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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 24/05/2026, 10:54 · Aggiornato il 24/05/2026, 10:54

Capitolo 23: La Furia Di Arlene

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  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Il campo di battaglia era un caos infernale. Il suono delle armi che si scontravano, i ruggiti delle bestie e le urla dei feriti si mescolavano in una sinfonia di distruzione. Arlene era al centro di tutto, una forza inarrestabile di potenza e determinazione. Con la mano destra impugnava saldamente la spada di Elara, che ancora brillava di quelle fiamme bianche intense. Ogni colpo che sferrava abbatteva un nemico, la sua lama tracciava archi di luce tra le file nemiche, lasciando cadaveri dietro di sé.

Ma non bastava. Le arpie, con le loro ali sgraziate e i loro artigli affilati, si lanciavano dall’alto, cercando di squarciare i soldati umani. Arlene non poteva permettere che avessero il sopravvento. Con la mano sinistra, concentrò il suo mana e scagliò sfere di fuoco verso gli avversari alati. Le palle di fuoco esplosero contro le arpie, incenerendo le loro ali e facendo precipitare i corpi contorti al suolo.

Non si fermò lì. Il suo potere continuava a crescere, e mentre affrontava un'orda di orchi e goblin con la spada, dal palmo della sua mano sinistra iniziò a formarsi una sfera di ghiaccio. Con un gesto fluido, Arlene lanciò dardi di ghiaccio verso il cielo, colpendo le arpie in volo e congelando le loro ali. I corpi delle creature alate cadevano dal cielo, infrangendosi come statue di ghiaccio contro il terreno.

Ma per quanto Arlene combattesse con tutta la sua forza, l’esercito umano stava cedendo sotto il peso schiacciante delle forze demoniache. Gli orchi e gli ogre continuavano ad avanzare, spazzando via interi gruppi di soldati con i loro colpi brutali. I guaritori umani, sparsi sul campo di battaglia, correvano da un soldato all'altro, cercando disperatamente di curare i feriti. Ma non facevano in tempo. Ogni volta che riuscivano a salvare qualcuno, altri due cadevano sotto i colpi devastanti dei demoni.

Le mura di Aetherion tremavano sotto l’assalto continuo delle armi d’assedio. Le pietre delle mura cominciavano a cedere, e i maghi che tentavano di erigere barriere difensive erano ormai esausti, incapaci di mantenere le protezioni magiche per molto tempo.

Arlene, nonostante il suo potere incredibile e la furia con cui combatteva, sentiva la stanchezza iniziare a farsi sentire. Il suo mana era forte, ma l’ondata incessante di nemici sembrava non avere fine. Gli uomini accanto a lei cadevano uno dopo l’altro, e per un attimo, Arlene sentì un terribile senso di sconforto.

Fu in quel momento che Lapis, dall’alto, emise un nuovo ordine. La sua voce oscura risuonò nel cielo come un tuono.

«Seconda ondata! Abbattete ogni anima che resiste!»

Con un solo gesto, Lapis scatenò una nuova ondata di creature demoniache sul campo di battaglia. Orchi più grandi, ogre più spietati e altre mostruosità emersero dalle retrovie, avanzando con una furia inarrestabile. Le arpie rimanenti si unirono all'assalto, gettandosi sui soldati umani con una rabbia selvaggia.

Arlene sentì il peso di quell’onda travolgente avvicinarsi. La situazione era disperata. Nonostante il suo potere, l’esercito umano stava subendo perdite gravissime, e le linee difensive si stavano spezzando. Le mani dei guaritori erano coperte di sangue, e i loro volti, segnati dalla stanchezza, riflettevano la disperazione di una battaglia che sembrava persa.

Arlene, con la spada che fiammeggiava ancora tra le sue mani, si fermò per un attimo a osservare il campo di battaglia. Il fuoco e il ghiaccio che scagliava non bastavano a fermare quella marea oscura. I suoi compagni erano sopraffatti, e anche lei sentiva il peso della battaglia gravare sulle sue spalle.

«È finita?» pensò Arlene per un attimo.

Ma subito scosse la testa, rifiutando quell’idea. No, non poteva finire così. Non poteva arrendersi.

Proprio quando tutto sembrava perduto, un suono distinto si fece strada tra il rumore del caos. Un suono di corni lontani, una melodia che portava con sé speranza e forza. Arlene sollevò lo sguardo, sperando che i suoi sensi non la ingannassero.

E poi, come una visione dalla luce, arrivarono.

Dalla foresta oltre il campo di battaglia, si udirono i suoni armoniosi di archi tesi e incantesimi sussurrati nel vento. L’esercito elfico era finalmente arrivato. Le loro armature scintillavano sotto i deboli raggi di sole che filtravano attraverso le nuvole, e le loro frecce fendevano l’aria come saette di luce pura. In testa al loro esercito, Lysara, con la sua chioma argentata che ondeggiava nel vento, guidava le sue truppe con una calma determinazione.

Le prime frecce elfiche piovvero sul campo, colpendo le arpie e i demoni con precisione letale. Le creature nemiche cominciarono a cadere una dopo l’altra, incapaci di resistere alla furia dell’esercito elfico. Le loro frecce non erano solo armi di precisione, ma portavano con sé incantesimi di fuoco e ghiaccio che aumentavano il loro impatto, rendendole devastanti.

Dietro di loro, si udì un rumore ancora più profondo, un suono come il martellare della terra stessa. Dalla foresta emersero gli gnomi, con le loro armature pesanti e le loro asce giganti. Erano lenti ma inarrestabili, e con una determinazione feroce, cominciarono a circondare l’esercito demoniaco. Gli gnomi, maestri dell’artiglieria, avevano portato con sé balestre e catapulte, e ben presto i loro colpi cominciarono a colpire le file nemiche, spezzando l’ordine dell’esercito di Lapis.

In pochi minuti, il campo di battaglia, che sembrava essere sull’orlo del collasso, cambiò radicalmente. Gli elfi e gli gnomi avevano circondato il nemico, tagliandolo fuori dal resto del loro esercito e permettendo alle forze umane di riprendere fiato e riorganizzarsi.

Lysara si avvicinò ad Arlene, il suo sguardo pieno di determinazione.

«Siamo arrivati appena in tempo,» disse con un sorriso. «Ma ora è il momento di finire ciò che abbiamo iniziato.»

Arlene, che sentiva la speranza rinascere nel suo cuore, annuì.

«Non è ancora finita, ma insieme possiamo vincere.»

Con l’esercito elfico e quello degli gnomi al suo fianco, Arlene si preparò a condurre la carica decisiva. Le fiamme bianche della sua spada brillavano più intensamente che mai, e il fuoco che ardeva dentro di lei era pronto a esplodere con una forza ancora maggiore.

La battaglia non era finita, ma ora il destino di Aetherion poteva essere riscritto.

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