Vai al contenuto principale

← Arlene: Fatebreaker

Creato il 24/05/2026, 11:24 · Aggiornato il 24/05/2026, 11:24

Capitolo 26: La Barriera Dell'Ultima Speranza

@alter_riderAlter_Rider
GeneraleIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

Dietro ad Arlene, l'ultima speranza dell'umanità era appesa a un filo sottile e fragile. La città di Aetherion, un tempo maestosa e invincibile, era ormai in preda al caos. Le fiamme infuriavano tra le strade, divorando case e palazzi, e le mura, un tempo simbolo di protezione, erano crollate sotto i colpi incessanti delle artiglierie nemiche. I grandi cancelli che avevano difeso la città erano ormai ridotti a un cumulo di macerie fumanti, mentre una parte dell’esercito, esausto e indebolito, lottava con disperazione per respingere le ultime forze demoniache che si riversavano attraverso le brecce.

Aetherion non era più solo una città. In quel momento, era il simbolo di tutto ciò che restava dell'umanità, della loro lotta per sopravvivere di fronte alla furia del Re Demone e dei suoi generali. Ogni uomo e donna che combatteva sulle sue strade sapeva che quella era l'ultima resistenza, l'ultimo baluardo contro l'oscurità che minacciava di inghiottire tutto.

Arlene si voltò un istante, osservando le fiamme che consumavano la capitale, sentendo il dolore e la paura dei suoi abitanti. Le urla disperate di chi lottava e di chi moriva risuonavano alle sue orecchie come un eco inarrestabile. I suoi amici, i suoi compagni, stavano dando tutto ciò che avevano, ma sapevano che contro Lapis quella battaglia era ormai persa.

Lapis, sospesa in cielo, continuava a concentrare il suo potere sulla lancia, e la sfera nera, grande e terribile, pulsava come un cuore oscuro, pronta a scatenare la sua devastazione. L’oscurità attorno a quella magia si faceva più densa, più opprimente, come se la stessa morte stesse calando sopra di loro.

Arlene sentì la tensione crescere dentro di sé, una sensazione che le stringeva il cuore e le faceva tremare le mani. Non c’era tempo. Doveva prendere una decisione. Con un urlo disperato, rivolse il suo sguardo verso i suoi compagni.

«Scappate!» urlò con tutta la forza che aveva, la sua voce sovrastando il caos intorno a lei. «Andate via! Non posso fermarla!»

Il suo grido riecheggiò sul campo di battaglia, portando con sé una verità amara. Non poteva contenere quella forza. Nessuno poteva. I suoi amici, che fino a quel momento avevano lottato con coraggio, sapevano che non c’era altra scelta. Lysara, l’amica elfa di Arlene, fissò la sua compagna per un istante, poi, con il cuore pesante, fece un cenno ai suoi soldati.

Con un suono acuto e malinconico, Lysara sollevò il corno da guerra e lo suonò. Il segnale della ritirata riecheggiò tra i boschi e le colline. Gli elfi, seppur con riluttanza, cominciarono a ritirarsi verso le retrovie, sapendo che la loro magia non sarebbe stata sufficiente per contrastare l'orrore che stava per abbattersi su di loro.

Anche l'esercito umano, vedendo gli alleati elfi ritirarsi, iniziò a fare lo stesso. Ma prima che potessero scappare, un suono terribile, un sussurro avvolto nell’oscurità, attraversò l’aria come una lama. Era la voce di Lapis, che sembrava provenire da tutte le direzioni, minacciosa e crudele.

«Addio.»

Quelle parole furono come un colpo al cuore. Gli umani si fermarono, paralizzati dalla paura. C'era qualcosa di così macabro in quella parola, un presagio di morte imminente, come se il destino stesso avesse parlato.

Il tempo sembrò rallentare.

Il raggio di energia nera, che fino a quel momento era stato trattenuto nella sfera, era pronto a esplodere. Lapis sorrise, il suo viso deformato da una gioia sadica, sapendo che nessuno sarebbe sopravvissuto al colpo che stava per scagliare.

Arlene sapeva che non c'era altro tempo. Il potere di Lapis era troppo grande, troppo distruttivo. L'unico modo per salvare ciò che restava dei suoi compagni, della sua città, era fare l’impensabile.

Con ogni briciolo di forza che le rimaneva, concentrò tutto il suo mana in un unico, disperato atto di difesa.

Sollevò la spada di Elara verso il cielo e, con un urlo che sembrava nascere dalle profondità della sua anima, invocò una magia che non aveva mai nemmeno sognato di poter creare. Il potere che scaturiva da lei era primordiale, viscerale. La terra sotto i suoi piedi tremò, e un’ondata di energia si propagò da lei in tutte le direzioni.

Una barriera magica, grande quanto l’intero raggio d’azione del colpo di Lapis, prese forma.

Non era una semplice barriera.

Era qualcosa di maestoso, una sfera impenetrabile di luce e energia, così spessa e solida da rivaleggiare con le stesse mura di Aetherion. La barriera brillava di una luce bianca pura, quasi divina, mentre pulsava come un battito costante.

Gli occhi dei soldati si spalancarono per lo stupore. Mai, in tutta la storia delle guerre del regno, si era vista una difesa magica di tale portata. Arlene, con il volto segnato dalla fatica, stava creando qualcosa di impossibile. La barriera si estendeva in alto e in largo, abbracciando la città e i suoi abitanti, creando uno scudo contro l’imminente apocalisse che stava per scatenarsi.

Il raggio nero di Lapis, ora completamente carico, venne infine scagliato.

La sfera di tenebre si ruppe, liberando una colonna di energia oscura, circondata da fulmini neri, che tagliava il cielo come una lama affilata. La colonna si scagliò verso la barriera di Arlene con una forza distruttiva, pronta a cancellare tutto ciò che incontrava sul suo cammino.

La collisione tra il raggio nero e la barriera fu catastrofica.

Il suono dell’impatto rimbombò su tutto il campo di battaglia, un boato assordante che sembrava scuotere l’intera terra. Le due forze, quella oscura di Lapis e quella luminosa di Arlene, si scontrarono in un’esplosione di luce e ombra che illuminò il cielo, come due mondi opposti in guerra.

Dietro di lei, le truppe umane e gli alleati cercavano disperatamente di mettersi in salvo, ma non osavano distogliere lo sguardo da Arlene. Sapevano che lei era l'unica cosa che stava tenendo a bada la distruzione completa.

Il raggio di Lapis continuava a spingere contro la barriera, che crepitava e tremava sotto la pressione immensa. Arlene, le mani strette intorno alla spada, sentiva il peso di quell'energia schiacciarla, ma non poteva cedere. Non poteva permettere che quella barriera crollasse. Non quando così tante vite dipendevano da lei.

Le sue gambe tremavano. Il sangue iniziò a colarle lentamente dalle mani strette sull’elsa della spada. Ogni secondo sembrava un’eternità. L’energia oscura continuava a martellare la barriera, e crepe sottili cominciavano a comparire sulla superficie luminosa dello scudo.

Lapis osservò la scena dall’alto, sorpresa dalla resistenza di Arlene. Per la prima volta, nei suoi occhi comparve qualcosa di diverso dal disprezzo.

Incertezza.

«Interessante…» sussurrò, stringendo la lancia. «Davvero interessante, Arlene.»

Ma Arlene non rispose. Urlò.

Un urlo carico di dolore, rabbia e disperazione, mentre riversava ogni frammento del proprio mana nella barriera. La luce bianca esplose ancora una volta, contrastando per un istante l’oscurità del raggio demoniaco.

Dietro di lei, Aetherion resisteva ancora.

E fintanto che Arlene fosse rimasta in piedi, anche l’umanità avrebbe continuato a combattere.

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Sul capitolo in generale

  • Nessun commento generale ancora.

Accedi per commentare (email verificata).