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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 31/05/2026, 11:33 · Aggiornato il 31/05/2026, 11:33

Capitolo 42: Ombre In Movimento

@alter_riderAlter_Rider
GeneraleIn corso

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Dopo il consiglio tenuto nella sala del trono del Re Demone, l’atmosfera all'interno della fortezza divenne ancora più tesa. Ognuno dei quattro generali aveva lasciato l'incontro con pensieri che correvano veloci, mentre nell’aria aleggiava un oscuro presagio.

Lapis si allontanò per prima, con un sorriso malvagio e una calma apparente. Aveva già deciso quale sarebbe stato il suo prossimo passo. Avrebbe schiacciato Arlene, ma non prima di averla vista combattere fino allo stremo. Non sarebbe stata una vittoria rapida, no, Lapis desiderava vedere la sua nemica soffrire, cadere e rialzarsi, solo per essere distrutta ancora. Aveva già sconfitto avversari di grande potenza, ma nessuno le aveva mai dato il piacere di un vero combattimento. Forse questa umana, con le sue leggendarie fiamme blu, sarebbe stata la sfida che Lapis aveva cercato per secoli.

Mentre camminava lungo i corridoi bui del palazzo, con la sua lancia nera che emanava una luce cupa, Lapis sapeva che non si sarebbe fermata lì. Il trono di Vorrath era il vero premio, e avrebbe continuato a giocare il suo ruolo di generale finché non fosse giunto il momento giusto per sferrare il colpo finale.

Dietro di lei, Malachor avanzava con il suo solito passo pesante. Ogni suo movimento sembrava scuotere le fondamenta del palazzo. Era infuriato. Per lui, non c’era bisogno di piani complessi o strategie. Se davvero Arlene rappresentava una minaccia, sarebbe bastato schiacciarla sotto il peso della sua forza bruta. Non aveva bisogno delle astuzie di Xarthas o della velocità furtiva di Seraphis. Malachor era un guerriero, e la guerra si vinceva con la forza e la distruzione. La magia e i sotterfugi erano per i deboli, o almeno così pensava.

Xarthas, nel frattempo, camminava dietro di loro con il suo solito portamento calmo e riflessivo. Sapeva bene che la battaglia che si profilava non era solo fisica. La magia di Arlene, se davvero legata alle fiamme blu, era qualcosa che avrebbe potuto cambiare le sorti della guerra. Eppure, osservando i suoi compagni generali, Xarthas si rese conto che l’ambizione di Lapis e la brutalità di Malachor non avrebbero tenuto conto della reale minaccia. Lui, invece, era pronto a studiare la situazione da ogni angolo, a trovare il punto debole di Arlene prima che il suo potere crescesse troppo. Se Lapis falliva, Xarthas sarebbe stato pronto a intervenire, anche se avrebbe voluto farlo a modo suo, non con la forza bruta.

Seraphis, l’ultima a lasciare la sala, scivolò nell'ombra come un serpente silenzioso. I suoi occhi gialli guizzavano avanti e indietro, sempre all’erta. Il suo compito era diverso. Mentre Lapis si preparava per il confronto con Arlene, Seraphis avrebbe osservato nell’ombra, pronta a colpire quando meno se lo aspettavano. Non aveva la forza di Malachor o la magia di Xarthas, ma il suo veleno, sia fisico che strategico, era letale. E in un regno dove l’ambizione uccideva, Seraphis sapeva che l’osservazione era la chiave per il successo.

Nel frattempo, nell'oscurità più profonda della fortezza, Vorrath rimase sul suo trono, meditando su ciò che era appena stato discusso. La menzione delle fiamme blu aveva risvegliato in lui antichi ricordi, storie di poteri dimenticati che avevano quasi distrutto interi regni. Vorrath non era preoccupato per il potere in sé — sapeva di essere più forte di qualsiasi essere vivente o morto — ma l'ambizione dei suoi generali, specialmente quella di Lapis, lo rendeva vigile.

Era consapevole che Lapis, con il tempo, avrebbe tentato di sfidarlo. Era nella natura dei demoni: conquistare, distruggere, ascendere. Vorrath era già stato sfidato in passato, e nessuno dei suoi sfidanti aveva mai visto la luce di un altro giorno. Eppure, Lapis era diversa. Era la più potente tra i suoi generali, quasi alla sua altezza, ma non abbastanza. Vorrath, con la sua esperienza millenaria, sapeva che la pazienza era l’arma più potente. Lapis sarebbe caduta nel momento in cui avrebbe creduto di poterlo superare.

«Le fiamme blu…» mormorò tra sé, i suoi occhi che bruciavano come braci. «Quella ragazza potrebbe rappresentare una variabile interessante.»

Nonostante il suo disprezzo per gli umani, Vorrath non ignorava il potere. Se Arlene fosse riuscita a padroneggiare quel potere leggendario, avrebbe potuto essere una pedina utile o, se necessario, un nemico da distruggere prima che diventasse troppo potente. Ma una cosa era certa: Vorrath avrebbe mantenuto il controllo. Sempre.

Mentre i generali demoniaci si preparavano per i loro prossimi passi, Aetherion continuava a vivere i suoi giorni di ricostruzione e speranza. La festa organizzata dal Re Thalador in onore di Arlene aveva riacceso lo spirito della città, ma la guerra era tutt'altro che finita. I preparativi per una nuova ondata di attacchi erano già in corso, e tutti sapevano che i demoni non avrebbero atteso a lungo prima di sferrare il loro prossimo colpo.

Arlene, ignara dei piani dei generali demoniaci, continuava ad allenarsi duramente per padroneggiare il fuoco blu che scorreva nelle sue vene. La capitale, ricostruita con la collaborazione di gnomi ed elfi, era diventata una fortezza impenetrabile, ma anche Arlene sapeva che solo la sua crescente forza avrebbe potuto tenere testa a Lapis e ai suoi sottoposti.

Ogni giorno che passava, Arlene sentiva il fuoco blu crescere dentro di sé, ma con esso anche il timore che, se non lo avesse controllato completamente, avrebbe potuto consumarla. Tuttavia, ogni fiamma che accendeva, ogni incantesimo che evocava, la rendeva più consapevole di quanto quel potere fosse unico e letale.

Le sue amiche, Myra e Lysara, la osservavano con attenzione e preoccupazione, sapendo che la battaglia finale si stava avvicinando. Ogni allenamento, ogni combattimento simulato era una preparazione per ciò che stava per arrivare. Ma nessuna di loro poteva prevedere che le forze oscure si stavano già muovendo nell'ombra, pronte a colpire.

Nel regno dei demoni, i generali tramavano, e con loro, la battaglia finale sembrava inevitabile.

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