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Creato il 29/07/2026, 21:21 · Aggiornato il 29/07/2026, 21:26

Capitolo 4: La promessa

@alexisnovariaeAlexis Novariæ
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20:00

Passa del tempo, forse anche mezz'ora, e mi sei sempre accanto, accarezzandomi il viso e le mani, mentre poco a poco ti tranquillizzi e torni a sorridermi. Nel frattempo torno pienamente in me, ricordo dove sono, ricordo cosa stavamo facendo, ma non il motivo per cui sono svenuta. Mi metto a sedere, sempre a terra, con te seduta a fianco.

P. – Come ti senti?

L. – Bene. Ma che è successo?

Prendi la mia mano destra e me la mostri: indice e medio sono chiazzati di rosso sulla sommità e attorno alle unghie. Sgrano gli occhi, sconvolta.

L. – Ti ho ferita??? Andiamo in ospedale, presto!

Sto per alzarmi, ma mi trattieni, scuotendo lentamente il capo mentre sorridi. Ti guardo, senza capire, in preda alla preoccupazione. Guardi di nuovo la mia mano, la chiudi fra le tue, accarezzi delicatamente e baci le due dita sporche di sangue. Poi mi guardi, sorridendo beata.

P. – *in un sussurro* Hai colto il fiore che ti stavo porgendo e lo hai fatto tuo, piccola. Eccolo. *indichi il sangue sulle mie dita*

Guardo il sangue, guardo te, guardo giù, verso il tuo pube, poi torno ai tuoi occhi. Scuoto lentamente il capo: non ho capito. Ti metti in ginocchio di fronte a me, prendi il mio viso fra le tue mani, ti avvicini lentamente e mi baci, a lungo, giocando a occhi chiusi con le mie labbra e accarezzando il mio naso col tuo. Poi metti la fronte contro la mia e ci guardiamo negli occhi.

P. – *sussurrando* Mi hai fatta tua, tua per sempre... Hai lasciato il tuo segno su di me, il segno che in ogni istante mi ricorderà che io appartengo a te...

I miei occhi, pur essendo così vicina, devono esserti assai limpidi ed espliciti: capisci subito che non colgo il significato delle tue belle parole. Ti siedi sui talloni, prendendo le mie mani, continuando a guardarmi negli occhi.

P. – Hai preso la mia verginità, piccola. Ho voluto darla a te, la persona che amo. *ti accarezzi il pube* Ora non sono più vergine e sono felice di non esserlo più grazie a te...

Rimango di sasso. Non me l'aspettavo: hai diversi anni più di me, ero convinta che avessi già fatto l'amore con qualcuno. Sei dolcissima, sei simpatica, sei allegra: come puoi non aver mai donato il tuo fiore ad alcuno? Cosa ho mai fatto io per meritare di coglierlo? Ti rendi conto di aver dato proprio a me così tanto? Ti rendi conto di esserti spogliata del tuo dono solo per me? Io non mi piaccio, tu lo sai: come posso accettare che tu abbia voluto affidare a me il più grande dono che una donna può fare alla persona amata? Ci conosciamo da pochi mesi soltanto, come puoi aver capito che proprio io meritavo tanto? Come puoi averlo capito? Ci penso e penso a me: come posso aver capito che sei la persona che ho cercato per così tanto tempo? A questo non posso dare risposta: lo so e basta. Guardo te e sono felice; penso a te e sono felice; se non sei vicino a me, ho bisogno di averti qui con me; se sei vicino a me, ho bisogno di averti ancora più vicino; se mi stai abbracciando, ho bisogno che tu entri in me o io di entrare in te. Non occorre capire che voglio vivere con te ogni istante della mia vita: lo so, punto.

20:15

Non so quanto tempo rimango a pensare, inebetita, fissando dritto innanzi a me. A un certo punto non ti vedo più e ti cerco con lo sguardo. Sei a fianco a me, coricata a terra, raggomitolata in posizione fetale, con la testa sulla mia coscia, rivolta verso la mia pancia. Hai gli occhi chiusi e respiri lentamente: ti sei appisolata. Appisolata su di me, ti sto facendo da cuscino, e sono felice, mentre ti accarezzo i capelli.

Improvvisamente un pensiero grave mi rabbuia l'animo. Non posso aspettare, devo dirtelo subito, quindi ti scuoto dolcemente. Apri gli occhi e mi guardi, pur non cambiando posizione.

P. – Dimmi.

L. – Io... *deglutisco* non posso ricambiare.

Continui a guardarmi, senza dir nulla, in attesa. I tuoi occhi mi uccidono, la loro innocenza mi fa morire di vergogna per quello che sto per dire. Ma questa volta voglio restare calma, per quanto faccia male ciò che devo dirti. Accarezzandoti il viso, reggo il tuo sguardo.

L. – *in un soffio* Non l'ho più.

Già, non l'ho più, e non so quanto darei per averlo ancora e potertelo porgere dicendo "Il mio regalo per te: me stessa".

Ma tu sorridi, baci la mia pancia e mi guardi, accarezzandomi la coscia, parlandomi tranquilla e serena.

P. – Mi vuoi bene?

Annuisco.

P. – Vuoi vivere con me?

Annuisco di nuovo.

P. – Non ho bisogno d'altro, piccola. Ti ho fatto questo regalo perché sentivo di volerlo dare a te, e così ho fatto. Perché ti crucci tanto?

L. – *un attimo di pausa* Perché io non potrò mai farti un regalo così grande e non so cosa darei per potertelo ancora offrire. Questo mi fa impazzire.

Sorridi e afferri un mio capezzolo fra le dita, tormentandolo teneramente.

P. – Se non hai più questa parte di te, vuol dire che una persona nella tua vita ha già meritato di riceverla. Ne hai un bel ricordo?

L. – *abbassando gli occhi* Sì.

P. – Hai mai rimpianto d'averla offerta a quella persona?

L. – *in un sussurro* No.

Ti rialzi e ho un tuffo al cuore, tanto è il terrore di perderti. Ti metti a gattoni di fronte a me, col naso a un palmo dal mio, fissandomi.

P. – Allora sii felice di esserti data a quella persona in quel momento. Io sono felice che tu abbia trovato sulla tua strada qualcuno che hai ritenuto tanto speciale. Io ti amo, piccola, ti amo da morire e non posso esser gelosa del tuo passato, poiché è proprio il tuo passato che ti ha resa meravigliosa come sei e ti ha portata a me. Devo ringraziare il tuo passato se, incontrandoti, mi hai fatto battere il cuore e ho potuto vedere in te la persona che ho tanto aspettato. Quindi... sono felice che tu non possa farmi questo regalo, o adesso non saresti come sei. E tu devi esser felice che io abbia potuto, o non sarei la donna che conosci.

Il più bel libro che leggerò in questa vita non potrà avere parole più belle. Con una naturalezza disarmante tu le hai pronunciate, rivolta a me, lasciandomi a bocca aperta. Tento più volte di ribattere, ma qualsiasi risposta mi pare ora insignificante e mi muore in gola. Temo che non riuscirò a dimostrarti a pieno i miei sentimenti a parole, amore mio, quindi solo dai fatti capirai che voglio farti felice, che sei l'unica al mondo e che da oggi vivrò solo per te.

Mi accarezzi il viso e i capelli, sognante, e io accompagno la tua mano. Solo ora ricordo il grosso rigonfiamento dolorante a lato del capo.

L. – E... questo?

Ti vedo gelare in un istante: dev'essere accaduto qualcosa che ti ha sconvolta. Non voglio vederti piangere di nuovo, così non ti lascio parlare.

L. – *in un sussurro* Non importa.

20:20

Ti tiro a me, repentina, stendendomi a terra supina, facendoti distendere sul mio corpo. Ti chiudo le labbra con le mie e premo dolcemente il tuo viso sul mio, per allontanare la tristezza e il pianto. Accenni a liberarti, ma te lo impedisco dolcemente, continuando a baciarti, ad occhi chiusi. Poi cedi, rilassandoti su di me e lasciandoti abbracciare. Ci baciamo a lungo, amore, giocando con le labbra e col viso, coprendoci di tante piccole coccole. Sento il tuo pube sulla mia coscia, mentre la tua coscia accarezza il mio. Incrociamo le gambe, i nostri piedi si accarezzano, con le mani esploriamo i nostri corpi, il tutto senza mai separare le nostre labbra. Ti faccio cadere dolcemente di lato, salendo su di te in un attimo, e tu mi fai subito scivolare giù di nuovo. Rotoliamo diverse volte, ridendo come matte. E siamo matte davvero, perché non siamo mai state così felici.

Torniamo alla posizione iniziale, con te sopra di me. Trattenendo il riso e sforzandoti di apparire seria, ti rialzi e siedi sul mio bacino. Alzi il braccio destro al cielo, come puntassi una spada da grande condottiero, e parli con voce sicura e tonante.

P. – Io dichiaro, nel sacro nome di questi seni meravigliosi *mi afferri un seno con la sinistra* , di questa pancia morbida e vellutata *mi accarezzi con forza la pancia* e dei peli rossi di fuoco che mi stanno solleticando il sedere *affondi per un attimo le dita fra il tuo pube e il mio* , che amo questa bellissima ragazza più della mia stessa vita, che voglio farla felice ogni giorno e che muoio dalla voglia di fare l'amore con lei! *mi porgi le mani* Vuoi tu, piccola Luna, fare l'amore con me?

L. – *afferrando le tue mani, altrettanto tonante e imperiosa* Lo voglio!

P. – Si apran dunque le danze!

E ti butti in avanti, stringendo i miei seni e affondandovi il viso.

Ti guardo, ridendo assieme a te, e penso alla persona incredibile che sei: passi in un attimo dal pianto alla gioia come nulla fosse. Sei un vulcano, una tempesta di vita, un turbine di dolcezza e simpatia. Proprio non mi capacito che tu abbia offerto il tuo dono solo ora.

20:30

Bussano alla porta. Ti alzi di malavoglia per andare ad aprire, mugugnando e sbuffando come una bimba. Con mia totale sorpresa apri immediatamente, senza vestirti, senza darmi il tempo di coprirmi, senza chiedere chi sia. Lo strano uomo panciuto e barbuto di prima entra e io mi precipito rumorosamente a nascondermi dietro il tavolo, essendo ancora completamente nuda. Vi girate d'improvviso verso di me, sorpresi del rumore, e io vi guardo imbarazzatissima da dietro il tavolo, nascondendomi fino al naso.

Non capisco cosa stia succedendo: tu sei lì, davanti a lui, nuda da capo a piedi come me, che lo hai lasciato entrare, e lui è entrato, per nulla sorpreso di trovarti così.

Lo strano uomo aggrotta la fronte, sbuffa spazientito, ti fa un cenno sbrigativo col capo verso di me e si volge di spalle. Tu corri immediatamente da me, infilandomi il pigiama, sorridendo imbarazzata. Evidentemente capisci che non possiamo stare nude in sua presenza. Messo il pigiama, sto per porgerti il tuo, ma non te ne accorgi, fai un cenno all'uomo e lui mi si avvicina scuotendo il capo, come rassegnato. Senza dir nulla, con sguardo attento, mi fa chinare con delicatezza il capo e tasta il gonfiore tra i miei capelli.

Seguito a rimanere di sasso: chi è mai costui? Come mai rimani nuda in sua presenza e nessuno di voi due batte ciglio? Non capisco se la cosa mi diverta o mi secchi. Temo di esser gelosa.

L'uomo si rivolge a me con voce profonda.

U. – A posto, per domattina sarà sgonfio. Sente dolore?

Il suo modo di fare è un poco brusco, ma pare una persona gentile. Mi arrovello a chiedermi chi sia.

L. – *sorridendo timidamente* No, tutto a posto. Prima ero intontita, ora non più. Solo al tocco fa un po' male.

Annuisce soddisfatto, torna alla porta senza guardarti, si volge a me.

U. – Perdoni lo spavento.

Ed esce, richiudendo la porta. Non ho nemmeno il tempo di salutarlo o ringraziarlo. Sembra una brava persona, pur rimanendo assolutamente misterioso.

20:35

Ti riavvicini a me, che in questo momento sono rosa dalla curiosità.

L. – Patty, chi è quell'uomo?

Frattanto mi spoglio di nuovo, lasciando il pigiama sulla sedia.

P. – Il padrone di casa, abita dall'altro lato del pianerottolo. Sono andata da lui prima, quando sei svenuta: è un medico.

L. – E... come mai... *mi muoiono le parole in gola*

D'un tratto non sono più così sicura di volerlo sapere. Esito.

P. – "Come mai" cosa?

L. – Come mai... *indico il tuo corpo*

Ti osservi con attenzione, poi mi rivolgi uno sguardo interrogativo: non hai capito.

L. – *sorrido un poco imbarazzata* Come mai... non ti sei rivestita quando è arrivato?

P. – Ah, quello! *con la massima naturalezza* Non ce n'è bisogno, è una bravissima persona.

Sgrano gli occhi e rimango senza parole.

L. – Ma... non ti ha mai... toccata?

Pendo dalla tua bocca, poiché ogni cosa che dici mi sta lasciando di stucco.

P. – No, mai. È solo da molti anni e quando ha bisogno di compagnia viene qui.

L. – E tu... sei sempre nuda quando viene?

Ci pensi... ci pensi sul serio!

P. – Direi di sì, di solito fa molto caldo qui in casa.

Mi adagio sulla sedia, osservandoti, cercando di metabolizzare quanto stai dicendo. Devo aver pensato per un bel po', perché a un certo punto ti inginocchi di fronte a me, appoggiando le mani sulle mie gambe, guardandomi preoccupata.

P. – Piccola, tutto bene? Come mai non dici più nulla?

Ti guardo, mordicchiandomi un poco il labbro, indecisa se ammetterlo.

L. – Sono gelosa.

Arrossisco, mi vergogno parecchio, ma reggo il tuo sguardo. Mi sembri alquanto stranita.

L. – Sono gelosa che lui ti veda nuda. Pensavo... pensavo di poterti vedere solo io.

Abbasso gli occhi, stringendo le mani fra le cosce. Hai capito, finalmente, ma per un po' non dici nulla.

P. – Allora... *esitante* allora d'ora in avanti mi vedrai solo tu... *con più sicurezza, annuendo* Promesso.

L. – *balzo in piedi, urlando* No! Non voglio! *ti stringo le mani, fissandoti implorante negli occhi* Non voglio che cambi abitudini per una mia fisima!

P. – *sorridendo un poco triste* Ma, piccola, non c'è problema. Se è per...

Ti tappo la bocca con la mano, scuotendo il capo con forza in segno di diniego.

L. – *concitazione* No, Patty, non voglio assolutamente! Non voglio che cambi una virgola del tuo modo di comportarti. Non voglio che cambi di una virgola TU! Io ti amo per come sei, io mi sono innamorata di te per la persona meravigliosa che ho conosciuto in questi mesi. Non devi cambiare mai, mai, mai! Ti prego, fallo per me. *ansimando, deglutisco, poi ti stringo forte, sussurrandoti con fatica all'orecchio* Te lo chiedo in ginocchio: ti prego, non cambiare mai, ho bisogno di te, un bisogno disperato di te...

Ti alzi e mi abbracci, poggiando la guancia sulla mia, accarezzandomi la schiena.

P. – *in un sussurro* Non cambierò, te lo prometto.

L. – Grazie...

Sospiriamo entrambe, sollevate. Chiudo gli occhi, sorridendo felice: la vita che inizio con te in quest'ultimo giorno dell'anno si rivela piena di sorprese.

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