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Prima che i mondi avessero un nome, prima che esistessero Shinigami, Hollow, Quincy o il ciclo stesso della vita e della morte, l'universo era un'unica, immensa realtà. In quell'epoca remota nacquero anche le grandi forze primordiali, manifestazioni delle leggi che governavano l'esistenza. Fra esse ve n'era una che incarnava il principio della Ricongiunzione: la naturale tendenza di ogni cosa a tornare alla propria origine. Quando il Soul King separò il mondo primordiale in dimensioni distinte, quella forza rifiutò il nuovo ordine, considerandolo una ferita inflitta all'universo. Da allora fu ricordata soltanto come l'Antico. Non era un dio, né un demone, né un sovrano. Era una volontà tanto antica da precedere i mondi stessi. Poiché la sua sola presenza avrebbe potuto dissolvere i confini appena creati, venne confinato nell'Inferno, mentre un'antica stirpe di custodi eresse il Ponte e vegliò sulla Cucitura che manteneva separata la realtà. Per millenni il suo nome cadde nell'oblio. Ma anche il silenzio, prima o poi, giunge alla sua fine.
La battaglia infuriò oltre ogni luogo conosciuto, in una terra sospesa dove il tempo sembrava aver dimenticato di scorrere. Per la prima volta dopo ere, il sigillo che custodiva l'equilibrio dei mondi vacillò sotto una forza che non avrebbe mai dovuto ritrovare la strada verso la realtà. I Custodi combatterono fino all'ultimo respiro, certi che anche quel giorno la Cucitura avrebbe resistito. Ma il destino non segue mai i sentieri che gli uomini credono di conoscere. Nel momento in cui ogni possibilità sembrava ormai esaurita, accadde qualcosa che nessuna visione aveva mai mostrato, nessuna leggenda aveva mai tramandato e nessuna volontà aveva mai osato immaginare. Fu un evento tanto inatteso da cambiare il corso di una guerra millenaria e da lasciare, persino negli occhi di chi poteva osservare le infinite possibilità del futuro, soltanto un'unica, silenziosa certezza: da quel giorno, il destino dell'universo non sarebbe più stato lo stesso.
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La pioggia cadeva incessante su Karakura Town, trasformando le strade in specchi tremolanti dove le luci dei lampioni e delle insegne si frantumavano in riflessi irregolari. Era una di quelle notti in cui il vento sembrava voler inghiottire ogni rumore, lasciando soltanto il fragore dell'acqua a riempire il silenzio. Eppure, tra quella cortina di pioggia, qualcosa si muoveva con una velocità innaturale. Un'ombra attraversava i tetti e le vie deserte, lasciandosi dietro una fugace scia azzurra che si dissolveva prima ancora di poter essere osservata davvero. Non esitava, non rallentava, come se conoscesse già ogni strada di quella città. Aveva un'unica destinazione. Oltre l'ultimo incrocio, sotto l'insegna ormai familiare di una piccola clinica, il suo viaggio era giunto al termine. La Clinica Kurosaki.
I coniugi Kurosaki avevano da poco messo a letto il loro bambino Kazui, un bimbetto di appena quattro anni, un perfetto mix tra i due genitori, quando qualcuno suonò alla loro porta... o meglio, sbatté con una tale forza che Ichigo brontolò che chiunque fosse, poi gli avrebbe ripagato la porta.
«Forse è un'emergenza.» disse Inoue, mentre si asciugava le mani nel grembiule e, rimanendo a un paio di passi dal marito, lo seguì fino all'ingresso.
I coniugi tutto si aspettavano quella sera, tranne che di trovarsi alla soglia proprio Grimmjow Jaegerjaques.
L'Arrancar dal viso affilato e dagli occhi di un blu intenso, fissò Ichigo con il suo solito cipiglio e la mascella contratta.
«E tu che ci fai qui?» sbottò Ichigo, reagendo naturalmente a quella presenza, in una spontanea posizione di difesa, benché gli Arrancar e gli Shinigami, dalla Guerra dei Mille Anni, avessero suggellato una sorta di tregua.
L'ex Espada, sempre in cerca di guai, certo non si sarebbe presentato alla porta senza un valido motivo.
«Non ho intenzione di combattere con te.» aggiunse subito dopo.
«Per quanto l'idea mi alletti... non sono qui per combattere, Kurosaki.»
Solo ora, i coniugi si resero conto che Grimmjow portava con sé un fagotto e sotto quel tessuto bianco, qualcosa si stava agitando.
«Tieni.» disse semplicemente, consegnandolo all'uomo.
Ichigo, che era leggermente confuso, sobbalzò sul posto quando, spostando il lenzuolo, vide che c'era una neonata al suo interno.
«E lei chi è?» chiese balbettando.
Grimmjow si mise le mani in tasca e fece per voltarsi.
«È mia figlia... te l'affido, crescila come tua.»
«Tu... tua figlia?» esclamarono in coro, sia Ichigo che Inoue.
Grimmjow si stava già avviando per andarsene.
«Fermati, non puoi mica consegnare così bambini e poi andartene come se niente fosse.» sbraitò Ichigo. «Come è possibile che sia tua figlia? Chi è la madre? E poi come si chiama?»
L'Arrancar si fermò, fissandolo per un lungo momento. «Non posso dirti altro, solo di prenderti cura di lei. Per il nome...» ci pensò su. «...chiamala Aoi.»
«Grimmjow, aspetta!» urlò Ichigo, alzando una mano come a volerlo fermare, ma Grimmjow se n'era già andato.
Ichigo fu tentato di provare a inseguirlo, ma la neonata si mise a piangere e in quel pianto disperato, quando la piccola aprì gli occhi, lui si accorse che erano luminosi e che la sua stessa aura aveva qualcosa di particolare, anche se non riusciva a capire bene cosa.
Tuttavia, quel particolare stato venne quasi subito sopito, come se si fosse dissolto.
«Ichigo, le farai prendere freddo!» esclamò Inoue, che all'istante prese la neonata e corse dentro casa al caldo.
Ichigo, completamente preso in contropiede, camminò all'indietro e poi richiuse la porta.
«Ma che carina.» disse Inoue, cullandola. «È piccolissima, forse ha un giorno o due.»
La bambina si agitò e mugugnò.
«Ha fame.» disse la donna, leggermente accigliata. «Ichigo, in ambulatorio abbiamo del latte artificiale?»
L'uomo non rispose.
«Ichigo!»
Solo quando la moglie alzò la voce di qualche nota, Ichigo si scosse dal suo torpore. «Va... vado a controllare subito.» si affrettò a rispondere.
Fortunatamente avevano ancora in cantina il passeggino di quando Kazui era neonato e, dopo avergli dato una ripulita e sistemato delle copertine pulite, l'adagiarono al suo interno.
Con il pancino pieno, Aoi si era addormentata tranquilla.
Inoue la fissò con occhi amorevoli, attraversata da piacevoli ricordi.
Ichigo invece sentì il bisogno di sedersi sul divano, per riflettere.
«Forse dovremmo avvertire il Gotei... non è normale questa cosa...»
La moglie si sedette al suo fianco e gli fece una leggera carezza sulla gamba, per confortarlo.
«Ma è solo una bambina... se è la figlia di Grimmjow, pensaci, potrebbe mai vivere una neonata nell'Hueco Mundo, senza rischiare ogni giorno di essere mangiata?»
«Stiamo parlando di Hollow, Inoue!» ribatté lui.
«Ma come gli Shinigami, anche loro possono generare figli.»
«Sì, ma si tratta di anime corrotte... cosa potrebbe essere mai la prole di un Hollow?»
Inoue si accigliò e fece un cenno con la testa, leggermente irritata, indicando il passeggino. «Piccola e graziosa.»
Ichigo scosse il capo, poi si chinò e portò i palmi alla fronte.
«Inseguilo, allora. Costringilo a farti dire tutto.»
«Non lo avverto più. È già scomparso e, prima di invadere l'Hueco Mundo, preferisco interfacciarmi con il Consiglio.»
«Fai come senti sia giusto... ma se ti dicono di disfartene o di farla diventare una cavia da laboratorio, mi aspetto che ti opporrai al riguardo.»
Inoue si alzò e spinse il passeggino, per portarla in camera loro.
Ichigo la guardò. Si era già affezionata a tal punto?
Attese qualche ora, sicuro che la moglie si fosse ormai addormentata, prima di entrare in camera da letto e avvicinarsi al passeggino.
Ichigo aveva la mascella indurita, lo sguardo attento e si mosse con passo felpato per non fare rumore.
Si affacciò e si prese qualche istante per osservare quella neonata che dormiva tranquilla.
Con delicatezza, allora, vi posò sopra la mano e chiuse gli occhi.
Isolando la mente, il surrogato Shinigami si concentrò sul cercare di leggerle il Reiatsu.
La prima cosa che gli arrivò fu la tipica pressione dell'energia degli Hollow, con la sua impronta istintiva e selvaggia... e in lei era particolarmente forte.
Si deconcentrò per un attimo. Allora era vero che era figlia di Grimmjow!
Ma sapeva che non poteva essere tutto lì, quindi proseguì.
C'era dell'altro, effettivamente, ma non riuscì a capacitarsi di che cosa si trattasse. Erano tracce che non appartenevano a Shinigami, Quincy o semplici umani. Era qualcosa di perfettamente immobile, come un oceano azzurro senza vento. Qualcosa di pacifico e assolutamente non corrotto, come temeva.
Improvvisamente la neonata iniziò a tossire ed Ichigo si allarmò subito. La sollevò delicatamente e con l'altra mano le massaggiò il petto, per farla calmare.
In quel momento, Aoi avvolse una manina attorno al suo indice.
A quel contatto, il cuore di Ichigo ebbe un battito più forte del normale, poi sorrise dolcemente.
«Sei proprio carina.»
Il mattino successivo, Ichigo venne svegliato dalle urla entusiaste di Kazui.
«Evviva! La sorellina!»
La sua corsa dirompente per tutta la casa faceva vibrare persino i mobili.
Ancora intontito, Ichigo si alzò e scese giù a fare colazione.
Kazui gli andò subito incontro a metà delle scale e quasi lo fece cadere nel tentativo di abbracciarlo.
«Ho una sorellinaaaa!»
«Eh? Ma che stai...» Se ne ricordò subito dopo.
Portando Kazui in braccio nel tentativo di contenere quel piccolo terremoto, Ichigo raggiunse Inoue in salotto. La moglie era dal lato della cucina, intenta a preparare delle uova all'occhio di bue.
«Buongiorno, tesoro!» disse lei, raggiante.
«B-buongiorno...» balbettò lui, per poi avvicinarsi al passeggino.
«Aoiiii!» Kazui si sporse un po' troppo con le manine, al punto che quasi si sbilanciò e Ichigo dovette rinsaldare la presa.
«Stai fermo, la sveglierai» disse, leggermente accigliato.
«Accidenti, non ho mai visto una bambina più tranquilla di lei» disse Inoue, sospirando. «Magari fosse stato così anche Kazui!»
«Cos'è questa storia della sorellina?» chiese Ichigo, mentre rimetteva a terra il figlio.
Quest'ultimo si aggrappò subito al passeggino, ancora saltellante e con lo sguardo luminoso.
«Ma nulla...» rispose lei sorridendo. «Stamattina l'ha vista... e ha semplicemente pensato che la cicogna fosse venuta a bussare alla porta.»
Ichigo si grattò la nuca a disagio. Guardò Kazui, poi si avvicinarsi alla moglie per parlare in modo che il bambino non li sentisse.
«Tu lo sai che non possiamo tenere una bambina spuntata dal nulla, vero?» le chiese, posandole una mano sulla spalla.
«E perché no?» chiese lei, quasi risentita. «Grimmjow ce l'ha affidata e, piccola com'è, posso dire di averla partorita in casa in questi due giorni.»
«Stai scherzando!?»
«Allora ci faremo aiutare dal signor Urahara. Lui sicuramente troverà un modo per farla apparire come nostra figlia.»
Ichigo si sentì totalmente spiazzato, ma non poté mentire a sé stesso: si era già affezionato a lei. Tuttavia, non poteva fare le cose in maniera superficiale. Anche se era una neonata, la sua origine era comunque sconosciuta e non poteva esporre la sua famiglia a un simile rischio.
In quel momento, il pianto di Aoi spezzò il silenzio.
Kazui incassò la testa tra le spalle. «Mi dispiace... volevo solo coprirla!»
«Ma cos'è questo baccano?» chiese Kon, anche lui appena alzato, mentre si stropicciava gli occhi con le sue zampotte imbottite.
Improvvisamente, il pulsante nella sua pancia emise il tipico suono, strizzato dalle manine di Kazui che lo afferrava.
«S-stai fermo! Mi farai uscire dal peluche!» protestò Kon, ma il bambino non lo ascoltò.
«Ecco Aoi... lui è Kon!»
Il pupazzo a forma di leoncino non si era mai sentito così tanto un semplice oggetto come in quel momento, mentre veniva strizzato per emettere suoni.
Ma si commosse quando, piano piano, la neonata parve calmarsi e, seppur ancora con la vista immatura, tese un braccino per cercare di afferrare quella strana forma che si agitava di fronte a lei.
«Ma che dolce bambolina» disse Kon, che ora non protestò più.
Era ormai chiaro a tutti. Anche se quella bambina era piombata nelle loro vite così, tra capo e collo, era ormai diventata parte della famiglia Kurosaki.
Il Gotei 13 andava ugualmente avvisato, quantomeno per far presente che d'ora in poi a casa loro avrebbe abitato la figlia di un Arrancar, e neanche uno qualsiasi.
La notizia suscitò subito un'enorme curiosità tra i capitani e non solo. Organizzarono una riunione per poter vedere con i loro occhi quella che era forse la prima figlia di un ex Espada, un Hollow modificato a suo tempo dal potere dell'Hogyoku.
Disposti in fila e composti, come richiedeva l'etichetta, i capitani attesero l'arrivo di Ichigo Kurosaki. Una leggera apprensione passò tra di loro. Che aspetto mai avrebbe potuto avere la figlia di Grimmjow? Forse qualcosa come un "demi-hollow", cioè il livello basico della loro specie, caratterizzato da un aspetto grottesco e sproporzionato? Oppure, in quanto lui era un Arrancar, la figlia partiva già da una posizione di vantaggio, come un "Adjuchas" o persino un "Vasto Lorde"?
Quando la porta scorrevole si aprì, un silenzio sospeso aleggiò nel grande dojo per le riunioni. Ichigo si presentò con un solenne inchino, poi avanzò e posò l'ovetto al centro del gruppo. Prima di aggiungere altro, si sistemò meglio il borsone con la stampa a orsetti che aveva con sé e si diresse verso un angolo della stanza per attaccare qualcosa alla spina della corrente.
I colli di tutti e tredici i capitani e dei loro vice si allungarono. Le prime a emettere un verso di stupore furono, in contemporanea, Rukia, Yachiru, Momo e Rangiku, che non ci pensarono un attimo a rompere i ranghi per attorniare Aoi e lasciarsi andare a dolci versi adulatori.
«Sembra Ichika quando era appena nata» esclamò il capitano della Tredicesima, sospirando.
«Ma guardatela con questa copertina con i fiocchetti... e questo pagliaccetto giallo» disse Rangiku.
«Non abbiamo avuto il tempo di andarle a comprare il corredino, ma per fortuna abbiamo conservato i vestiti di Kazui» disse Ichigo, grattandosi la nuca.
«Volete tornare a essere serie? Siamo comunque a una riunione ufficiale!» disse Tōshirō, incrociando le braccia, irritato per quel baccano.
Ma saltò sul posto del tutto sconvolto quando le quattro gli fecero in contemporanea segno di fare silenzio, o avrebbe svegliato la bambina.
Shunsui avanzò, con la sua solita calma svogliata che lo contraddistingueva e le mani nascoste nel kimono. Abbassò lo sguardo sull'ovetto e anche lui si lasciò andare a una smorfia divertita. Aoi aveva ancora i capelli radi e giusto un boccolo azzurro. I pugnetti erano stretti al petto e tutto era fuorché una creatura deforme e minacciosa.
«Ma sei sicuro di aver sentito bene?» chiese poi ad Ichigo. «A me non sembra un Hollow.»
«È così, toccala anche tu» rispose il surrogato Shinigami. «Constaterai che la forza che scorre in lei, seppur acerba, è la stessa di Grimmjow.»
Il Capitano Comandante si chinò ed effettivamente non poté che confermare quanto affermato. Ma anche lui sentiva che non era tutto, seppur la cosa gli risultasse sconosciuta. «E non ti ha detto chi è la madre?»
«Ce l'ha solo lasciata e poi se n'è andato. L'ha chiamata Aoi e credo che le abbia scelto quel nome solo lì su due piedi» una nota d'irritazione gli sfuggì, ma non aggiunse altro.
«Certo... la figlia di un Arrancar...» disse Mayuri, massaggiandosi il mento. «Chissà quali poteri ha ereditato, se è totalmente un Hollow o un ibrido, visto che parte della sua natura, come dite, è sconosciuta... magari facendo delle analisi...»
«No, grazie, ho già contattato il pediatra per prenderla in carico» disse stizzito Ichigo.
«Quindi avete deciso di adottarla?» chiese Shinji, il capitano della Quinta, chinando il capo leggermente di lato.
«Ormai Inoue e Kazui la considerano parte della famiglia...» Ichigo abbassò appena il capo. «E anche io.» Si morse il labbro e poi gettò uno sguardo generale sui presenti. «Urahara ci ha detto che ci darà una mano per svincolarci dalle pratiche dell'adozione, così da non dare mille spiegazioni ai servizi sociali.»
«Comunque sia, è da considerarsi un'anomalia. Benché dagli studi del capitano Kurotsuchi sia emerso che anche gli Hollow possono procreare, Aoi è la prima figlia ufficiale di uno della prole di Aizen» dichiarò Shinsui. Gettò un occhio sul capitano della Dodicesima. «Puoi fare dei controlli, purché non siano invasivi. Rimane comunque una neonata... e non credo sopravvivresti a lungo se le torcerai un solo capello» aggiunse, sentendo dietro di sé l'aura delle quattro Shinigami che già avevano attorniato Aoi con fare protettivo.
Una goccia di sudore scese dalla tempia di Mayuri, ma mantenne la compostezza. «Va bene, solo delle scansioni esterne.»
«C'è da capire perché Grimmjow l'ha lasciata» commentò Kensei, accigliato. «Dovremmo prendere contatto con l'Hueco Mundo.»
«Forse l'ha portata via appositamente da lì, altrimenti perché tanta segretezza?» si chiese Isane.
«Scusate se faccio l'avvocato del diavolo» disse Tetsuzaemon, neo capitano della Settima. «Ma non vi sembra strano che questa figlia di Hollow non vi stia suscitando nessuna nota di ripugnanza? Anche se c'è una sorta di alleanza, la nostra natura non cambia. Invece guardate... tutti già incantati. Potrebbe essere un modo per farci abbassare la guardia?»
«Io non sono incantato... sono affascinato. Si tratta di un esemplare che...» Mayuri non terminò la frase: la pressione energetica del quartetto di guardie del corpo, più quella di Ichigo, era troppo persino per lui.
«Il capitano non ha tutti i torti» commentò Soi Fon con le braccia incrociate, per poi avanzare per avvicinarsi anche lei all'ovetto e studiare la neonata. «Magari è un lupo travestito con pelle d'agnello.»
In quel momento Aoi starnutì. Soi Fon si piegò immediatamente su di lei, allarmata. «Oh, ha freddo forse?» Se ne pentì subito dopo, sentendo gli sguardi giudicanti dei comprimari per quel gesto così spontaneo.
«Volete che la metta alla prova?» sorrise Kenpachi, divertito. «Magari se la minaccio con la spada rivelerà la sua vera natura.»
«Non vorrai puntare un'arma contro un'infante!» sbottò Rukia, avanzando.
«Non ne conosciamo la natura originaria, potrebbe essere qualsiasi cosa. Magari chi si è presentato alla porta di Kurosaki non era nemmeno il vero Grimmjow» disse Shinji.
«Se mi faceste almeno prelevare un campione di sangue, potrei dirvi di più!» insistette Mayuri, facendo anche lui un passo avanti.
«E se fosse il principio del cuculo?» ipotizzò Rose. «Così, quando sarà grande e forte, porterà a termine la sua vera missione.»
«Abbiamo già avuto a che fare con bambini modificati, come Ukone, e il suo scopo, benché sembrasse un bambino innocente, era di servire un uomo che non aveva affatto nobili intenzioni» concluse Byakuya.
In men che non si dica, un'accesa discussione coinvolse i capitani, divisi tra chi difendeva la bambina e chi la vedeva come una minaccia latente.
La concitazione, inevitabilmente, produsse baccano e questo svegliò Aoi, che iniziò a piangere e ad agitare i pugnetti. Fu chiaro a tutti che i polmoni non le mancavano, perché il suo pianto riuscì ad ammutolire l'intera stanza all'istante.
In quel momento, l'orologio che Ichigo aveva al polso iniziò a trillare.
«Tempismo perfetto» commentò l'uomo con calma. «Rukia, puoi aiutarmi?»
Prese l'ovetto e portò Aoi verso il punto in cui aveva lasciato lo scaldalatte.
«Senti anche tu... ti sembra ancora troppo caldo?» chiese all'amica, mentre, chinati insieme, controllavano che il latte non scottasse, facendo cadere qualche goccia sui propri avambracci.
«No, mi sembra perfetta come temperatura.»
Tutti gli altri presenti strabuzzarono gli occhi, mentre la scena si svolgeva di fronte a loro.
«Sei molto bravo ad allattare» si complimentò sinceramente Rukia.
«Solo vecchie abitudini. Kazui al tempo aveva qualche problema ad attaccarsi a Inoue, e così dovevamo integrare con il biberon.»
Il Capitano Comandante si lasciò andare a una risata sommessa, agitando appena le spalle, per poi scoppiare in una più di cuore.
«Io direi che se il nostro Kurosaki, figlio di diversi mondi e nostro eroe, ha la sola preoccupazione che il latte per la bambina non sia troppo caldo, allora anche noi, almeno per ora, potremmo dormire sonni tranquilli.»
«Vuol dire che non proveremo a studiarla?» chiese Mayuri.
«Chiaramente non potremmo mai abbassare veramente la guardia, ma finché l'unica arma di distruzione della piccola sono solo i suoi pannolini sporchi, direi che per ora possiamo limitarci a guardarla da lontano.»
Così fu deciso. Sebbene la piccola fosse destinata a essere tenuta d'occhio per cercare di scoprirne la vera natura, per il momento non c'era motivo di strapparla all'affetto della sua famiglia.
Venne mandato anche un messaggio all'Hueco Mundo per chiedere spiegazioni al riguardo. Magari la soluzione era più semplice di quanto apparisse.
Prima di rientrare nel mondo umano, Ichigo venne invitato dai coniugi Abarai a passare il pomeriggio da loro.
La luce del sole filtrava attraverso gli shoji della loro abitazione, costruita nella maniera classica giapponese.
I tre guerrieri sorseggiavano del tè, in ginocchio, e si godevano qualche mochi. Nel frattempo, Ichika era in giardino, intenta a parlare ad Aoi nel passeggino. Anche lei, come Kazui, mostrava fin da subito molto interesse per la bambina.
«Mi chiedo davvero chi mai abbia trovato quel folle. Forse un'altra della sua stessa pasta» commentò Renji.
«Potrebbe essere Harribel o magari Nelliel? Alla fine, è l'unico maschio dominante rimasto nel loro branco.»
«No, no» rispose il marito, facendo un segno di diniego col capo. «Non ci sarebbe motivo di consegnarla ad Ichigo. In quel caso sarebbe totalmente Hollow, mentre lei ha qualcosa "di diverso" dentro di sé.»
«Sinceramente, di quello che Grimmjow e le altre facciano nel loro privato non mi interessa un fico secco» rispose Ichigo, accigliato. «Certo, però, poteva sprecare almeno due parole per dirmi se in famiglia qualcuno è allergico o ha delle malattie croniche!»
A Renji e Rukia sfuggì una risata.
«Certo che non sei davvero più quel ragazzino di quindici anni a cui prestai i miei poteri!» disse Rukia, ripensando alla notte del loro primo incontro.
«Beh... per quanto in me risieda un grande potere, rimango un essere umano. Sono anche io destinato a crescere e invecchiare.»
«Tranquillo, quando sarai un vecchio rattrappito e pelato, non ostenterò i miei muscoli e la mia folta chioma!» esclamò Renji con atteggiamento vanesio, in totale contrasto con la serietà del discorso.
«Ti chiamano nei locali a fare battute?» rispose Ichigo, irritato. Poi sospirò. «Beh, anche Aoi è di sicuro soggetta alla crescita. Da questi pochi giorni che l'abbiamo con noi ha già messo su peso, seguendo il normale sviluppo di un qualsiasi bambino.»
Si guardò nel riflesso della sua tazza di tè. «Che l'abbia voluta dare via per non affezionarsi a una creatura che, in confronto a lui, ha una vita che durerà un battito di ciglia?»
«Mammaaaa!»
Improvvisamente, il tono allarmato di Ichika fece alzare la testa a tutti e tre.
Un secondo dopo, la bambina era salita sulla piattaforma di legno e si era buttata tra le braccia della madre, completamente spaventata.
«Aoi! Le farfalle!»
Ichigo e i suoi due amici si alzarono immediatamente per correre verso il passeggino rimasto in giardino.
Il surrogato Shinigami impallidì non appena vide la carrozzina completamente coperta dalle Farfalle Infernali.
«Via, via!» esclamò, precipitandosi e cercando di scacciarle.
Queste, però, si alzavano e poi si posavano di nuovo, sia sul passeggino che sulla bambina stessa. Aoi, infastidita perché le camminavano anche sulla faccia, agitò i braccini.
Ichigo allora la prese in braccio, stringendosela al petto, ed emanò un po' di Reiatsu: quanto bastava per scacciare gli insetti.
«Sta bene?» chiese Rukia, andandogli subito accanto.
«Non mi sembra che abbia punture o graffi» disse Ichigo. «Certo, però, è strano.»
«Come lo è tutta questa faccenda» commentò Renji, impensierito, mentre si stringeva al fianco la figlia ancora scossa.
«Non sembravano ostili, però. Sembravano più che altro... attratte.»
«Temo, comunque, che sia il segno di qualcosa di più grande... e tutti noi dovremmo tenerci pronti al riguardo» concluse il marito con tono grave.
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Quando Grimmjow attraversò la grande sala di marmo bianco, sorretta da alte colonne del medesimo materiale, ignorò gli sguardi scettici di quella gente vestita con kimono dai colori più disparati.
Con il suo solito passo rozzo e lo sguardo sempre un po' annoiato, avanzò verso l'altare ove una donna con filamenti ornamentali tra i capelli e un jūnihitoe rosso dai ricami complessi era lì che lo attendeva.
«Arrancar, hai portato a termine il compito?» chiese la nobildonna, abbassando appena lo sguardo verso l'uomo dai capelli azzurri.
«Sì» rispose lui senza mostrare particolare entusiasmo, tenendo le mani in tasca.
«Ti ha seguito qualcuno nel viaggio di ritorno?»
Grimmjow schioccò la lingua sul palato. «Secondo te?»
Una leggera vena pulsò tra le sopracciglia della donna. Tra tutti quelli che potevano piombare nel suo regno, proprio un tipo scostante come lui doveva capitarle.
«A chi hai affidato la bambina del sigillo?»
Grimmjow reagì con un tic nervoso, poi distolse lo sguardo. «A un tipo che non vedo l'ora di affettare.»
La donna assunse un'espressione interrogativa.
«Perciò il più affidabile che conoscessi» aggiunse lui, abbassando la voce di un paio di toni.
«Manterrai fede alla promessa di combattere per me, finché ella non sarà pronta?»
«Non che mi aspettassi di ritrovarmi una mocciosa così, dall'oggi al domani... ma sì.» Estrasse la spada e ne appoggiò la lama sulla spalla, per poi sorridere con quel suo tipico ghigno da predatore che sta per assalire la preda. «E poi per me è tutto allenamento.»
«Molto bene, Arrancar» disse la donna, sollevando la mano in un gesto quasi teatrale. «Io, Aster, Principessa Custode della Cucitura, ti do la mia benedizione. Unisciti agli altri guerrieri e lotta con tutto te stesso, affinché gli emissari dell'Antico non scoprano mai il passaggio per il Ponte.»
In tutta risposta, Grimmjow sbuffò. «Ti bastava dirmi "va' lì e mozza qualche testa", senza tutta questa pomposità.»
Si voltò e, senza nemmeno un inchino di congedo, si allontanò tra i mormorii scioccati della corte. Aster lo fissò con occhi di brace.
«A proposito, nostra figlia si chiama Aoi. "Bambina del sigillo" era troppo lungo» disse Grimmjow, sollevando un braccio in un cenno di saluto.
Quando il guerriero varcò la soglia, Aster si lasciò andare a un sospiro stanco e si massaggiò lo spazio tra le sopracciglia. Fino a pochi giorni prima non si sarebbe mai aspettata di diventare madre, e tantomeno di generare un figlio proprio con quella specie di animale.
Una volta uscito dal palazzo dalle alte guglie bianche e appuntite, avvalendosi del Sonīdo, Grimmjow si recò verso la zona in cui era stata rilevata una frattura cosmica.
Lì, sospesi su piattaforme di reishi a forma di fiocco di neve, dei guerrieri con archi azzurri della stessa sostanza delle piattaforme erano pronti a scoccare le loro frecce. Essi però non portavano le divise o i simboli dei Quincy: benché padroneggiassero tecniche simili alle loro, indossavano abiti di tela bianca con giacche kimono e avevano i lunghi capelli raccolti in diverse ciocche.
Di fronte a loro, una luce bianca, simile a uno squarcio nella realtà, si stava allargando. Improvvisamente da essa fuoriuscì un forte bagliore rosso e un calore tale che costrinse i guerrieri a ripararsi gli occhi. Delle gigantesche catene apparvero aprendosi a raggiera di fronte a loro e delle creature simili a oni dal colore rosso, grigio o blu – a seconda del rango – si presentarono subito dopo, correndo su di esse. I loro stessi corpi massicci e irsuti portavano addosso delle catene, come segno di appartenenza al luogo da cui provenivano.
Con ruggiti ed epiteti, i mostri non ci pensarono due volte e si lanciarono immediatamente verso i guerrieri. Saltarono dalle catene e, agitando Kanabō o tirando fuori gli artigli, si avventarono su di essi. Ce n'erano di grossi e pesanti, coperti di pietra, e altri più fini e sguscianti. Non bastava un semplice proiettile di reishi per bloccarli o anche solo per farli rallentare.
Grimmjow rimase inizialmente immobile, studiando le movenze di quelle creature infernali, dopodiché sorrise con un ghigno che gli arrivava fino alle orecchie e lo sguardo gli si accese.
«Credete di provenire dall'inferno? Ve lo mostro io il vero inferno, razza di spazzatura!»
Rinsaldò la presa sulla spada e fece scorrere le dita sulla lama, così da sciogliere il sigillo del suo vero potere. «Kinshire, Pantera!»
Quel che gli avversari videro e udirono, prima di cadere trafitti e dilaniati, fu solo un lampo azzurro, canini affilati e una risata carica di malvagia euforia.
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Undici anni dopo.
«Svegliati, fratellone, è ora di alzarsi!» gridò la bambina dai lunghi capelli azzurri e ricci, così come erano di un azzurro vivo i suoi grandi occhi entusiasti.
Kazui rispose con un mugugno sotto le coperte. «Ancora cinque minuti.»
«No!»
Kazui urlò dal dolore quando, improvvisamente, Aoi saltò sul suo letto e, per la precisione, proprio sul suo osso sacro.
«Oggi c'è la maratonina, quindi devi venire a vedermi» disse la ragazzina, prendendolo a pugni sulla schiena.
«Ma non puoi andare solo con mamma?»
«Devi venire anche teee!»
«Ma ho sonno...»
«Quindi non vuoi venire a vedermi?» La voce di Aoi si incrinò leggermente.
Kazui fece una smorfia un po' annoiata e un po' dispiaciuta. Si sollevò cercando di scivolare da sotto il corpo della sorella e si mise a sedere. Aoi era inginocchiata con il labbro pronunciato e tirava su con il naso, cercando di trattenere i lucciconi.
«Ma certo che ci vengo, non preoccuparti» le disse con tono gentile, accarezzandole la testa. «Tu intanto scendi a fare colazione, mentre io mi preparo.»
«Siii!» esultò Aoi, sollevando le braccia al cielo. Poi con decisione afferrò Kon, al quale sfuggì un verso soffocato, e corse via.
Kazui sospirò e si grattò la nuca, per poi sorridere leggermente. Sua sorella era davvero un piccolo terremoto. A pensare che quando erano più piccoli era considerato lui quello più chiassoso! Ora era totalmente il contrario.
Era una bella giornata di primavera e il sole filtrava caldo attraverso le tendine di pizzo.
Aoi mangiò di gusto la sua ciotola di riso, mentre sua mamma le ricordava che doveva respirare tra un boccone e l'altro. Aveva indosso la divisa scolastica delle elementari, ma accanto a lei c'era il borsone contenente gli abiti sportivi che avrebbe indossato per la maratonina.
«Ragazzi, siete pronti?» chiese poi Inoue, una volta che anche Kazui fu pronto per uscire.
Il figlio si limitò ad annuire, mentre Aoi rispose con un ennesimo grido di esultanza mentre correva verso il cancello. Era assolutamente sicura che quel giorno avrebbe vinto lei.
«Guarda che non c'è un vincitore» disse Kazui, sorridendo nervosamente.
«Io vincerò lo stesso» rispose Aoi, portando le mani ai fianchi e arricciando il naso.
Improvvisamente, un enorme Hollow dalla maschera d'osso triangolare, gli occhi rossi, la pelle ruvida e grigia e dalle spalle enormi si affacciò dal tetto di casa Kurosaki, avvolgendo tutti e tre nella sua ombra.
«No, Dondo, non puoi venire anche tu! Sei troppo ingombrante, e se qualcuno ti vedesse?» lo rimproverò Aoi con espressione severa.
L'enorme Hollow emise un verso dispiaciuto.
«Magari potrebbe fare più attenzione, stavolta» intervenne Kazui, sorridendo. «Questa volta si ricorderà di azzerare il suo Reiatsu, così anche le persone più sensibili non lo vedranno, vero?»
«È così? Stavolta starai attento?» disse Aoi, assottigliando lo sguardo.
L'Hollow scosse rapidamente il capo in segno di conferma.
«Allora puoi venire con noi!»
Inoue fece appena in tempo a girare la chiave nel cancello che Aoi era già scattata in avanti, rapidissima. Sorrideva a trentadue denti e una luce di determinazione le attraversava lo sguardo. Presto avrebbe sbaragliato tutti i suoi avversari.
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