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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 24/05/2026, 12:23 · Aggiornato il 24/05/2026, 12:23

Capitolo 33: La Sfida Delle Ombre

@alter_riderAlter_Rider
GeneraleIn corso

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  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Arlene, con il fuoco blu che avvolgeva la lama della spada di Elara, si lanciò contro l’esercito demoniaco senza esitazione. La sua forza era inarrestabile, e ogni colpo che infliggeva faceva crollare i nemici uno dopo l’altro. Le sue braccia si muovevano con precisione letale, ogni fendente era una scarica di puro potere. La rabbia per ciò che aveva visto, per la morte dei suoi amici e per il caos che si stava abbattendo sulla capitale, alimentava la sua furia. Sembrava quasi che il dolore che portava nel cuore amplificasse la sua potenza magica, rendendola una forza impossibile da contenere.

Demoni, orchi e ogre caddero come foglie davanti alla sua lama. Nessuno era in grado di opporsi alla fiamma blu che scaturiva dalla spada. Il fuoco non solo tagliava la carne e l'osso, ma divorava l'anima stessa dei suoi nemici, riducendoli in polvere nel giro di pochi istanti. I soldati rimasti alle spalle di Arlene osservavano con meraviglia e terrore. La sua furia sembrava smorzare la difficoltà della battaglia, e dove prima c’era solo morte e distruzione, ora vi era una scintilla di speranza.

Il fuoco blu, quel potere leggendario che avevano solo sentito nei racconti, bruciava davanti ai loro occhi. Ogni colpo di Arlene ridava loro la forza per combattere. I pochi sopravvissuti trovarono nuova determinazione, vedendo in lei non solo una compagna, ma un simbolo di speranza.

Mentre Arlene continuava la sua strage, falciando il nemico come se fosse un campo di grano, qualcosa cambiò nell’aria. Un ronzio cupo e minaccioso si propagò sopra il campo di battaglia, facendosi sempre più forte. Arlene si fermò un attimo, percependo il pericolo. Sollevò lo sguardo, e vide Lapis, sospesa nel cielo, che la fissava con uno sguardo affilato. Senza dire una parola, Lapis prese la sua lancia e, con una forza incredibile, la scagliò contro Arlene.

La lancia si mosse come un fulmine, un’ombra nera che fendette l’aria a una velocità impressionante. Ma Arlene, concentrata e con i sensi acuiti dal potere del fuoco blu, la evitò con una facilità impressionante, sfiorando appena il suo fianco. La lancia continuò la sua corsa e si conficcò nel terreno con una forza distruttiva, creando un cratere enorme. L’impatto fu devastante: un’onda d’urto si propagò attraverso il campo di battaglia, spazzando via i soldati demoniaci più vicini e mandando in frantumi il suolo.

Lapis osservò il disastro causato dalla sua lancia e scoppiò a ridere, un riso folle e pieno di malizia. «Interessante,» sussurrò tra sé, mentre guardava i corpi dei suoi stessi soldati giacere senza vita, vittime del suo stesso attacco. Non le importava. La distruzione e la morte erano per lei solo un passatempo. Ma quello che l’eccitava di più era vedere Arlene, ancora in piedi, dopo aver evitato il colpo con una grazia letale.

Con un gesto impaziente, Lapis alzò il braccio e, con voce stridula, ordinò ai suoi soldati di ritirarsi. «Ripiegate!» gridò, senza alcun riguardo per le vite che si stavano ancora perdendo nel caos. «Lasciate che io mi diverta da sola.»

I demoni, orchi e ogre, obbedendo senza alcuna esitazione, si ritirarono rapidamente, lasciando il campo libero. Lapis puntò il dito verso Arlene, fissandola con un sorriso che trasudava pura malizia. «Tu,» disse, la voce intrisa di aspettativa, «combatti con una forza che non vedevo da secoli. Vieni, mostrami tutto ciò che hai.»

Arlene, con lo sguardo infuocato, serrò la presa sulla spada di Elara. Sapeva che quello era il momento decisivo. Lapis, un generale del Re Demone, si stava preparando a combatterla direttamente, e questo significava solo una cosa: riconosceva la sua forza, ma voleva metterla alla prova.

Senza esitazione, Arlene avanzò, accettando la sfida. I suoi occhi brillavano di una rabbia profonda, ma anche di determinazione pura. Non avrebbe ceduto, non dopo tutto quello che aveva visto e perso.

Lapis, vedendo che Arlene accettava la sfida, ridacchiò sommessamente. Lentamente, la generale demoniaca sfoderò la sua arma. La spada nera che emerse dal suo fianco era un'arma terribile, quasi viva. La lama era lunga e sottile, fatta di un materiale oscuro che sembrava assorbire la luce stessa. Dalla guardia si allungavano rovi neri, avvolti attorno alla lama come spine maligne, emanando un'aura di morte. Intorno alla spada si diffondeva un'ombra pulsante, come se fosse avvolta da un miasma mortale, capace di corrompere tutto ciò che toccava.

Lapis sollevò la spada, e il sorriso sul suo volto si allargò. «Questa è Narthala, la spada della morte,» disse, facendo un passo avanti, la sua figura dominando il campo di battaglia. «Ogni anima che tocca, ogni vita che reclama, la rende più forte. E tu, Arlene,» aggiunse, il suo sguardo eccitato, «mi darai il divertimento che non ho provato da secoli.»

Lapis si leccò le labbra, come una bestia che non vede l’ora di affondare i denti nella preda. «Sai,» continuò, «l’ultima volta che mi sono divertita così tanto è stato quando ho combattuto contro Drakarion, il drago più forte della tua stirpe.» Il nome del padre di Arlene uscì dalle labbra di Lapis come un veleno, carico di disprezzo. «L’ho ucciso con le mie stesse mani,» sibilò, «e non c’è stato nessuno degno di essere la mia preda da allora. Fai del tuo meglio, ragazza. Fammi divertire.»

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