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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 24/05/2026, 11:07 · Aggiornato il 24/05/2026, 11:07

Capitolo 24: L'Esplosione Di Luce

@alter_riderAlter_Rider
GeneraleIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Il cielo sopra il campo di battaglia era un mosaico di ombre oscure e nuvole gonfie di tempesta. L'aria era carica di elettricità, come se la terra stessa stesse trattenendo il respiro in attesa di qualcosa di colossale. Le urla di dolore e di rabbia si mescolavano ai clangori delle armi e agli ordini gridati dai comandanti umani e alleati. Il terreno era bagnato dal sangue, e i corpi dei caduti erano sparsi come tragiche testimonianze della furia della guerra.

Al centro di quel caos, Lapis, la generale del Re Demone, fluttuava in aria come un’oscura divinità. Le sue ali demoniache battevano appena, mantenendola sospesa sopra il campo di battaglia, mentre il suo sguardo freddo vagava tra le fila degli eserciti. Le sue mani, sottili ma potenti, emanavano un'energia oscura che rendeva l'aria intorno a lei pesante e quasi irrespirabile. Il suo sorriso crudele, che fino a quel momento aveva accompagnato ogni sua mossa, si era lentamente spento.

La situazione era cambiata. L’arrivo degli elfi e degli gnomi aveva dato un breve respiro all’esercito umano, ma Lapis non aveva mai considerato quegli alleati un vero problema. E ora che aveva deciso di svelare il vero volto della sua furia, era tempo di mostrare a tutti il potere che il Re Demone le aveva concesso.

Fluttuando leggermente più in alto, con un solo movimento delle sue mani, Lapis liberò le due bestie demoniache che avevano fino a quel momento trainato la sua slitta nera, ornata di teschi e ossa. Le bestie, finalmente sciolte dalla loro prigionia, emanarono un ruggito che squarciò il cielo, facendo tremare la terra sotto i piedi di tutti.

Alte come torri, le creature erano un incubo incarnato: i loro corpi massicci erano coperti di una pelle spessa e nera come la notte, e i loro artigli, lunghi e affilati, erano in grado di squarciare la terra e distruggere qualsiasi cosa sul loro cammino. Ogni passo che facevano scuoteva il terreno, e ogni ruggito che emettevano riempiva l'aria di terrore.

Le bestie non facevano distinzione tra amici o nemici. Non erano sotto il controllo di un esercito ordinato; erano pura distruzione, il caos fatto carne. Le loro zampe schiacciavano orchi e umani con la stessa indifferenza, riducendo a brandelli qualsiasi essere vivente che si trovasse sul loro cammino. La loro avanzata era inarrestabile, e nulla sembrava poter fermare la loro furia.

Le fila degli eserciti umani e alleati cominciarono a spezzarsi. Gli uomini cadevano, schiacciati o dilaniati dalle bestie, e anche gli elfi e gli gnomi, per quanto valorosi, non riuscivano a resistere. La situazione era disperata. Le mura di Aetherion tremavano sotto i colpi incessanti delle armi d'assedio, e gli incantesimi protettivi dei maghi cominciavano a cedere sotto la pressione inarrestabile del nemico.

Arlene, circondata dalla furia della battaglia, osservava impotente mentre il suo mondo cadeva a pezzi. Il suo corpo era segnato dalla fatica, e il suo respiro era pesante, ma la sua determinazione rimaneva incrollabile. Aveva visto troppi cadere. Non poteva permettere che tutto finisse così.

Lysara, che era al suo fianco poco prima, si avvicinò correndo, con il viso rigato dal sudore della battaglia.

«Non possiamo continuare così!» urlò, sopra il rumore assordante del caos. «Le nostre truppe stanno crollando. Queste bestie… sono inarrestabili.»

Arlene strinse i denti, il sudore che le colava lungo il volto.

«Lysara… tu e i tuoi dovete ritirarvi. Portate gli elfi nelle retrovie, riorganizzatevi. Io… troverò un modo.»

Lysara esitò, i suoi occhi verdi pieni di preoccupazione.

«Non posso lasciarti qui da sola. Queste cose… ti uccideranno!»

Arlene si voltò verso l’amica, la sua espressione determinata e feroce.

«Fidati di me. Fai quello che ti chiedo. Ci vediamo dall'altra parte.»

Lysara annuì, seppur con riluttanza. Con un ultimo sguardo, fece segno alle sue truppe di ritirarsi verso le retrovie, lasciando Arlene da sola al fronte, in mezzo a una tempesta di morte e distruzione.

Le bestie avanzavano, e ovunque i loro passi cadevano, la morte seguiva. Le urla dei morenti riempivano l’aria, e Arlene, osservando quel macello, sentì qualcosa dentro di sé spezzarsi. Era rabbia. Una rabbia incontenibile che ribolliva nel suo petto come un fuoco selvaggio. Non poteva accettare la sconfitta, non poteva permettere che la sua gente morisse per mano di quelle creature infernali.

Con un grido feroce, Arlene fece uno scatto avanti, la spada di Elara scintillante nelle sue mani. Con un colpo netto, aprì una breccia tra i nemici, fendendo orchi e goblin come se fossero fatti d’aria. Il suo corpo si muoveva con una velocità e una precisione mai viste prima, spinto dalla furia del suo spirito indomabile. Ogni colpo era una dichiarazione di guerra contro l’oscurità che minacciava di inghiottirli tutti.

Finalmente, dopo aver eliminato decine di nemici, Arlene si fermò in mezzo a quel caos. Le bestie demoniache erano ora vicine, i loro occhi rossi e colmi di malvagità la fissavano come prede designate. Il terreno tremava sotto di loro, e per un istante, tutto sembrava perduto.

Ma Arlene non aveva paura. Non più.

Sollevò la spada di Elara, e le fiamme bianche che avevano accompagnato ogni suo colpo iniziarono a ritirarsi. Le fiamme si concentrarono tutte in un unico punto sulla punta della lama, pulsando con una luce sempre più intensa. Il potere che emanava era quasi insopportabile, ma Arlene continuava a concentrare il suo mana, spingendosi oltre i suoi limiti.

Le fiamme bianche si trasformarono in una sfera di energia pura, circondata da fulmini che crepitavano nell’aria. Il calore che emanava era tale da far retrocedere i nemici vicini, come se persino i demoni avessero paura di ciò che stava per accadere. La sfera di energia cresceva sempre di più, sospesa davanti alla spada di Arlene, pulsando come un cuore vivente.

Le bestie demoniache continuarono ad avanzare, i loro ruggiti risuonavano come tuoni, ma Arlene era pronta.

Il suo sguardo si alzò verso il cielo, dove Lapis fluttuava ancora, osservandola con occhi di ghiaccio. Lapis non sorrideva più. C'era una scintilla di preoccupazione nel suo sguardo ora, un segnale che anche lei, la generale del Re Demone, non aveva previsto tutto.

Con un grido di sfida, Arlene scagliò la spada in avanti, puntando dritta verso le bestie. La sfera di energia esplose, trasformandosi in un raggio di luce pura, un fiume di potere che attraversò il campo di battaglia con una furia inarrestabile. La luce colpì le due bestie demoniache, travolgendole con una forza tanto devastante da disintegrarle all'istante. I loro corpi, prima massicci e invincibili, si dissolsero in una pioggia di cenere e fumo.

Il raggio non si fermò. Continuò la sua corsa, distruggendo la slitta di Lapis, riducendola in frammenti, mentre l'oscurità che la circondava si frantumava come vetro. Il terreno su cui le bestie avevano camminato fu trasformato in un cratere fumante, un paesaggio di morte e distruzione totale.

Un silenzio surreale cadde sul campo di battaglia. I soldati umani, elfi e gnomi, che avevano assistito a quella scena, rimasero immobili, incapaci di comprendere del tutto cosa fosse appena successo. Dove prima c'era stata la furia delle bestie demoniache, ora c’era solo un vuoto, un buco nel terreno che segnava la fine della loro avanzata.

Il campo di battaglia, che solo un attimo prima era stato un vortice di distruzione, era ora avvolto in un silenzio irreale. Soldati umani, elfi e gnomi rimasero fermi, i loro occhi fissi sul cratere fumante che segnava la fine delle due bestie demoniache. Quel potere immenso, scagliato da Arlene, aveva ridotto a nulla ciò che sembrava inarrestabile.

Il fumo si dissipava lentamente, rivelando il terreno devastato, annerito dalla furia dell’energia che Arlene aveva liberato. I corpi dei nemici disintegrati giacevano sparsi, come se la forza della luce avesse cancellato la loro esistenza stessa.

Arlene, stremata ma ancora in piedi, abbassò lentamente la spada. Il suo respiro era pesante, ma nei suoi occhi brillava una determinazione incrollabile. Quel raggio di luce non era stato solo un colpo di forza. Era la dimostrazione che, anche di fronte all’oscurità più profonda, la speranza poteva brillare più intensamente di qualsiasi altra cosa.

Lapis, ancora sospesa nel cielo, osservava in silenzio. Il suo sguardo, prima carico di disprezzo, era ora una maschera di rabbia e sorpresa. Non si aspettava che un'umana potesse scatenare un potere simile. Il suo sorriso sardonico era svanito completamente.

Ma Arlene non era finita. Con gli occhi puntati verso il cielo, fissò Lapis con una sfida silenziosa. Questa battaglia non era ancora conclusa, ma ora, per la prima volta, l'oscurità aveva trovato un avversario degno.

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