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Il terreno tremava sotto i pesanti passi dell'ogre, mentre Arlene correva verso di lui con il cuore che batteva furiosamente nel petto. Ogni respiro era una lotta contro la paura crescente che minacciava di paralizzarla, ma la determinazione la spingeva avanti. Non poteva permettere a quella bestia di avvicinarsi ulteriormente, né a lei né a Ranulf. Doveva fermarlo.
L'ogre la vide avvicinarsi e sollevò la sua enorme mazza con un ruggito che squarciò l'aria. Arlene sentì il suono assordante nelle orecchie, ma non si fermò. Con una scivolata improvvisa, schivò il primo colpo della mazza, che si abbatté sul terreno con un suono sordo, sollevando polvere e schegge di pietra.
Si alzò con un movimento fluido, cercando un'apertura. La sua spada brillava alla luce fioca della sera mentre la impugnava con entrambe le mani, preparando il colpo. L'ogre, però, si muoveva più velocemente di quanto avesse immaginato. Il suo secondo attacco arrivò in un istante, costringendo Arlene a saltare di lato per evitare la mazza che sfiorò la sua testa per pochi centimetri.
«Devo essere più veloce,» pensò Arlene, cercando di calmare la mente. L’ogre era una bestia enorme, ma ogni creatura aveva un punto debole.
Ranulf, occupato a fronteggiare gli orchi, la osservava con la coda dell’occhio, pronto a intervenire se necessario, ma sapeva che Arlene doveva affrontare quel mostro da sola. Era il suo momento di dimostrare di essere pronta, di mostrare che il dolore e la perdita che aveva vissuto l'avevano resa più forte, non spezzata.
Arlene fece un respiro profondo, concentrando tutta la sua attenzione sull’ogre. Mentre lui preparava un altro colpo devastante, lei lo attaccò, schivando con abilità e colpendo la sua gamba con un fendente rapido. La lama penetrò nella carne dura della bestia, che emise un ruggito di dolore. Ma era solo l'inizio. L'ogre barcollò, infuriato, e sollevò la mazza per colpire ancora.
Questa volta Arlene si mosse con maggiore precisione, schivando un colpo e approfittando di un attimo di debolezza. Con un salto rapido, si avvicinò ancora di più e sferrò un colpo deciso al ginocchio del mostro. La creatura crollò su un fianco, urlando di rabbia, e cadde sulle ginocchia.
Ora o mai più.
Arlene vide la sua opportunità. Con un urlo, sollevò la spada e la abbatté con tutta la forza che aveva, mirando al collo dell'ogre. La lama affondò in profondità, tagliando la carne e spezzando l’osso. Con un ultimo grido soffocato, l'ogre cadde a terra, privo di vita.
Arlene rimase immobile per un momento, il respiro affannoso e le mani che tremavano leggermente. Aveva vinto. Aveva abbattuto una bestia che avrebbe potuto ucciderla in un attimo, ma sapeva che non era finita.
Intorno a lei, il campo di battaglia era ancora in piena agitazione. Ranulf stava finendo gli ultimi orchi rimasti, ma il loro numero stava calando rapidamente. Con l’ogre morto e il loro capo caduto, gli orchi sembravano disorganizzati, confusi. Arlene si unì rapidamente a Ranulf, combattendo fianco a fianco fino a che l’ultimo orco fu abbattuto.
Quando il silenzio cadde di nuovo sulla landa desolata, Arlene si fermò, il respiro ancora affannoso. La battaglia era finita, ma il senso di inquietudine dentro di lei rimaneva.
«Ce l’hai fatta,» disse Ranulf, pulendo la lama della sua spada. Il suo sguardo era fermo e rispettoso. «Hai affrontato una delle creature più pericolose che camminano su queste terre. Ma non è stato solo il tuo corpo a farlo. È stata la tua mente.»
Arlene guardò il corpo senza vita dell'ogre, il peso di ciò che aveva appena fatto ancora fresco nella sua mente. «È stato difficile,» ammise. «Ogni movimento sembrava una lotta contro la mia paura.»
Ranulf le si avvicinò, poggiandole una mano sulla spalla. «Eppure l’hai affrontata. Questo è ciò che ti rende una vera guerriera, Arlene. La forza non sta solo nel combattere, ma nel saper gestire la paura. Hai vinto non solo contro l’ogre, ma contro te stessa.»
Mentre tornavano al campo, il sole stava tramontando all'orizzonte, tingendo il cielo di sfumature rosse e arancioni. Il silenzio tra loro non era più carico di tensione, ma di una consapevolezza silenziosa. Arlene aveva compiuto un passo importante verso il suo destino, ma sapeva che c’erano altre prove che l’attendevano.
Quando raggiunsero il campo, Myra e Gareth li accolsero, sollevati di vederli tornare vivi. «Come è andata?» chiese Gareth, lanciando uno sguardo curioso ad Arlene.
Arlene non rispose subito, ma sollevò lo sguardo verso il cielo stellato. «È stato difficile, ma... ce l’abbiamo fatta.» Sentiva una strana pace crescere dentro di lei, come se una parte della sua battaglia interna si fosse finalmente placata.
Quella notte, mentre si sdraiava nella sua tenda, Arlene chiuse gli occhi, ripensando a tutto ciò che era accaduto. Aveva superato una prova cruciale, non solo fisicamente, ma mentalmente. Aveva vinto la sua battaglia contro la paura, almeno per ora. Sapeva che c’erano ancora molte altre sfide da affrontare, ma sentiva di essere più forte, più consapevole di sé stessa e del suo potere.
Sapeva che non avrebbe mai dimenticato il sacrificio di Liam, ma ora capiva che poteva andare avanti senza lasciarsi consumare dal dolore. Poteva usare quella forza per proteggere gli altri, per onorare la sua memoria.
Il suo cammino era appena iniziato, e il futuro l’attendeva con nuove sfide. Ma ora era pronta.