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Creato il 29/07/2026, 21:29 · Aggiornato il 29/07/2026, 21:29

Capitolo 5: La storia dietro la storia

@alexisnovariaeAlexis Novariæ
EsplicitoCompleta

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Ho scritto questo racconto di getto, la sera del 31 dicembre di molti anni fa, nella solitudine di un appartamento a Milano, in uno dei momenti emotivamente più difficili della mia vita. La relazione che portavo avanti da oltre due anni si era ridotta a una questione di mera sopravvivenza: mi mancavano il calore, la tenerezza, i sogni condivisi e la complicità dei primi mesi. Più volte m'era capitato di soffocare nel cuscino le mie urla di disperazione. In quella serata di tristezza assoluta ho trovato sfogo nell'esprimere in forma di racconto tutto ciò che sognavo da una relazione: desiderio, passione, condivisione, fiducia, comprensione e dono totale di sé all'altra persona.

Per motivi totalmente diversi — fortunatamente — ho ripreso in mano il testo nella primavera 2026, ripulendolo, riordinandolo e migliorandolo, fino a renderlo più adatto alla pubblicazione. Ne ho proposto la lettura a diverse persone, ricevendo in prevalenza riscontri positivi. Alcuni mi hanno persino incoraggiato a proseguire la narrazione, e questo, naturalmente, mi ha riempito di gioia. Sto seguendo il consiglio.

Questo racconto mi rappresenta profondamente: oltre l'aspetto relazionale già citato, l'insicurezza e la scarsa autostima di Luna erano tratti tipici della mia adolescenza, mentre la spontaneità e la serenità di Patty si ritrovano nella persona che sono oggi.

La stazione

Qualcuno mi ha chiesto come mai abbia scelto la stazione di Novara come ambientazione d'apertura del racconto. Non è un caso: durante la tormentata relazione di cui ho accennato, per anni quella stazione è stata per me il luogo dell'attesa, attesa della persona che amavo. Nel lunghissimo tempo che vi ho trascorso ho avuto modo di esplorarla a fondo, scoprendone ogni anfratto, al punto di conoscerla come le mie tasche.

In particolare, chi frequentava la stazione negli anni passati potrebbe ricordare la piccola saletta dietro il bancone del bar, illuminata da una finestra che dava sul piazzale e dotata di soli due o tre tavolini. Quella saletta, in cui siedono Luna e Patty per la loro cioccolata, oggi non esiste più. Per me era il luogo più raccolto e intimo dell'intera stazione: un piccolo rifugio lontano dal caotico andirivieni di viaggiatori, valigie e annunci ferroviari. Di quella saletta oggi rimane solo il ricordo, che amo pensare di condividere con nostalgia assieme a quanti l'hanno vista, anche solo di sfuggita.

Commenti

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