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9:35
Poso finalmente il telefono e torno allo stereo: voglio ascoltare la nostra bellissima canzone ancora una volta. Mi riaccomodo di fronte alle casse, ma non faccio a tempo ad avviare che suona il campanello. Amore, finalmente sei tornata! Scatto in piedi e corro ad aprire.
BM+BF – Buon anno, maes...
Con somma sorpresa, mi trovo di fronte due bambini dalla pelle color cioccolato e i tratti chiaramente africani, maschio e femmina, che ammutoliscono. Ci fissiamo tutti un attimo straniti: nessuno ha trovato oltre la porta chi si aspettava. Tutti aspettavamo te, amore, invece io ho trovato loro e loro una sconosciuta spettinata e trafelata in pigiama.
Lei, più grande, regge una pirofila di coccio colorato chiusa da un coperchio. Lui, più piccolo, le sta a fianco dritto e orgoglioso. Dalla somiglianza mi paiono fratello e sorella.
Faccio per dire qualcosa, ma lui mi precede, inquisitorio.
BM – Dov'è la maestra Patrizia?
Rimango di sasso: non ti ho mai sentita chiamare così!
Interviene la sorella.
BF – Siamo i vicini della maestra Patrizia. Abbiamo portato il thiakry per il buon anno. *solleva la pirofila*
L. – Mi... mi dispiace. La maestra Patrizia è uscita.
BM – *in tono diretto* Tu chi sei?
La sorella gli dà una gomitata, che mi fa sorridere. Lui mugola, guardandola malissimo.
L. – Sono Luna, la... un'amica di Patrizia.
Non posso dire a questi bambini che sono la tua ragazza, amore, perdonami. E poi... che effetto chiamarti Patrizia! Per me sei Patty, semplicemente e meravigliosamente Patty.
Passato lo stupore, vedo nei loro occhi un filo di delusione. Una delusione... che mi colpisce: volevano te, speravano di trovare te, amore mio... è mai possibile che continuo ad esser gelosa?? Devo pur scendere coi piedi per terra e convincermi che anche altri ti vogliono bene! È buffo che questi pensieri nascano dalla semplice delusione di due bambini per non averti trovata: son proprio senza speranza...
BF – Glielo puoi dare tu, allora? *mi porge la pirofila*
Afferro la pirofila, da cui sale un profumo delizioso, e sorrido.
L. – Certo. Grazie da parte sua, allora. Quando torna le dico che l'avete portato.
BM – Quando torna?
La sorella gli allunga un ceffone dietro la testa e lo trascina via, mentre lui protesta vivacemente. Se ne vanno salutandomi con la mano, non pienamente convinti... i miei rivali!
9:40
I due bambini prendono le scale e tornano al piano di sotto, bisbigliando fra loro.
Faccio per richiudere, quando con la coda dell'occhio noto che la porta dall'altro lato del pianerottolo è socchiusa. Che fortuna insperata! Quello strano uomo barbuto e panciuto ieri sera è stato davvero gentile, voglio ringraziarlo — un boscaiolo! ecco chi mi ricorda...
Appoggio la pirofila sul tavolo e attraverso il pianerottolo. Mi avvicino timidamente alla porta e busso, facendola involontariamente aprire un poco. Parlo nello spiraglio che s'è aperto.
L. – C'è qualcuno?
Nessuna risposta.
L. – Sono Luna, l'amica di Patrizia. Volevo ringraziarla per ieri sera.
Solo silenzio. Il padrone di casa dev'essere fuori. Ma non può essere lontano, se ha lasciato la porta socchiusa.
Sto per allontanarmi, quando nella penombra dell'interno intravedo una mensola, immediatamente a fianco dell'entrata, su cui poggia la piccola cornice di una fotografia. Fatico a distinguerne il soggetto. Tendo l'orecchio per esser certa che non stia arrivando nessuno, quindi mi avvicino un poco per vedere meglio, e... sei tu, amore!!
Sento chiudermisi lo stomaco, la cosa non mi piace affatto. Con la mano incerta spingo ancora un poco la porta. Compaiono due, tre, cinque, otto cornici su quella mensola, tutte con tue fotografie! Deglutisco, tremo... il muro ne è tappezzato!
Amore, perché quest'uomo ha tutte queste foto?? Cosa vuole da te? Cosa ti sta facendo? ... ma sei sicura di conoscerlo davvero??
Passi pesanti lungo le scale mi fanno sobbalzare. Mi sporgo un attimo sulla tromba delle scale... sta arrivando! Mi precipito in casa e chiudo con forza la porta, facendo scattare freneticamente tutte le mandate. Rimango incollata alla porta, sto ansimando, inizio a sudare.
Amore, non riesco a capire, cosa vuole quell'uomo da te??? Ti sta forse ricattando? Si approfitta di te perché è il padrone di casa??? Tu sei così gentile che non sai difenderti, ci scommetto! Ho paura, ho paura che ti stia obbligando a fare qualcosa... che non vuoi.
Sento quell'uomo richiudere la propria porta, poi torna il silenzio. Null'altro che silenzio.
Passa qualche minuto.
Devo calmarmi. Chiudo gli occhi, sforzandomi di rallentare il respiro. Questo silenzio però non mi aiuta, anzi mi nasconde tutto: dove sei, come stai, se sei in pericolo.
Scivolo lentamente lungo la porta fino a sedermi a terra. Stringo le ginocchia con le braccia e vi appoggio la fronte. Non sento altro che il mio respiro e il rimbombo dei battiti del cuore nelle orecchie.
Proviamo a ragionare. Lui ora non è con te: se tu ci fossi, mi sarei certamente accorta della tua presenza. Quindi ora... non sei in pericolo. Però non so dove tu sia. Hai scritto di essere uscita a prendere la colazione. Ma da quanto sei uscita? E lui... da dove veniva? Era forse con te? Rabbrividisco, mentre sento la pancia contrarmisi in una fitta.
9:50
Un lontano tintinnio di chiavi interrompe i miei pensieri. Faccio un respiro profondo e riapro gli occhi.
Improvvisamente una chiave entra nella serratura, rialzo la testa di scatto e sbatto la nuca contro la porta – cavolo, ma perché sono così scema? Scatta una mandata, la maniglia gira, la porta è spinta ma non si apre. Deglutisco. Sento sbuffare. Sbuffare... in quel modo che riconoscerei tra mille! Sei qui, amore mio! Sei tornata! Mi affretto a scostarmi dalla porta, tenendomi la nuca dolorante. Scattano lentamente altre mandate, la chiave è estratta, la maniglia gira di nuovo e la porta finalmente si apre.
La tua bellissima figura minuta mi compare davanti, tutta infagottata nella giacca a vento. Tra le mani infreddolite tieni un pacchetto rosso chiuso da un nastro dorato, lo tieni davanti a te come fosse un tesoro.
P. – Buon anno, piccola!
Ti guardo come se non t'avessi mai vista, sorridendo estasiata, scordando per un attimo tutte le preoccupazioni. Da sotto il cappellino di lana color arcobaleno tu mi fissi con due occhi vispi, mentre sorridi maliziosa con le labbra rosso fuoco... di rossetto! Quel rossetto!
L. – Bu... buon anno, amore mio.
L'attesa è finita, finalmente ti ho qui con me e non riesco nemmeno ad accoglierti come vorrei. Pazienza.
Socchiudo gli occhi, torno a respirare, mi massaggio delicatamente la nuca, sento i muscoli del viso che si rilassano, come fosse appena passato un lungo...
D'un tratto mi si stringe di nuovo lo stomaco.
P. – Tutto bene? Perché ti tieni la nuca?
Faccio per parlare, ma le parole mi muoiono in gola. Il colpo alla nuca, la tua porta chiusa, i passi per le scale, l'altra porta socchiusa sul pianerottolo... quelle fotografie!!
Mi avvicino a te, afferrandoti i polsi bruscamente, che quasi lascian cadere il bel pacchetto che hai portato. Me ne accorgo e la cosa mi fa male, ma non posso aspettare!
L. – Amore, dobbiamo chiamare la polizia, subito!
Sgrani gli occhi. Vedo il tuo sguardo spostarsi su vari punti del mio viso, perso, in cerca di una risposta.
L. – Cosa ti ha fatto quell'uomo??
Mi fissi dritta negli occhi, stranita.
P. – Quell'uomo? Chi?
L. – Il padrone di casa! Ti sta ricattando? Ti sta obbligando a fare qualcosa che non vuoi? Dimmelo, ti prego!
Continui a guardarmi, sempre più incerta, accennando ad allontanarti. Più volte tenti di parlare, ma non dici nulla.
L. – Ho visto dentro casa sua, poco fa: è tappezzata di tue fotografie! È un maniaco, te ne rendi conto?? Perché non me l'hai detto?? Cosa vuole da te??
Quasi senza rendermene conto sto urlando, mentre stringo ancora i tuoi polsi.
E tu sei paralizzata. Seguiti a non dire nulla. Mi guardi, ma al tempo stesso rifuggi il mio sguardo, come stessi cercando una scusa per lui. Ma è chiaro che non la trovi.
Mi decido e prendo il telefono.
P. – A-aspetta.
Mi blocco: finalmente dici qualcosa! Ma sembri incerta, forse addirittura... rassegnata. Mi guardi, ma non riesco a capire: cosa ti sta passando per la testa?? Dobbiamo far presto!
L. – Perché mai?
P. – Hai... *deglutisci* hai provato a parlargli?
L. – *esasperata* No, a che servirebbe?? Secondo te ammetterebbe di essere un maniaco??
P. – *incerta* No... certo...
Fai un lungo sospiro, chiudendo gli occhi... finalmente ti sei decisa!