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Terra-13
Il gruppo di eroi apparve attraverso un tornado in miniatura, in un piazzale abbandonato poco fuori National City. Il vasto terreno di asfalto grigio e screpolato era interrotto solo da svariati container e camion ormai in disuso. Poco lontano si intravedevano alcuni alberi, un prato e ancora più in là la città.
Oliver si guardò intorno, analizzando il campo di battaglia per attuare qualche strategia. Notò che con lui c'era Superman, una versione parallela. L'arciere non aveva mai seguito le gesta del superuomo, ma sapere che fosse morto non era certo un buon segno per il loro mondo. Perdere il simbolo della speranza così da un giorno all'altro...
C'erano anche il Marziano e la sua collega Alex, i suoi amici Barry e Constantine, e i due membri che a suo parere erano i più assurdi del gruppo: i due stregoni arturiani provenienti da un altro universo.
Il beffardo stregone si portò al centro del piazzale e pronunciò parole incomprensibili ai più. Subito dopo, Superman lo salvò appena in tempo da un colpo mortale: l'altro sé era precipitato dal cielo a tutta velocità, generando un cratere e sollevando un polverone. Fortuna che Merlino aveva creato in tempo una barriera azzurrognola per proteggere tutti dai detriti.
Quando la nebbia si diradò, davanti a loro apparve il Superman Zombie, che sorrideva con tutta la sua malignità.
<< Siete giunti alla vostra morte! >> disse con una voce grottesca e doppia: quella di Clark si mescolava con quella di Morgana, creando un effetto che definire agghiacciante era dire poco.
<< È finita, Le Fay >> disse Merlino, usando il nome che Morgana aveva assunto dopo essere stata salvata dalle fate oscure. Non voleva confondere lo spettro con la donna che gli stava accanto. << Questa volta mi assicurerò di bandirti da questa realtà e da tutte le altre, per sempre! >>
<< Merlino, Merlino... non sei mai riuscito a fermarmi in tutti questi lunghi secoli. Cosa ti fa credere che oggi sarà diverso? >>
<< Perché questa volta ci sono io con lui >> affermò Morgana, pronta per la battaglia.
<< Tu sei il mio lato più debole, colei che ha rifiutato il prezioso dono offertoci da nostra sorella. Non riuscirai mai a battermi! >>
<< Forse... ma almeno io sono viva >> rispose la strega con un sorrisetto beffardo, facendo ringhiare la sua controparte.
<< Inoltre, tu sei una... noi siamo molti >> disse Flash con un sorriso. Certo, forse si stava vantando un po', ma era vero che loro erano in maggioranza, se non si contava che il loro nemico era una strega antica e potente che possedeva l'essere più forte del loro mondo.
Merlino batté il suo bastone a terra, facendo sollevare i container e lanciandoli contro la nemica.
Vedendo ciò, Freccia Verde scoccò numerose frecce esplosive contro i container, che circondarono l'avversaria e poi esplosero. Subito dopo, i container caddero al suolo con un gran frastuono.
Superman, senza perdere tempo, scattò verso il nemico ancora stordito dall'attacco e dal fumo, e gli assestò un pugno in pieno volto, facendolo schiantare nel prato poco distante e scavando un solco nel terreno. In un battito di ciglia gli fu sopra e lo tempestò di pugni superveloci che fecero tremare il suolo. Clark, nonostante tutto, si stava trattenendo: se avesse esagerato, gli abitanti della città vicina avrebbero avuto seri problemi.
L'ultimo pugno, però, fu bloccato dal nemico, che gli sorrise e lo scaraventò indietro con una delle sue onde acide, facendogli ribollire la pelle. Il kryptoniano odiava davvero la magia.
Flash corse in suo aiuto, ma con un semplice gesto della mano Le Fay lo scaraventò via. Per fortuna, il Marziano — nella sua vera forma — lo afferrò in tempo.
Il villain, vedendo Superman ancora a terra, gli assestò un calcio in faccia, poi lo costrinse a inginocchiarsi con la telecinesi.
<< Lo sai? Anche la tua ragazza si era inginocchiata al mio cospetto, supplicandomi di risparmiarle la vita... e quella dell'uomo che sto possedendo! >> Quello, però, fu un errore fatale. Superman vinse la spinta telecinetica e, quando alzò il volto, i suoi occhi brillavano di rosso, rendendolo spaventoso.

Con un urlo, Clark sprigionò la sua visione calorifica, colpendo in pieno il suo sosia malvagio e ustionandolo. Barry, vedendo il momento propizio, girò attorno ai due e lanciò un fulmine che, unito all'attacco dell'alieno, fu ancora più letale. Non solo: Merlino e Morgana attaccarono simultaneamente con fulmini e fiamme verdi.
Le Fay urlava e gemeva di dolore in mezzo a tutti quegli attacchi, ma poi, stanca di soffrire, evocò uno scudo verde per proteggersi e li scaraventò tutti via.
Sollevatasi in cielo, abbassò la barriera e bloccò con un sorriso una freccia di Oliver, ma subito dopo, un'altra la colpì alla spalla: era intrisa di kryptonite.
<< Credevate davvero che questo mio corpo avesse le solite debole... >> fu interrotta da un proiettile che la colpì al petto e la sbalzò fuori dal suo ospite.
Stupita, si guardò attorno e vide che l'Oliver che aveva scoccato la prima freccia era in realtà il Marziano sotto mentite spoglie, che ora assumeva la sua vera forma davanti a lei. Il vero arciere era stato colui che aveva scoccato la seconda freccia, dalla parte opposta. Anche Alex aveva sparato, ma non si era nemmeno accorta che fosse lì. Come aveva fatto a non notarlo? Il suo corpo ospite aveva sensi oltre il concepibile, eppure...
<< Dici di essere migliore di me, ma anche uno stregone dilettante saprebbe che in un duello magico non ci si affida solo ai quattro sensi >> la canzonò Morgana con il suo solito sorriso, che mandò su tutte le furie la sua controparte.
<< Osate usare i vostri trucchetti su di me?! >>
<< Sì, amore e non provare nemmeno a impossessarti di nuovo di Superman: ti ho tagliata fuori con un piccolo trucchetto che richiede una runa e un proiettile >>.
Superman afferrò il corpo dell'altro sé e lo lanciò nello spazio, poi si voltò verso gli altri, che lo osservavano tra lo stupito e il divertito. << Giusto per sicurezza >> disse.
La strega, ora era quasi inerme contro quel gruppo, forse avrebbe potuto affrontare gli eroi locali... ma non tre stregoni, soprattutto se due di loro erano Emrys e se stessa. Così, dopo aver fatto un gelido sorriso — ancora più raccapricciante perché il suo volto era un teschio — decise di passare al suo piano di fuga.
Subito dopo, in lontananza, si udì un boato e si alzò del fumo.
<< Aspetta! In quella direzione c'è il... >>
<< D.E.O.! >> concluse per la sua collega il Marziano, che volò verso l'esplosione, ma fu superato da Superman e Flash. Una volta arrivati, videro che le fondamenta della base dell'organizzazione erano in fumo e che il palazzo stava per crollare.
Superman, con tutta la sua forza, spinse il palazzo per rimetterlo in sesto. Non era facile, soprattutto da quando aveva un cuore umano e una resistenza minore, che si stava esaurendo dopo tutte quelle lotte. Con uno sforzo riuscì nell'impresa, mentre la folla lo acclamava per aver compiuto ancora una volta qualcosa di impossibile. Ma l'alieno non aveva finito: doveva ancora pensare alle fondamenta, che riparò momentaneamente con la sua vista calorifica.
Terminato, sentì un commento curioso e divertente da parte di uno dei civili presenti:
<< Ma i raggi di Superman non erano azzurri? >> chiese.
<< Boh, magari si saranno evoluti o nelle foto vengono diversi >> gli rispose un altro.
Clark ridacchiò. Il multiverso era davvero strano, con delle piccole differenze decisamente interessanti.
All'interno del palazzo, Flash localizzò Lena, aiutrice di tutto quel disastro, visto che anche lei aveva gli occhi verdi, ma solo leggermente, e la fermò con un fulmine che le fece colpire il muro, ma che la riportò in sé, come il suo sguardo preoccupato dimostrava.
Vedendo, attraverso gli occhi della sua doppelgänger, anche questo suo piano fallire, lo spettro urlò di rabbia e fece per aprire un portale per andarsene, ma Merlino la bloccò in una sfera blu prima che potesse farlo. Subito dopo, Constantine la fece urlare con un esorcismo che, unito al potere di Morgana, fu per lei letale. Prima però di sparire del tutto in fumo, lanciò loro un avvertimento:
<< Non vi siete chiesti come mai sono qui? CHI mi ha mandato? Ahaha, morirete tutti!! >> Con queste minacce evaporò nel nulla, lasciando tesi i tre stregoni, l'arciere e l'agente.
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Tornati alla base, gli eroi, ormai stanchi, si divisero in più gruppi per parlare. Alex e il Marziano furono subito bloccati da un loro subordinato che mostrò loro una strana scia verde uscire dalla Terra, per poi precipitare verso lo spazio.
<< Sembra provenire da qualche parte sulla Terra, ma non sappiamo cosa sia >> disse l'agente.
J'Hon si limitò a sorridere. << Se è quello che penso io, allora il nostro mondo sta per diventare ancora più interessante >> detto ciò, diede una pacca paterna ad Alex, che lo guardò confusa e si allontanò da lì.
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Superman e Merlino se ne stavano affacciati al balconcino del D.E.O., dove Supergirl era solita atterrare e osservavano la città.
<< Tutto bene? >> gli chiese il mago e l'alieno annuì.
<< Solo un po' stanco, ma ho passato di peggio >>.
<< Sono un medico, sai? Hai tutti i sintomi di uno scompenso cardiaco. Devi fare attenzione >> gli disse con un sorriso, sorriso che Morgana avrebbe chiamato "sorriso da medico".
<< Lo so. Di recente ho ricevuto uno strano trapianto >> spiegò Clark. << Infatti ultimamente sto cercando di passare più tempo possibile alla fattoria e di passare il testimone ai miei figli >>.
<< Sei un contadino, un giovane pastore con grandi poteri cresciuto in un piccolo villaggio. Ecco perché mi eri così familiare >> disse Merlino, mentre guardava con occhi nostalgici a un passato ormai lontano secoli. Gli mancava Eldor, il piccolo villaggio dove era venuto al mondo. Ricordava ancora le notti passate a piangere, spaventato dai suoi poteri, allora quasi incontrollabili e dalla paura di ferire sua madre, il suo migliore amico Will o gli altri abitanti del villaggio.
Sua madre lo consolava sempre cantandogli una canzone mentre lo stringeva a sé, dicendogli che un giorno avrebbe imparato a controllare i suoi poteri e magari avrebbe potuto fare grandi cose. Come aveva ragione...
Chissà cosa penserebbe di lui ora: non più il suo piccolo Merlino, ma il grande e potente, immortale Emrys. Se lo era chiesto molte volte, così come si era chiesto che fine avesse fatto il suo villaggio. Molto probabilmente, pensò con un sorriso amaro, era stato sostituito da un parcheggio o da un centro commerciale...
<< Anche io avevo avuto la stessa sensazione. L'odore della campagna non se ne va mai del tutto. Ovviamente, in senso positivo >> ridacchiò Clark, facendo ridere il nuovo alleato.
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Poco più in là, Alex si avvicinò a Oliver, che teneva ancora il cappuccio per non rivelare la sua identità. << Come fai ad avere la Kryptonite? >>
<< Tua sorella non è l'unica della sua razza là fuori, e da come abbiamo visto, gli altri sono decisamente ostili. Quindi ho chiesto a un'amica di farmene arrivare un po'. Problemi? >> la minacciò.
<< No, volevo solo saperlo >> disse Alex, per poi andarsene. Il ragionamento di Freccia Verde non faceva una piega e lei poteva conviverci, ma Kara forse non sarebbe stata della stessa opinione.
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Al piano di sopra, Winn bloccò Barry, che si era tolto la maschera, visto che, a differenza di Oliver, lì tutti sapevano chi fosse o almeno ne conoscevano il volto.
<< Barry, scusa, posso farti una domanda? >>
<< Sì, certo >> gli rispose con un sorriso, anche se si vedeva che aveva fretta.
<< Come avete fatto a coordinarvi così bene là fuori? La maggior parte di voi non ha mai collaborato insieme >>.
<< Telepatia. Chiedi a J'Hon o Merlino, nel caso. Ora scusami, ma devo andare >> detto ciò, si avviò verso l'infermeria, dove Kara si stava per svegliare. Era davvero strano e triste vedere una persona tanto forte in quelle condizioni e le lampade a luce solare non aiutavano certo l'atmosfera. Barry notò che Kara era bellissima anche in quelle condizioni. Poi però scacciò subito quei pensieri: stava con Iris, anche se...
<< Ehy... >> lo salutò la bionda con un sorriso sincero ma sofferente, mentre cercava di rialzarsi, gemendo per il dolore.
<< Ehy >>.
<< Ho fatto un sogno stranissimo, sai? C'eri tu e Kal era... era... >> In quel momento, però, i suoi occhi si riempirono di lacrime e cominciò a singhiozzare tra le braccia di Barry, che le accarezzava la schiena con fare confortante.
Kara ora era davvero l'ultima della sua specie. Aveva perso tutto. Tutto ciò che la legava al suo pianeta natale era morto. Mentre i ricordi del recente scontro riaffioravano, sentiva sempre di più di star sprofondando in un vortice di dolore. Nemmeno la presenza di Barry riusciva a calmarla. Aveva fallito, ancora una volta.
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Nella stanza accanto, Lena si massaggiò la testa.
<< La possessione fa schifo, lo so >> le disse la sua sosia, mentre la osservava.
<< È ancora strano... >> disse Lena, notando la loro somiglianza.
<< Ci sono cose più strane là fuori, bambina. Ma sì, un po' lo è >> Morgana abbozzò un mezzo sorriso.
<< Quindi... sono una strega? >> Lena a questa cosa non riusciva ancora a crederci. No, sul serio: le risultava assurdo. La cosa che la preoccupava era che, se lei aveva poteri, magari anche Lex poteva averne... e nessuno voleva un Lex magico. Sarebbe stato un incubo.
<< Sì, amore e se vuoi, posso aiutarti a controllarli >> le propose Constantine, appoggiato alla porta. << Due così belle signore identiche... eh, materiale per le mie fantasie >> Le due lo guardarono male.
<< Il moccioso è un idiota, ma sa il fatto suo >> disse Morgana, << ti consiglio di accettare il suo aiuto >>.
Lena annuì, anche se era più un "se proprio devo" che un vero e proprio "sì".
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Quando Mon-El entrò e vide Barry e Kara in quel modo, non poté che provare una potente fitta di gelosia. Poi si ricompose, ricordandosi che il velocista era solo un suo amico. Quando lo notò, Barry lo salutò con cortesia e uscì dalla stanza, andando in un lampo dai due uomini al balcone.
<< Non ti ho ancora chiesto il tuo nome, se non è un problema dirmelo ovviamente >> gli sorrise Clark e Barry ricambiò.
<< Barry Allen >>.
<< Clark Kent >> gli strinse la mano. << Piacere di conoscerti ancora una volta. Ora... se non è un problema, vorrei tornare a casa >>.
<< Oh, sì, certo >> Barry prese il suo estrapolatore e glielo diede. << Basta che pensi a dove vuoi andare e il resto vien da sé >>.
Dopo aver salutato tutti — eccetto Kara, avrebbe voluto farlo, ma forse per lei non sarebbe stato sano vedere il cugino appena morto, per poi ucciderlo ancora una volta rivelando che non era lui — e dopo aver ricevuto un abbraccio da un entusiasta Winn, Superman scomparve all'interno del portale blu, che si richiuse ancora una volta.
Universo sconosciuto
Il portale si riaprì davanti alla sua fattoria, immersa nella quiete di Smallville, dove il vento accarezzava dolcemente i campi e il sole filtrava tra le nuvole con una luce dorata. Ad aspettarlo c'erano Lois, Jordan e Jonathan.

Lois Lane era lì, in piedi sul portico, con quel suo sguardo deciso e affettuoso che aveva sempre saputo leggere l'anima di Clark meglio di chiunque altro. I capelli castani mossi dal vento, il sorriso appena accennato sulle labbra e lo sguardo che diceva tutto: sollievo, amore, e quella forza incrollabile che l'aveva sempre resa la sua roccia.
Jordan, il figlio più introverso e sensibile, lo osservava con occhi pieni di emozione. I suoi poteri lo rendevano diverso, ma era proprio quella diversità che lo avvicinava di più al padre.
Jonathan, invece, era già sceso dal portico, correndo verso di lui con l'energia e la sicurezza che lo contraddistinguevano. Il figlio più solare, il fratello maggiore. Il suo abbraccio fu il primo, forte e sincero, seguito subito dopo da quello di Jordan e Lois.
Clark non disse nulla. Con un sorriso pieno di gratitudine e amore, li strinse tutti a sé. In quel momento, non c'erano battaglie, multiversi o minacce cosmiche. Solo lui, la sua famiglia, e la certezza che, qualunque cosa accadesse, quel legame sarebbe sempre stato la sua vera forza.
Terra-13
Subito dopo, anche Arrow decise di sparire allo stesso modo. Non aveva voglia di salutare tutti: era ancora arrabbiato con i suoi compagni di squadra per farlo.
Barry guardò Merlino: << Voi... >>
<< Sappiamo già come viaggiare tra i mondi >> lo informò Morgana, mentre scendeva le scale come se fossero una passerella. Sembrava la padrona del luogo, tanto da attirare su di sé tutti gli sguardi: alcuni affascinati, se non addirittura eccitati, altri decisamente infastiditi. Con un plateale gesto delle mani scomparve insieme a Merlino in un lampo verde.
<< Che giornata... >> disse Barry, ricordandosi poi che doveva ancora trovare Cisco. Non volendo lasciare Kara troppo da sola, però, decise che sarebbe tornato presto a trovarla. Così sfrecciò verso i laboratori STAR.
Terra-14
Arrivare in volo a Manhattan fu particolarmente rapido: la sua nuova tuta volava più veloce del migliore dei jet, il che era una fortuna, data la situazione. Il suo pupillo era in grave pericolo. Non tanto per i soldati governativi, che aveva già sconfitto — come poteva vedere attraverso le telecamere installate nella maschera di Peter — quanto per le ripercussioni che avrebbe potuto subire in seguito. Tony si era prodigato per proteggerlo e, finché Spider-Man si fosse limitato ai piccoli criminali (escluso l'Avvoltoio, ma non voleva pensarci), sarebbe rimasto al sicuro dagli Accordi. Per questo lo aveva tenuto a distanza: voleva tenerlo il più lontano possibile da tutto quel delirio, anche perché era solo un ragazzo. Con grandi capacità, sì, ma pur sempre un ragazzo. Peter doveva pensare alla scuola, agli amici, a tutte quelle cose che lui non aveva mai avuto e di cui, forse, ora che stava invecchiando, cominciava a sentire la mancanza.
Giunto a destinazione, vide che le guardie giacevano a terra, svenute o intrappolate nel muro da ragnatele. Peter stava consolando la bambina mutante, mentre la madre lo ringraziava con le lacrime agli occhi. Quando però lo notarono, le due fuggirono via, segno che non si fidavano di lui e questo gli fece male. Spider-Man si voltò a guardarlo e le lenti oculari del suo costume rosso e blu si strinsero con fare quasi sospettoso. Dopodiché, senza dire nulla, saltò sul tetto del palazzo più vicino e aspettò che lo raggiungesse.
Atterrato sul tetto, l'elmo da Iron Man si ritrasse mostrando il volto, mentre Spider-Man fece lo stesso, togliendosi la maschera rossa e rivelando il suo viso: quello di un ragazzino, almeno agli occhi di Tony.

I capelli castani erano spettinati e un po' appiattiti dal sudore e dalla pressione. Il volto, però, era decisamente arrabbiato, e prima che potesse rendersene conto, si ritrovò a terra, con la guancia dolorante e la vista sdoppiata. Gli bruciava come se avesse sbattuto il muso contro un muro a cento miglia all'ora.
Una volta ripresosi, seppur con la guancia ancora dolorante, si mise a sedere e guardò Peter, che camminava su e giù per il tetto — un terrazzo residenziale — con foga.
<< Come ho potuto fidarmi di lei?! >> gli chiese, pur senza guardarlo. << Sapevo fin da subito che c'era qualcosa che non andava. Cap che diventa cattivo? Non aveva davvero senso. Non esiste che Steve Rogers impazzisca di punto in bianco. Ok, forse sì, forse in qualche strano universo potrebbe accadere, ma non in questo. >> Il ragazzo stava per entrare in modalità nerd, ma si fece di nuovo serio. << Eppure l'ho seguita in Germania, perché lei era il mio idolo e volevo diventare un Avenger, senza pensare minimamente che stavo dalla parte sbagliata! >>
Dopo tutta la faccenda con l'Avvoltoio — che era anche il padre della sua allora cotta, il che era davvero imbarazzante — aveva avuto modo di riflettere sugli Accordi, anche perché erano diventati argomento di studio a scuola. Più li studiava, più si rendeva conto che si trattava di una politica non dissimile da quella nazista: se avevi dei poteri, finivi in gattabuia senza un giusto processo.
Doveva ammettere che la sua migliore amica, Gwen, aveva avuto un ruolo molto importante in tutto questo. Oltre a essere un'anima buona e gentile, aveva un padre commissario di polizia e quindi era più informata di lui su come andava il mondo. Inoltre, proprio da suo padre aveva sentito parlare di un certo avvocato davvero giusto, a cui potevano rivolgersi per ulteriori chiarimenti. Anche perché sugli Accordi dovevano scrivere un tema: quindi, oltre che curiosità, era anche lavoro.
Due settimane fa...
Terminata l'ennesima giornata di scuola alla Midtown School of Science and Technology — una scuola specializzata per studenti brillanti — Peter Parker si ritrovò a ricordare, grazie all'ennesima gomitata del bullo Flash Thompson, che non tutti lì dentro erano davvero dei geni. Flash, infatti, era stato ammesso per meriti sportivi.

<< Ci vediamo domani, Pavido Parker! >> lo salutò con un sorriso sfrontato il ragazzone biondo, vestito con la felpa verde della squadra di football, seguito dal suo solito corteo di gorilloni palestrati e cheerleader urlanti.
<< Flash è sempre il solito, eh Peter? >> disse una voce femminile alle sue spalle. Voltandosi, vide una ragazza molto bella, ma con un'aria un po' impacciata e nerd. Era bionda, con occhi azzurri, indossava una camicia bianca e dei pantaloni blu che, nonostante la semplicità, le stavano davvero bene. Se non fosse stata la sua migliore amica, Peter l'avrebbe trovata persino attraente. Accanto a lei c'era un ragazzo cicciottello, dal volto buffo e di origini filippine. Indossava una felpa blu e gialla, sotto la quale spuntava una maglietta di Star Wars.

I due erano Gwen Stacy e Ned Leeds, i suoi migliori amici. Ned era anche l'unico, insieme a zia May, a conoscere la sua altra identità: Spider-Man. Certo, avrebbe voluto dirlo anche a Gwen, ma sapeva che così facendo l'avrebbe messa in pericolo e in una situazione scomoda, visto il lavoro del padre. Non aveva un cattivo rapporto con il commissario Stacy, né come Peter né come Spider-Man, anche se si capiva che il poliziotto avrebbe preferito non avere vigilanti mascherati in giro. Era comunque bello sapere che non lo odiava, a differenza di qualcun altro...
<< Spider-Man è una minaccia! >> tuonò una voce che Peter aveva imparato ad odiare. Guardando in alto, vide proiettato l'ennesimo blog di J. Jonah Jameson o come lo chiamava lui, JJJ sputa veleno. Ancora non capiva perché quel vecchio baffuto lo detestasse così tanto. E pensare che una volta aveva persino considerato di lavorare per il suo sito web, TheDailyBugle.net. Una follia, ora che ci ripensava.
Sbuffando, si incamminò con i suoi amici verso l'uscita principale della scuola. Una volta nel cortile, Ned gli disse: << Se ti serve il tuo ragazzo sulla sedia preferito, sai dove trovarmi >> e si allontanò. Peter e Gwen, allora, si incamminarono oltre la recinzione, diretti alla metropolitana: la loro meta era Hell's Kitchen.
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Il viaggio in metro fu relativamente breve e, visto il solito caos cittadino, furono davvero fortunati a trovare due posti liberi uno di fronte all'altro. Una volta seduti — e dopo aver storto il naso per la presenza di una donna dall'odore pungente e dalla corporatura robusta, seduta accanto a Peter con un grosso gatto persiano in grembo — i due iniziarono a chiacchierare un po'.
<< Che intendeva dire Ned con "Ragazzo della Sedia"? >> gli chiese lei, giustamente curiosa. La bionda invidiava un po' l'amicizia tra Peter e Ned, anche perché si era trasferita alla Midtown in un secondo momento e quindi si conoscevano da relativamente meno tempo.
<< Nulla di che, parlava del suo ruolo come master della nostra gilda di D&D Online >> mentì Peter, imprecando mentalmente contro Ned, che più di una volta aveva rischiato di rivelare il suo segreto con la sua lingua troppo lunga. Era un amico buono e fedele, sì, ma a volte Peter avrebbe preferito che fosse ancora all'oscuro di tutto.
<< Ok, non sapevo di questo vostro gruppetto >> disse lei con finta offesa, ridacchiando. << Perché non sono stata invitata? >>
<< Beh, sei sempre la benvenuta >> rispose lui, un po' imbarazzato. << Anche perché... siamo in due, quindi... >> concluse, facendola ridere.
Mentre i due giovani continuavano a chiacchierare con leggerezza, la signora accanto a loro roteò gli occhi con fare bonario e un sorriso sulle labbra. "Beata gioventù," pensò, notando fin da subito qualcosa che i due ragazzi non avrebbero realizzato ancora per un bel po'.
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Giunti nel quartiere desiderato — un viaggio forse fin troppo lungo per Peter, che sapeva bene quanto ci avrebbe messo di meno se avesse volteggiato tra i grattacieli della città — i due ragazzi camminarono fianco a fianco. Nonostante tutto, la compagnia di Gwen era gradita e quel tempo insieme lo rendeva meno impaziente.
Dopo qualche isolato, si fermarono davanti allo studio legale Nelson & Murdock. L'edificio era modesto, incastonato tra una lavanderia e un negozio di ferramenta, con una facciata in mattoni rossi leggermente consumati dal tempo. Sopra la porta d'ingresso, una targa in ottone leggermente ossidata recitava: Nelson & Murdock – Avvocati Difensori. Le finestre erano semplici, con tende bianche tirate a metà e una luce calda filtrava dall'interno, dando all'ambiente un'aria accogliente ma professionale.
Entrando, furono accolti da un piccolo ingresso con il pavimento in legno scricchiolante e le pareti tappezzate di fascicoli, libri di diritto e qualche diploma incorniciato. L'odore era quello tipico di carta, caffè e vecchi archivi.
Dietro una scrivania ordinata sedeva un uomo affascinante, dai capelli castani, con un sorriso caldo, quasi quanto le lenti rosso scuro degli occhiali che indossava, un dettaglio curioso che catturò subito l'attenzione dei due ragazzi. Portava un completo nero elegante, con sotto una camicia bianca e una cravatta dello stesso colore. In mano teneva un bastone da passeggio e quando Peter, istintivamente, cercò di porgergli la mano, si ritirò subito, imbarazzato: a quanto pare, l'avvocato era cieco.
Gwen e l'uomo si limitarono a ridacchiare, lei per l'imbarazzo del suo amico, lui perché, ormai, ci era abituato.
<< Sono Matt Murdock, prego, accomodatevi. >> L'uomo si diresse verso un elegante tavolino in legno, posto accanto a una grande finestra, e si sedette, seguito dai due ragazzi.
<< Allora, Gwen, tuo padre mi ha detto che siete qui per parlare meglio degli Accordi, giusto? >> le chiese. Lei annuì, salvo poi rendersi conto dell'errore e arrossire, imbarazzata.
<< Sì, è così. Io e Peter dobbiamo scrivere un tema e volevamo ulteriori delucidazioni da qualcuno più competente >>.
Matt sospirò, con il volto leggermente preoccupato: << Ragazzi, se siete venuti fin qui, avrete certamente capito da soli che questa legge è tutto fuorché etica. Ci sono molte parti da analizzare, ma già il fatto che le persone con poteri vengano arrestate e rinchiuse senza un giusto processo... beh, basta e avanza >> continuò: << Però, sinceramente, non mi sento tranquillo a dirvi tutto ciò che non va >>.
<< Ma signore, noi... >> provò a intervenire Gwen, ma fu interrotta da un gesto della mano di Matt.
<< Capisco che vogliate fare la cosa giusta, ma siete due ragazzini e non voglio essere responsabile del vostro arresto. Vi consiglio di limitarvi a scrivere un normalissimo tema, dove elencate a pappagallo tutti i paragrafi degli Accordi. So che non è giusto, ma è più sicuro >>.
<< Ha ragione, Gwen >> disse Peter, sorpreso dalle sue stesse parole, ma in fondo sollevato di averle pronunciate. Lui poteva difendersi come Spider-Man, ma lei no. Se avessero scritto qualcosa di compromettente, sarebbero finiti nei guai, tutti loro, in primis le loro famiglie. Dire la verità in un semplice tema avrebbe potuto scatenare una cascata di eventi catastrofici, simile all'effetto farfalla.
Evidentemente Gwen era giunta alla stessa conclusione, perché dopo un lungo sospiro annuì, sconfitta.
<< Sì, avete ragione... forse non ne vale la pena >> disse, anche se la tristezza nel suo sguardo era evidente.
Peter fece per sporgersi e prenderle la mano in modo amichevole, ma in quel momento il suo senso di ragno formicolò. Prima che potesse fare qualsiasi cosa, Matt afferrò al volo, con la mano destra, un mattone che aveva appena sfondato la finestra.

<< Wow... >> sospirò Peter, stupito. Quell'avvocato era stato più veloce della sua stessa reattività da Spider-Man. Il che era... assurdo!
Anche Gwen aveva la bocca aperta, fissando Matt stupita. Lui si limitò a scrollare le spalle, poi disse: << Un cliente insoddisfatto >>.
I due adolescenti si guardarono in faccia per un secondo, poi decisero in silenzio di lasciar correre, anche perché il telefono di Peter emise un bip. Scusandosi con lo sguardo, vide che sua zia gli aveva inviato un messaggio con scritto:
"Peter, stasera a cena abbiamo due ospiti molto speciali. Penso che ti farà piacere rivederli. Invita anche Gwen, c'è sempre un posto per lei".
<< Tutto a posto? >> gli chiese la bionda, e lui annuì.
<< Sei invitata a casa mia e a quanto pare ci saranno due ospiti misteriosi >> le rispose lui con fare confuso e lei annuì. Era contenta di essere stata invitata, ma conosceva la precaria situazione economica dei Parker e non voleva davvero farli sfamare, seppur per una sola volta, una bocca in più. Sì, sapeva che ora May lavorava per il FEAST, creato dal magnate generoso Martin Lee, ma anche così...
<< Beh, a quanto pare avete da fare >> li congedò con un sorriso Matt, al quale i due ricambiarono.
<< Grazie per la sua disponibilità e per il saggio consiglio >> gli disse Peter, mentre si rimetteva lo zaino in spalla. Poi i due uscirono da lì.
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Una volta giunti nel piccolo appartamento popolare di Peter, gli occhi di quest'ultimo brillarono di gioia nel vedere chi stava sorseggiando del tè sul divano insieme a sua zia. La bellissima donna, che portava decisamente bene la sua mezza età, stava ridacchiando con un uomo elegante, castano, dal volto affilato. Accanto a lui c'era un ragazzo che gli somigliava, ma sembrava più rilassato e aveva un'espressione bonaria.

<< Harry! >> esclamò Peter, correndogli incontro per abbracciarlo. Erano letteralmente anni che non vedeva il suo amico d'infanzia, Harry Osborn, che era stato mandato dal padre — lì presente — a studiare in un rinomato collegio europeo.
<< Peter, quanto tempo! >> gli sorrise l'amico, ricambiando l'abbraccio.
<< Sei cresciuto, Peter >> disse Norman, porgendogli la mano destra in segno di saluto, che il ragazzo ovviamente ricambiò. << Tua zia mi stava aggiornando sui tuoi ottimi progressi scolastici. Perfino uno stage con Stark! Con voti come i tuoi puoi puntare alla grandezza, ragazzo. Mio figlio dovrebbe prendere spunto da te >> A Peter non sfuggì il breve sguardo triste di Harry, né la strana sensazione che gli dava Norman, ma alla fine pensò che si stava solo facendo delle paranoie.
<< Lei è Gwen Stacy, la mia migliore amica >> disse Peter, presentando la bionda, che salutò con un timido sorriso. Harry le sorrise tutto contento, mentre il padre si limitò a fare un cenno.
<< Perché siete tornati? >> chiese Peter, poi aggiunse, imbarazzato: << Non che non sia bello avervi qua, ma... >>
<< Calmo, Peter, abbiamo capito >> ridacchiò Harry. << Papà ha degli affari qui in città e potremmo restare per un po' >> I due si scambiarono un pugno amichevole.
Dopo aver parlato e scherzato ancora un po', i quattro si gustarono una buona cena. Poi i tre ragazzi andarono a giocare nella camera di Peter, mentre i due adulti rimasero a parlare in sala.
Verso le undici, Norman decise che era ora di andare. Harry si offrì di accompagnare Gwen a casa in limousine, visto che sapeva bene quanto la Grande Mela fosse tutto fuorché sicura di notte e aveva sentito parlare di strane lotte tra bande o almeno così dicevano i notiziari.
Dopo essersi salutati, Peter disse: << Sono stanco zia, vado a dormire >>.
<< Ok, ma prima volevo parlarti dell'offerta che mi ha fatto Norman >> gli rivelò e il ragazzo la guardò curioso. << Gli piacerebbe che tu lavorassi nel nuovo laboratorio della Oscorp che stanno costruendo in città. Ovviamente gli ho fatto promettere che questo non ostacolerà i tuoi studi, ma oltre a questo...>>
<< È una bella proposta, ma ci devo pensare. Sai che ho anche lo stage con Stark e... >>
<< Sai che so che lo stage con Stark era solo una scusa per la tua attività da Spider-Man, vero? >> Cavolo, era ancora strano che lei sapesse tutto questo. << Quindi non prendermi in giro, così come con la scusa che vai a letto. Fai solo attenzione là fuori... >> concluse lei, preoccupata. Aveva accettato la doppia vita del nipote, anche perché aiutava le persone e sapeva benissimo che Ben ne sarebbe stato fiero. Però quello che faceva, soprattutto in questi tempi, non era sicuro e... voleva solo che suo nipote tornasse a casa sano e salvo dopo ogni pattuglia.
<< So che lo sai, ma il signor Stark mi ha davvero proposto un lavoro nella sua azienda una volta diplomato >> le rispose, anche se la sua fiducia in Iron Man si stava frantumando giorno dopo giorno a causa degli Accordi.
Dopo averle dato un bacio sulla guancia, Peter andò in camera e, dopo essersi tolto i vestiti rivelando il costume sotto, aprì la finestra e si lanciò nel vuoto urlando di euforia, per poi lanciare una tela e dondolare verso il primo criminale che avrebbe trovato.
Adesso...
Tony alzò le mani in segno di resa. << Ok ragazzo, hai ragione >>
Peter lo guardò stupito, sinceramente non credeva che il Signor Stark, orgoglioso com'era, si sarebbe scusato così fin da subito.
<< Quanta poca fiducia che hai in me >> disse sarcastico l'uomo, per poi sbuffare. << Senti, non sono cieco, ok? Lo vedo anche io che ho fatto una cazzata a sostenere questi accordi. Lo ammetto, sono ancora convinto che in un sistema giusto questi accordi sarebbero ottimi, ma purtroppo non viviamo in un mondo idilliaco. Ora però vediamo di sistemare il pasticcio che hai fatto, ok? >>
<< Pasticcio?! >> sbottò il ragazzo. << Ho salvato una bambina innocente! >>
<< Lo so! Ma per farlo hai attaccato dei soldati governativi, quindi se non andiamo laggiù e facciamo sparire le tue evidenti ragnesche tracce, tra non molto avrai il governo in casa e io non potrò più aiutarti, ok? >> Tony voleva bene al ragazzo e non voleva in nessun modo che finisse al Raft o peggio.
Peter sbuffò e annuì, amareggiato. Il Signor Stark aveva ragione: non si pentiva di quello che aveva fatto, perché era giusto, però forse, data la situazione politica attuale, avrebbe dovuto fare un po' più di attenzione. Se gli fosse successo qualcosa, sua zia lo avrebbe pianto e cercato fino alla fine della Terra e non era l'unica: Ned, Gwen, Harry, forse MJ. Non voleva farli preoccupare.
<< Va bene... >> annuì piano l'eroe ragnesco, per poi spalancare gli occhi allarmato. << Signor Stark, si abbia... >> ma fu troppo tardi: lui riuscì a schivare con un salto mortale l'attacco appena in tempo, ma Tony no e ora stava precipitando giù dal tetto con il petto fumante.
Per sua fortuna, indossava un'armatura in grado di volare, quindi frenare la caduta e tornare indietro fu un gioco da ragazzi. Con l'elmo di Iron Man di nuovo sul volto, Tony si guardò intorno arrabbiato. << Ok, chi è quel fetente che... >> ma i suoi occhi si spalancarono quando notarono il suo assalitore: un'armatura simile alla sua, ma completamente grigia e massiccia, con dettagli neri e rossi, occhi luminosi color cremisi e un arsenale integrato che includeva una mitragliatrice pesante montata sulla spalla destra e lanciatori di micro-missili lungo gli avambracci.
Era War Machine, il suo amico Rhodey, che per qualche motivo lo aveva assalito. Poco fa, quando stavano parlando con il generale Ross, Rhodey gli era sembrato strano, ma mai avrebbe immaginato che lo avrebbe attaccato in quel modo.
<< Ok, restate dove siete, siete in arresto per crimini contro la nazione e il mondo intero >> li minacciò War Machine, alzando i propulsori nelle mani.
<< Stai scherzando, vero? >> gli chiese Tony.
<< No. Durante la riunione mi sei sembrato strano, Tony, quindi ho deciso di pedinarti. Ed eccoti qua, che proteggi il tuo pupillo fuorilegge >>.
<< Stai esagerando >> gli rispose l'amico con le braccia aperte in modo apparentemente amichevole, anche se in realtà aveva appena ideato un piano che necessitava di guadagnare un po' di tempo. In fondo la War Machine era comunque una sua invenzione e poteva disattivarla da remoto quando voleva. << Alla fine questo è solo un piccolo problema che si può risolvere facilmente, non credi? >>
<< Bel tentativo Tony, ma ho aggiornato la mia armatura: non puoi più infiltrarti qua dentro come ti pare e piace! >>
Il militare corazzato si schiantò contro l'Avenger, facendolo finire contro il muro più vicino, per poi volare all'interno del condominio e uscire dall'altra parte sopra la via accanto.
Ora arrabbiato, Iron Man ricambiò l'attacco con una serie di pugni, modificati dalle nanomacchine per prendere la forma di due pistoni che si abbatterono con prepotenza sulla faccia dell'avversario. << Come puoi vedere non sei l'unico che si è aggiornato, amico >>.
I due si spararono contro con i loro Unibeam di colori diversi: giallo per Iron Man, rosso per War Machine. I raggi uscivano dal petto e si scontravano creando un vortice di energia, per poi tornare a colpirsi con i pugni. Il suono prodotto tra le due armature sembrava quello di uno sfasciacarrozze, almeno così lo percepivano i civili che li osservavano tra lo spaventato e l'eccitato sotto di loro. Per molti uno scontro tra supereroi era sempre una figata, per altri significava solo guai.
<< Friday, come mai non riesco ad accedere alla War Machine? >> chiese indignato Tony alla sua IA.
"Perché il suo software è qualcosa di mai visto, è più moderno di quanto la tecnologia Stark sia mai stata".
<< Cosa? >> Iron Man sembrava sinceramente offeso, visto che secondo la sua modesta opinione non vi era nessuna tecnologia più avanzata della sua. Sbuffando decise che se non poteva fermarla dall'interno lo avrebbe fatto dall'esterno, anche se sarebbe stato più doloroso.
Con uno scatto si precipitò in avanti e sbatté l'avversario contro il muro, per poi far uscire un laser dal suo braccio destro, in modo da aprire l'armatura avversaria come una scatoletta di tonno. War Machine però gli lanciò un altro Unibeam a tutta potenza, che Tony bloccò creando uno scudo antisommossa con le sue nanomacchine. Purtroppo lo scudo non fermò l'attacco, ma lo deviò soltanto, recidendo una fune edile che reggeva dei cavi, subito precipitati verso i poveri innocenti lì sotto. Per fortuna vennero salvati appena in tempo da Spider-Man, che li scansò oscillando con la sua tela. Poi il giovane eroe saltò sul muro più vicino per poter osservare il suo avversario.
Dopo tutto il pasticcio con l'Avvoltoio, Peter aveva smesso di utilizzare i centomila gadget fornitigli dal suo costume, visto che aveva capito che usare le sue sole forze era meglio e soprattutto più sicuro. Il Signor Stark ci aveva messo così tante funzionalità da risultare ridicolo e non poteva certo analizzarle durante una battaglia. Avrebbe potuto farlo nel tempo libero, ma aveva compreso che lui non era Iron Man e semmai avesse voluto dei gadget li avrebbe fatti da solo, visto che era intelligente.
Però, quel costume era bello e soprattutto gratis, quindi buttarlo era fuori discussione. Inoltre ora come ora, forse le varie ragnatele truccate sarebbero state utili. Dopo aver fatto un salto ed essere arrivato davanti a Rhodey, che aveva appena subito un altro raggio repulsore dall'Avenger in rosso e oro, disse: << Ok, è ora del ripasso, vediamo... >>
Dai suoi polsi lanciò due palle bianche che subito esplosero addosso al nemico, accecandolo e bloccandolo lì sul posto. << Queste erano le ragnatele bomba, poi... vediamo un po', ah sì, quelle elettriche! >> Dopo aver lanciato due filamenti nel petto avversario, una delle poche parti ancora esposte dopo la bomba ragnesca di prima, una forte scossa elettrica attraversò War Machine, facendolo urlare di dolore. Il militare si difese subito generando uno scudo energetico invisibile che distrusse tutte le tele. Poi si precipitò in avanti con l'intento di sferrare un destro al Bimbo Ragno, che però con un salto si aggrappò alla stessa mano nemica, per poi darci uno slancio e superarlo con una capriola.
Spider-Man quindi lanciò un'altra tela, ma venne intercettata in volto dalle mani metalliche nemiche, che subito con forza lanciarono in aria il povero Parker, spedendolo verso il cielo urlante.
<< Ragazzo! >> urlò Tony preoccupato, ma non fece in tempo ad andare in suo aiuto, visto che fu violentemente placcato dal suo "amico".
<< Non lo salverai, così come ben presto non sarai in grado di salvare nemmeno te stesso!!! >>
<< Ok, dimmi chi sei! >> gli urlò contro Iron Man, mentre cercava di divincolarsi dalla presa avversaria. << Perché il mio amico non avrebbe mai parlato di uccidermi e tanto meno avrebbe mai pensato di uccidere un ragazzino! Quindi... dimmi, chi sei? Un robot, un clone, un mutaforma? >>
<< Sono solo io Tony. Alcune situazioni cambiano un uomo >> rispose War Machine, alludendo al fatto che non molto tempo fa si era ferito gravemente lottando contro Falcon, durante la battaglia contro il team Cap all'aeroporto. Però anche così... era comunque un cambiamento drastico. Inoltre, ora che ci pensava, non era guarito un po' troppo in fretta? Ok sì, Helen Cho era molto brava e oltre a lei Rhodey aveva avuto i migliori medici del mondo, ma qualcosa non tornava.
Espandendo il petto grazie alla sua nuova armatura, Tony si liberò dalla presa, per poi tirare con entrambe le mani una botta in testa all'avversario, facendolo schiantare nella strada sottostante e creando un piccolo cratere nell'impatto.
Alzandosi e imprecando, War Machine indicò dietro di lui e disse esultante: << Ora sei davvero nella merda >>.
Voltandosi di scatto, Iron Man vide forse l'ultimo Avenger che avrebbe voluto vedere: Visione.

Il sintezioide era lì, fluttuante come un dio, con il mantello dorato e il volto rosso, la gemma gialla incastonata in fronte. Il suo corpo, per lo più verde con parti rosse, emanava calma e compostezza, ma Tony sapeva bene che conteneva un potere immenso.
<< Ti chiedo la cortesia di fermare questa follia >> disse con la sua voce calma e gentile, la stessa che un tempo apparteneva a Jarvis, la prima IA di Tony e la più fidata.
<< Dagli retta e arrenditi, Tony >> lo minacciò War Machine.
<< Invero non parlavo con Stark >> rivelò Visione, << ma con te, James Rhodes >>.
<< Cosa? Ma tu non eri uno dei nostri più fidati sostenitori?! >>
<< Lo ero. Ma le recenti azioni di discriminazione, gli attacchi senza processo e le indagini arbitrarie del nostro governo mi hanno fatto cambiare idea. Spero che possano farla cambiare anche a te, dopo che avrai ascoltato ciò che ho da dirti >> disse, allungando la mano destra in segno di amicizia.
<< Siete dei traditori, tutti e tre! >> urlò War Machine, indicando anche Spider-Man, che era riapparso accanto a loro dopo essere stato salvato dal volo proprio da Visione. << Verrete arrestati e... >> ma non finì la frase: un colpo laser di Visione lo colpì in piena fronte, facendolo accasciare a terra come un relitto.
<< Visione >> Tony richiamò la sua attenzione con fare mesto, per la triste svolta che aveva preso quella giornata. << Prendi Rhodey e andiamo via da qui. Ho la sensazione che lui non sia chi dice di essere... >>
Il sintezioide annuì, atterrò accanto all'eroe in grigio, lo sollevò in stile sposa e volò via.
<< Io vado ragazzo. Tu cerca di non attirare l'attenzione su di te in questo periodo. Magari evita azioni eroiche nell'immediato futuro e goditi la vita come Peter... >> Ora che i cittadini di New York li avevano visti combattere nei cieli, non sarebbe passato molto prima che venissero bollati come criminali. Se però il mondo conosceva la vera identità di Tony Stark, lo stesso non si poteva dire per il suo protetto. Spider-Man sarebbe stato trattato come un fuorilegge, ma Peter Parker era ancora al sicuro.
<< Signor Stark, senza offesa, ma lei sa meglio di me che non resterò qui con le mani in mano, quando questo mondo sta cadendo sempre di più nell'abisso. Anche se rimanessi nel Queens, sa bene che non potrei tenere la testa bassa e ignorare le ingiustizie. Tanto vale che venga con lei, no? >>
Tony sospirò e roteò gli occhi sotto l'armatura, poi acconsentì: << Mi manderai al manicomio, ragazzino... ma sì, va bene, puoi venire >>.
Detto ciò, sfrecciò via, seguito da Peter che si dondolava con le sue tele. In basso, la gente poté notare i due volare sopra di loro, diretti verso chissà quale meta.

Seppur ormai spaventati da due eroi, nessuno poteva negare che quella scena fosse indubbiamente figa.
Genosha
Il Team Cap e gli X‑Men guardavano con occhi sgranati i due uomini attorno al tavolino di ferro.

Nick Fury, uomo alto e imponente, dalla pelle scura e con l'inconfondibile benda nera sull'occhio sinistro, indossava il suo lungo cappotto di pelle che accentuava l'aria severa e autoritaria. Accanto a lui sedeva Charles Xavier: calvo, elegante, con occhi azzurri penetranti e un sorriso gentile, accomodato nella sua carrozzina gialla ultra‑avanzata che sembrava quasi aliena.
Il Team Cap e gli X‑Men guardavano con occhi sgranati i due uomini seduti attorno a un tavolino di ferro. I mutanti non potevano credere che il loro defunto leader si trovasse lì davanti a loro. Logan li aveva già avvisati, ma un conto è sentirlo da fonti esterne, un altro è vederlo con i propri occhi. Tutti erano indecisi se correre ad abbracciarlo o arrabbiarsi con lui per non aver detto di essere tornato.
La prima a muoversi fu Kitty, che abbracciò con gioia il suo mentore, ricambiata con affetto. Poi Bobby, con un sorriso, indicò la carrozzina gialla ultra avanzata, quasi aliena e disse: << Mi piace la vostra nuova carrozzina, l'avete presa nello spazio? >>
<< In realtà me l'ha costruita un mutante molto intelligente, si chiama Forge, ma al momento non è qui >> spiegò Xavier, per poi guardare i suoi preziosi studenti. << Scusate se non mi sono fatto più sentire, ma avevo un motivo più che valido: dovevo agire nell'ombra per la salvaguardia della nostra specie e il bene dell'umanità >>.
<< Ma come è possibile? >> chiese Bestia, indicandolo. << La resurrezione è una cosa impossibile anche per un mutante, a meno che tu non sia Logan >> scherzò alla fine.
<< Nei miei ultimi istanti sono riuscito a trasferire la mia coscienza in un corpo di un mio sosia perfetto, che guarda caso era in coma cerebrale da anni. Quindi non gli ho tolto niente, tranquilli >>.
<< Poi sei andato subito da Magneto? >> chiese Ororo, con un risentimento poco velato: perché rivolgersi al loro peggior nemico invece che ai suoi studenti?
<< No, è venuto da me... o meglio, io sono andato da lui >> rivelò Fury, con il suo solito tono severo. << Ora però non abbiamo tempo per le rimpatriate, siamo qui per una missione. >>
<< Concordo >> annuì Occhio di Falco, << ma una volta terminata la missione io e te faremo una bella chiacchierata riguardo Coulson, capito? >> Fury di tutta risposta lo ingorò, facendo gemere l'arciere.
<< Vedo che tua figlia non è tra loro >> disse Xavier a Magneto con apprensione, per poi guardare gli Avengers. << Wanda non è con voi? È stata per caso catturata? >>
Natasha, seppur preoccupata per la loro giovane amica, roteò gli occhi. << Wanda non è la figlia di Magneto, abbiamo già controllato >>.
<< Non sappiamo dove sia finita. Un momento era con noi e il secondo dopo no >> spiegò Steve, visibilmente preoccupato.
<< COSA?! >> tuonò il Re del Magnetismo e l'intero palazzo tremò. << Mia figlia è scomparsa e voi non avete fatto niente?! >>
<< No, siamo stati subito intercettati da Logan e poi è partita la serie di eventi che ci ha portato qui >> spiegò Falcon. << Inoltre abbiamo chiesto a Logan di rintracciare il suo odore, ma ci ha portato in un vicolo cieco. È come se fosse stata letteralmente risucchiata da qualche parte, teletrasporto o altro. Ma davvero solo ora noti che Wanda non è qui? >>
<< Prima avevo dato per scontato che Wanda fosse rimasta nel Quinjet o fosse in missione. Mi era dispiaciuto, ma avevo deciso di rimandare la domanda a dopo. Non pensavo certo che voi... >> fu interrotto da Xavier con un sorriso gentile.
<< Erik, sono sicuro che riusciremo a trovare tua figlia. Ora però dobbiamo pensare a salvare Pietro >>.
<< Quando Magneto era venuto a bussare alla nostra porta dicendo che era il padre di Wanda, noi abbiamo subito smentito tutto. Dopo aver fatto tutte le analisi del caso abbiamo visto che, in primis, la ragazza non ha il gene X; in secundis, non ha nemmeno i tuoi geni >> spiegò Natasha, ormai stufa.
La stanza si fece silenziosa. Il dubbio aleggiava nell'aria: ognuno raccontava una storia diversa e bisognava capire chi diceva il vero. Fury, già stanco di tutte quelle chiacchiere, decise di svelare il mistero il prima possibile. << Entrambi avete sia ragione che torto >> disse. << Wanda, Pietro e Lorna condividono la stessa madre, ma non lo stesso padre. >>
<< Cosa?! >> chiese scioccato Magneto.
Fury sospirò: << Tu e Magda avevate una relazione tanto tempo fa, ma lei era oppressa dal tuo fanatismo mutante, ricordi? >> Magneto annuì mesto, pentendosi in parte di come era stato. << Una sera, non facendocela più, si abbandonò tra le braccia di un altro uomo, il vero padre dei gemelli. Rimasta incinta, per paura che avresti usato i suoi bambini nella tua crociata, scappò via. Una volta messi al mondo Pietro e Wanda, li affidò alla famiglia da cui devono il nome: i Maximoff. >>
Magneto annuì, conoscendo quella parte della storia. Quando, relativamente poco tempo fa, aveva scoperto che Magda aveva mentito riguardo all'aborto, aveva pensato che i due fossero i suoi bambini. Come non avrebbero potuto esserlo? Avevano poteri, in fondo. Gli era esploso il cuore nel sapere della morte di Pietro, che secondo la sua visione era morto senza conoscere il padre.
<< Poi, pentito anche per via dell'aborto, vi siete riconciliati e qui è nata Lorna. Ma anche lei, come sappiamo... >>
<< Sì sì, non c'è bisogno di aggiungere altro >> disse Magneto stanco. << Biologici o no, loro restano comunque i miei figli e i figli di una donna che un tempo amavo. Farò di tutto per salvarli >>.
Tutti notarono la determinazione nei suoi occhi e sapevano che avrebbe raso al suolo il governo pur di riuscirci.
In quel momento entrò Coulson e andò da Fury per mostrargli, visibilmente preoccupato, qualcosa che aveva nel suo tablet. L'uomo con la benda si fece più serio del solito e poi mostrò un video che riprendeva lo scontro tra Iron Man e War Machine, con Spider-Man coinvolto. La voce in sottofondo, forse quella di un giornalista, spiegava l'accaduto con un tono arrabbiato, quasi isterico era un eufemismo:
<< Come potete vedere, pochi minuti fa si è svolta una battaglia tra Iron Man e il suo inseparabile amico War Machine. Come mai, vi chiederete voi? VE LO DICO IO! È colpa di Spider-Man! La minaccia mascherata sta palesemente lottando contro entrambi, plagiando le loro menti! Buoni newyorkesi, io vi ho sempre avvertito di questa minaccia e ora guardate che cosa ha combinato questo sovversivo! Uniamoci insieme per... >> ma la trasmissione fu interrotta da Fury, che sbuffò irritato.
Gli Avengers e gli X-Men rimasero con la bocca aperta: in primis per Iron Man, che apparentemente era diventato un ribelle come loro; in secundis... c'era davvero qualcuno che credeva alle parole di quella scimmia urlatrice?
<< J.J.J. >> disse Angelo. << Mio padre è uno dei suoi maggiori fan e credo che lo finanzi anche >>.
<< Beh, senza offesa Warren, ma già questo fatto lo rende un giornalista molto poco valido >> disse Bobby e il mutante alato alzò le spalle. Non aveva senso odiare il padre: aveva da tempo chiuso i ponti con quel bigotto.
<< Quindi... ora Tony è di nuovo un nostro alleato? >> chiese quasi ingenuamente Scott.
<< Non lo so >> gli rispose la Vedova Nera, sospettosa per natura. << Quello che abbiamo visto potrebbe essere solo una trappola per farci uscire allo scoperto. Contattare Tony potrebbe essere una mossa falsa >>.
<< Nat ha ragione >> disse con un sospiro Steve e tutti lo osservarono. Se Capitan America diffidava delle persone, allora il mondo era davvero andato a farsi benedire. << Voglio credere a Tony, davvero. In fondo era un nostro compagno Avenger e, nonostante i suoi difetti, è una brava persona, un eroe. Quindi è molto probabile che si sia reso conto di aver sbagliato, ma... non ne possiamo essere sicuri e non possiamo esporci, non adesso >>.
<< Bene, se Cap ha ragione e quello stronzo si è ravveduto, che cosa è successo a Rhodey? No, perché non è da lui attaccare il suo amico così. Non lo conosco bene, ma è... strano >> disse la sua Occhio di Falco e gli altri annuirono.
<< Se posso intromettermi >> Hank si fece avanti con il suo solito tono gentile. << Ci sono diversi metodi per cambiare la personalità di una persona: controllo mentale, illusioni o, beh, mutaforma... >>
<< Concordo >> annuì Coulson. << Là fuori, tra mutanti, inumani e potenziati di ogni sorta, abbiamo davvero l'imbarazzo della scelta di poteri. Ma in questo caso... >> guardò Fury con apprensione. << Non crede che i nostri amici ver... >>
Fury si alzò di colpo: << Ora non importa, abbiamo divagato fin troppo >>.
<< Concordo >> annuì Steve. << Qualsiasi altra cosa per il momento può aspettare. Abbiamo una missione di salvataggio, quindi... >> guardò Fury. << Cosa puoi dirci sui rapitori? >>
<< Si fanno chiamare Orchis, ma penso che i nostri amici li conoscano con un altro nome: Weapon X >>. I mutanti sbiancarono, persino il blu di Bestia divenne più chiaro. Per fortuna Wolverine non era presente: forse era proprio per questo che Fury lo aveva mandato in missione. Logan era troppo coinvolto con quel progetto, visto che furono loro a dargli le ossa di adamantio e a fargli perdere la memoria. << La facciata è quella di un'industria farmaceutica, ma in realtà è un programma di studio, contenimento e sterminio dei mutanti. Se possibile, anche di creazione di superarmi. L'ex direttore William Striker, guarda caso, era un vecchio amico di Ross >>.
<< Stronzo... >> sibilò Clint, e gli altri non poterono che essere d'accordo.
<< Va bene... >> Steve si passò una mano sulla faccia, rassegnato. << Abbiamo una missione: salvare i nostri amici. Quindi attaccheremo Orchis stasera, con il favore delle tenebre. Ora riposatevi e approfittatene per conoscervi, anche perché da adesso non siamo più un gruppo di fuggitivi e X-Men: siamo Avengers. Troppo a lungo siamo stati nell'ombra, ora è tempo di agire >> detto ciò, si alzò, seguito dai sorrisi degli altri, che si sentirono rincuorati dalle sue parole. Poi uscì, seguito poco dopo da Natasha.
Tutti gli altri si dispersero in piccoli gruppetti per parlare del più e del meno. Erano gruppetti misti, visto che umani e mutanti discutevano come vecchi amici.
Xavier osservò la scena con un sorriso: questo era sempre stato il suo sogno. Magneto lo osservò a sua volta, per poi chiedere: << Vuoi del tè, vecchio amico? >>
Dopo aver annuito, anche i due vecchi mutanti si congedarono e, al loro passaggio, una porta ad arco si formò nel muro di metallo, dimostrando a tutti chi fosse il padrone di casa.
Canada
<< Cazzo, ci mancavano pure gli alieni... >> Logan era già stufo di quella giornata. Prima era stato con il suo gruppo e lo S.H.I.E.L.D. in una missione per la salvezza della sua razza contro il governo, non una novità, ma almeno accettabile. Poi Fury lo aveva spedito contro Hulk, una missione già di per sé problematica e dolorosa. Ma ora... anche gli alieni? E che cazzo!
Il primo dei "rettili Rasta", così li aveva mentalmente soprannominati, lo puntò con il cannone montato sulla spalla, emettendo un raggio di puntamento diretto al cuore. Evidentemente i fucili da cecchino funzionavano allo stesso modo anche nel resto dell'universo. Wolverine, ovviamente, si scansò prima di essere colpito e accanto a lui la neve si sollevò per l'impatto. L'alieno allora tirò fuori dai suoi guanti due artigli di metallo che in qualche modo somigliavano ai suoi. Con un ringhio di sfida Logan sfoderò i propri e i due si lanciarono l'uno contro l'altro come fiere inferocite.
Un altro alieno, quello più grosso, si scagliò contro Hulk con un poderoso pugno, ma finì solo per spezzarsi il polso. Guardò in alto, con odio, il volto nemico: lo vide sorridere, poi fu scaraventato contro la casa più vicina con un urlo: << Hulk spacca!! >>
Vedendo il loro compagno ferito, forse morto, gli altri due decisero di attaccare il gigante verde a distanza con le loro pistole laser, costringendolo a pararsi la faccia con le possenti braccia. Urlando di dolore e rabbia, il Golia caricò contro di loro, ma i due crearono una trappola simile a una rete laser, con la quale intrappolarono il bestione.
Hulk, però, non si fece scoraggiare: più arrabbiato di prima, si liberò con un urlo, allargando le braccia. Subito dopo fu colpito da un potente raggio che lo scaraventò contro un albero al limite del villaggio. A sparare era stata una navicella, fino a poco tempo prima invisibile, che ora puntava la sua preda più ambita.
Capendo che quella era la caccia del loro alleato in alto, i due Predator portarono tutta l'attenzione verso Wolverine. Il mutante aveva già spezzato le lame nei guanti del suo avversario, visto che l'adamantio era più resistente e sembrava avere la meglio. Lo scontro, in quanto abilità, era alla pari o quasi: entrambi erano sporchi di sangue, rosso per il mutante e verde fluorescente per l'alieno. Ma se insieme al verde vi erano anche pesanti squarci, lo stesso non si poteva dire per il rosso: il fattore di guarigione di Logan gli aveva ancora una volta salvato la vita, dandogli un vantaggio non indifferente.
Estraendo una spada da una sezione sulla schiena, uno dei Predator tentò un affondo diretto alla testa. Logan fu più furbo: si parò utilizzando il suo primo avversario, appena afferrato con le braccia, con il risultato di decapitarlo. Uno era andato, ne restavano altri due.
Il Predator con la spada non si scoraggiò. Dopo aver fatto roteare l'arma in aria e riafferrata, la lanciò contro il mutante, che si ritrovò impalato contro il muro di legno di una casetta. Grugnendo tentò di liberarsi, ma fu subito crivellato dai colpi laser avversari, che lo fecero svenire.
Nel caotico mondo dei sogni deliranti, davanti a lui apparve la sua amata Jean, proprio nel momento in cui aveva dovuto ucciderla per salvare il mondo. Con un "no" di disperazione rinvenne e vide che colui che lo aveva impalato lo stava letteralmente decapitando con un coltello da lancia, ma la lama si fermò a metà: la colonna vertebrale di adamantio l'aveva bloccata.
<< Sei fottuto, cocco! >> urlò Wolverine, anche se con mezza laringe dilaniata ne uscì più un ringhio gutturale che una frase vera e propria. Dopo aver messo entrambi i polsi ai lati del casco nemico, fece uscire i due artigli in simultanea, schizzando sangue verde fluorescente e uccidendolo all'istante.
Poi, con un calcio ben piazzato, allontanò l'ormai cadavere da sé, si staccò dal muro e si tolse quella dannata spada dalle budella. Per sua sfortuna, c'era ancora l'altro da affrontare, ma, fortuna o sfortuna, vennero entrambi colpiti in pieno da un'astronave caduta sulla testa, che lo fece svenire ancora una volta.
Poco prima, infatti, Hulk, ripresosi dal colpo, aveva cominciato a lanciare massi e alberi contro la navicella. Questa, però, o li schivava o li distruggeva con i laser, uscendo sempre illesa. Urlando di frustrazione, Hulk decise di sfruttare una delle sue mosse iconiche: lo schiaffo con entrambe le mani. Battendole davanti a sé con forza, stavolta mirando in alto, generò un'onda d'urto che spinse indietro la navicella, facendola roteare come una zanzara impazzita e facendo scattare tutti gli allarmi interni. Approfittando del momento di confusione, il Gigante di Giada saltò verso di lei e, dopo averla afferrata, la fece schiantare proprio sopra Logan e l'altro Predator.
Atterrato poi sopra, aprì con forza l'abitacolo e lanciò in aria il Predator ormai ferito, facendolo schiantare a terra, morto.
Dopo aver ruggito in alto, fiero della sua vittoria, con tanto di pugni battuti sul petto, sentì una voce decisamente incazzata provenire da sotto di lui urlare:
<< Hulk! Togli subito questa astronave da me! >> Dopo aver sorriso beffardo, il gigante alzò la nave e la lanciò poco più in là, fracassando nel processo una casa.
Logan, dopo che il suo corpo fu abbastanza guarito, si alzò in piedi e guardò male il bestione verde, che... rideva!
<< Ahaha, piccolo uomo artiglio è stato schiacciato come una mosca dal possente Hulk! >>
<< Stammi bene a sentire, cocco... >> iniziò Logan, fuori di sé, ma si interruppe subito quando dei dardi colpirono Hulk alla schiena, facendolo svenire dopo qualche barcollamento.
Allarmato, Wolverine sfoderò ancora i suoi artigli, ma anche lui si ritrovò pieno di mirini rossi e poi crivellato a sua volta da quelli che sembravano dardi tranquillanti. Prima di svenire sentì delle voci, forse appartenenti a soldati, urlare che avevano catturato i loro obiettivi. << Cazzo... >> imprecò, prima di collassare.
Multiverse-DV
Hope Mikaelson si svegliò stordita, quasi dolorante. Che cosa le era successo? Ricordava solo di essere uscita a prendere una boccata d'aria fresca dopo l'ennesima lunga giornata di lezioni. Poi più nulla... o quasi. Era come trovarsi in un sogno febbricitante, dove sopra di sé vedeva figure indistinte che le facevano male, ma ricordava poco altro. Era forse stata rapita e drogata? Ma come? Lei era invulnerabile a ogni cosa, eccetto la quercia rossa. Certo, forse anche una potente magia poteva farla svenire.

La rossa cercò di alzarsi, ma quando lo fece la sua vista si sdoppiò e la nausea la colpì con violenza. Decise che fosse meglio rimettersi sdraiata. Una volta che la sua visuale smise di sembrare una centrifuga, si guardò intorno e notò di trovarsi in un'infermeria dall'aspetto sorprendentemente caldo e accogliente. Oltre al suo letto, ve n'erano altri tre, tutti con candide lenzuola bianche e cuscini vaporosi dello stesso colore. I muri e i mobili erano di legno, sui quali erano poggiati strumenti di cura e medicine. Qua e là, alcune piante fiorite rallegravano l'ambiente, emanando un dolce profumo che, stranamente, non disturbava il suo fine olfatto da mannaro.
Davanti a sé notò un quadro che raffigurava un paesaggio alieno: una valle di un verde acqua, con montagne lontane e altissime, tanto da sembrare quasi piegarsi e formare archi con le cime vicine. Una grossa luna con anelli simili a quelli di Saturno non lasciava spazio a dubbi. Forse era solo un quadro di fantascienza... ma il suo svenimento poteva sembrare davvero opera di alieni. Ok, forse stava divagando troppo, ma Landon avrebbe adorato quella teoria. Landon... ripensare al suo ragazzo, ora intrappolato nel limbo, le faceva male. Fin troppo male. Doveva ammettere che la vita senza di lui non sembrava degna di essere vissuta.
Triste e con le lacrime agli occhi, si accorse appena della donna che entrò dalla porta. Definirla vittoriana e inquietante era un eufemismo, ma era anche... bellissima. Sembrava una modella ritirata dalla passerella, diventata tata in una villa ottocentesca e in segreto una strega: l'aura enigmatica che emanava era proprio quella di una strega.
Realizzando ciò, Hope si allarmò. Se fosse stata lei a rapirla? Poco prima aveva pensato che solo la magia poteva farla svenire, quindi forse...
<< Tranquilla, stellina, qui sei al sicuro >> la rassicurò la misteriosa donna, salvo poi fare un'espressione disgustata, come se qualcosa l'avesse infastidita. Quel nomignolo, però... non le era estraneo. Non era la prima volta che qualcuno la chiamava così. Quasi come per magia, il volto di una donna sorridente e radiosa, di mezza età, con i capelli biondi come il sole e un sorriso dolce come una coperta calda e cioccolata fumante, tornò a farsi ricordare.

Si ricordava di quella donna. Lena, non era forse il suo nome? Indossava sempre una semplice camicia bianca, a volte di colori diversi e dei calzoni blu, forse jeans. Irradiava maternità e nel breve periodo in cui l'aveva conosciuta, le aveva voluto davvero bene. Purtroppo non era rimasta a lungo e Hope si era chiesta il perché, anche se col tempo l'aveva quasi dimenticata.
La donna che aveva di fronte, però, sembrava l'esatto opposto della bionda. Là dove Lena emanava calore gentile, lei emanava il gelo degli inferi. Hope dedusse che le due fossero amiche o conoscenti.
<< Sei per caso un'amica di Lena? >> chiese, curiosa di scoprire l'arcano.
<< Amica? >> la donna sembrò offesa e disgustata. << Sul serio pensi che io potrei essere amica di quella... bah... non importa >>. Poi si fece seria. << Io sono il Guardiano, un Signore del Tempo del pianeta Gallifrey. >> A quel nome, Hope ricordò i discorsi nerd di Landon su una strana serie di fantascienza. << Quando noi "moriamo", per sopravvivere cambiamo corpo e personalità. Quindi io sono, o meglio ero, con sommo disgusto e dispiacere... Lena >>.
Cosa?! La faccenda della rigenerazione e dei Signori del Tempo era già strana, ma la cosa più incredibile era che la dolcissima donna che ricordava con affetto fosse diventata... lei. << Il tempo cambia le persone, bambina >> disse con tono freddo, come se le avesse letto nel pensiero.
Hope lo sapeva bene: lei e la sua famiglia ne erano un esempio, ma era comunque triste, come se la tristezza avesse vinto sulla gioia. Decise di cambiare argomento: << Grazie per avermi salvata, Lena... cioè... come vuoi essere chiamata ora? >>
<< Il Guardiano è il mio nome e ciò che sono, ma se vuoi un nome più informale, puoi usare Eva McGreen >>.
<< Come l'attrice? >> intervenne una voce maschile. Hope si voltò e vide un ragazzo appoggiato allo stipite della porta, dal volto gentile, vestito con una felpa blu e calzoni gialli. Sembrava abbattuto, ma sorrideva.
<< Quella è Eva Green >> rispose seccamente la donna, infastidita dall'interruzione.
<< Comunque il nome adatto per te sarebbe la Tata >> ridacchiò lui, usando il soprannome che aveva ideato la prima volta che l'aveva vista.
Il Guardiano roteò gli occhi: odiava quel soprannome, ma ormai sapeva che era così che la chiamavano. << Sì... questo soprannome non mi è nuovo... >> disse e i suoi occhi glaciali fecero il resto. La minaccia era palese: osate chiamarmi "la Tata" e patirete le pene dell'inferno.
<< Ok >> Mark alzò le braccia in segno di resa, poi guardò Hope. << Io sono Mark Grayson, tu? >>
<< Hope Mikaelson, piacere >> rispose lei cortesemente. Il ragazzo sembrava simpatico.
<< Mark >> lo richiamò la Tata con tono severo. << Vai, io e Hope dobbiamo parlare di faccende private >>.
Con un cenno e un saluto, il ragazzo si congedò, lasciando le due sole.
<< Sei stata rapita da un gruppo estremista di vampiri conosciuto come Pure Blood. Osannano la loro razza e ritengono gli ibridi abomini inferiori. Tu sei il peccato più grande e dopo averti catturata hanno provato a ucciderti in ogni modo, con scarsi risultati >> spiegò la donna, dando un senso alle figure indistinte che Hope ricordava. << Ma ora non devi più temerli: li ho già estirpati tutti >>.
Hope notò una punta di sadismo negli occhi della Tata, che le fece venire un brivido lungo la schiena.
<< Che cosa hanno usato per drogarmi? >> chiese.
<< Ho fatto le dovute analisi. Hanno usato una strana forma di verbena mista a magia nera, qualcosa di nuovo e letale per il tuo mondo >> disse, indicando delle fialette piene di un liquido nero.
<< Quindi con loro vi erano anche degli stregoni? >>
<< Fisicamente no, ma non la faranno franca troppo a lungo, puoi starne certa >> rivelò lei e il suo sguardo si fece leggermente più... materno? << Ora però non ha senso crucciarti. Devi riposare: era una magia così potente da aver steso persino un essere come te. Inoltre, se vorrai, sei la benvenuta a viaggiare con me. In caso contrario ti riporterò a casa >>.
<< Non c'è più niente per me a casa >> disse Hope di getto, senza pensarci. ma era vero. Non aveva quasi più legami con la sua famiglia, eccetto Freya, che vedeva di rado. Con gli amici il rapporto era altalenante. Senza Landon... casa non era più casa.
La Tata annuì, comprensiva, come se conoscesse meglio di lei quel dolore. Poi uscì dall'infermeria. Hope chiuse gli occhi e, realizzando che forse si trovava su un'astronave, decise di abbandonarsi al sonno, sprofondando tra le braccia di Morfeo.
––––––•––––––
Tornata nella sala console, la Tata vide Mark fluttuare distratto sopra di lei: le sembrava quasi una bolla di sapone o un tarassaco in volo. Abbassando di nuovo lo sguardo decise di ignorarlo; se voleva rilassarsi con il suo potere non era un suo problema. Inoltre doveva ammettere a se stessa che, se anche lei avesse avuto la capacità di volare, forse avrebbe fatto lo stesso, almeno da giovane. O forse no, ricordandosi quanto era rigido. Avrebbe potuto volteggiare anche lei se avesse spento la gravità artificiale, ma non era una bambina.
Nel pensare ai Signori del Tempo volanti non poté fare a meno di ricordare che vi era una versione del Dottore, nella sua terza incarnazione, che poteva effettivamente volare: un giorno si era ricordato di poterlo fare. Strano universo quello e sapeva bene che la sua versione del Dottore avrebbe voluto volteggiare come la sua variante. Soprattutto quando indossava quella sciarpa ridicolmente lunga.
<< Dove andiamo? >> le chiese Mark, distraendola dai suoi pensieri.
<< Ovunque >> gli rispose lei. Sapeva che sarebbe dovuta tornare nel multiverso di Mark, sia per la fine del suo viaggio sia per la richiesta di Silente, ma c'era tempo e sinceramente non aveva molta voglia di incontrare il vecchio mago, non ora almeno.
Abbassando la leva, il TARDIM si disperse verso le infinità della creazione, diretto verso la prossima meta.
Da qualche parte...
Fluttuare in forma astrale, o in quella che Michael credeva fosse la forma astrale, era... strano. Era come guardare il mondo come se fosse un film: lui seduto e gli eventi davanti a sé, solo che invece di stare seduto fluttuava in giro come un fantasmino. Il più delle volte era rilassante e divertente, tranne quando rischiava di essere quasi mangiato da Satana o da un branco di lupi volanti.
Dopo aver ascoltato il saggio consiglio dell'Arcangelo Raffaele — anche se più che un consiglio sembrava una quest — si era diretto subito verso la strana e immensa foresta conosciuta come Wilderness. Non sapeva come conoscesse il nome, forse gli era stato trasmesso telepaticamente dall'essere celeste.
Giunto a destinazione si ritrovò subito davanti a due fauci pronte a ghermirlo. Subito dopo, però, lo attraversarono come se non esistesse: si trattava di un bellissimo lupo con le ali che volteggiava leggiadro nel cielo insieme al suo branco.
Passato lo spavento, Michael si ritrovò ad ammirare quelle splendide creature. Aveva una vera passione per i canidi, gli piacevano tutti e un giorno avrebbe voluto averne uno tutto suo. Con l'andazzo che aveva appena preso la sua vita, però, non credeva che avere un cane sarebbe stato sicuro per la povera bestia. Forse avrebbe potuto adottare un mastino infernale o uno strano cane onirico.
Dopo aver osservato ancora un po' i lupi volteggiare, notò che poco più in là, solitario, volava un giaguaro — o forse un ghepardo — con le ali. Ma qui tutte le bestie erano alate? La risposta arrivò poco dopo, quando in uno degli alberi accanto a lui vide quelle che poteva definire come delle tenere scimmiette ragno dal pelo bianco e dal volto simpatico. Purtroppo, la simpatia venne subito sostituita dalla paura: le creaturine balzarono contro quello che sembrava un cervo e lo sbranarono in stile piranha, senza lasciare nemmeno un osso.
Anche se invisibile, decise comunque di allontanarsi per non rischiare e cominciò a volare alla ricerca del suo obiettivo: il Guardiano dell'Omniverso.
La ricerca fu lunga, troppo lunga. La foresta sembrava mutevole, quasi peggio del mondo dei sogni. Oppure era lui che si muoveva troppo velocemente. Fatto sta che durante il viaggio notò tante altre creature strane ma bellissime: foreste di funghi, villaggi di elfi blu che avevano per animali dei grigi quadrupedi e tante altre diavolerie. Ad un certo punto si imbatté anche in una bellissima lupa dal manto bianco che sembrava consapevole della sua presenza, ma alla fine se ne andò con leggiadria.
Ormai seriamente stufo, Michael era quasi tentato di lasciar perdere, quando un urlo spaventato gli indicò la via. Giunto sul posto, vide un damerino di mezza età, magro ma non troppo, con i capelli castani spettinati e qualche rametto incastrato. Indossava un vestito elegante color panna, sotto una camicia bianca e una cravatta rossa. Il look da gentleman inglese era completato da un paio di mocassini marroni.
Era inseguito da un essere gigantesco e mostruoso, che si poteva definire solo come una fusione tra un gorilla e un T-Rex! Subito il ragazzo andò per aiutarlo, ma una volta vicino la scena cambiò. Ora sembrava notte e il damerino si trovava in una grotta circondato dai lupi alati, che però non sembravano ostili, anzi! L'uomo sembrava far parte del branco e in quel momento stava giocando allegro con dei cuccioli pelosetti che gli saltavano o gli svolazzavano intorno. Addirittura una pallina di pelo gli leccava la guancia.
<< Calma calma su Mister Pemblinton, o finirai per farmi la doccia! >> disse allegro, sollevando il cucciolo per poi metterlo a terra accanto agli altri. << Allora, non è giusto che solo lui abbia un nome, quindi! >> indicò la lupetta più combattiva e vorace, che se ne stava in disparte a finire un piccolo coniglio cacciato poco prima. << Tu, che sei la più combattiva di tutte, sarai Ghislaine! Mentre tu, dal pelo fulvo, ti chiamerai Alan... >> Il lupetto in questione latrò infastidito. << In che senso non ti piace il nome? Invece io dico che saresti un perfetto Alan, visto che ti lamenti proprio come lui, uff! >>
Michael si ritrovò a chiedersi se quel tipo fosse fuori di testa e credesse di saper parlare con i lupi, o se potesse davvero comprenderli. Sapeva però che entrambe le opzioni erano plausibili.
Il castano prese in braccio una lupetta che lo guardò sconsolata. << Tu sarai Ruben, perché hai un animo gentile e vuoi bene a tutto il tuo branco! >> La neo-nominata Ruben abbaiò tutta contenta. Poi il damerino accarezzò la testolina di uno bianco. << Sei Michele, non ci sono dubbi. Oltre ad essere il più coraggioso, guidi sempre con amore tutti gli altri e mi sembri anche quello più religioso, anche se voi lupi alati non siete cristiani, ma credete nel dio Faustonis, un tipo simpatico. L'ho conosciuto quando andava ancora a caccia con Estuss, il Dio Orso >>. I suoi occhi azzurri sembravano persi nei ricordi. << Invece i tre cuccioli appena nati saranno ovviamente Craig, Kelsey e J.P.! La madre invece Elenei! E con questo direi di aver nominato tutti, no? >>
In quel preciso istante tutti i lupi adulti alzarono il capo verso di lui e lo guardarono con un misto di divertimento e fastidio. L'uomo si ritrovò a ridacchiare. << Beh, tranquilli, domani toglierò il disturbo >>. I cuccioli fecero dei versetti tristi che lo intenerirono. << Aww!! Che carini!! >>
Anche Michael si ritrovò commosso da tanta pucciosità e avrebbe voluto spupazzarseli tutti. Ma la scena cambiò ancora una volta, e un'altra ancora. Il damerino era sempre presente, sembrava solo più malconcio e in fuga da esseri diversi, tanto che ad un certo punto si era procurato un bastone da passeggio improvvisato. Agli occhi del giovane sembrava un esule e gli faceva quasi pena. Inoltre l'uomo si era guadagnato la sua simpatia, visto come aveva trattato i lupetti.
Quando la scena cambiò ancora una volta, l'uomo si imbatté in un omone calvo e palestrato, dal portamento serio, ma non troppo. Sembrava una figura autorevole, ma gentile. Questa volta l'audio sembrava avere dei problemi, ma dalla discussione tra i due emerse che il castano era proprio colui che stava cercando! Sul serio era il Guardiano dell'Omniverso? Sinceramente si sarebbe aspettato qualcuno di più... più. Quel tipo sembrava fin troppo vulnerabile e molto poco cosmico. Era anche vero che Raffaele lo aveva avvertito fin da subito che il Guardiano si trovava in una situazione particolare...
Michael seguì i due fino all'albero più gigantesco che avesse mai visto. Sul serio, era immenso! Gli venne subito in mente il mitico Yggdrasill, anche se non credeva che quell'albero fosse quello cosmico dei Norreni. Per quanto grande — su per giù come una montagna — non arrivava a reggere sulle sue fronde interi mondi. Però... era comunque notevole. Sull'albero poteva notare varie mele di diversi colori; quelle dorate, però, attirarono la sua attenzione, visto che emanavano un grande potere.
Quando rivolse di nuovo l'attenzione ai due, poté notare che ora si libravano nel cielo a bordo di due bellissime aquile giganti, che gli ricordarono davvero tanto quelle del Signore degli Anelli.
<< Che figata! >> si ritrovò a urlare.
Dopo essere sopravvissuti a uno sciame di api giganti e molto poco amichevoli — che sembravano più tanti piccoli soldatini che vere api — e aver preso una mela dorata, i due volarono fino a una pianura fiorita. Il ragazzo capì che quello era il momento perfetto per entrare in scena.
<< Salve!! >> esclamò il ragazzo appena materializzato davanti a loro. << Sono venuto a prenderti, Enoch. Si torna a casa! >>
<< Shadowking, che ci fai tu qui? >> gli chiese Enoch e Michael si domandò come facesse a conoscerlo, anche se forse la risposta era fin troppo ovvia...
<< Ti stavo cercando... mi stai dando un bel da fare, lo sai? >> gli rispose, fluttuando come un fantasma verso di lui e posandogli il braccio sulla spalla.
<< Ma tu... questa voce, perché mi sembri familiare? >> esclamò quello che Michael aveva appena rinominato come Super Mastrolindo.
<< Perché probabilmente lo sono >> replicò lui. Avendo già visto diverse sue versioni in giro per il multiverso, aveva dato per scontato che il palestrato ne conoscesse una.
<< Lascia perdere, per ora... >> intervenne Enoch, mentre tirava fuori un foglio e una penna dalla tasca destra dei pantaloni. Ma da dove le aveva prese? << Questi sono alcuni incantesimi enochiani e formule: potranno risultarti molto utili, visto quello che dovrai affrontare >>.
<< Ti ringrazio >> rispose l'altro, prendendo il foglio e infilandoselo in tasca. << Magari ci rivedremo >>.
<< Possibile e mi raccomando >>. Con un cenno, lui e Shadowking si sollevarono da terra. << Fa la cosa giusta con Andrea e non dimenticarti di Ethan >>.
Andrea? Non è che parlavano di... ma il suo amico doveva sempre mettersi nei guai?
Con uno sbuffo, Victor vide i due scomparire da quella realtà selvaggia in una nube di vapore nero.
––––––•––––––
I due riapparvero poco dopo in un prato fiorito non molto diverso da quello in cui si trovavano prima. Mike si guardò subito intorno per capire dove fosse finito questa volta e davanti a sé si manifestò un paesaggio così incredibile che era impossibile da descrivere pienamente a parole.

Il luogo era irradiato da una luce molto diversa da quella a cui era abituato: sembrava più calda, più "vivida", come se decidesse di muoversi diversamente. C'erano mosaici di ambientazioni diverse, ognuna con una propria atmosfera.
Mentre si incamminava con Enoch, il giovane osservò montagne fluttuanti che sfidavano la gravità, oceani di nuvole dove si poteva navigare e tantissime creature che vi nuotavano dentro. Vide esseri stranissimi e assurdi, come un elefante rosa gigante seduto sull'erba che prendeva il tè; l'elefante li salutò cordialmente.
In lontananza si scorgeva un bellissimo castello pieno di fregi e con vetrate che sembravano muoversi. Michael, in quel posto assurdo, si sentiva a casa, ma non sapeva spiegarsi il perché. Inoltre... a dire il vero quella non era la sua meta: lui aveva intenzione di manifestarsi a casa sua o almeno nel suo mondo.
Intanto Enoch andò ad abbracciare l'elefante rosa come se fossero vecchi amici; dopodiché l'assurdo pachiderma li fece sedere attorno a un tavolino bianco pieno di biscotti per prendere il tè.
<< Un dreamwalker >> disse l'elefante osservandolo. << È da un po' che non ne vedo uno, almeno non uno così potente. Dimmi... nel tè ci vuoi il miele o preferisci altro? >>
<< Il miele va bene, grazie >> rispose il ragazzo, ancora confuso. Stava seriamente facendo merenda — o qualunque cosa fosse — con un elefante rosa antropomorfo. Che cosa era diventata la sua vita? << Ma... dove ci troviamo esattamente? >>
<< Nel mondo dei sogni >> gli rispose il damerino, mentre si tracannava l'intera brocca di tè. << Ci voleva proprio! Ho passato mesi in quella dannata foresta bevendo solo acqua e non potendo mai fare merenda! >>
L'elefante si mise le braccia/zampe sul volto creando una rappresentazione buffa dell'Urlo di Munch. << Sei stato mesi senza fare merenda?! Ma è un momento sacro!! >>
<< Infatti! >> rispose con indignazione Enoch, e il ragazzo li guardò stranito. Quei due avevano delle priorità davvero curiose...
<< Il mondo dei sogni, eh? >> Shadowking decise di riportare la conversazione su qualcosa di più serio. << Ecco perché mi sento a casa. Quindi possiamo dire che io sono una sorta di abitante di questo luogo? >>
<< Ehm... no >> gli rispose Enoch, per poi indicare la sua faccia. << Ma prima torna umano, altrimenti come ti gusti le gocciole? >> gli chiese, indicando il sacchetto dei famosi biscotti davanti a lui.
<< Per piacere... può fare il serio? >> lo implorò Michael, che giustamente voleva scoprire di più su quel posto. Senza contare che Raffaele gli aveva promesso che avrebbe ottenuto delle risposte se avesse incontrato il Guardiano dell'Omniverso.
<< Non sei di questo multiverso, quindi questo non è il tuo mondo dei sogni >> gli spiegò brevemente Enoch. Il ragazzo annuì, seppur un po' dispiaciuto, visto che quel posto era davvero bello. Era anche vero che l'Arcangelo gli aveva riferito che sarebbe andato in un altro multiverso.
<< Ma quindi c'è un mondo dei sogni per ogni multiverso? Come funziona? >>
<< Dipende. Il più delle volte abbiamo un mondo dei sogni per un singolo universo; altre volte i multi e i mega hanno quello principale da cui derivano o da cui dipendono gli altri. Ci sono Xenoversi dove lo stesso concetto di sonno non esiste, e così via. L'Omniverso è vasto e pieno di misteri, Michael: ti conviene farci l'abitudine >> gli rispose l'uomo con un sorriso paterno.
<< Che casino, madonna... >> il povero Michael si massaggiò la testa, che gli doleva per tutto quel delirio. << Vabbè, ok... siamo qui per...? >>
Enoch si indicò mesto, evidenziando i suoi strappi, le sue ferite lievi dalle quali colavano piccole tracce argentate. Là dove il suo aspetto era assai trasandato, si leggeva il segno di una vita vissuta in fuga da una foresta allucinante. << Io... non dovrei essere così... mortale. Sono il Guardiano dell'Omniverso, secondo solo al Primario, mentre ora sono... mortale e non so come >>.
Dai suoi occhi azzurri e tristi Michael capì che Enoch stava soffrendo più del dovuto, oltre a sembrare spaesato. Giustamente, essere nell'alto dei cieli calmo e tranquillo e poi venir sbattuto giù a terra... non deve essere un'esperienza piacevole. << Il dolore... quello fisico... ma come fate? >> l'uomo guardò Michael, che non seppe rispondere, anche perché, beh, per un umano era una cosa innata. << Ho già provato dolore, ovviamente, contro i miei fratelli, ma questo... Beh, suppongo che ognuno raccoglie ciò che semina, no? >>
<< Volevi da sempre essere mortale, no? O comunque non Progonikòs, quindi... >> l'elefante provò a tirarlo su di morale.
<< Vero, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare cosmico... Ora, però, basta chiacchierare! Andiamo dal Re! >> Il pachiderma a quel punto sgranò gli occhi spaventato.
<< Non vorrai mica esaudire il desiderio di tornare in cielo, vero? Perché per quanto il mio re sia forte non credo che... >> venne interrotto dall'amico che alzò la mano con fare rassicurante.
<< Calmati, Rosa Fante, non ho intenzione di distruggerti casa, anche perché... ho notato che questo posto ha perso un po' della sua brillantezza. Come mai? >> gli chiese, per poi però interrompersi da solo. << Lascia stare, forse lo so. Questo è Megaverse-O, quindi... Soul Paladin, demoni, le dimensioni che si sfaldano e così via. Questo vuol dire che gli Incubi... >> qui si fece subito serio e guardò Mike. << Ragazzo, dobbiamo andare al castello, ora!! >>
Si mise a correre verso il castello e il ragazzo non poté non paragonarlo a un pinguino con il culo in fiamme. Ridacchiando, fluttuò indietro: giustamente, camminare era da sfigati. Notò anche che Rosa Fante li seguiva allarmato.
Una volta giunti davanti al castello, Michael non poté non notare la bellezza e la maestosità della costruzione, che poco prima aveva visto solo in lontananza. Era stupendo. Le vetrate colorate, ornate da fregi intricati e luminosi, riflettevano bagliori cangianti che sembravano danzare con la luce del cielo. Non erano una novità per lui, le aveva già viste prima, in lontananza, ma ora apparivano più splendenti e solenni. Ai lati delle salinate vi erano due possenti statue mutevoli: prima uomini, poi cavalli alati, poi creature ancora più strane. Forse, essendo quello il mondo dei sogni, nulla restava mai lo stesso.
Il cielo si annuvolò di colpo e fulmini di ogni colore saettavano tra le nubi come anguille impazzite. Uno di questi quasi non colpì il ragazzo, che fece un salto indietro allarmato. Subito dopo, un urlo gli fece ghiacciare il cuore: decine di esseri dalle forme più contorte e orribili che avesse mai visto iniziarono a sciamare come locuste verso di loro. In lontananza sembrava di vedere un nero oceano in movimento.
<< Incubi >> disse tetro Enoch, che li guardava con preoccupazione.
<< Ma...ma, perché? >> balbettò Rosa Fante spaventato. << Loro dovrebbero essere sotto gli ordini del Re dei Sogni, come noi! >>
<< Mio vecchio e pacioccoso amico >> Enoch lo guardò come se fosse un bambino. << Loro sono qui per me, visto che sai...sono una preda facile ora. Inoltre...gli incubi restano pur sempre incubi e molti di loro si sono alleati ai demoni nella loro lotta. Ora porgimi il tuo braccio per favore >>.
<< Il destro o il sinistro? >>
<< Quello che vuoi, è uguale su >> sbuffò spazientito lui e l'elfante fece come richiesto. Quando l'uomo punzecchiò il braccio destro del sogno, Mike pensò che stesse per fargli un breve pizzicotto, ma mai si sarebbe aspettato di vedere della sabbia rosa fuoriuscire!
Dopo aver raccolto un po' di sabbia ed aver tirato fuori l'ennesimo foglio dai suoi calzoni — che sembravano pieni di carta o forse la evocava al momento — cominciò a scrivere in modo concentrico con vari simboli. Una volta finito, fece quella che si poteva definire come la tecnica del richiamo e subito dietro di loro si manifestarono centinaia di creature stranissime, ma coloratissime, composte da pura gioia e divertimento.

<< Sogni del mondo dei sogni! >> urlò Enoch attirando la loro attenzione. << Il castello del vostro sovrano sta per essere attaccato dai vostri fratelli imbruttiti! Quindi difendetelo! Carica!!!! >>
Al suo via i sogni scattarono con un urlo da battaglia, travolgendo nel mentre il povero Enoch che si ritrovò in balia di tutta quella folla. Per fortuna venne portato in volo da Shadowking, prima che venisse investito da quello che si poteva definire solo come un centauro glitterato.
La battaglia tra sogni e incubi esplose in un caos surreale: una gacha vivente lanciava sfere-sorpresa contro le facce nemiche, che esplodevano in coriandoli e piccoli giocattoli; conigli armati di lance saltavano tra le ombre, colpendo e scomparendo come ninja; ombrelloni da spiaggia ornati di spade roteavano come mulini da guerra, fendendo l'aria con colpi improvvisi. Alcuni sogni si trasformavano in arcobaleni solidi che schiacciavano gli incubi sotto il loro peso colorato, mentre altri evocavano bolle di sapone giganti che imprigionavano i nemici, facendoli rimbalzare impotenti.
Poco più in là, vi era un mago che sparava liquido giallo dalle dita. Michael riconobbe quello strano individuo come Mago Fanta, un personaggio trash creato dal suo amico Gabriel.
<< Incubi! >> tuonò un essere umanoide con la testa che ricordava un cane misto a un drago o una roba simile. Era difficile individuarne la specie o la conformazione. Indossava una semplice cotta di pelle marrone con calzoni dello stesso colore. << Sentite l'ira di Frastagliatore!!! Raggio Blu Pluss!!!! >> Una potente onda energetica si abbatté contro alcuni incubi, incenerendoli all'istante.
<< Bombolo! >> Frastagliatore guardò storto un essere umanoide rotondo che sembrava un alieno blu con tre occhi, intento a ingozzarsi di biscotti. << Smettila di mangiare, combatti! >> Come risposta ricevette solo un sonoro rutto.
<< Ma... >> Michael era sia divertito che confuso.
<< Sì, Frastagliatore e Bombolo sono due esseri creati alle elementari dai tuoi amici Gabriel e Andrey per un progetto sulla miniera >> gli spiegò Enoch, che non sembrava stare troppo comodo in quella posizione fluttuante. Il ragazzo decise allora di fluttuare verso la fine della grande scalinata e atterrare davanti al portone in legno.
<< Grazie >> Enoch si spolverò le vesti, anche se era un lavoro quasi inutile dato come erano conciate. << Ora entriamo nel castello, eh? >>
<< Non li aiutiamo? >> chiese giustamente il ragazzo, desideroso di intervenire, oltre che convinto fosse la cosa giusta da fare.
<< No, come te lo spiego... >> Enoch si mise il mento fra le dita. << Vedila così: se giungi fino a qui parte una quest, che richiede di entrare nel castello fino ad arrivare al cospetto del Re dei Sogni pronto ad esaudire ogni tuo desiderio... >> qui si bloccò. << Ok, detta così sembra altro, ma hai capito, andiamo >> detto ciò aprì il portone con non poca fatica, visto che era pesante.
Una volta dentro a Michael venne un altro dubbio: << Se questa è una prova, per arrivare al suo cospetto, pensi che ci saranno delle trappole disseminate lungo il tragitto? >>
<< Forse? Ok facciamo così... potresti evocare un megafono per favore? >> l'uomo ombra fece come richiesto. << Bene... >> Enoch si schiarì la voce. << EFIALTIS! SONO KOSMOS; IL GUARDIANO DELL'OMNIVERSO! LASCIACI GIUNGERE INCOLUMI AL TUO COSPETTO! >>
<< Oohh!! >> si lamentò Michael tappandosi le orecchie per tutto quel trambusto. << Ma cosa sei? Un'ambulanza? Io boh, c'è... ma ti pare che... >> si bloccò di colpo, spaventato.

Davanti a lui, su un immenso seggio, troneggiava un essere completamente rivestito da un telo verde, fatta eccezione per il volto, dove si potevano vedere due occhi luminosi e potenti che lo scrutavano. La corona sulla sua testa lo faceva sembrare un misto tra un dio e un sovrano di regni mai dimenticati.
<< Esprimete il vostro desiderio >> tuonò lui, facendo tremare il posto, che era cambiato. Sembrava una sala del trono: le pareti erano ornate da mosaici scintillanti che raffiguravano scene di battaglie e visioni oniriche. Tra questi, spiccava un mosaico di un uomo dal velo rosso e una corona, seduto su un trono, con lo sguardo severo e regale rivolto verso chi entrava. Le colonne erano decorate da fregi dorati e le vetrate colorate diffondevano bagliori cangianti, rendendo l'ambiente solenne e quasi sacro.
<< Ma è così facile arrivare qui? No, chiedo per un amico... >> giustamente il ragazzo si era immaginato di superare infiniti ostacoli e sfide di ogni genere, per poi arrivare al tanto agognato premio.
<< Sì, se sei con un vip come me >> si vantò Enoch con un sorrisetto. << Là fuori sta succedendo il finimondo e non ho tempo da perdere con voi due, quindi esprimete il desiderio! >> Questa volta il re aveva una voce molto simile a quella di un adolescente scazzato e irritato, cosa che fece ridacchiare il ragazzo. Non era che sotto quelle vesti verdi e quell'alone luminoso si nascondeva un eterno teenager?
<< Ascolta... >> Enoch lo indicò. << Mi stai palesemente plagiando! Occhi cosmici, presenza imponente e maestosa... è la mia firma! Trovati la tua piuttosto! >>
<< Enoch... sul serio? >> lo rimproverò un incredulo Michael. Gli esseri cosmici erano tutti degli eterni ragazzini o cosa? Ok, pure lui sapeva essere infantile, ma non aveva miliardi di anni alle spalle!
<< Ok, scusa... >> sbuffò il castano. << Ok, il mio desiderio... indicami la via, perché non so che fare, spediscimi in un posto dove devo andare o... >> Non fece in tempo a finire che scomparve da lì. Evidentemente il re si era stufato.
<< Ok... ehm... >> Michael rifletté. << Sì, voglio risvegliarmi nel mio corpo che è in coma, quindi... vorrei guarire? Non conosco il termine esatto per coma per viaggio astrale multiversale, sinceramente >>.
<< E sia >> tuonò l'entità. Tutto intorno a lui si fece buio.
Terra-0
Alan era fuori di sé. Appena saputo che Nick si trovava in pericolo, lui e l'Artista si erano subito precipitati a dargli una mano. Una volta atterrati, il rosso uscì dalla porta di tutta lena e la prima cosa che percepì fu l'odore di cloro e... sangue! Allarmato, notò che si trovava all'interno di uno spogliatoio di una piscina: le pareti accanto a lui, un tempo di un bianco e azzurro limpido, ora erano coperte da strisce di sangue, come se qualcuno avesse dipinto il muro utilizzando una persona dissanguata.
Abbassando lo sguardo per guardare in faccia la sua nuova amica, notò che era sbiancata e dal suo sguardo si capiva che forse erano arrivati troppo tardi.
Forse sarà stato per il sangue che gli era salito al cervello, o per la preoccupazione, o per entrambe le cose, ma si accorse solo dopo del rumore che proveniva dalla stanza accanto: un rumore agghiacciante di ossa, pelle e carne pestate con forza. In sottofondo si poteva sentire una giovane risata inquietante, che sembrava non poco divertita.
Alan scattò e, giunto in un lampo nella sezione delle docce, si trovò davanti a una scena che lo fece ribollire dalla rabbia. Un ragazzo, sì o no di ventidue anni, stava martoriando Nick, sbattendolo contro i muri con la telecinesi. Il castano era svenuto dal dolore e sembrava più una bambola di pezza mossa con dei fili che una persona vera e propria.
<< Non puoi stare qui >> lo ammonì l'aggressore, mentre tirava fuori un distintivo dalle tasche. << Stai intralciando un'operazione governativa, quindi vattene o dovrò arrestarti ahahah >>.
Nel vedere il volto di quel ragazzo, l'uomo provò una rabbia senza pari, tanto che ci vide letteralmente rosso. Come osava usare il distintivo per minacciarlo? Come OSAVA?!!
Percependo la sua rabbia, le condutture delle docce esplosero e l'acqua si radunò vorticando intorno al rosso, come se fosse il suo padrone. Lo strato d'acqua era così impetuoso e immenso che Emilia, che l'aveva raggiunto solo ora, si ritrovò tagliata fuori dalla zona.
<< Ahahaha, bel trucchetto >> ridacchiò il biondo beffardo. << A quanto pare oggi ho fatto il bis e porterò a casa due mostri >>.
<< Stai seriamente dando del mostro a me? A ME?! >> sbottò Alan furente. Più guardava quel volto e più provava rabbia, una rabbia quasi innaturale e viscerale. Senza nemmeno rendersene conto, le sue mani avevano afferrato il volto del ragazzo e ora la sola cosa che voleva era spaccarlo come un cocomero. Quegli occhi rossi, rossi come il resto della stanza, che sembravano celare qualcosa di malvagio e nascosto, gli facevano venire la nausea.
<< A..aiutatemi... vi.. pre...go... >> La richiesta di aiuto soffocata del giovane che era venuto a proteggere fece tornare il mondo alla giusta colorazione. Con un passo indietro, ma con le mani ancora fortemente salde sul volto avversario, si rese conto che aveva perso la testa e che stava per spappolare il cranio a un ragazzino. Non innocente, certo, ma pur sempre un ragazzino. Vergognandosi di sé stesso, si accorse troppo tardi di essere stato spinto indietro da un attacco telecinetico, che lo aveva quasi steso con le braccia aperte.
Ora... il biondo lo guardava con odio, con i pugni ben serrati che tremavano. << Mi divertirò a torturarti! >>
<< Come vuoi ragazzo, come vuoi... >> Ora più stremato dalla rabbia di prima che altro, scomparve dalla visuale del ragazzo per poi apparirgli dietro e stenderlo con un colpo ben mirato alla nuca.
Non si preoccupò nemmeno di afferrarlo prima che finisse faccia a terra: in fondo, almeno un bernoccolo se lo meritava.
Con un gesto della mano, si aprì un arco nel muro d'acqua che ancora turbinava intorno a lui ed Emilia entrò allarmata, guardandosi intorno. Dopo aver visto le condizioni di Nick, fece per precipitarsi da lui, ma venne bloccata gentilmente da una mano sulla spalla del suo nuovo amico.
<< A lui ci penso io, tu porta l'altro ragazzo in una delle celle e sigillalo per bene >>.
Lei, dopo aver annuito e aver guardato decisamente male lo svenuto, lo prese per le gambe e lo trascinò via da lì. Alan comprese che la star aveva scelto appositamente il miglior modo per far venire "accidentalmente" qualche graffio all'aggressore. Quindi, dietro a quell'aspetto aggraziato e solare, si nascondeva una vendicatrice. Sì, se non fosse già innamorato perso di sua moglie, ci avrebbe sicuramente provato con Emilia, questo era poco ma sicuro.
Con un sospiro, il rosso prese Nick in stile sposa e lo posizionò proprio in mezzo alle docce, per poi uscire anche lui dal cubo d'acqua. Una volta fuori, il liquido vorticò tutto intorno al ragazzo, formando una sfera che si sollevò a mezz'aria. Nick sembrava un pulcino all'interno del suo uovo, prima in senso metaforico e poi in senso letterale, visto che aveva preso la sua forma rapace.
L'acqua sembrava risanarlo a una velocità incredibile e, dopo aver vorticato un pochino, facendo sembrare il Nibbio un personaggio giocabile di un videogioco retrò, la sfera tornò a terra e il Nibbio si accasciò dormendo. Dopo averlo accarezzato con gentilezza, sentendo la freschezza delle sue piume che sembravano acqua solida sia alla vista che al tatto, ebbe l'idea di sollevarlo e di portarlo verso il TARDIS, ma poi si ricredette. In quella forma, Nick occupava quasi tutto il quadrato che era la zona docce e sì, volendo sei persone in più potevano ancora lavarsi con lui in mezzo, ma comunque... Inoltre non era certo di farlo passare senza problemi all'interno attraverso la porta della... limousine? Solo ora si rese conto che l'aspetto del TARDIS di Emilia era una limousine, ma come ci era entrata qui? Forse aveva cambiato aspetto?
Con un sbuffo, si mise a sedere sulla panca poco più in là, aspettando il risveglio del ragazzo.
Emilia lo raggiunse poco dopo e si mise seduta accanto a lui. << Ho teletrasportato il tenero aggressore in una delle celle >>.
<< Tenero? >> Alan la guardò stupito, ma come poteva dire che quel ragazzo fosse tenero? Ai suoi occhi sembrava quasi il demonio.
<< Hai visto che gote? >> gli chiese lei. << Sono da strizzare per giornate intere >>.
Alan ridacchiò mentre scuoteva la testa con fare rassegnato, poi tornò di nuovo serio e si guardò le mani: << Lo stavo per uccidere... avevo letteralmente le mie mani sul suo volto e lo stavo per spappolare... >>.
<< Per quanto di norma sono contro l'omicidio, non sono così cieca da non vedere... >>.
<< No Emilia, il punto non è il gesto in sé. Per quanto anche io sia di norma restio a uccidere, non ho nemmeno il codice dell'eroe. Se devo farlo lo faccio, ma... La mia specie, i Soleani... noi proteggiamo i giovani, anche se non sono esattamente delle brave persone... >>
Mentre parlava, il rosso vide i volti dei suoi amici, dei suoi compagni e della sua famiglia. Era certo che si sarebbero vergognati di lui se avesse compiuto quel gesto, almeno in quel contesto. << Vedevo rosso, ero arrabbiatissimo, non mi era mai capitato, non così, non da quando ero giovane e stupido. Nemmeno alla morte del mio mega avevo reagito così... >>.
<< Quando i nostri familiari vengono minacciati, il più delle volte la ragione va a farsi benedire >> disse Emilia, e Alan la guardò sorpreso.
<< Come lo hai capito? >>
<< Tu e Nick avete gli stessi occhi >> gli sorrise lei. << Sono brava a osservare la gente, fa parte del mio lavoro... o meglio della mia arte >>.
<< È mio padre, o meglio... il Nick del mio mondo lo era. E sì, hai ragione, ma non so... c'è qualcosa che non mi torna >>.
<< Forse Ciccio Bello ha la capacità di far arrabbiare la gente con un potere innato o una roba del genere? >> ipotizzò lei alzando le spalle.
<< Forse... >> Alan sospirò.
In quel momento l'attenzione dei due fu catturata dal grosso rapace che si guardò intorno confuso. Dopo averli osservati senza dire niente per qualche secondo, fece un'espressione sorpresa o stupita — comprensibile, visto che i volti dei volatili non erano così espressivi — dilatando gli occhi e aprendo il becco. << Cosa ci fa Emilia Stella qui? >> Dopo aver urlato ciò prese fuoco, letteralmente. Là dove prima vi era il piumaggio acquatico ora vi erano piume fatte interamente di fiamme.
I due esseri secolari ridacchiarono, avendo ben capito come mai Nick fosse mutato in quel modo. Evidentemente lo aveva capito anche il diretto interessato, visto che sembrò avvampare letteralmente di vergogna, facendo evaporare l'acqua accanto a lui e creando una cortina di vapore che bloccò la visuale di tutti.
<< Scusate! Sono una frana... >> si demoralizzò il ragazzo, ma Alan gli accarezzò la testa senza ustionarsi.
<< Ragazzo, lo siamo tutti all'inizio >> lo tranquillizzò lui. << Puoi tornare umano? >>
<< Sì, ma... beh, sono nudo... >>. In quel momento Emilia gli lanciò accanto il suo zaino, dove vi erano ancora i suoi indumenti.
<< Grazie e... scusa per la mia reazione, io... >>. Lei gli sorrise calorosamente. << Nick, sono un'attrice, sono più che abituata a queste cose, figurati. Inoltre, dopo aver letto delle fanfiction che mi raffiguravano... posso davvero tollerare tutto... >> rabbrividì lei.
<< Ti lasciamo cambiare, ok? >> gli chiese Alan, e Nick annuì, per poi ricordarsi di una cosa.
<< Ci sono delle persone ferite... beh, da me. Mi avevano insultato e ho perso il controllo dei miei poteri... >>.
<< Dove sono? >> gli chiese comprensivo il rosso.
<< In piscina, a meno che non sia venuto qualcuno. Anche se... come mai la polizia non è ancora arrivata? >>
<< Colui che ti ha assalito >>. Il nibbio si guardò intorno spaventato, ricordandosi solo in quel momento di che cosa gli era successo. << Era un agente governativo, quindi credo che abbia chiesto alle forze locali di non intervenire >> spiegò Alan. << Però sì, è meglio andarcene da qui il prima possibile >>.
Detto ciò si incamminò verso la piscina, mentre Emilia tornò al suo TARDIS.
Per curare i ragazzini, che fortunatamente erano ancora svenuti, Alan usò lo stesso metodo che aveva impiegato in precedenza con Nick. A differenza del ragazzo, però, curare gli umani con l'idrocinesi risultava leggermente più lento. Per loro fortuna, i quattro avevano riportato ferite gravi ma non troppo, quindi ci volle poco tempo.
Una volta terminato, tornò negli spogliatoi e trovò Nick ad aspettarlo. Notando i suoi vestiti, non poté fare a meno di sorridere vedendo la maglietta: << Lo sai? Goku è un mio grande amico >>.
<< Eh? >> lo guardò Nick, e il rosso ridacchiò incamminandosi verso la nave, seguito dal confuso rapace.
Se Emilia non avesse lasciato la porta aperta, il soleano non avrebbe mai potuto capire quale degli armadietti fosse in realtà la nave camuffata. Il TARDIS, come sempre, aveva fatto un lavoro impeccabile: la mimetizzazione era così perfetta che avrebbe potuto confondersi con qualsiasi altro oggetto della stanza.Almeno ora, però, aveva risolto il mistero della limousine.
Entrati, Nick osservò il posto con la bocca spalancata: << Ma è... un TARDIS alla Doctor Who?! >>
<< Esattamente >> gli sorrise la padrona del luogo. << Mio zio è famoso negli altri universi, eh? >>
<< Zio? >> chiese Nick, ancora più stupito ed eccitato.
<< Sì, ma non biologico. Ora Nick, dove vuoi anda... >> Un allarme risuonò tutto intorno a loro. << E ora che succede?! >> sbottò l'Artista spazientita.
Detroit
Il rombo dell'Impala squarciava il silenzio della strada deserta. L'auto correva con la fierezza di una regina sull'asfalto, mentre all'interno regnava un silenzio pesante: i due occupanti erano immersi nei propri pensieri, lontani l'uno dall'altro e dal mondo circostante.
Craig si sentiva smarrito e solo. Era giunto in questo nuovo universo con la speranza di ritrovare la persona — o forse l'entità — che aveva significato più di chiunque altro per lui: Enoch, il suo tutor cosmico, colui che aveva reso magica la sua vita e quella dei suoi amici. In un certo senso ci era riuscito, ma... Enoch non lo riconosceva. Certo, il volto diverso non era una novità: davanti a lui si era trasformato in qualsiasi cosa, persino in un manichino con al posto della testa una piccola versione di Saturno, le cui lune erano palline di Natale. Ma ora, quell'uomo serio e segnato dalla vita, non aveva nulla dell'allegro signore del Nexus.
Già... il Nexus. Il meraviglioso giardino cosmico al centro della realtà, un luogo di magia, meraviglie e creature straordinarie. Era come il Ruscello, ma infinitamente più vasto e incantevole. Craig ricordava ancora quando aveva tentato di disegnarne la mappa più accurata e grandiosa, per poi arrendersi: era un'impresa impossibile, data la natura mutevole e sconfinata di quel regno. Enoch, vedendolo abbattuto, gli aveva regalato una mappa magica: bastava sfiorare il luogo desiderato e ci si ritrovava lì, teletrasportati.
I luoghi che lui e i suoi amici avevano visitato, le creature incontrate, i compagni conosciuti, persino Gumball e Darwin, erano impressi nel suo cuore. Il suo rifugio preferito restava la casetta stregata di Ruben, dove Soleana lo accoglieva sempre con dolcezza materna e gli preparava la merenda.
Il posto più spaventoso, almeno per lui, era la foresta dei mostri. Kelsey la adorava, ma Craig tremava davanti alle creature abominevoli che Celeste, la figlia di Enoch, considerava i suoi "teneri cucciolotti". In quella foresta viveva anche la madre della bambina, una guerriera potente e selvaggia che Craig non aveva mai incontrato.
Il pensiero del Nexus gli fece scendere una lacrima silenziosa sulla guancia. Quel regno straordinario era ormai svanito, sostituito da un paesaggio grigio e desolante. Persino la Biblioteca dell'Infinito era diventata una versione decaduta di sé stessa, tanto che non l'aveva riconosciuta subito. Solo grazie al libro magico che lo aveva condotto in questo mondo aveva capito dove si trovava. E Zaccariele? Che fine aveva fatto il possente guardiano? Craig sperava con tutto il cuore che fosse ancora vivo.
<< Tutto bene, ragazzo? >> chiese l'omone. Craig annuì, ma la risposta non sembrò convincere del tutto Michael, che tornò a fissare la strada.
Quella domanda risvegliò in Craig un ricordo, o forse un sogno. Non era raro che si addormentasse tra i giardini profumati del Palazzo dell'Ordine del suo maestro e ogni volta la sua mente vagava attraverso l'Omniverso. Enoch gli aveva spiegato che la sua dimora fungeva da ponte tra i reami, persino quello dei sogni. Molti vi giungevano dormendo, per osservare i "What If" e rivivere i ricordi delle proprie varianti.
Ma Enoch lo aveva avvertito: i mondi paralleli erano come case di marzapane, dolci e perfetti, privi di rimpianti. Tuttavia, chi vi si perdeva rischiava di dimenticare la propria vita. Molti tornavano indietro incapaci di accettare la realtà, schiacciati dalla depressione.
Craig e i suoi amici avevano trasformato quella capacità in un gioco: dormivano insieme e, al risveglio, chi aveva sognato la variante più strana vinceva. J.P. e Kelsey però si erano presto stufati, perché Craig vinceva sempre, a causa di una sua versione parallela che, se possibile, viveva avventure più strane di lui. Essendo comunque sogni, i dettagli restavano vaghi, ma i mondi che quell'altro sé visitava insieme a un alieno conosciuto come il Tinkerer, o con l'altro alieno — il Gladiatore, che se non sbagliava era il figlio del primo — erano difficili da dimenticare.
I due erano alieni mutaforma che apparivano con volti e generi diversi, ma sempre riconoscibili.
Una forma del Tinkerer era un omone di colore, proprio come Michael e la sua variante nutriva un profondo rispetto per lui. Un'altra era Rania, una splendida e gentile castana che gli ricordava Ruben e per questo gli era simpatica a priori.
Quando aveva chiesto a Enoch chi fossero quei due alieni che viaggiavano tra sfere e domini, il maestro aveva risposto con un sorriso: << Oh sì, anche io adoro l'Infinite DC >>, senza aggiungere altro.
Le altre varianti che avevano visto erano semplicemente identiche a loro, con qualche piccola differenza. In un mondo, ad esempio, i tre non erano amici: al risveglio si erano abbracciati in silenzio, semplicemente felici di stare insieme. Poi c'erano le versioni con i sessi invertiti — e vedersi come una bambina era davvero strano — oppure quella in cui Craig era caucasico mentre i suoi amici erano afroamericani. In altre realtà avevano colori della pelle totalmente alieni, o arti e occhi in più. Una delle più divertenti era quella in cui il gioco che J.P. faceva con le ragazze cavallo lì era realtà: il suo amico era davvero una macchina arancione, mentre le ragazze erano cavalli veri e propri.
La più sorprendente, però, era quella dove Bernard non esisteva. Craig voleva bene al fratellone, ma a volte...
<< Craig >> lo riscosse Seraphim dai suoi pensieri << Il passato può essere una trappola, quindi cerca di non pensarci troppo, ok? >>
<< Stavo solo riflettendo che altrove sono un topo >> rispose lui.
<< Da qualche parte siamo tutti dei topi, ragazzo >> sbuffò l'uomo e Craig sorrise: quella era decisamente una risposta da Enoch.
<< Hai degli amichetti? >> domandò Michael, cambiando argomento per non vederlo triste.
<< Sì... io, i miei amici! >> urlò Craig. << Devo avvertirli di non entrare nel Nexus! >>
Estrasse il cellulare e digitò nella chat di gruppo: "Ragazzi, urgente! Il Nexus non è più sicuro. Vi ricontatterò appena possibile e... dite ai miei che potrei fare tardi, visto che... sono in un altro mondo. Vi chiamerei ora, ma la macchina in cui sono fa un casino bestiale e non si sentirebbe niente".
<< Puoi chattare con i tuoi amici anche in questa realtà? >>
<< Sì, visto che mi ci hai incantato i telefoni >> rispose lui.
<< Io non vi ho... >> sbuffò Michael. << Non importa, il viaggio è ancora lungo. Dormi un po', se ci riesci >>.
Craig annuì, chiuse gli occhi e solo allora si rese conto di quanto fosse stanco. In pochi istanti sprofondò nel mondo di Morfeo.
Altrove...
Quando il volto sereno di Ruby venne sostituito da un'espressione preoccupata, fu l'inizio della fine. Con un salto felino e una capriola in avanti la piratessa schivò per un soffio la figura che stava per assalirla. Subito le altre leggende si misero in guardia: Itachi sfoderò la sua katana, Thomas i suoi simboli Eldrich che gli illuminarono le braccia, Lily estrasse le sue amate pistole, mentre il piccolo Mew invece si guardò intorno, notando solo allora che mancavano due di loro.
<< Ragazzi, dove sono Damien e Amy? >> chiese timidamente.
Itachi imprecò mentalmente, ma non distolse lo sguardo dalla figura che si trovava davanti a loro.

Si trattava di un ragazzo con i capelli corti e scuri, occhi di una colorazione viola, una pelle bianca quasi perfetta e un sorriso strafottente. Indossava un completo elegante bianco e nero, simile a quello formale degli agenti dello Shield, o almeno questo era il paragone che avevano fatto i due gemelli. Lo sconosciuto estrasse dalla tasca interna della sua uniforme un distintivo con un simbolo che non riuscivano a vedere bene, forse per la tensione. Il ragazzo sembrava fin troppo sicuro di sé, come se avesse già vinto a priori. Forse era solo pazzo e vanitoso, ma forse aveva ragione...
<< Siete in arresto da parte della Fondazione SCP, vi conviene venire con me senza fare storie >>. Il suo sorriso, però, mostrava chiaramente che voleva essere attaccato, il che era molto probabilmente una pessima idea.
Itachi si fece avanti, alzando le mani con fare amichevole, anche se il suo volto non aveva perso serietà né determinazione. Per sicurezza aveva piantato accanto a sé la katana, visto che in caso di attacco sarebbe stato molto più facile da recuperare, se non da lui almeno dai suoi amici poco distanti. << Non siamo venuti fin qui per creare problemi, siamo solo di passaggio e presto leveremo le tende, quindi ti chiedo sia a te che alla tua organizzazione di portare un po' di pazienza >>.
<< E io come faccio a saperlo? Potresti mentire, quando in realtà siete qui per invadere il mio universo. È meglio non correre rischi inutili, non trovate? >>. Scattò in avanti così velocemente che solo lo shinobi riuscì ad anticiparlo e, con una maestria degna del migliore degli spadaccini, raccolse da terra la sua arma e sferrò un fendente diritto al collo avversario.
Una volta che l'acciaio incontrò la pelle nemica, però, accadde qualcosa che il ninja non si sarebbe mai aspettato: la lama si disintegrò. In pochi secondi migliaia di rapide crepe frantumarono la sua katana e, se non fosse stato per Ruby che gli sferrò un calcio sulla mano destra facendogli cadere il manico, era certo che lui avrebbe fatto la stessa fine.
Con un cenno di ringraziamento i due saltarono poco lontano dall'obiettivo. Poi Ruby, con un possente pestone verso terra, fece balzare in aria un grosso masso che lanciò con tutta la sua titanica forza, tanto da creare uno spostamento d'aria contro l'avversario. Il pezzo di terra, però, fece la stessa fine della katana, disintegrandosi all'istante.
Allora la figlia del Re dei Pirati, capendo che non poteva attaccarlo con i suoi colpi migliori, visto che l'avrebbero fatta finire sotto terra, decise di provare l'unico attacco a distanza di cui disponeva. Con un sospiro chiuse gli occhi e, quando li riaprì, una potente onda di volontà si sprigionò da lei abbattendosi contro l'avversario.

Era l'Haki del Re Conquistatore, un potere devastante che faceva vacillare o svenire i nemici con una volontà più debole della propria.
Purtroppo, con suo enorme sgomento, il nemico se ne stette lì in piedi, con fare quasi annoiato. La piratessa capì che ora doveva farsi da parte e confidare nella sua ciurma.
<< Vado a cercare gli altri due, pensateci voi ciurma! >>. Con questo nuovo obiettivo in mente scattò verso la foresta vicina, ma fu presto bloccata dal nemico che le si parò davanti, con la mano destra che si avvicinava pericolosamente al suo volto. Per fortuna, dopo aver visto un piccolo scintillio di energia arancione davanti a sé, questo si allargò facendola precipitare all'interno di un portale che la trasportò dall'altra parte del campo di battaglia. A salvarla era stato Thomas, che aveva aperto appena in tempo un portale.
<< Ragazzi, a lui ci penso io! >> urlò lo stregone, mentre il nemico veniva circondato da quattro immense statue di granito apparse dal nulla. Ognuna di esse era alta quattro metri e aveva un volto quasi sadico. Quando aprirono la bocca, quattro diversi raggi rossi, accompagnati da quelle che sembravano urla dei dannati, si riversarono contro l'avversario, generando un'esplosione di energia. Subito dopo, una luce viola si espanse dall'interno, disintegrando le statue. L'agente ne uscì come se nulla fosse, spolverandosi il completo elegante.
<< Bene allora, io invoco i Venti di Udu... >>, ma venne bloccato da Itachi, che ora aveva due occhi azzurri con tre tomoe neri intorno alla pupilla. << È inutile, il nostro avversario è immune a qualsiasi cosa... >>.
<< Non proprio >>, sorrise il suddetto. << Forse è meglio che mi presenti come si deve prima di mandarvi al camposanto, eh? Mi chiamo Ethan e sono il Pilastro della Distruzione! >>.
Il ninja sorrise: il suo scopo era quello di far rivelare loro quali fossero le abilità dell'avversario. Aveva volutamente esagerato, per far leva sull'eccessiva sicurezza che Ethan ostentava, cercando di trovare un punto debole. Forse ci era riuscito: il fatto che non fosse immune a tutto, ma distruggesse soltanto, era un dettaglio che poteva sfruttare ricorrendo alla potente tecnica illusoria del suo omonimo più famoso, lo Tsukuyomi.
Guardando diritto negli occhi del suo avversario, le tomoe assunsero una formazione più elaborata e subito dopo cercò di spingerlo all'interno di un'illusione dalla quale persino uno come Ethan avrebbe avuto difficoltà a uscire. Purtroppo il piano non andò a buon fine: si ritrovò il dito indice dell'avversario sulla fronte e subito dopo sentì un dolore immenso, come se in quel punto la sua pelle e la sua stessa esistenza si stessero lacerando. Quella terribile agonia durò pochi secondi, ma per lui sembrò interminabile. Terminò solo quando Ethan venne sbalzato via da un potente attacco telecinetico, seguito da un urlo di rabbia.
<< Lascia stare il mio amico!! >>. A urlare era stato Mew: se prima si era davvero spaventato, visto che questa era la sua prima vera battaglia ufficiale, dopo aver visto un amico in difficoltà aveva trovato il coraggio e, con tutte le sue forze, lanciò un attacco psichico contro l'avversario.
Colpito e a terra, Ethan mostrò prima un'espressione confusa, che ben presto divenne rabbiosa. Come osava quel moccioso colpirlo? Come osava?! Subito dopo cadde di nuovo a terra, battendo una sonora culata, quando il terreno sotto di lui tremò: Mew aveva appena utilizzato Terremoto, ma non aveva ancora finito. Evocando un Radicalbero, bloccò il moro, che si liberò subito dopo distruggendo le radici. Nel frattempo Itachi gli si era parato davanti con una sfera blu roteante.
<< Rasengan! >> urlò, scagliandola in faccia all'avversario e causando un'esplosione seguita da una cortina di fumo.
Tornato con un balzo dalle altre leggende, il ninja guardò gli amici. << Grazie al piccolo Mew abbiamo capito che non è invulnerabile. Forse non può contrastarci tutti insieme, o forse deve concentrarsi su un solo attacco... >>.
<< Oppure l'utilizzo dei suoi poteri lo fa stancare. Quindi, ciurma! Questa è una gara di resistenza! >> concluse l'esuberante Ruby per lui.
<< Aspettate, anche se aveste ragione, non possiamo aspettare che si stanchi >> disse Thomas. << ho un piano migliore, ma ho bisogno di qualche secondo per prepararlo. Datemi tempo, ok? >>.
<< Ok fratellino, ma non so quanto potrò esservi utile in questa battaglia >> sbuffò Lily, consapevole che la forza da Cacciatrice qui poteva fare ben poco. Ecco perché fino ad allora era rimasta in disparte.
<< Se collaboriamo tutti insieme, anche i piccoli attacchi possono fare la differenza >> le disse Mew con un sorriso così tenero che le fece venire voglia di spupazzarselo. Purtroppo il momento venne interrotto da Ethan, ora avvolto da una strana energia viola. Sembrava furioso.
<< Vi farò a fettine!! >> detto ciò, tutti dovettero arretrare di diversi passi, perché il terreno accanto al Pilastro si disintegrò letteralmente. Era iniziato il secondo round!
––––––•––––––
Damien adorava il sapore del sangue umano, soprattutto se era quello di un nemico. Con la bocca sporca di sangue e lo sguardo inebriato guardò due degli stupidi agenti che avevano avuto la sfacciataggine di attaccare lui e la sua amica... o cotta... o compagna di squadra... o qualunque cosa fosse Amy per lui.
Mentre sfrecciavano a velocità vampirica in mezzo alla foresta, furono subito bersagliati da una serie di proiettili sparati con una precisione militare, millimetrica. Per fortuna i suoi sensi sviluppati e l'allenamento nella Lega degli Assassini gli permisero di schivarli agilmente con una serie di capriole.
<< Che cazzo fai? >> imprecò Amy, ritrovandosi a vorticare su se stessa, visto che il "vampiro" la stava tenendo in stile sposa.
<< Ti ho solo salvato la vita >> le rispose lui con un sorriso beffardo. << Evidentemente chi ci spiava ci ha trovati >>.
<< Merda... >>. La bionda scese con fare brusco dal ragazzo, poi trasformò i bracciali d'argento in due pistole ultra avanzate. << In tal caso dobbiamo tornare indietro. Il nostro piano non ha più senso e tanto vale difenderci con l'aiuto degli altri cretini >>.
In quel momento qualcosa di invisibile li sorvolò, facendo scuotere le cime degli alberi per poi passare oltre. << Tecnologia Stealth >> sbuffò la bionda.
Subito dopo diversi soldati in uniforme nera, con i fucili puntati su di loro, li circondarono da ogni parte. Damien notò la scritta con il logo della SCP: un'organizzazione che nel suo universo era solo una storia online, ma ormai sapeva che negli altri mondi le opere potevano essere reali. Era solo una rottura essere capitati in un mondo dove questa organizzazione era molto poco tollerante verso esseri come lui o Amy.
La bionda sparò con una precisione chirurgica, colpendo in fronte diversi soldati che si accasciarono di colpo. Presto gli altri cominciarono a fare fuoco, ma lui, con un sorriso sadico, fece uscire i canini e con la sua velocità strappò le braccia agli assalitori, che urlarono agonizzanti. Poi, sapendo che la paura era un'arma più potente di qualsiasi potere o aggeggio, prese una delle braccia sanguinanti e se la portò alla bocca, bevendo il liquido come fosse una brocca.
Appena l'emoglobina gli entrò nel corpo, Damien si sentì più forte e inebriato e con uno scatto decapitò quanti più cecchini possibile. Si buttava nella mischia senza paura, guidato solo dalla sua furia selvaggia, perché sapeva che anche se lo avessero colpito, la sua invulnerabilità lo avrebbe comunque protetto.
La sua mattanza fu tale che ben presto i tronchi degli alberi e il terreno sottostante si macchiarono di rosso, dando all'ambiente una tonalità macabra, accresciuta dall'odore della paura, della bile e dell'urina fatta da qualche soldato impassibile fuori, ma spaventato a morte dentro.
Prendendosi un attimo di pausa, si accorse di aver perso di vista Amy. Usò allora il suo udito per rintracciare l'unico doppio battito cardiaco della zona, poi sfrecciò verso l'obiettivo, fermandosi ad osservarlo con un sorriso stampato in faccia.
La figlia del Dottore era letale: ogni suo colpo di blaster era una sentenza di morte, così come ogni fendente, sferrato con una delle due pistole trasformate in lama, non lasciava scampo. Era agile, sembrava quasi una ballerina che trasmetteva morte a ogni suo tocco. Purtroppo, però, si potevano notare alcuni piccoli tagli o lividi sulla sua pelle scoperta. Damien decise di intervenire, ma prima che potesse farlo si ritrovò a terra, agonizzante e urlante, con le mani sulle orecchie sanguinanti e un suono fortissimo che gli faceva letteralmente fischiare il cranio e appannare la vista.
Con la vista annebbiata poté vedere che due soldati — o forse era uno solo e lui ci vedeva doppio — gli stavano davanti con un dispositivo da combattimento simile a una cassa acustica argentata, che emanava una serie di onde letali per chi, come lui, aveva un udito oltremodo sviluppato.
Con un urlo lanciò telecineticamente il suo assalitore contro un albero, spezzandogli la schiena per via dell'impatto. Ma ben presto altri soldati arrivarono con la stessa arma, provocandogli un dolore ancora più intenso. Questa volta Damien era immobilizzato, paralizzato da quel suono incessante che gli faceva male e allo stesso tempo gli faceva perdere il senso dell'equilibrio, tenendolo incatenato al terreno. Sembrava quasi una bestia... che... aspetta. Bestia! Sì, lui era anche una bestia.
Richiamando le sue energie — che per grazia di Dio si rigeneravano in continuazione — assunse l'aspetto di un grosso lupo dal manto nero e dagli occhi rossi iniettati di sangue: il suo aspetto da mannaro.

Con un ululato bestiale azzannò la giugulare del primo, poi lo lanciò con forza verso il secondo. Da lì in poi i cacciatori divennero ancor più di prima le sue prede e presto banchettò con le carni di ogni suo nemico, che ormai aveva abbandonato ogni segno di compostezza e fuggiva impaurito come un branco di lepri.
Il lupo, ricoperto di sangue dopo la breve ma potente mattanza, tornò verso il luogo dove si trovava la sua compagna, ma una volta giunto si immobilizzò dalla paura.
Amy era svenuta, pallida e aveva il braccio destro storto in un'angolazione innaturale, intrappolata in quello che sembrava un tentacolo nero. Tale arto mostruoso apparteneva a un essere innaturalmente alto, dalla pelle grigia e senza peli, volto assente e abito elegante. Lo Slenderman.
Sì! Era lui, la creepypasta più famosa. L'essere non parlò: si limitò a osservarlo, ma il messaggio era chiaro. Arrenditi o lei muore.
Indeciso su cosa fare, Damien tornò in forma umana e alzò le mani in segno di resa, cercandi di prendere tempo e pensare ad un modo per liberarla. Purtroppo altri soldati emersero dalla boscaglia e lo assalirono ancora una volta con le loro armi sonore, costringendolo di nuovo a terra. Uno di loro gli puntò una pistola alla tempia e disse con odio: << Muori, mostro disgustoso! >> e dopo, solo il buio.
Terra -1
<< Ti prego, usa il tuo potere nerd per salvarci il culo! >> Cisco pregò Andrey, che si ritrovò a ridacchiare.
<< Va bene, allora... I Cyberman. Un tempo il loro punto debole era l'oro, ma nella nuova serie si sono aggiornati. E comunque non abbiamo abbastanza oro per abbatterne così tanti, quindi... aspetta, come mai sono così numerosi? >>
<< Perché hanno convertito anche gli zombie. >>
<< Cazzo... è il modello creato da Missy, quindi. Quello che converte anche i morti... >> Sbuffò, poi guardò la supereroina. << Wanda, sarai tu a salvarci tutti >> le disse e lei sgranò gli occhi sorpresa. << Come, scusa? >>
<< Prima di raccontarvi tutto, usciamo da questa cupola rossa con un portale di Cisco e andiamo in un luogo dove non ci possono sentire. >>
Cisco annuì e aprì un portale. In un attimo si ritrovarono fuori città. Il paesaggio era quieto e spoglio, lontano dal caos urbano. Il terreno era punteggiato da erba alta e cespugli secchi, con qualche albero isolato che si stagliava contro un cielo grigio e immobile. Un luogo perfetto per parlare senza orecchie indiscrete.
<< Allora... un modo per sconfiggere quei cosi è farli rendere conto della loro umanità. Quando accade, lo stress è talmente intenso che gli fa esplodere letteralmente la testa >> spiegò Andrey. Wanda sgranò gli occhi, comprendendo.
<< Quindi vuoi che entri nella loro mente per farli risvegliare. >>
<< Esatto. Ma non in uno qualsiasi: nel capo. Anche perché forse ho una mezza idea di chi si tratta, ma non ne sono sicuro. È solo un azzardo. Comunque, anche se sotto Ultron Prime ci fosse Giacomo, poco cambia. Il piano resta valido >>.
I tre annuirono. Con un piano finalmente fattibile in mente, tornarono in città.
––––––•––––––
Nei cieli, il demone blu stava facendo una strage di cyborg, che nulla potevano contro la sua forza e le sue fiamme, capaci di disintegrare ogni cosa. Purtroppo, più cercava di avanzare verso il corpo principale del nemico, facendosi strada tra i suoi sottoposti, più questi riapparivano, ancora più numerosi di prima, per ostacolarlo. Per quanto fosse potente, era chiaro che non poteva farcela da solo.
L'unica che poteva essere quanto meno utile era Wanda. L'altro era ancora addormentato. Gli altri... erano per lo più gente normale, sacrificabile, che aveva scelto il suo stupido computer. Gideon era un rottame che avrebbe potuto scegliere meglio, ma alla fine del multiverso ci si poteva accontentare solo di ciò che si aveva. C'era anche da considerare che lui aveva fermato il suo tram con lo scopo di fermare la follia di un umano, non di un robot assassino.
Abbassando lo sguardo, vide Deadpool, Daryl, Raffaello e River combattere insieme, resistendo come meglio potevano. Gli Ultron li avevano circondati, spinti verso le mura di un palazzo e se non fosse intervenuto, sarebbero quasi sicuramente morti.
Con un potente ringhio di frustrazione, calò in picchiata dal cielo, avvolgendosi nelle fiamme e, una volta atterrato, decimò tutti gli assalitori del suo team.
Riemerse dalle fiamme, fiero e guardò con sdegno gli altri.
<< Questa forma non l'avevi nella prima versione >> disse Deadpool, che come al solito non sembrava spaventato, ma solo divertito.
<< Che cosa saresti esattamente, un demone? >> gli chiese curiosa River.
<< Non esattamente >> rispose secco lui. << Siete inutili, trovatevi un posto dove nascondervi e fatelo! >>
<< Scherzi! >> tuonò Raffaello, che di arrendersi non ne voleva proprio sapere. Sarebbe stato umiliante per un guerriero come lui. << Posso continuare tutto il giorno! >>
<< Concordo con Raffaello >> annuì convinto Daryl. << Questo è il mio mondo e mi vergognerei se sapessi di non aver fatto nulla per salvarlo >>.
<< Come vedi siamo un fronte unito, Samarium. Volenti o nolenti, siamo una squadra ora >> sorrise la donna del futuro.
Con un ringhio infastidito, Samarium sbuffò fuoco smeraldo, poi li guardò. << Fate come cazzo vi pare. Se morite non me ne frega un cazzo, siete sacrificabili, no? Fottetevi! >>
In quel preciso istante, un'altra orda li assaltò, ma fu subito distrutta da diversi raggi di luce che tagliarono le macchine come fossero burro. Una volta terminato l'attacco, quei raggi precipitarono verso terra, formando una figura umanoide che avanzò verso di loro. Piano piano, i lineamenti luminosi di quella figura divennero sempre più umani e familiari, fino a formare il volto di Andrey. Il ragazzo sembrava diverso: era vestito con una tuta gialla e nera, con una Q al centro.
<< Ogni supereroe degno di questo nome ha bisogno del suo costume, no? >> sorrise lui, tutto orgoglioso, e Cisco — appena uscito con Wanda da un portale — urlò:
<< Quark è ufficialmente nato, baby! >>
<< Abbiamo un piano >> disse secca Wanda, ignorando le stupidate dei suoi due amici. Perché sì, poteva quasi dire con certezza che sia Cisco che Andrey erano diventati suoi amici. Li trovava simpatici. Gli altri erano per lo più un caso umano, o troppo vecchi, o entrambe le cose.
<< Ovvero? >> chiese secco Samarium.
Wanda, con il suo potere, comunicò telepaticamente — il che equivaleva a ricevere immagini mentali del piano — dopo averli avvolti in una nube rossa.
<< Beh... può funzionare >> disse River, che a quel punto avrebbe accettato qualsiasi piano.
Anche gli altri annuirono, più o meno convinti. Ma per lo più, il piano restava valido.
––––––•––––––
Wanda era in ansia. Sapeva che la riuscita del piano dipendeva tutta da lei, dal suo potere. Non poteva permettersi di fallire. Doveva ammettere, però, che stava rivivendo il trauma della distruzione della sua città. Certo, ora era più forte — anche grazie agli allenamenti con Steve e Natasha e alle varie missioni con gli Avengers — ma trovarsi di fronte a Ultron ancora una volta faceva riemergere la sua infanzia. Lei non aveva dimenticato che Ultron, così come la bomba che aveva ucciso i suoi genitori e lasciato lei e il suo gemello sepolti per giorni sotto le macerie, erano una creazione di Stark. Uomo che, in questo momento, le aveva rovinato la vita ancora una volta con quegli stupidi Accordi di Sokovia. Odiava particolarmente quel nome. Perché il governo aveva osato usare il nome della sua patria per un progetto così meschino? Non aveva dimenticato la sua terribile, seppur breve, permanenza nel Raft, dove alcune guardie avevano promesso di farle...
<< Tutto ok? >> le chiese Cisco con tono gentile, mentre guardava in basso, preoccupato — sia per l'altezza, visto che si trovavano sopra a un grattacielo, sia per la riuscita del piano. Quello era forse troppo per lui. Un conto era il nemico della settimana, un conto era Reverse-Flash, Zoom o Savitar... ma quello? Non poteva non pensare che in una situazione del genere il suo mondo sarebbe stato nella merda.
<< Sì, grazie... pensavo solo al passato >> disse lei, e lui annuì, non volendo insistere troppo. Inoltre, era troppo intento a guardare i Cyber-Ultron assaltare con forza il demone blu, che li decimava come insetti, ben sapendo che quella era parte del loro piano.
In basso, vi erano gli altri membri del gruppo. Per lo più scappavano attorno al palazzo e, quando potevano, contrattaccavano. Era triste vederli così indifesi, ma anche loro avevano il loro ruolo in tutto ciò, anche se erano dei piccoli diversivi e nulla di più.
In quel momento, davanti a loro si palesò Ultron, e anche se il suo volto era una maschera apatica, il latino era certo che stesse sorridendo. Il robot, volando lentamente verso di loro, fissava solo ed esclusivamente Wanda.
<< Piccola Wanda, è giunta la nostra resa dei conti, non credi? >> le disse, mentre atterrava definitivamente sul terrazzo. << Ma prima, è meglio eliminare i moscerini. >> Con un colpo di blaster, colpì Cisco così forte da farlo volare giù.
<< Cisco! >> urlò la strega, preoccupata, per poi guardare con odio la creatura metallica. I suoi occhi si accesero di rosso, così come gli aloni attorno alle sue mani. << È ora di finirla! >>
Ultron attaccò per primo, ma si ritrovò subito avvolto in una sfera di metallo, così stretta e resistente da non potersi muovere. Solo la sua testa era ancora scoperta.
<< Che cosa?! >> tuonò il nemico, furibondo. Che cosa gli era successo? I suoi calcoli e la sua mente analitica raggiunsero solo dopo l'ovvia soluzione: il biondo mutaforma! Doveva essersi nascosto per tutto il tempo lì intorno, forse in forma aeriforme.
La testa del biondo, seppur ancora metallica, uscì da una sezione della sfera e guardò Wanda. << Ora o mai più, vai! >>
<< Me la pagherete! >> urlò il robot e subito tutte le sue altre parti sciamarono verso quel luogo, come uno sciame di calabroni impazziti.
Wanda usò i suoi poteri mentali per scavare nella testa del nemico. La scena, vista da fuori, mostrava i due immobili che si squadravano a vicenda.
<< Wanda, mi senti? >> le chiese Andrey, e lei annuì, tesa. << Ok, se vedi qualcosa di importante, mi basta una o due parole e saprò dirti tutto quello che serve. >> Detto ciò, si staccò dalla sfera, tornando in forma umana. << Cavolo >> pensò tra sé, ma a voce alta. << I miei poteri saranno anche fighi, ma sono anche leggermente disgustosi... >>
Non poteva fare a meno di pensare che quella sfera fosse parte del suo corpo, e che lui ne fosse uscito come una sorta di parassita gelatinoso che fa la muta o qualcosa di simile.
Subito dopo, da un portale apparvero Cisco e tutti gli altri, e Samarium atterrò con un pesante tonfo.
Vibe sorrise ad Andrey, indicando un pezzo di metallo bruciacchiato che aveva sul petto, e lo ringraziò con una pacca sulla spalla. Era ovvio che Quark lo aveva protetto dal colpo laser, e aprire un portale per salvarsi la vita e tornare dagli altri era stato relativamente facile, anche se, per rallentare la sua caduta, aveva dovuto farsi apparire davanti a Raffaello, che lo aveva preso al volo, facendolo cadere per terra e imprecare.
<< Vedo che la prima parte del piano è andata a buon fine >> disse River, mentre osservava lo sciame di Cyber-Ultron farsi sempre più vicino.
<< Già, ora dobbiamo solo sopravvivere a quelli... >> disse sarcastico Daryl, mentre caricava la sua balestra.
<< Scusate la mia ignoranza in quanto riguarda l'informatica >> intervenne Raffaello. << Ma se quei cosi sono tutti Ultron e ci stanno venendo ancora addosso... non dovrebbero essere bloccati come il loro leader, visto che dovrebbero essere la stessa entità? Uff, quel secchione di Donatello saprebbe la risposta. >>
Cisco sbiancò di colpo. << Ultron è una macchina. Bilocalizzarsi in più hardware è semplice. Anche se uno è offline, gli altri sono ancora attivi. Ma quindi il piano... >>
<< Il piano è sempre valido >> lo tranquillizzò Quark, che — visto che era l'ideatore — sapeva cosa stava facendo. Forse...
Il suo piano si basava tutto sulle sue conoscenze nerd. Sapeva che Ultron, soprattutto quello dell'MCU, era più umano e vendicativo della sua controparte fumettistica, più incline alle emozioni e quindi più facile da far sbagliare. Sapeva che lasciare Wanda da sola, in bella vista, lo avrebbe attirato. Cisco era con lei, perché altrimenti sarebbe stato tutto troppo ovvio anche per il nemico... ok, il biondo doveva ammettere di aver totalmente improvvisato. Un conto era leggere su carta di grandi eroi che escogitano piani più o meno intelligenti o realistici per sconfiggere il nemico di turno, un conto era farlo lui stesso, che di questa vita — all'atto pratico — ne sapeva meno di zero. Ma eh, sembrava essere andato tutto per il meglio, quindi...
Una potente vampa di fiamme smeraldine lo ridestò dai suoi pensieri e lo riportò alla realtà. Le fiamme, ovviamente innalzate dal vecchio a mo' di scudo, avevano reso l'aria più cupa e bluastra, creando giochi di luce molto belli, ma anche lugubri. Wanda, con le mani attorno alla testa del robot, emanava quasi un'aria demoniaca adesso, visto che il blu e il rosso si mischiavano.
<< Cisco, i Cyberman non sono solo robot >> gli spiegò River. << Ma sono umani all'interno di robot e credo che sia su questo fattore che si basa il piano di Andrey. >>
<< Sì, ok, ma per lo più sono umani morti >> le fece notare Cisco.
<< No, non lui >> Andrey si fece leggermente avanti, indicando il Cyberman lì presente. << Se è chi penso che sia, allora siamo a cavallo. Altrimenti... io non sono un supereroe, ok? Sono piuttosto nuovo in tutto questo. Gli eroi siete voi, troverete una soluzione come fate di solito >>.
<< Letbride Stewart >> disse piano Wanda e il biondo esultò, ma nel farlo non si accorse di un nemico che gli stava piombando addosso, anche se era già stato mezzo decimato dalle fiamme. Per sua fortuna, Deadpool lo decapitò prima con la sua katana di adamantio.
<< Stai più attento, alter ego dell'autore! >> disse Wade con il suo tono gioviale, facendo ridacchiare il biondo.
<< Wanda! >> disse Andrey, andandole vicino. << Devi farmi entrare nella sua mente, non posso spiegarti tutto da qua fuori. >> Detto ciò, si sentì toccare la tempia dalla ragazza e si ritrovò con lei in quella che sembrava una bella villa inglese in stile anni '70 del Novecento. Il clima era soleggiato e un leggero venticello faceva rumore tra le foglie dei vari alberi lì vicino. Fuori dalla villa, nel lussuoso giardino — verde come poche cose mai create — vi erano varie persone che bevevano e mangiavano contente, tra svariate leccornie posizionate su tavolini in legno bianchi sparsi un po' ovunque.
Tra gli invitati spiccavano delle figure alquanto particolari, figure che Andrey riconobbe con sua somma gioia: erano le varie incarnazioni del suo personaggio preferito in assoluto — il Dottore! Conoscere il Dottore, anche se era solo un sogno, per lui era un desiderio che si avverava. Se non fosse stato per la situazione critica, si sarebbe messo a saltare sul posto, per poi farsi una foto con tutti i Dottori. Tutti!
<< Andrey >> Wanda richiamò la sua attenzione. Sembrava stranamente immobile e quasi esaurita. << Io non posso muovermi. Con te qui, è già tanto se riesco ad avere una forma fisica in questo sogno. Quindi qualsiasi cosa tu debba fare, falla il prima possibile >>.
Il biondo annuì e si precipitò verso gli invitati, che per lo più tendevano a ignorarlo. Ok, era un ragazzo vestito strano, ma con il Quarto Dottore in giro che provava a distribuire caramelle a tutti, non era certo lui quello vestito peggio. Per non parlare del Quinto e il suo sedano sulla giacca, che ora se ne stava in disparte mostrando la sua mazza da cricket a quello che doveva essere un altro appassionato.
Un leggero suono di flauto gli fece capire che il Secondo Dottore era da qualche parte a divertirsi, ma ora stava cercando un Dottore più vecchio. Un Dottore che però non era lì presente, cosa ottima per il piano di Andrey.
Dopo essere diventato il Decimo Dottore lui stesso, Andrey andò dal suo obiettivo — un uomo anziano, seduto su una panchina in legno bianco, con lo sguardo attento e la postura ancora fiera nonostante l'età.
Aveva i capelli grigi ben pettinati, un paio di baffi curati e indossava una giacca militare impeccabile, decorata con medaglie che raccontavano una vita di servizio e sacrificio. I suoi occhi, seppur segnati dal tempo, conservavano quella scintilla di disciplina e orgoglio che lo avevano sempre contraddistinto. Parlava con voce calma e autorevole, ma c'era una gentilezza sottile nei suoi gesti, come se il peso degli anni avesse ammorbidito il rigore del soldato, lasciando spazio all'uomo.
<< Dottore, grazie per essere venuto alla mia festa di pensionamento >> lo ringraziò il vecchio e baffuto uomo, che altri non era che il Brigadiere Lethbridge-Stewart, l'uomo all'interno del Cyberman e unico sopravvissuto dopo il sacrificio di Danny Pink. << Soprattutto perché sei venuto più volte >> continuò, indicando gli altri Dottori.
<< Beh... >> gli rispose Andrey, cercando di sembrare il più simile possibile al Dottore che impersonava. << Lo sai che sei uno dei miei più vecchi amici >> concluse, tenendo le mani nelle tasche e sfoggiando un sorriso quasi pazzerello.
<< Lei è troppo gentile, Dottore. >>
<< Vero. Oppure... tutto ciò non è reale >> disse lui, indicando intorno.
<< Che cosa intende dire? >>
<< Beh... si guardi attorno. Abbiamo una macchina del ventunesimo secolo accanto a una del secolo scorso. Colleghi morti da tempo che parlano con quelli nuovi. E sua figlia Kate, lì che gioca piccola e innocente... sai che ormai non lo è più da tempo. E no... >> lo zittì prima che potesse ribattere. << Non sono stato io a portare tutte queste persone dal flusso temporale >>.
Spaesato e confuso, il Brigadiere si sedette sulla prima sedia che trovò. Sapeva fin dall'inizio che c'era qualcosa che non andava in tutto quello. Lo sentiva dentro, nelle ossa. Era come quando si sta bene, ma si percepisce che c'è qualcosa che non torna — un senso di disagio che non se ne vuole andare.
<< Se quello che dice è vero, Dottore, allora... dove mi trovo adesso io realmente? >>
<< Non te lo ricordi? Cyberman, morti che tornano, il Maestro che ora è una donna vittoriana? Kate? >>
In quel momento gli ritornarono in mente i ricordi, seppur frammentati, di quando era risorto come uno di quegli orribili robot e aveva salvato sua figlia dallo schiantarsi al suolo. Era così orgoglioso di lei in quel momento. Kate aveva seguito le sue orme, alla fine...
<< Come mi libero? >>
<< Sfruttando la tua umanità. Dimostragli chi comanda, Brigadiere! >> Detto ciò, Andrey si alzò e si incamminò verso Wanda.
<< Dottore, lei non resta con me? >>
<< Purtroppo devo uscire da qui, altrimenti il mio piano non funzionerà. Addio, Brigadiere! >>
<< Addio, Dottore! >> lo salutò l'altro con uno sguardo determinato.
Mentre tornava da Wanda, il biondo fu assalito da un potente senso di tristezza. Quell'uomo, solo e in balia di un terribile nemico, aveva appena detto addio al suo più caro vecchio amico — che però non era davvero lui. Ed era... beh, triste. Anche se forse doveva stringersi la mano da solo per le sue doti attoriali.
Giunto accanto alla sua amica, notò che il posto ora era più spoglio. Le persone stavano svanendo piano piano e il cielo aveva perso la sua brillantezza.
<< Andiamo >> disse fredda Wanda e il biondo si ritrovò ancora una volta nel mondo reale. L'Avenger, madida di sudore, si accasciò a terra per lo sfinimento, mentre Ultron urlava e si dimenava. Da fuori le fiamme si poteva sentire lo stesso urlo straziante che suonava molto come un << Nooooo!!! >>
Dopo di che, l'urlo cessò di colpo e la sua testa esplose.
<< Ma che cazzo... >> sbottò Daryl, anche se era contento che quell'incubo fosse finito.
Cisco si accasciò a terra, facendo ridere River. << Mai più! Mi manca il mio letto a tema Star Wars... >>
L'archeologa andò da Quark e gli disse: << Non ci credo che non mi hai consultata per il tuo piano, visto che di Cyberman ne so più di te. Dopotutto ci vivo in quel mondo. >>
<< Scusa River, ma non è così >> disse lui, e lei lo guardò con un misto di sorpresa e offesa. << Non so in che punto della timeline ti trovi, ma basandomi su ciò che so io, questi Cyberman vengono dal tuo futuro. Quindi com'è che dici sempre? >>
<< Spoiler >> rispose lei con un sorriso e il biondo annuì.
<< Sapete? >> Cisco attirò la loro attenzione, mentre si metteva a sedere, non prima di essersi assicurato che Wanda, sdraiata accanto a lui, stesse bene. << La numerazione degli universi detta da Samarium fa schifo. Ci penso da un po', ma non sarebbe meglio una dicitura più precisa? >>
<< Dicci che hai in mente >> Andrey ora era curioso e non era l'unico.
<< Branco di idioti! >> li richiamò con la sua voce cavernosa Samarium. << Non è ancora finita... >>
In quel momento, un terribile boato, seguito da un terremoto e un'energia blu che li investì e fece cadere a terra e dal suono pericoloso del cedimento del palazzo sotto di loro, li fece preoccupare non poco.
Subito Cisco aprì un portale per evacuare chi di loro non sapeva volare. Samarium e Andrey invece volarono via di lì, dirigendosi in tutta furia verso l'epicentro del boato.
Si trattava di un laboratorio e si poteva vedere uno degli Ultron tenere ferma una manovella di uno strano aggeggio che fluttuava di azzurro.
Samarium lo schiacciò con il suo piedone, mentre il biondo tentò di spegnere quell'affare, ma l'energia blu lo scagliò contro il muro, sfondandolo.
Gli altri arrivarono subito dopo con l'ennesimo portale di Cisco — il quale cominciava a risentirne — e si precipitarono verso il congegno, stando ben attenti a non cadere, visto che barcollavano come ubriachi per colpa del terremoto. Wanda, usando le ultime energie rimaste, fece fluttuare l'aggeggio a terra e lo smontò con i suoi poteri, facendo finire quel caos. La pietra azzurra all'interno fluttuò con calma verso il terreno, ma prima che lo toccasse fu presa dal vecchio, tornato in forma umana.
<< Quella è... il Tesseract? >> chiese Wanda, seduta su una maceria lì vicina.
<< È vero, sembra la Gemma dello Spazio >> disse Andrey, appena tornato.
<< Abbiamo vinto adesso, è vero? >> chiese Cisco.
<< Così pare >> sbuffò la tartaruga.
<< Sì, abbiamo vinto... ma non del tutto >> li fulminò Samarium. << Abbiamo evitato l'incursione, quella che avrebbe creato il mondo da cui vengo, ma questo terremoto sarà stato sentito ovunque, in tutto il multiverso e avrà creato delle brecce. I confini dei mondi sono indeboliti adesso! >>
Tutti sembravano tesi, certi che quel giorno, quell'evento avrebbe cambiato le loro vite per sempre.
<< Se tu vieni da un futuro che non esiste più, perché stai ancora qua a rompere le palle? >> gli chiese Daryl, senza peli sulla lingua.
<< Perché il viaggio nel tempo è strano >> gli rispose River, che ormai era un'esperta in materia. << Forse svanirà tra pochi minuti, tra qualche anno... o mai. >>
<< La vera domanda è: vecchio, sei un demone? >> gli chiese Andrey, che non aveva scordato il possente demonio blu.
<< No. Sono quello che i demoni se li pappa a colazione. Sono un Demon Hunter, o almeno lo ero prima che il mio mondo andasse a puttane. Ora... se volete scusarmi... >> strinse la pietra blu e scomparve in uno sbuffo dello stesso colore.
<< Ma scherziamo?! >> sbottò Raffaello. << Ci lascia così da soli? >>
<< Vi porto a casa io, tranquillo >> Cisco tranquillizzò tutti, << ma prima potreste venire nel mio universo? Così vi darò degli estrapolatori che ci permetteranno di incontrarci se ce ne fosse bisogno >> propose, e gli altri annuirono in accordo. << Inoltre sono davvero stanco e ho bisogno di riposarmi. >>
<< Non dimenticate qualcosa? >> Daryl li guardò severamente e River gli fece un prelievo di sangue a sorpresa — quasi come un'imboscata — che lo fece saltare di lato, preoccupato.
<< Analizzerò il vostro virus e troverò un vaccino. Una volta fatto ciò, tu e il tuo gruppo potrete traslocare,ma solo allora, intesi? >>
<< Dove pensi che vada tanto? Comunque ok, grazie... >>
<< Ma non siamo stati vaccinati da Samarium? >> chiese Wanda, giustamente confusa.
<< Non proprio. Ho analizzato il mio sangue: siamo stati immunizzati. Tuttavia, loro il virus già lo hanno e va debellato >> spiegò con pazienza River e la strega annuì.
L'arciere osservò i suoi nuovi amici andare via dalla sua realtà, con il magone addosso. Non era certo che sarebbero tornati. Perché avrebbero dovuto? Erano brave persone e tutto, ma chi vorrebbe preoccuparsi del suo schifoso mondo?
Sbuffando, si incamminò, non notando che accanto a lui un piccolo ragno robotico con il simbolo H sulla schiena aveva osservato tutto... per poi sparire in una crepa.
––––––•––––––
L'energia blu, accompagnata dal terremoto, si propagò oltre quell'universo, arrivando a toccare ogni mondo possibile come una marea in piena tempesta, indebolendo i confini tra un universo e l'altro.
Terra-13
Flash correva verso casa, pensando a quanto fossero state assurde le ultime ore. L'attacco della strana creatura, la scomparsa del suo migliore amico, la morte di Superman e la battaglia contro Morgana. Così poco tempo e così tanti eventi significativi che, in un modo o nell'altro, avevano lasciato una profonda ferita nel mondo... una ferita che forse non si sarebbe mai ricucita del tutto.
In quel momento un potente terremoto lo destabilizzò, seguito da ciò che sembrò una tenue energia azzurra che lo attraversò, quasi fosse una cupola luminosa. Gli allarmi delle auto iniziarono a suonare all'impazzata, mentre i cani abbaiavano con foga. Per fortuna, dopo pochi secondi, tutto tacque e tornò la normalità. O almeno così sembrava... perché Barry provava una forte, inspiegabile sensazione di disagio.
<< Che giornata... >> sospirò, passandosi la mano destra sul viso, per poi sfrecciare ancora una volta verso i laboratori STAR.
Terra-14
Quando Natasha raggiunse Steve, lo trovò affacciato a uno dei tanti balconi del castello. Il supersoldato aveva lo sguardo triste e perso nel vuoto. Con un leggero sorriso gli si mise accanto e i due si limitarono a osservare il mare insieme. Era uno spettacolo degno di essere condiviso con l'uomo di cui, già da un po', si era resa conto di essere innamorata.
Il loro piccolo angolo di serenità fu interrotto da un forte terremoto che li destabilizzò. Natasha, che si era stupidamente seduta sulla ringhiera, perse l'equilibrio e precipitò di sotto.
<< Nat! >>. Con un urlo, Steve si lanciò nel vuoto, la afferrò al volo e la avvolse con il suo corpo, schiantandosi sul balcone più grande sottostante. Sentì il dolore propagarsi ovunque, ma la sua resistenza fece il resto. Quando trovarono la forza di rialzarsi, si accorsero di avere solo qualche taglio e livido sul volto e sul corpo, ma nulla di grave.
Quando Sam li raggiunse, allarmato, urlò: << Ragazzi, che cosa era quella strana energia blu? >>. Ma quando vide i due, silenziosi e contemplativi, godersi la reciproca compagnia all'ombra del balcone, decise di rimandare le domande a dopo.

Sembravano stare bene... e persino felici. Una sensazione quasi aliena negli ultimi mesi.
Dall'interno del castello si sentì il padrone di casa sbraitare contro un certo Avalanche per aver causato il terremoto, mentre l'accusato, altrettanto furioso, si difendeva urlando ancora più forte.
Sbuffando, l'Avenger tornò dentro, desideroso di prendere un'aspirina per il mal di testa.
Terra-9
Quando una parte delle fogne sotto New York crollò davanti a Leonardo e ai suoi due fratelli, il ninja dalla benda blu si ritrovò a imprecare mentalmente. Era stanco: la ricerca del fratello li aveva provati più del dovuto, ma dove diavolo era finito Raffaello? Il terremoto, seguito dalla luce blu che aveva illuminato il tunnel, era stata solo la ciliegina sulla torta delle brutte sorprese. Ora dovevano pure deviare.
Per fortuna Donny, utilizzando uno dei suoi sofisticati strumenti simili a un iPad costruito con la spazzatura, trovò subito una via alternativa... ma non prima di aver sgridato Michelangelo, che stava per toccare lo schermo con le sue mani ancora unte di pizza. Perché sì, il loro fratellino doveva necessariamente fermarsi a comprare una pizza.
Con un sospiro — e un sonoro rutto tirato dal portatore della benda arancione — i tre continuarono la loro marcia verso casa... se solo non fosse stata seppellita viva insieme al loro maestro e padre: Splinter.
Terra-3
Quando i battenti in legno della sala del trono vennero buttati giù da una forza dirompente, seguita da un ruggito, Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda sguainarono le spade, pronti per la battaglia.
Si misero in formazione: il re al centro e gli altri ai lati, in una disposizione a rondine. Piano piano avanzarono verso la creatura che, con passi pesanti, si avvicinava a loro.
Era un Troll. Artù ne aveva già incontrato uno, solo che quello era un maschio... e molto probabilmente non era intenzionato a sposare suo padre. Sbuffò al ricordo di Uther, innamorato perso di quella cosa rivoltante, simile a un uomo sovrappeso e a un suino. L'aspetto più sgradevole era la sua alimentazione a base di feci e altre schifezze. Il loro avversario, se possibile, aveva un odore ancora peggiore e i capelli unti e sudati erano coperti da un elmo rozzo, così come lo era la sua armatura sul corpo lardoso e nerboruto.
Gli occhi del grottesco essere brillarono d'oro, ma anche di preoccupazione, visto che voltò lo sguardo verso le finestre, che vennero subito infrante da un'energia blu accompagnata da un terremoto che li fece barcollare.
L'istinto guerriero di Artù si attivò e, guidato da una mano invisibile, lanciò Excalibur come una lancia, dritta alla testa del Troll, che stramazzò a terra. A volte la fortuna era dalla sua parte e gli offriva l'occasione perfetta, anche se... che cosa era appena successo?
<< Bel colpo! >> si complimentò Galvano con un sorriso, mentre si accingeva a controllare chi di loro fosse più vicino alle finestre quando si erano spaccate.
Artù, dopo aver annuito con un cenno, andò verso l'unica cosa che gli importava davvero: sua moglie, che si era svegliata e si guardava attorno confusa, per poi illuminarsi in un radioso sorriso quando lo vide.
Quando si baciarono, il sole li avvolse, generando un'atmosfera magica. Era come se, almeno per una volta, il mondo girasse per il verso giusto. Rachel e i cavalieri li osservavano orgogliosi e contenti. Poi lo sfacciato Galvano si avvicinò alla rossa con fare malizioso:
<< Se vuoi, possiamo baciarci anche noi e... >> ma fu bloccato da Percivall, che lo trascinò via di peso, mentre Elyan lo rimproverò scuotendo la testa:
<< Dovevi proprio rovinare il momento, eh? >>
Lancillotto si limitò a sorridere, felice di quel raro momento di pace.
<< Quel coso >> Rachel gli si avvicinò e indicò il Troll che giaceva morto poco più in là e che purtroppo continuava a emanare un odore orribile, contrastato solo dalla felicità del momento. << Che cosa è? E come mai vi seguiva? >>
<< Non lo sappiamo, My Lady >> si inchinò leggermente lui e lei lo bloccò mettendo le mani avanti.
<< Non sono una nobile >>.
<< I vostri abiti, oltre a essere strani, sembrano raffinati >> spiegò confuso lui. << Siete forse la figlia di un ricco mercante, allora? >>
<< No, questi sono abiti della mia epoca. Ora... puoi rispondermi? >>
<< È un Troll e lo abbiamo trovato in giro per la città una volta che siamo apparsi qui >> le spiegò. << Ci segue da allora >>.
<< Oltre al Troll, avete trovato qualcun altro? >> chiese Artù, che si era avvicinato mano nella mano con la sua sposa. Ginevra abbracciò con affetto Lancillotto, che ricambiò, anche se...
<< Sire >> il cavaliere puro si inchinò. << L'ultima volta che ci siamo visti ero stato resuscitato da Morgana. Vi era lei dietro al bacio tra me e Ginevra, quindi vi prego di perdonarmi, se può... >>
Artù sospirò. Il tradimento bruciava ancora, non più come un tempo, ma era una ferita che non avrebbe dimenticato mai. Certo, le cose con Ginevra si erano sistemate, ma non si erano mai del tutto ricucite... almeno fino a quel momento. Morgana... ovvio che vi fosse lei dietro. Avrebbe dovuto capirlo, visto che lui stesso era stato manipolato dalla magia.
Allungando la mano con gesto fraterno, i due ricucirono il loro rapporto e ben presto gli altri cavalieri si strinsero intorno a loro, sorridenti.
<< No >> disse Lancillotto, attirando gli sguardi di tutti. << Oltre a noi, la città sembra deserta >>.
<< Il primo che abbiamo cercato è stato Merlino >> aggiunse Galvano. << Siamo andati nello studio di Gaius e altrove, ma nulla >>.
<< Avete provato la taverna? >> sorrise Artù, divertito e beffardo. << Magari quel servo pigrone sarà lì a divertirsi >>. Ovviamente aveva capito che la scusa della taverna serviva a coprire ciò che faceva davvero, ma era sempre divertente prenderlo in giro. << Scherzi a parte >> il biondo tornò serio e spiegò loro che si trovavano nel futuro. Che fossero morti lo avevano già intuito, ma il numero di secoli trascorsi li scioccò.
<< Milleseicento anni? >> chiese un'incredula Ginevra.
<< Secolo più, secolo meno, sì >> annuì Rachel. << Nella mia epoca, ovvero il presente, voi siete un mito e visto che Camelot era celata, non esistono fatti storici concreti che attestino la vostra effettiva esistenza >>.
<< È triste... >> disse Elyan. << Noi abbiamo lottato, abbiamo vissuto e siamo solo un mito? >>
<< I miti sono più forti della storia >> intervenne Galvano. << Le leggende vengono cantate e le gesta degli eroi rimangono nei cuori delle generazioni successive. Quindi, amici, siamo stati fortunati a essere un mito e non solo un nome su un libro >>.
<< Però sei più sveglio di quello che sembri >> lo prese in giro Rachel e lui le fece l'occhiolino, facendola sbuffare.
<< Sono stata io >> intervenne Ginevra, seria. << Dopo la tua morte, Artù, Camelot non era più la stessa. Era come se ti stesse seguendo nella tomba. Ho fatto del mio meglio, ma quando anche Gaius ci lasciò e Merlino iniziò a vagare per i regni, tutto sembrava più grigio >>. La sua espressione era triste e abbattuta. << L'arrivo dei Sassoni fu il colpo fatale. I regni caddero uno dopo l'altro, e capii che era la fine. Così chiesi a Merlino — che tempo addietro mi aveva parlato della profezia che diceva che un giorno saresti tornato — di congelarmi nel tempo e, nel frattempo, di celare il regno dal mondo esterno, in modo che quando ci saremmo rivisti avremmo avuto ancora una casa e un regno a cui tornare >>.
Leon annuì: era l'unico ancora vivo all'epoca, anche se non fino alla fine, visto che fu una delle vittime di quella guerra. Gli altri, in primis Artù, sembravano abbattuti.
<< Aspetta... in che senso Merlino ha celato il regno? >> chiese confuso Elyan.
<< Merlino è uno stregone, il più potente mai esistito e nostro alleato >> spiegò Artù. Gli altri lo guardarono a bocca aperta. Sul serio stava parlando bene di uno stregone? I tempi erano davvero cambiati.
<< Lo sapevo >> alzò le spalle Galvano, anche se era un po' ferito che il suo migliore amico non glielo avesse mai detto. Ma ne comprendeva le ragioni. Alla fine ci era arrivato da solo e aveva taciuto.
<< Dopo la tua morte, ho reso pubblica la sua natura, elogiandolo come un eroe >> rivelò Ginevra. << Gli proposi di restare al mio fianco come amico e Stregone di Corte, ma lui rifiutò e partì. Quando ci ritrovammo, era il Re di Nemeth >>.
<< Cosa? >> Artù era scioccato. Merlino... re? Anche gli altri lo erano.
<< Si sposò con Mithian >> Gwen sorrise al ricordo. << Erano così belli insieme >>.
<< Nemeth fu l'unico a non cadere per mano dei Sassoni >> intervenne Leon, con occhi nostalgici. << Temendo la potenza del Re Stregone, noto anche come il Re Verde. Combattemmo insieme una volta e mi fu difficile credere che... beh, fosse Merlino. Ma suppongo che tutti noi cresciamo >>.
<< Sinceramente non ho mai sentito parlare di Nemeth >> rivelò Rachel. << Quindi deve essere caduto poco dopo, o aver cambiato nome >>.
<< Merlino dov'è? >> chiese Lancillotto.
<< In ritardo, come al solito! >> Artù sorrise, guardando l'ingresso.
Merlino era lì, fiero, con il bastone e il mantello blu che svolazzava spinto dal vento che entrava dalle finestre distrutte. Sotto, Artù poteva notare abiti moderni e ovviamente notò il sorriso ebete, ma felice che portava.
<< Quanto sei teatrale >> sbuffò una voce che fece raggelare i cuori di tutti. Morgana entrò come una dea, squadrandoli con malcelato odio. << Vedo che la Compagnia dell'Anello è al completo >>.
<< Quanto tempo, ragazzi... >> intervenne Merlino. << Come potete vedere, vi siete persi molte cose... >> Con un semplice gesto della mano, i vetri tornarono al loro posto, ricomponendosi come un mosaico magico; il corpo del Troll scomparve in un vortice e la Tavola Rotonda con le sedie annesse apparve dalla stanza accanto, posizionandosi al centro, bella e fiera come un tempo. << Parliamo >>.
Terra-0
Lo scontro contro Ethan si trasformò ben presto in un'acchiapparella, dove lui era il cacciatore e loro le prede che non dovevano farsi disintegrare. Dopo essere stato colpito da Mew, aveva alzato la guardia e ora era di nuovo praticamente inattaccabile.
Itachi si avvicinò a Ruby e le fece cenno di lanciarlo contro il nemico. Lei, seppur titubante, annuì, poi lo afferrò come fosse un pezzo di stoffa e lo scagliò contro Ethan. Prima che il Pilastro potesse toccarlo, il ninja divenne intangibile per pochi secondi, attraversandolo. Ruby, approfittando della confusione dell'avversario e avendo intuito il piano dell'amico, impregnò il braccio destro di Haki dell'Armatura e sferrò un destro devastante. Sentì chiaramente il rumore delle ossa del naso che si frantumavano e il Pilastro venne scaraventato contro un albero della foresta che delimitava il ring.
Con il naso sanguinante e il volto deformato dall'odio, Ethan espanse la sua energia viola come una grande cupola, con l'unico scopo di eliminarli tutti in un colpo solo. Thomas si fece avanti e, con un movimento delle mani, provò a evocare la Dimensione Specchio, sperando di intrappolarlo per sempre al suo interno.
Quando la dimensione si espanse, come un mosaico di realtà pronto a collidere con la distruzione, un potente terremoto annunciò l'arrivo della cupola blu che stava solcando il multiverso. Quando le due energie si scontrarono con la dimensione magica, questa si frantumò come vetro rotto e tutti si ritrovarono in ciò che sembrava un quadro impressionista moderno: frammenti di specchi fluttuanti che mostravano immagini diverse, alcune normali, altre assurde — come un gruppo di nomadi che cavalcava balene marroni e quadrupedi nel deserto — in mezzo a una zona quasi completamente viola, mescolata a pezzi del luogo reale, foresta compresa.
Il gruppo, però, non ebbe il tempo di godersi quello spettacolo: ognuno di loro, eccetto Itachi, Ruby ed Ethan — che si erano spostati rapidamente al limitare della piccola radura — precipitò all'interno di uno dei frammenti. Una volta terminato quel delirio cosmico, che si concluse come un vortice che ripristinò la realtà, tutto tornò alla normalità.
Le due Leggende rimaste si guardarono attorno, preoccupate sia per i loro amici che per il fatto di essere rimaste sole contro quel pazzo che si stava avvicinando di nuovo, con lo sguardo più sadico che mai. Ruby notò che anche la loro nave era sparita. Con un sospiro si preparò ancora una volta alla battaglia: non aveva alcuna intenzione di arrendersi proprio ora.
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Nel cielo sopra la battaglia, si materializzò dal nulla un armadietto di una piscina, che poi divenne una limousine bianca, un vaso e tante altre diavolerie: sembrava un'essenza che non sapeva che forma prendere. All'interno, Emilia girava freneticamente attorno alla console che emetteva fumo, cercando di stabilizzare la sua nave. Che cosa le era successo? Sembrava quasi fosse stata colpita da qualcosa... ma cosa? C'erano momenti in cui avrebbe davvero voluto avere il super cervello dei Signori del Tempo.
Per sua fortuna il TARDIS sapeva autoripararsi da solo e sperava che anche questa volta lo avrebbe fatto. Quantomeno, dopo un colpo secco a una leva, l'interno smise di tremare.
<< In questa realtà non ci si annoia mai, eh? >> chiese ironico Alan, mentre apriva la porta per osservare dove li avesse portati il segnale d'allarme che stavano seguendo.
In basso si vedeva una piccola radura in mezzo a una foresta. La radura sembrava in parte scomparsa... o meglio, distrutta e in ciò che ne rimaneva c'erano tre figure. Utilizzando la sua vista da rapace, Alan poté distinguere un ragazzo dal volto estremamente antipatico che stava affrontando quelli che sembravano i diretti discendenti di Rufy e Naruto. Sì, non c'erano dubbi: Cappello di Paglia era praticamente il mentore di suo figlio, quindi non poteva sbagliarsi. Osservò ancora una volta l'altro individuo e, quando notò l'energia viola, si bloccò. Lui era...
Non perse un secondo di più. Dopo essersi lasciato cadere nel vuoto, evocò una piccola sfera d'acqua nel palmo della mano destra e la lasciò cadere a terra. Appena toccò il suolo, la sfera si espanse come uno tsunami che allagò immediatamente tutto quanto. Raggiunto il piccolo lago impetuoso da lui stesso creato con un sonoro splash, il rosso assunse le sue vere sembianze: un gigantesco nibbio umanoide blu. Due grandi ali si estendevano dalla sua schiena e il suo corpo, alto e possente, superava i tre metri.
Nuotando più veloce di un jet, afferrò i due probabili discendenti dei suoi vecchi amici, che stavano lottando contro la corrente da lui generata e li portò in volo davanti al TARDIS, che nel frattempo sembrava aver stabilizzato la forma esterna , quella della limousine bianca. Nick era sul ciglio dello sportello e lo osservava a bocca aperta.
<< Che figata! >> urlò, ammirando l'imponente aspetto del suo salvatore. Le piume che lo ricoprivano scintillavano sotto la luce del Sole, riflettendo sfumature cobalto e zaffiro. Inoltre — cosa strana — era completamente asciutto.
Dopo aver passato i due a Nick, che li posizionò a terra, Alan chiuse lo sportello dall'esterno, poi afferrò la macchina da sotto e volò via il più velocemente possibile: voleva restare il minor tempo possibile nelle vicinanze del Pilastro della Distruzione. Inoltre... i rumori di spari ed elicotteri sempre più vicini erano il chiaro segno di ulteriori guai imminenti.
Con uno scatto scomparve, lasciandosi dietro solo un boom supersonico
Terra-13
I Difensori dell'Infinito, o almeno ciò che ne rimaneva, apparvero all'interno dei Laboratori STAR. Cisco, stanco morto, si accasciò sulla sedia davanti alla sua postazione informatica, notando che non era passato poi molto da quando era partito. Cavoli, a lui era sembrata quasi un'eternità... anche se poteva essere che il tempo negli altri mondi scorresse più velocemente, oppure aveva semplicemente perso la cognizione del tempo.
Andrey, intanto, osservava estasiato quel posto: un conto era vederlo nella serie, un conto era trovarcisi davvero! Felice, indicò il manichino dove di solito era esposto il costume di Flash: << Un giorno ne avrò uno anch'io nella Quark Caverna... o qualunque sarà il suo nome >> disse, facendo ridacchiare il latinoamericano e un po' anche Wanda.
<< Cisco! >> Vibe fu placcato da Caitlin, che lo abbracciò forte. << Ci hai fatto preoccupare a morte! >> Solo allora l'informatico del Team Flash notò H.R. svenuto nel lettino dell'infermeria.
<< Più che altro... >> Felicity indicò i nuovi arrivati. << Chi è questa gente? E perché uno di loro è una tartaruga umanoide? >>
<< I miei nuovi amici >> rispose Cisco con un sorriso, chiedendosi come mai Felicity fosse lì. Le avevano chiesto aiuto per trovarlo?
La bionda annuì, ancora confusa, poi notò attraverso il monitor di sorveglianza che Barry era appena entrato nella struttura. Decise di andargli incontro. Vedendo che il ragazzo sembrava molto abbattuto, tanto da stendersi lungo il muro, Cisco guardò l'amica: << Forse è meglio se vai anche tu. Io devo finire una cosa, poi vi spiego, lo prometto >>.
La gentile dottoressa si congedò con un leggero cenno, seguito da un sorriso calmo.
<< Ragazzi >> Vibe attirò l'attenzione degli altri, che nel frattempo si erano dispersi per la stanza. << Come vi avevo detto prima, la numerazione degli universi dataci da Samarium non mi convince, oltre al fatto che si incastra davvero male con quella che già usiamo nella nostra piccola parte di realtà. Quindi! >> li osservò uno a uno. << Visto che nel mondo di Andrey siamo opere, perché non sfruttare questa cosa? >>
<< Tipo Mondo Marvel numero tre? >> chiese confusa Wanda.
<< Sì, ma più breve e carino. La mia Terra sarà DC‑1, quella di Wanda M‑1, mentre quella di Deadpool M‑2? >> propose. << Ci dobbiamo lavorare, ma avete capito il concetto >>.
<< Ha senso >> concordò il biondo, << ma l'MCU di Wanda dovrebbe essere M‑616, visto che nei fumetti è questo il numero e il suo non è l'MCU classico, visto che ci sono i mutanti e via dicendo >>. Quark sembrò riflettere. << Ti invierò le varie Terre che sono già state classificate dai fan o dal canone nel mio mondo. Basta togliere "Terra" e metterci DC o M e ci siamo, no? >> Poi guardò gli altri. << Voi invece potreste essere tutti con l'uno: DW‑1, TMNT‑1, TWD‑1, ecc... Il mio mondo però resta Terra-0, perchè è un nome figo >>.
<< Ci siamo! >> urlò Cisco, tutto contento: così il suo sistema di numerazione non sarebbe cambiato, evitando confusioni e casini vari. Poi aprì un cassetto e tirò fuori gli extrapolatori, distribuendone uno a ciascuno. << Con questi potete tornare a casa e rivederci di tanto in tanto. Funzionano anche per comunicare a distanza >>.
Con uno sbuffo e un cenno del capo, Raffaello attraversò il portale appena creato, tornando a casa.
<< Beh... suppongo che sia stato divertente >> sorrise civettuola River, poi scomparve anche lei.
Dopo aver abbracciato Cisco, Wanda premette il pulsante che generò il varco per tornare a casa, ma qualcuno le si parò davanti.
<< Vengo con te >> la informò Wade.
<< Perché? >> chiese la strega, irritata.
<< Perché? PERCHE'? >> urlò lui, teatrale. << Sono il Gesù della Marvel, tesoro, ed è tempo che torni dove avrei sempre dovuto essere! >> guardò la "telecamera". << Non siete d'accordo? >> Detto ciò, attraversò il portale, seguito da una Wanda spazientita.
<< Giuro, adoro quel tipo >> ridacchiò Andrey. << Inoltre concordo sul fatto che dovrebbe far parte dell'universo dei film veri e propri >>.
<< Amico, tu rompi la quarta parete >> ridacchiò Cisco.
<< No, è Wade che lo fa. Ora... se non è troppo disturbo, posso conoscere Flash? >> chiese con lo sguardo di un fanboy.
<< Ehm... >> Cisco si ricordò dell'espressione triste e abbattuta dell'amico. << Forse è meglio di no. Non adesso almeno... >> gli indicò lo schermo, dove si vedeva un Barry sconsolato parlare con le ancor più tristi Caitlin e Felicity.
<< Capisco... >> disse il biondo, aprendo il portale. << Allora ci vediamo e... un consiglio: quelle telecamere usale per potenziare il quasi inesistente e inefficiente sistema di sicurezza di questo laboratorio, invece di spiare i tuoi amici. Dico sul serio... >> Detto ciò, scomparve anche lui.
Cisco dovette ammettere che aveva ragione: il suo recente rapimento da parte di Samarium era solo l'ultimo di una lunga serie di incursioni nemiche. Era davvero ora di aggiornarsi, ma prima... doveva vedere come stava il suo amico.
Mentre stava per uscire dal corridoio, una delle sue visioni gli spaccò la testa, mostrandogli per un attimo Barry che parlava di un mondo parallelo... un mondo dove aveva conosciuto Supergirl. Ma... l'eroina era di questo mondo o no? Che cosa stava succedendo?
M-616
In una delle tante vie di New York, un ragazzino di colore con un cappellino blu e una felpa bianca stava camminando con lo skate in mano, quando un urlo di disperazione echeggiò tutto intorno a lui. Spaventato, alzò la testa e vide piombargli addosso un gruppo di cilindri di cemento. Chiuse gli occhi, ormai conscio della sua fine, quando un forte vento gli strappò via il cappello e lo costrinse ad aprirli.
Ciò che vide aveva dell'incredibile: un uomo forte e prestante, con i capelli neri, un sorriso gentile e un costume da eroe blu con una grande S al centro, mentre un mantello rosso svolazzava fiero al vento. Con una sola mano teneva sospese le travi, per poi atterrare poco distante e appoggiarle a terra con delicatezza. Successivamente raccolse il berretto blu e, dopo averlo spolverato, lo restituì al proprietario, che lo guardò con un sorriso stupito.
<< Bel cappello >> gli disse l'eroe.
<< Bel costume >> ricambiò il bimbo, e l'altro sorrise sinceramente.
<< Grazie, me lo ha fatto mia madre >>.
Detto ciò, volò via, fermandosi per un attimo davanti alla Avengers Tower, che la luce del tramonto avvolgeva in un bagliore dorato, donandogli un aspetto epico.

L'uomo si rilassò un attimo ad ascoltare i suoni della città e del mondo intero, un mondo che sapeva non appartenere a lui. Poi, quando il suo udito colse il crepitare della fenditura spaziale che lo aveva portato lì — e percepì che stava per chiudersi — sfrecciò a tutta velocità verso di essa, scomparendovi all'interno.