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Il sole tramontava lentamente su Aetherion, mentre la festa si faceva sempre più intensa. Le strade illuminate dalle fiaccole brillavano di gioia, e la città intera sembrava finalmente lasciarsi alle spalle l'oscurità della guerra. Musica, canti e risate riempivano l’aria, e il nome di Arlene risuonava ovunque, simbolo di una nuova speranza per l'umanità.
Arlene camminava tra la folla, accompagnata dalle sue amiche Myra e Lysara, che condividevano con lei la gioia di quel momento. Ovunque andasse, la gente la accoglieva con sorrisi e applausi. Era un’ondata di affetto che non aveva mai sperimentato prima, e nonostante il peso delle responsabilità, Arlene sentiva per la prima volta da tanto tempo un senso di calore nel cuore.
Tra le tante persone che riempivano le strade, c’erano però occhi che non erano lì per festeggiare. Sparsi tra la folla, alcuni individui si muovevano in silenzio, osservando attentamente ogni dettaglio della celebrazione. I loro mantelli neri li rendevano quasi invisibili nell’ombra della notte, ma la loro presenza era tutt’altro che innocua. Erano spie di Lapis, infiltrate nel cuore della città per osservare e riferire. Ogni sorriso, ogni parola di lode per Arlene veniva annotata mentalmente, pronta per essere riportata alla loro padrona.
Una di queste spie, un uomo dal volto nascosto da un cappuccio scuro, si avvicinò alla piazza principale, osservando attentamente il balcone reale e i movimenti di Arlene. I suoi occhi brillavano di malizia mentre guardava la giovane guerriera, ora diventata l’Eroe dell’Umanità. Riconosceva il potere che emanava da lei, quel fuoco blu che aveva terrorizzato le forze demoniache nella battaglia precedente. Sapeva che Lapis sarebbe stata furiosa nel sapere che Arlene stava diventando un simbolo per gli umani, e quella notizia non avrebbe potuto aspettare.
Con movimenti rapidi e furtivi, l'uomo fece segno agli altri compagni sparsi tra la folla. Dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie, le spie si dispersero nella notte come ombre, dirette verso il confine del regno umano, pronte a portare notizie fresche a Lapis.
Nel frattempo, le celebrazioni continuarono. Il re Thalador aveva mantenuto la sua promessa: Aetherion era in festa, e il morale della città era finalmente sollevato. Arlene camminava tra la gente, sentendosi più leggera, anche se una parte di lei non poteva fare a meno di pensare alla guerra che ancora incombeva all’orizzonte. Ogni sorriso che incontrava, ogni parola di gratitudine, era un promemoria di ciò per cui stava combattendo.
Mentre si avvicinava a una delle piazze più affollate, Arlene notò un volto familiare tra la folla. Elion, il suo maestro, era lì. I suoi occhi, colmi di emozione, la fissavano con un orgoglio che non aveva mai visto prima. Arlene sentì il cuore stringersi nel petto. Per tutto ciò che aveva passato, sapeva che il suo viaggio non sarebbe mai stato possibile senza Elion.
Elion si fece largo tra la folla, avvicinandosi a lei. Quando fu finalmente vicino, la sua voce tremava leggermente. «Arlene... ciò che sei diventata... ciò che stai facendo... è oltre ogni mia aspettativa.»
Arlene gli sorrise, ma non riuscì a trattenere la commozione. «Non sarei mai arrivata qui senza di te, Elion. Sei tu che mi hai insegnato tutto. Sei stato tu a mostrarmi la via.»
Elion scosse la testa, le sue lacrime minacciavano di scendere. «Io ti ho solo indicato la strada, Arlene. Tu hai fatto tutto il resto. Ora sei l’Eroe dell’Umanità, ma per me sarai sempre quella ragazza determinata che ho conosciuto nel villaggio.»
Arlene lo abbracciò, sentendo il calore del suo affetto avvolgerla. Le sue amiche, Myra e Lysara, osservavano la scena con sorrisi commossi. Era un momento di pace in mezzo a tanto caos, un istante di connessione che ricordava loro perché stavano lottando.
Ma lontano da quelle scene di gioia, le spie di Lapis correvano veloci, attraversando i confini di Valedorn per tornare nel cuore del regno demoniaco. Dopo ore di viaggio, giunsero finalmente al palazzo oscuro di Lapis, un’enorme fortezza avvolta da un'atmosfera opprimente, situata ai margini delle terre maledette.
Non persero tempo, correndo fino alla sala principale dove Lapis li attendeva. La generale del Re Demone era seduta su un trono di pietra scura, le sue mani affusolate che stringevano il manico della sua lancia nera. Un sorriso maligno si formò sul suo volto mentre le spie si inginocchiavano davanti a lei.
«Avete novità per me?» chiese Lapis, la sua voce setosa ma piena di minaccia.
«Signora,» iniziò una delle spie, «abbiamo osservato la celebrazione ad Aetherion. La città è in festa, e Arlene... Arlene è stata proclamata Eroe dell’Umanità. Il popolo la venera come simbolo di speranza.»
Lapis strinse la presa sulla lancia, ma il sorriso sul suo volto si allargò. «Eroe dell’Umanità, eh?» ridacchiò con tono sarcastico. «Il loro piccolo simbolo di speranza... Quanto sarà dolce spezzare quel simbolo e vedere la disperazione nei loro occhi.»
Le spie rimasero in silenzio, temendo di aggiungere altro. Lapis si alzò dal trono, fissando l’oscurità della sala con occhi fiammeggianti. «Preparatevi. La loro festa sarà l’ultima. Questa volta, non ci sarà nessuna speranza per loro. E Arlene... scoprirà cosa significa veramente sfidare un generale del Re Demone.»
Con un cenno della mano, le spie furono congedate, mentre Lapis si voltava verso il suo trono con un sorriso pieno di malizia.