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La voce del drago si fece sempre più forte nella mente di Arlene, un suono profondo e avvolgente, ma fu subito sovrastata da un rumore molto più assordante. Il raggio nero di Lapis premeva con una furia inarrestabile contro la barriera di Arlene, finché, con un suono stridente e terribile, lo scudo si frantumò davanti ai suoi occhi, come un vetro spezzato da una forza impossibile da contenere.
L'esplosione che seguì fu catastrofica. L'energia accumulata tra la barriera e il raggio oscuro di Lapis esplose con una violenza inaudita, generando un'onda d'urto così potente che distrusse tutto nel raggio di centinaia di metri. Le mura della città furono abbattute, gli edifici circostanti crollarono in una nube di detriti, e chiunque si trovasse vicino a quel punto di impatto venne spazzato via come foglie nel vento. Soldati, nemici e alleati, non fecero in tempo a gridare o a reagire. La morte li colse in un istante.
Arlene sentì l'onda d'urto colpirla come una tempesta furiosa, e il suo corpo venne scaraventato in aria. La sua barriera era scomparsa, e non c'era più nulla tra lei e il potere distruttivo del colpo di Lapis. Sentì la pressione schiacciarle il petto, l'aria venirle strappata dai polmoni. Tutto il suo mondo si ridusse a quel momento di puro caos, e poi… nulla.
Cadde pesantemente a terra, il suo corpo esanime, senza più la forza di muoversi. La spada di Elara, il suo unico legame con la battaglia, le scivolò dalle mani e si conficcò nel terreno accanto a lei. La lama scintillante si piantò con una forza tale che sembrava segnare un confine, una croce solitaria nel deserto di morte che si era creato intorno. La spada, conficcata nel suolo come una lapide, sembrava segnare il luogo del riposo eterno di Arlene.
Per un lungo momento, il campo di battaglia fu immerso nel silenzio. Le fiamme bruciavano ancora sui resti della città, il fumo si alzava nel cielo, ma nessun suono rompeva quella quiete spettrale. Lapis, dall'alto, guardava il cratere creato dalla sua magia con un sorriso di soddisfazione crudele, credendo di aver finalmente posto fine alla resistenza di Arlene e della sua gente.
Ma in quel silenzio carico di morte, un'altra figura si avvicinava al corpo senza vita di Arlene. Lysara, l'amica elfa, che era tornata indietro dopo aver udito le esplosioni, vide il caos e la distruzione. I suoi occhi si fermarono subito su Arlene, distesa a terra, con la spada conficcata nel terreno come un macabro segno della sua fine.
«No…» sussurrò Lysara, con la voce incrinata dall'angoscia. Corse verso di lei, scivolando tra i detriti e i corpi senza vita, il cuore stretto dalla paura. Quando raggiunse Arlene, cadde in ginocchio accanto a lei, afferrando il suo corpo immobile tra le braccia. Le lacrime le offuscarono la vista mentre cercava disperatamente di rianimarla.
«Arlene… no, ti prego… non lasciarmi…» singhiozzava Lysara, mentre le sue mani tremanti cercavano di sentire un battito, un segno di vita. Le sue lacrime cadevano sulle guance sporche di Arlene, bagnandole il volto privo di coscienza. Per Lysara, quel momento era come perdere una sorella, una compagna di battaglia, e l’idea di continuare senza di lei era insopportabile.
«Non puoi lasciarmi qui… non ora…»
Ma Arlene non rispose. Il suo corpo rimase immobile, come se il mondo intorno a lei fosse ormai lontano.
Quando Arlene riaprì gli occhi, si ritrovò in un luogo completamente diverso. Non era più sul campo di battaglia, e il rumore della guerra era scomparso. Era consapevole che stava sognando, ma il sogno aveva un’intensità così reale che poteva sentire l’aria fredda sulla pelle e il suono dell’acqua che gocciolava in lontananza.
Si trovava all'interno di una grotta. Le pareti erano umide e scure, illuminate solo da una luce tremolante che proveniva dal centro di quel luogo. Il suono di gocce d’acqua che cadevano ritmicamente dalle stalattiti riecheggiava nell'aria, e l'intera grotta sembrava avvolta da un silenzio antico, come se il tempo stesso fosse stato fermato. Il pavimento era coperto di muschio, e l'atmosfera era permeata da un senso di mistero e potenza nascosta.
Arlene, anche nel suo sogno, sapeva che c'era qualcosa di speciale in quel luogo. Non era una grotta qualunque. Al centro di quella vasta caverna, una luce blu scintillante catturò la sua attenzione. La fiamma, piccola ma luminosa, brillava su un grande altare di pietra, illuminando l’intero spazio con un bagliore etereo. La fiamma sembrava viva, danzava al ritmo di un respiro invisibile, e nonostante fosse solo una piccola fiammella, emanava un calore profondo e rassicurante.
Avvicinandosi lentamente, Arlene sentì una presenza avvolgente che riempiva la grotta. Era un potere antico, ma non ostile. Era come se la stesse aspettando, come se quel luogo fosse stato creato apposta per quel momento.
Al centro dell’altare, proprio dietro la fiamma blu, un'ombra maestosa cominciò a prendere forma. Le sue ali si dispiegarono lentamente, e il suono di un respiro profondo riempì l'aria. Era lui. Il drago dei suoi sogni. Le sue scaglie brillavano di un blu intenso, e ogni respiro che emetteva sembrava alimentare la fiamma, facendola danzare con una vita propria.
«Finalmente sei arrivata, Arlene,» disse una voce profonda e possente. La sua voce era come il rombo distante del tuono, ma piena di saggezza e potenza.
Arlene rimase immobile, osservando il drago con occhi sgranati, il suo cuore che batteva forte nel petto. Aveva sognato questo momento, ma ora che era davanti a quella creatura maestosa, si sentiva piccola e fragile.
La fiamma blu continuava a bruciare davanti a lei, come un faro che illuminava il sentiero verso qualcosa di molto più grande di lei.