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Creato il 27/07/2026, 14:35 · Aggiornato il 27/07/2026, 14:41

Capitolo 2: Il dubbio

@alexisnovariaeAlexis Novariæ
EsplicitoIn corso

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17:25

Andiamo a far spesa, in un piccolo supermercato mezzo chilometro più avanti, sulla strada verso la Bicocca. Prendiamo solo alcune cose, giusto il necessario per una bella spaghettata, panettone e spumante per mezzanotte.

18:15

Torniamo indietro e finalmente vedo casa tua. A pochi passi dalla stazione, in un grande palazzo rosso e beige di cinque piani, di una cinquantina d'anni, un appartamento al secondo piano. Entriamo nel cortile attraverso un cancello, quasi completamente al buio, non fosse per le deboli lampade sopra ogni porta e quel poco di luce proveniente dai lampioni della strada. Saliamo le scale con le borse della spesa senza incontrare nessuno, ma dietro le porte si odono chiaramente rumori di vita domestica, assieme al profumo invitante di una cucina esotica molto speziata. Secondo piano, porta a sinistra. La porta sembra nuova, la cornice non altrettanto. Non so perché presto attenzione a tutti questi dettagli, a dire il vero.

Eccoci dunque arrivate alla tua casa. Entrate nella prima stanza, una sorta di cucina/salotto, un muro d'aria calda soffocante ci investe.

P. – Scusami, ho alzato il riscaldamento per asciugare i panni. Ora abbasso.

Togliamo le giacche e tu togli subito anche le scarpe, buttandole senza troppo riguardo in un angolo.

P. – Sistemo un paio di cose, poi ci mettiamo comode. Togli pure le scarpe, su questo pavimento è impossibile aver freddo. *indicando il parquet*

Sparisci nella porta a destra, lasciandomi un attimo sola. Approfitto per guardarmi attorno e devo dire che la stanza mi piace moltissimo: colori caldi ma tenui, libri ovunque, disordinata quanto basta per farla sembrare viva. Tolgo le scarpe e le metto in un angolo, raccogliendo anche le tue.

L. – *timidamente* Posso aiutarti?

Torni di qua asciugandoti le mani.

P. – No, grazie, piccola: ho già fatto. Adesso mettiamoci comode.

Vai oltre la porta che sta dirimpetto all'ingresso e ti sento armeggiare con armadi e cassetti. Continuo a guardarmi attorno, accarezzo tutti i mobili e mi inebrio dell'odore della tua casa, quel dolce profumo che sento ogni volta sulla tua pelle e sui tuoi abiti, che mi fa sentire così bene.

P. – *tornando* Ci mettiamo in pigiama? Col freddo che fa, non penso usciremo stasera.

Annuisco, ma percepisco per un istante qualcosa che non va. Prendo il pigiama e le pantofole che mi porgi, rimanendo un attimo indecisa, mentre maneggi una grossa pentola per gli spaghetti: cosa devo fare? Posso spogliarmi qui, davanti a te? Ti metterei a disagio? Mi piacerebbe tanto, perché voglio davvero che tu mi veda. Ma non so come la prenderesti. Comincio col togliermi lentamente le calze, per prendere tempo.

P. – Cambiati pure, io devo correre in bagno: non la tengo più!

Corri via, senza lasciarmi il tempo di dir nulla: ho come l'impressione che tu abbia fretta. Ci penso un attimo, ma non voglio dar corda a questo tarlo, perché l'importante è essere qui con te.

Mi cambio, tenendo solo le mutandine sotto al pigiama e le pantofole che presto comunque toglierò, perché sento i piedi bollire. Noto con gioia che non chiudi la porta del bagno. Sono curiosa di qualsiasi cosa ti riguardi e vorrei vederti anche in questo momento, ma non voglio metterti a disagio e mi limito ad attendere.

Torni di qua, anche tu col pigiama, molto simile al mio, e un paio di espadrillas ai piedi. Ma... perché ti sei cambiata di là e hai lasciato cambiare me di qua? Non vuoi vedermi? O non vuoi farti vedere? Forse non ti piaccio? Sì, ti piaccio, ti piaccio molto, l'hai detto due volte. Ma io vorrei tanto che ci spogliassimo, ne ho talmente bisogno che mi sento soffocare. Tu non vuoi? Perché mi dai le spalle, adesso? Stai preparando la cena, certo, ma perché non dici più nulla? Quest'attesa sta durando un'eternità. Ti vedo china sul lavandino, mentre riempi d'acqua la pentola: in questo momento mi sembri così fredda e distante. Sento il cuore battere di nuovo a mille, ma dall'agitazione: sembra che tu non mi voglia. Perché non mi guardi? Perché mi stai ignorando? Perchéééééééééé? Non ne posso più! Io ho bisogno di te, punto e basta!

18:35

Nello stesso istante in cui faccio il primo passo verso di te, tu ti volti di scatto, e ci stupiamo entrambe. Ci fissiamo un istante. Ti guardo con occhi famelici, tanto è il bisogno di te, ma... tu stai piangendo! Hai gli occhi rossi e ti tremano le labbra. Ti getti improvvisamente su di me, nascondendo il viso sulla mia spalla. Sento le tue mani stringermi fortissimo e tirare il pigiama. Sento i tuoi singhiozzi, sento il calore delle tue lacrime sulla mia spalla inumidita. Ti abbraccio d'istinto, ma non capisco, non capisco cosa stia accadendo: che ho fatto? Perché piangi? È successo qualcosa? Sei pentita di ciò che mi hai detto in stazione?

Alzi il viso, tutta rossa per il pianto, tiri su col naso. Ti sorrido incerta, nel tentativo di risollevarti il morale, ma temo quello che dirai.

P. – *fra i singhiozzi* Scusami, piccola... volevo corteggiarti ancora un po'... volevo aspettare mezzanotte per darti... il primo bacio... volevo... *scoppi di nuovo a piangere, nascondendo il viso sul mio petto* Non ce la faccio, piccola... non ce la faccioooooooo...

Continuo a non capire, provo a consolarti massaggiandoti la schiena.

L. – *sussurrando al tuo orecchio* Ehi, ehi, ehi, ma cosa succede?

Mi rendo conto di stare abbracciando una bimba: sei più bassa di me — anche se mi chiami "piccola" — e mingherlina, mi stringi con una forza disperata, singhiozzando fortissimo. Ti stringo forte e accarezzo delicatamente la tua morbida chioma color nocciola.

L. – *sempre in un sussurro* Dov'è finita la Patty che sorride sempre? Dov'è finita la Patty che vede il bianco quando io vedo tutto nero? Me lo dici?

Bacio i tuoi capelli, più e più volte, cullandoti per tranquillizzarti. Non capisco perché piangi, ma non importa: son certa che ti ridarò presto il sorriso, come tu hai fatto con me in stazione.

Dov'è finita quella piccola donna con diversi anni più di me, che sa sempre quello che dice, che pensa sempre quello che dice ed è sempre sicura e sorridente? Non la vedo, in questo momento non riesco a vederla. Ho di fronte a me una creatura indifesa, smarrita nell'incertezza...

Mi adagio su una sedia e ti faccio sedere a cavalcioni sulle mie gambe, rivolta verso di me. Ti cingo il fianco con un braccio per sorreggerti, ti costringo delicatamente a guardarmi, reggendoti il viso e asciugandoti le lacrime con le dita. Massaggio un poco le tue guance arrossate, senza dire una parola, e poco a poco il singhiozzo passa.

L. – Mi fai un sorriso? Ne ho tanto bisogno, sai?

Tiri su col naso, lo asciughi sulla manica, e finalmente mi sorridi, tossicchiando.

P. – *con voce ancora incerta* Ti voglio tanto bene... lo sai?

Con le gambe ti faccio saltellare e ridiamo. Con le braccia ti tiro a me e poggio il mento sul tuo petto, guardando in su. Timidamente prendi il mio viso tra le mani e lo avvicini il tuo. Chiudo gli occhi per non inibirti. Le tue labbra si posano sulle mie, ed è bello: il nostro primo bacio, amore mio.

"Amore mio": penso queste parole per la prima volta, ma già da molto tempo brucio inconsciamente dal desiderio di chiamarti così.

Riapriamo gli occhi assieme, lentamente. Mi accarezzi le guance e le labbra con le dita, mentre io sono persa nei tuoi meravigliosi occhi ancora umidi.

P. – *in un sussurro, quasi implorante* Vuoi essere la mia ragazza?

L. – Sì.

Una lunga pausa, in cui ci osserviamo a vicenda. Io guardo il tuo bel naso lungo e diritto. Tu guardi le mie occhiaie perenni. Ma non ci vergogniamo e nemmeno sentiamo disagio. È come se stessimo dicendo: "Eccomi, io sono così: con tutti i miei difetti, io ti amo alla follia e sono tua".

L. – *guardandoti dritto negli occhi, faccio eco ai miei pensieri* Tua... io sono tua...

P. – E io sono tua, piccola... tua... tua... tua...

Mi abbracci di nuovo, lentamente, senza stringermi. Appoggi il mio viso sul tuo petto e la tua bocca sui miei capelli, carezzandoli e dando loro tanti piccoli baci silenziosi. Il profumo della tua pelle mi avvolge e strofino un poco il naso sul tuo petto. Mi piace tanto stare abbracciata a te, amore mio.

Alzo il viso e ti guardo.

L. – Lo sai che muoio dalla voglia di te?

P. – *mordicchiandoti il labbro, imbarazzata* Anche io di te, ma... ho rovinato tutto.

Ti guardo un poco stranita.

P. – Volevo corteggiarti ancora un po', dolcemente. Non volevo spaventarti. Ma poi non ce l'ho fatta più e... e sono scoppiata a piangere... *tossisci, sorridendo imbarazzata* perché non resistevo più da tanta voglia che ho di te...

Mi osservi, mentre il tuo imbarazzo poco a poco svanisce.

P. – Ho bisogno di toccarti, piccola, di accarezzarti, di spogliarti, di vederti nuda...

L. – Anche io temevo di essere precipitosa, sai? Stavo per dirtelo, ma... *sorrido* non me ne hai lasciato il tempo... *a bruciapelo* Vorrei fare l'amore con te.

Per un attimo sembri colpita dalle mie parole, poi mi abbracci e mi sussurri a un orecchio.

P. – Posso dunque invitare la mia principessa nella camera da letto?

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