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18:45
Senza attendere risposta, stringi il mio lobo con le labbra e prendi a mordicchiarlo e ad accarezzarlo con la lingua. Lancio un piccolo urlo — non me l'aspettavo — ma non mi muovo, mentre un brivido di piacere corre fino ai piedi. Sentire la tua lingua tiepida su di me mi fa ribollire il sangue. Ti allontano dolcemente dal mio orecchio, riportandoti di fronte a me, e ti guardo negli occhi.
L. – La mia tortura durerà ancora a lungo, mia regina?
Questa volta sono io a non lasciarti il tempo. Ti sollevo la maglia del pigiama e la porto verso l'alto, costringendoti ad alzare le braccia per poterla togliere. Non guardo in basso, non voglio, non ancora: voglio vedere il tuo petto completamente nudo e il tuo viso assieme, senza ostacoli. Lascio la maglia del tuo pigiama cadere a terra, mentre le nostre dita si intrecciano e le nostre mani si stringono per un attimo in aria, poi riabbasso lo sguardo verso te, e ti vedo: dei magnifici piccoli seni, morbidi e delicati, dalle larghe areole e i capezzoli lievemente sporgenti, rosa come le tue labbra. Li guardo a lungo, poi percorro verso l'alto la tenue ombra che li separa, fino al collo, al mento, alla bocca, ai tuoi occhi castani. Mi guardi serena, sorridendo dolcemente, felice di essere guardata da me, felice di donarmi la vista del tuo corpo per come realmente è, senza nulla che ne celi le forme deliziose. In basso l'ombelico mi guarda, indicando la strada per un altro tesoro che attende d'esser svelato.
Ora prendi tu l'iniziativa e mi togli lentamente la maglia del pigiama. Attraverso il tessuto vedo che, come me, non abbassi lo sguardo verso il mio petto, ma guardi in direzione del mio viso, dei miei occhi. Come un fiore in tarda primavera, mi strappi delicatamente i petali ormai secchi per togliere i veli che nascondono il frutto nascosto al di sotto, ormai pronto per maturare. Poggi la maglia, mi guardi a lungo negli occhi, poi assieme li abbassiamo, per guardare assieme i miei seni, frutto di questo fiore. Io stessa li guardo con occhi diversi, cercando di immaginare come i tuoi occhi li stian vedendo. Di un soffio più grandi dei tuoi, con areole piccole e capezzoli piccoli, di una tonalità appena appena più scura della pelle circostante. Guardo di nuovo i tuoi e sorrido, felice che i miei capezzoli possano vederli da così vicino, mentre il resto del corpo rimane in attento ascolto del tuo. I nostri seni, le nostre mammelle, i nostri capezzoli che diventano turgidi, amore mio, sono qui nel mezzo dei nostri corpi, come stessimo offrendoceli l'un l'altra, felici di stimolare il desiderio e trarne stimolo e dolce passione.
Stringi forte il mio viso al tuo petto, e con esso mi accarezzi le guance. Io volgo di un poco il capo e imprigiono un malcapitato capezzolo fra le mie labbra: ti succhio, amore mio. E tu mi accarezzi i capelli e non ti muovi, nella speranza che io succhi al tuo seno ancora a lungo. Per la prima volta sento il tuo sapore, il dolce sapore della tua pelle, il caldo sapore del tuo corpo, che col suo profumo mi rapisce e sazia per un attimo troppo breve la voglia di te. Avvicino ancor di più il tuo bel seno al mio viso col palmo per farlo mio, lo accarezzo con tutto il viso, ne solletico la sommità con la punta del naso e le labbra, mi perdo nella tua morbidezza. Il tuo bel seno, la tua dolce mammella. Altre parole purtroppo non vengono in questo momento, non trovo altri nomi per indicare le meraviglie che mi stai regalando.
Ma voglio donarti anche io me stessa e poco a poco mi raddrizzo contro lo schienale della sedia, porgendoti il mio petto, in dolce attesa che tu venga a prendere ciò che ti appartiene.
Tutto ciò mi pare un gioco: ad ognuna di noi tocca a turno di donarsi all'altra o dall'altra ricevere in dono. Mi piace tanto, amore mio, lo sai? Ci muoviamo lentamente, ci guardiamo, come in una tacita danza della quale entrambe conosciamo a memoria ogni passo. Ma in ogni momento siamo pronte a tentare un passo nuovo, mai visto, con la sicurezza che il ballo sarà comunque unico e bello fino alla fine.
Le tue belle mani mi prendono, affondando nel rosa pallido della mia pelle, accarezzando col palmo i capezzoli che ti attendono turgidi. Giochi con me, col mio dono per te, lo muovi, lo torci e lo spingi e io, senza accorgermene, stringo il tuo bacino a me, mentre la pancia si contrae ritmicamente seguendo i tuoi movimenti sul mio petto. Chiudo gli occhi per godere del piacere che mi dai e percepisco che apri le labbra in un sorriso: sono felice che tu sorrida, che sia stupita, che veda coi tuoi occhi l'effetto che la tua vicinanza ha su di me. Mi stai dando piacere e muovo pancia e bacino mentre sogno di te. Con gli occhi chiusi corro, scivolo lungo il tuo corpo, verso l'ombelico, lo supero e raggiungo ciò che mi attende di sotto. Ho voglia di te, ho sempre voglia di te, e ora non so che fare: adoro la danza che stiamo conducendo, ma brucio anche dal bisogno di essere completamente nuda davanti a te e di vederti completamente nuda davanti a me, libere da ogni velo e da ogni freno, per poter soddisfare ogni nostro desiderio. Voglio riversarmi su di te come un mare in tempesta, aggredire il tuo corpo da ogni parte, fare mia ancor di più la donna che siede in questo momento sulle mie gambe e che si abbandonerà alla mia furia chiudendo gli occhi, felice di darsi a me.
Ma tu stai già pensando tutto questo.
P. – *in un sussurro* Non torturarmi più, ti prego: ho bisogno di vederti. Tutta.
Arrossisci un poco nel dirlo, mi dai un bacio veloce sulle labbra guardandomi negli occhi, mentre i tuoi capezzoli baciano i miei, e ti alzi, portando con te le mie mani, facendomi alzare. Contemporaneamente abbassiamo i pantaloni del pigiama e li togliamo, restando al contempo scalze. Tu non porti nulla sotto il pigiama, ma non mi lasci il tempo di guardarti, nemmeno un attimo: io indosso ancora le mutandine, tu con una mossa repentina vi infili le dita e le sfili, senza guardare ciò che ti sta dinnanzi, lasciandole cadere fino ai piedi, poi ti rialzi. Mi stringi a te, celando alla nostra vista ciò che abbiamo appena scoperto. Mi guardi negli occhi e sorridi maliziosa, mentre io ti abbraccio, col cuore che batte a mille e il respiro che si fa affannoso: sento i tuoi morbidi seni contro i miei, sento la tua pancia contro la mia, sento le tue gambe che accarezzano delicatamente le mie, le dita dei tuoi piedi sulle mie. E nel mezzo... nel mezzo... nel mezzo di tutto ciò sento il pube riscaldarsi e protendersi verso di te, sento i tuoi e i miei peli solleticarci e confondersi, sento quella parte di me disperata per averti a un soffio ma di non potersi ancora unire a te, non poter ancora condividere il piacere e la felicità di divenire un tutt'uno.
P. – Quanto resisteremo così?
Ho i brividi, mi aggrappo forte alla morbida pelle della tua schiena e fatico a non ansimare, mentre ti guardo fissa negli occhi senza dir nulla, con un fuoco furioso che mi sta uccidendo, tanto ti desidero.
18:55
Non ho memoria di cosa sia accaduto in quel momento, se non quanto mi hai raccontato tu stessa in seguito.
Ho perso il controllo: se avessi ragionato non l'avrei fatto, ma non ho saputo trattenermi. In preda al desiderio, ti ho obbligata a coricarti per terra supina, ho aperto le tue gambe e mi sono gettata furiosamente su di te. Ho strofinato con forza il viso sul tuo pube, ti ho aperto le grandi labbra e di nuovo vi ho strofinato il viso, ma ti ho fatto male e hai ritirato un poco il bacino di scatto, gemendo. Non ho realizzato cosa ciò significasse e ho seguitato ad assalirti, questa volta con la lingua: ti ho accarezzato con forza tutto l'interno delle grandi labbra, furiosamente, ansimando e sbuffando. Non ti guardavo, percepivo solo ciò che avevo sotto le mie labbra, lo maltrattavo, lo facevo mio con violenza. Mi sentivo un animale e la cosa mi piaceva maledettamente. Non mi rendevo conto del dolore che ti stavo procurando con la mia furia. Succhiando con forza il clitoride, ho poi portato due dita sulla vagina e ho spinto, ho spinto con forza, inserendole in un colpo solo. A quel punto hai urlato, hai preso a dimenarti, gemendo di dolore.
P. – Piccola, ti prego!... Esci, ti scongiuro, non sono pronta!... Mi fai male!
Hai cercato di allontanarmi, spostandomi la testa con le mani, ma io non capivo nulla, così ho spinto ancora con le dita, più forte, in fondo in fondo, in te. Hai urlato di nuovo.
P. – Non ce la faccio più, esci, per favore!
Ma era come se non sentissi. Hai cominciato a colpirmi la testa con le cosce, mi hai tirato i capelli, mi hai dato tallonate ai fianchi. Solo quei colpi mi hanno risvegliata all'improvviso dalla furiosa trance in cui mi trovavo, ma non ho prontamente tolto le dita da dentro te, così mi hai coperta di schiaffi disperati non appena ho accennato ad alzarmi per proteggermi, con un piede hai fatto leva contro la mia spalla e mi hai scaraventata di fianco, liberandoti dalla morsa che ti stava lacerando. Ho battuto la testa contro il mobile e ho perso i sensi.
19:30
Quando rinvengo, apro gli occhi e mi trovo distesa a terra, con qualcosa di morbido dietro la testa e una sensazione di freddo intenso a lato del capo. Non ricordo nulla.
Faccio per alzarmi, ma due mani mi bloccano e costringono a rimaner distesa. Due mani forti attaccate a un curioso uomo panciuto dalla camicia a maniche corte, pochi capelli brizzolati sopra le orecchie e una folta barba grigia. Lo sguardo è accigliato e mi fissa grave, ma... non incute paura. Non appena realizzo, faccio per coprirmi il petto e il pube — ricordo almeno di essere nuda — ma sento di trovarmi già sotto un telo morbido che può essere una sottile coperta. Il viso dell'uomo esce poi dalla mia vista e compari tu, amore mio, che ti copri naso e bocca col fazzoletto e mi fissi con occhi rossi di pianto, singhiozzando in silenzio. Parlate tra voi, ma non capisco nulla: sono parecchio intontita. Sento poi chiudersi la porta.
P. – *in un sussurro, trattenendo a stento i singhiozzi* Piccola... mi senti? Riesci a sentirmi?
L. – *con un filo di voce, ancora frastornata* Sì... ma... che è successo?
P. – *singhiozzo* Poi ti racconto... ora non muoverti.
Sento che maneggi dell'acqua, togli la sensazione di freddo dalla mia testa, che dopo poco torna più intensa di prima: mi stai facendo un impacco.
L. – Patty, ho... battuto la testa?
Annuisci col capo, mentre forti singhiozzi ti salgono dal petto e non riesci a trattenerli.
L. – E come...
Mi posi un dito sulle labbra, sorridendo sforzata.
P. – Riposa, adesso... e non parlare. Poi ti dico tutto.