce profonda e risonante. «Un potere ancestrale. Se quella ragazza lo padroneggia, potrebbe rappresentare una minaccia reale.»

Malachor grugnì, con la sua voce roca che risuonava come un tuono. «Una ragazza umana non può essere una minaccia per noi. Schiacciamola ora, prima che il suo potere cresca.»

Xarthas, riflessivo come sempre, incrociò le braccia sotto il mantello. «Non sottovalutare il potere delle leggende, Malachor. Le fiamme blu sono un dono raro e pericoloso. Se non agiamo con saggezza, potrebbe diventare un’arma contro di noi.»

Seraphis, che fino a quel momento era rimasta in silenzio, sibilò leggermente. «Il potere delle fiamme blu non può essere ignorato. Dobbiamo colpirla prima che impari a padroneggiarlo completamente.»

Lapis sorrise, divertita dalle discussioni tra i suoi compagni. «Non preoccupatevi. Mi occuperò io di lei. Arlene sarà un diversivo interessante, ma non è ancora una minaccia seria.»

Vorrath fissava i suoi generali in silenzio, riflettendo su quanto fosse cambiato. «Non fallire, Lapis,» disse infine, la sua voce bassa ma carica di autorità. «Se quella ragazza rappresenta una speranza per gli umani, dobbiamo distruggerla prima che diventi una fiamma inarrestabile.»

Lapis chinò leggermente il capo. «Non fallirò, mio signore. E quando avrò finito con lei, sarà finalmente il momento di parlare di potere.»

Vorrath non rispose, ma i suoi occhi rossi brillarono. Conosceva bene le ambizioni di Lapis. Un giorno, avrebbe tentato di sfidarlo, ma fino a quel momento, avrebbe continuato a governare incontrastato.

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