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← Arlene: Fatebreaker

Creato il 09/05/2026, 16:56 · Aggiornato il 31/05/2026, 11:36

Capitolo 18: L'Avanzata di Lapis

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GeneraleIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Dopo essere tornata dalla battaglia contro l’ogre, Arlene si concesse poco tempo per riprendersi. La vittoria era stata dura e costosa, ma non c’era spazio per il riposo. Il campo era ancora in fermento, e l’aria era carica di tensione. Sapevano che la minaccia del Re Demone incombeva, ma nessuno si aspettava quanto presto sarebbero arrivate notizie peggiori.

Gli esploratori tornarono con volti segnati dalla paura. La notizia si diffuse velocemente tra le truppe: il generale del Re Demone, Lapis, stava avanzando verso la capitale.

Arlene era nel mezzo dell’affilatura della sua spada quando sentì la voce concitata di Gareth chiamarla. Si voltò di scatto, vedendolo correre verso di lei con una fretta insolita.

«Arlene, devi venire subito. Ranulf ci ha convocati, è importante.»

Il cuore di Arlene saltò un battito. Lasciò la spada e lo seguì, attraversando il campo fino alla tenda del comando, dove trovò Ranulf intento a discutere animatamente con alcuni ufficiali. Il suo volto era teso, e i segni della preoccupazione erano evidenti.

Appena Arlene entrò, Ranulf sollevò lo sguardo. «Arlene, abbiamo ricevuto notizie gravi. Lapis, il generale del Re Demone, sta avanzando verso la capitale con il suo esercito di demoni.»

Arlene si irrigidì. Il nome di Lapis non era nuovo per lei. Il volto di una donna dalle ali nere e corna appuntite le tornò in mente, l’eco di un sogno che la perseguitava da tempo. La stessa figura che aveva visto nei suoi incubi. «Lapis,» sussurrò, incapace di nascondere la sua paura.

Ranulf annuì, notando la sua reazione. «Sì, è la stessa che hai sognato. La descrizione degli esploratori coincide perfettamente: una donna armata di una lancia e una spada, ali demoniache, e corna che sporgono dalla sua testa.»

Myra, che stava ascoltando vicino all’ingresso, si avvicinò. «Che significa, Arlene? Hai sognato questa Lapis?»

Arlene annuì, stringendo i pugni. «Prima ancora di sapere chi fosse. Nei miei sogni, la vedevo avvolta nell’oscurità, con un sorriso sinistro e la sua lancia nera. Ma non sapevo cosa volesse dire. Ora sì.»

Ranulf si fermò un attimo, osservando attentamente Arlene. «Sembra che il tuo sogno non fosse solo un presagio. Lapis è più vicina di quanto pensassimo, e la sua marcia verso la capitale non è una coincidenza. Vorrath sta iniziando la sua offensiva, e Lapis è il suo braccio destro.»

Le parole del Capitano pesarono come macigni su Arlene. La paura che provava non era solo per la capitale o per il regno, ma per ciò che significava affrontare Lapis. Il sogno non era stato solo un avvertimento. Era un richiamo a qualcosa di più profondo, come se il destino stesso la stesse spingendo verso questo confronto.

Mentre Ranulf continuava a spiegare i piani difensivi, Arlene sentiva il peso della responsabilità crescere dentro di lei. Doveva essere pronta, non solo per la battaglia, ma per ciò che Lapis rappresentava. Aveva il potere di distruggere intere armate, ma c’era qualcosa di personale in questo scontro. Lapis aveva un legame oscuro con il suo destino, e Arlene non poteva ignorarlo.

La preparazione per la partenza fu frenetica. Le truppe si radunarono velocemente, e Arlene si trovò presto davanti alla sua tenda, con l'armatura e la spada di Elara pronte. Ogni gesto era automatico, ogni movimento una routine che conosceva bene, ma questa volta c’era qualcosa di diverso. La sua mente non era solo concentrata sulla battaglia imminente, ma su ciò che Lapis rappresentava. La stessa figura che aveva visto nei suoi sogni ora stava marciando verso di loro, pronta a devastare tutto ciò che incontrava.

Mentre si stringeva l’armatura, sentì una presenza al suo fianco. Lysara, l'elfa dai capelli argentati, era apparsa in silenzio, come suo solito. Il suo sguardo era serio, ma sereno.

«Lapis non è una nemica come le altre,» disse Lysara. «Ho sentito storie di lei nei racconti degli elfi. È una creatura antica, nata dalle profondità dell’oscurità. Se sta avanzando, significa che Vorrath è pronto a distruggere tutto.»

Arlene guardò Lysara negli occhi, trovando in lei un conforto inaspettato. «L’ho sognata, Lysara. Prima di sapere chi fosse, la vedevo nei miei incubi. Ora so che quel sogno non era solo un’illusione.»

Lysara annuì con calma. «I sogni non sono sempre chiari, ma a volte sono più reali di quanto immaginiamo. Se Lapis fa parte del tuo destino, Arlene, allora questa battaglia è inevitabile.»

Con la spada di Elara stretta nella mano, Arlene si unì al resto delle truppe. Mentre si mettevano in marcia verso la capitale, il cielo si oscurava, carico di nuvole nere. L’orizzonte si riempiva di presagi oscuri, e l’atmosfera si faceva sempre più pesante. Ogni passo che faceva verso la capitale sembrava avvicinarla sempre di più al confronto con il suo destino.

Mentre avanzavano, Arlene rifletteva su quanto fosse cambiata dal suo arrivo all’accademia. Ogni battaglia, ogni perdita, ogni vittoria l’avevano forgiata in una guerriera più forte e determinata. Ma c’era di più. Sentiva che ogni passo l’aveva preparata per questo momento. La battaglia per la capitale non sarebbe stata solo una guerra per proteggere il regno, ma una prova per sé stessa.

Myra e Gareth marciavano al suo fianco, pronti per il peggio. «Non possiamo perdere,» disse Gareth, osservando il cielo scuro. «Non contro qualcosa di così potente.»

«Non perderemo,» rispose Arlene, con una sicurezza che sorprendentemente si era radicata dentro di lei. «Non possiamo permetterci di farlo.»

Lysara, che marciava leggermente indietro, aggiunse: «Lapis può essere potente, ma la sua forza non è invincibile. Ogni creatura ha una debolezza. Dobbiamo solo trovarla.»

Arrivarono finalmente alle porte della capitale, e ciò che videro non fece che aumentare la loro preoccupazione. Le truppe della città erano già in allerta, con le mura fortificate e le difese pronte. Ma anche così, sapevano che l’esercito di Lapis non sarebbe stato facile da fermare.

Arlene si fermò per un momento, guardando l’orizzonte dove le nubi nere si addensavano sempre di più. Le forze demoniache di Lapis erano vicine. Lo sentiva nell’aria, nella tensione che cresceva con ogni passo. Strinse la spada di Elara, sentendo il peso della storia e del sacrificio che essa rappresentava. Era pronta. Doveva esserlo.

La battaglia per la capitale era alle porte, e Arlene sapeva che il suo scontro con Lapis sarebbe stato il più importante della sua vita.

La capitale di Aetherion si ergeva maestosa all’orizzonte, un baluardo incrollabile contro le forze oscure che minacciavano di inghiottire il regno. Le sue mura imponenti, alte e solide come le montagne, dominavano l’intero paesaggio, avvolte da un’aura di invincibilità. I bastioni erano rinforzati con magia antica, e i maschi delle torri, dove arcieri e maghi erano schierati, sembravano osservare ogni angolo del territorio, pronti a scagliare le loro frecce e incantesimi su chiunque osasse attaccare la città.

La grande porta d’ingresso era una meraviglia di ingegneria, composta da ferro battuto e decorata con intricate incisioni che narravano antiche battaglie e leggende di eroi del passato. Alta oltre venti metri, con due pesanti battenti rinforzati da rune magiche, sembrava in grado di respingere qualsiasi assalto. Dietro le mura, Aetherion era pronta alla guerra. Le sentinelle sulle mura erano irremovibili, osservando attentamente ogni movimento all’orizzonte, mentre maghi dai lunghi mantelli si concentravano nel tessere incantesimi di difesa.

Ma c’era un'inquietudine nell’aria. Nonostante la grandezza della città, nonostante la preparazione minuziosa delle difese, il nemico che avanzava incuteva un timore senza precedenti. L’esercito umano sapeva di non essere solo in questa battaglia: erano amici degli elfi e degli gnomi, popoli con cui avevano stretto un patto secolare. Eppure, quei rinforzi tanto attesi non erano ancora arrivati. Gli elfi, con la loro magia ancestrale e le frecce infallibili, e gli gnomi, maestri della tecnologia e dell’artiglieria, erano essenziali per la difesa della capitale, ma le truppe di Aetherion sapevano che avrebbero dovuto affrontare il primo impatto da soli.

Arlene, con l’armatura già indossata e la spada di Elara saldamente al suo fianco, osservava le frenetiche preparazioni dei suoi compagni d’armi. C’era un senso di urgenza che percorreva l’intero campo, ma anche una rassegnata determinazione. Sapevano cosa stava arrivando, e sapevano quanto sarebbe stato difficile fermarlo.

Lysara, l'elfa dai capelli argentati e lo sguardo calmo, si avvicinò ad Arlene. «Il nostro tempo insieme è breve, amica mia,» disse, con una voce che tradiva un lieve senso di malinconia. «Devo tornare indietro e congiungermi con il mio esercito. Gli elfi stanno marciando, ma non possiamo permettere ritardi. Combatteremo fianco a fianco, ma prima devo assicurarmi che le nostre forze siano pronte.»

Arlene annuì, sapendo che il ritorno di Lysara era fondamentale per la difesa della capitale. «Non sarà lo stesso senza di te qui, Lysara, ma so che ci rivedremo sul campo di battaglia.»

Lysara le prese la mano in un gesto di affetto e fiducia. «Combatteremo insieme, Arlene. E quando arriveremo, le nostre frecce e la nostra magia saranno al tuo fianco.»

Con un ultimo sorriso, Lysara si allontanò rapidamente, scomparendo tra le ombre dei boschi. Arlene la osservò andarsene, sapendo che il suo compito era altrettanto cruciale.

Mentre il sole si nascondeva dietro un denso banco di nuvole nere, le truppe di Aetherion si disponevano in formazione davanti alle possenti mura. La cavalleria, con le lance puntate e i cavalli che scalpitavano, era pronta ai fianchi delle forze principali. Le file di lancieri e spadaccini si allineavano al centro, i loro scudi lucenti riflettevano la luce fioca. Ogni soldato era teso, ma determinato, sapendo che questa battaglia sarebbe stata decisiva. I loro volti erano segnati dalla consapevolezza del nemico che stavano per affrontare.

All’orizzonte, lontano ma visibile, si alzava una colonna di fumo nero. Il fumo non era naturale, ma portato dai passi pesanti delle forze oscure che marciavano verso di loro. Era come se il terreno stesso fosse stato corrotto dalla loro avanzata, un segnale inquietante della devastazione che portavano con sé. Il rumore dei tamburi di guerra demoniaci iniziava a risuonare, cupo e minaccioso, rimbalzando tra le pianure desolate e le mura della città.

Dalla nebbia e dal fumo, cominciarono a delinearsi figure grottesche: orchi, ogre e goblin avanzavano come una marea nera, i loro occhi brillavano di una malvagità senza fine. Ma tra queste creature, al centro di quella massa oscura, spiccava una figura che rendeva ancora più tangibile la paura. Lapis.

Lapis non indossava armature, quasi a voler schernire il nemico con la sua presunzione di invincibilità. La sua figura era perfettamente visibile, seduta su una slitta nera decorata con simboli di morte: teschi, ossa, e motivi che sembravano urlare la distruzione imminente. La slitta era trainata da due gigantesche bestie colossali, con zampe che affondavano nel terreno, sollevando nuvole di polvere e fumo a ogni passo. Le loro fauci grondavano di sangue, e i loro occhi incavati brillavano di una luce malefica.

Lapis sedeva comodamente, come se la battaglia che stava per scatenarsi non fosse altro che un gioco per lei. Le sue ali demoniache si allargavano maestose, nere come l'oscurità che sembrava avvolgerla. In una mano teneva la sua lancia nera, una creazione oscura che sembrava risucchiare la luce stessa, e nell’altra una spada lunga e affilata, ma era il suo sorriso che dava i brividi. Una risata, fredda e crudele, si alzò dalle sue labbra, echeggiando nelle orecchie di Arlene.

Quella risata. Arlene la riconobbe immediatamente. Era la stessa risata che l'aveva perseguitata nei suoi sogni, la stessa risata che l’aveva osservata con disprezzo. Il suo cuore accelerò, e per un istante, sentì la paura crescere dentro di sé. Ma non era il momento di cedere.

Le forze di Lapis si avvicinavano, e la tensione nell’aria era quasi insopportabile. Il fumo che accompagnava l’esercito demoniaco si faceva sempre più denso, come una nube di morte che si stava per abbattere su Aetherion. Il suono dei tamburi si fece più forte, e con esso, il ruggito delle bestie e degli orchi che avanzavano. I soldati umani si stringevano nelle file, le mani sudate che stringevano le spade e gli scudi, preparandosi al contatto.

Arlene strinse la spada di Elara con forza, sentendo il peso della responsabilità. Sentiva l’anima della sua compagna caduta al suo fianco, come un simbolo di tutto ciò che stava difendendo. Sapeva che questa battaglia non sarebbe stata solo una lotta per la capitale, ma un confronto diretto con il suo destino.

Le mura di Aetherion sembravano resistere all'oscurità che si avvicinava, ma sapevano tutti che l’impatto sarebbe stato devastante. La battaglia stava per iniziare, e Arlene era pronta, anche se il presagio di ciò che stava per accadere le pesava sul cuore.

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