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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 24/05/2026, 11:54 · Aggiornato il 24/05/2026, 11:54

Capitolo 30: La Spada Delle Scaglie Di Drago

@alter_riderAlter_Rider
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Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Il drago continuava a fissare Arlene con occhi scintillanti, mentre l'energia della fiamma blu si fondeva sempre più con la sua anima. L'aria nella grotta sembrava carica di potere, e ogni respiro era un atto di connessione tra il passato e il presente, tra la stirpe dei draghi e l'umanità. La voce del drago era profonda e solenne, come un tuono lontano che rimbombava nell’oscurità.

«C'è una spada,» iniziò il drago, la sua voce avvolta da un'eco antica. «Una spada forgiata nelle fiamme della nostra razza, creata dalle scaglie dei più grandi draghi mai esistiti. La sua lama è di un blu brillante, incandescente come il fuoco stesso. Nessuna forza umana o magica può piegarla, e solo il sangue dei draghi può risvegliarne il vero potere.»

Arlene ascoltava con attenzione, il suo cuore che batteva forte al pensiero di quella leggendaria arma.

«È nascosta,» continuò il drago, «nella terra che un tempo era il regno dei draghi, ora diventata parte del territorio del Re Demone. La spada è stata lasciata lì dai nostri antenati come simbolo della nostra forza e della nostra volontà di resistere, ma è anche un'arma di vendetta, destinata a chiunque sia abbastanza forte da brandirla e abbastanza saggio da non esserne corrotto.»

La voce del drago si fece più cupa, quasi un avvertimento.

«Solo colui o colei che è pronto ad abbracciare il vero significato del sacrificio può impugnare la Spada delle Scaglie di Drago. E se mai vorrai trovarla, sappi che il suo potere sarà tuo solo quando sarai degna.»

Arlene serrò i pugni, consapevole della responsabilità che gravava su di lei. Ma prima che potesse fare domande, la visione cominciò a svanire. La grotta, il drago, e il calore avvolgente della fiamma blu si dissolsero lentamente, come nebbia al sole.

La realtà la colpì come un pugno. Il caos della battaglia, il rumore di fuoco e distruzione riempiva l'aria. Arlene era a terra, esanime, il suo corpo immobile, mentre tutto intorno a lei la capitale di Aetherion bruciava. Le mura erano crollate, le torri erano solo macerie, e la gente, disperata, correva tra le fiamme cercando scampo, ma trovava solo morte.

Lapis, sospesa sopra la distruzione, osservava tutto con un sorriso crudele. Il suo esercito, sebbene decimato, continuava a combattere, facendo strage di ogni cosa viva. I pochi soldati umani che ancora resistevano cadevano a uno a uno sotto i colpi degli orchi, degli ogre e delle creature demoniache che avanzavano implacabili.

«Bruciate tutto,» ordinò Lapis, la sua voce fredda e distaccata. «Uccidete ogni cosa che respira. Voglio che nulla rimanga in piedi.»

I resti dell'esercito demoniaco avanzarono senza pietà, massacrando i sopravvissuti con brutalità. Gli umani, stremati dalla battaglia, avevano ormai perso ogni speranza. Soldati piegati dalla fatica e dalla paura lasciavano cadere le armi, arresi alla distruzione imminente.

Tra quel caos, Lysara, l'amica elfa di Arlene, era inginocchiata accanto al corpo della sua compagna, il volto rigato di lacrime. Aveva cercato disperatamente di rianimarla, di richiamarla alla vita, ma Arlene non dava alcun segno di ripresa. Lysara era piegata a terra, le mani strette intorno al corpo immobile di Arlene, singhiozzando senza controllo.

«Non puoi lasciarmi...» sussurrò tra i singhiozzi, la sua voce spezzata dal dolore. «Non adesso... ti prego… non ora...»

Le sue lacrime cadevano sul viso di Arlene, ma non c'era più speranza nei suoi occhi. Tutto intorno a loro si stava sgretolando. L'esercito demoniaco avanzava, e un’ombra si avvicinava velocemente. Un ogre gigantesco, il volto contorto dalla rabbia, brandiva una mazza insanguinata e si dirigeva dritto verso Lysara, pronto a schiacciarla.

L'elfa non se ne accorse nemmeno. Era troppo immersa nel suo dolore, troppo concentrata sul corpo privo di vita di Arlene. L’ogre sollevò la sua arma, pronto a colpire, e per un istante, il tempo sembrò fermarsi.

Ma poi, improvvisamente, una luce abbagliante esplose attraverso il campo di battaglia.

Un raggio blu, brillante e tagliente come una lama di puro potere, trapassò lo stomaco dell'ogre, uccidendolo all'istante. La creatura emise un ruggito soffocato, poi cadde a terra con un tonfo sordo, la sua massa enorme che tremava per un ultimo istante prima di rimanere immobile.

Lysara, ancora inginocchiata accanto ad Arlene, non capì subito cosa fosse accaduto. Con gli occhi chiusi, continuava a piangere, ma sentiva qualcosa di diverso. Un calore. Un abbraccio che le avvolgeva il corpo, un affetto che la faceva sentire protetta.

Poi, come in un sogno, una voce familiare le parlò, dolce e rassicurante.

«Grazie... Lysara.»

L’elfa aprì lentamente gli occhi e, incredula, si rese conto che quell'abbraccio non era un'illusione. Arlene, la sua amica, era lì, viva. Il suo corpo brillava di una luce blu tenue, e le sue braccia erano strette attorno a Lysara in un gesto di pura gratitudine e affetto.

Arlene era tornata.

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