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- 2 - UNA PESANTE EREDITA'
Il profumo del riso al curry di Kaori si era diffuso in tutta la casa, un aroma familiare che solitamente avrebbe dovuto rilassare gli animi, ma che quella sera sembrava solo sottolineare il peso dei segreti tra le pareti del salotto.
- Shin! Sayuri! È pronto, a tavola! - La voce di Kaori era ferma, con quel tono da "non ammetto repliche" che persino Ryo, seduto sul divano a sfogliare una rivista di armi, rispettava senza fiatare.
I gemelli uscirono dalla stanza quasi in sincronia. Shin era impeccabile, con la camicia ben infilata nei pantaloni, mentre Sayuri cercava goffamente di tirarsi giù le maniche della felpa per nascondere le nocche sbucciate.
Appena si sedettero, Kaori arrivò con la zuppiera fumante. Le bastò un secondo. Un solo sguardo clinico per individuare il graffio sullo zigomo della figlia.
- Sayuri Saeba. - Disse Kaori, posando la zuppiera con un rumore secco che fece sussultare Ryo. - Dove sei stata? E non dirmi che sei caduta dalle scale della scuola, perché quel tipo di escoriazione viene solo dal cemento dei tetti. -
Sayuri lanciò un’occhiata rapida al padre. Ryo alzò gli occhi dalla rivista, incrociò quelli della figlia per un istante e le fece un impercettibile cenno col mento, un codice segreto che diceva: “Non coinvolgermi, ma bel lavoro”.
Poi tornò a fissare la pagina come se fosse la cosa più interessante del mondo. Fra poco si sarebbe alzato dal tavolo e sperava che anche quella sera non sarebbe stata la solita lotta generazionale.
Mammina-chioccia Kaori contro la figlia ribelle, degna erede di City Hunter.
Il problema era, per Ryo, che a volte si dimenticava di avere anche un figlio maschio che sembrava non volere avere niente a che fare con lui. Kaori gli diceva sempre che si sarebbe dovuto impegnare un po' di più per creare un legame col figlio.
"Dai, è molto simile a Maki. So che troverai un modo per entrare in contatto con lui".
Lo spronava sempre Kaori ma Ryo dubitava delle sue capacità. Era facile con Sayuri perchè era la sua copia identica al femminile. Parlavano la stessa lingua e sapeva che segretamente andava da Umibozu a sparare al poligono perchè Kaori glielo impediva nel proprio giù in cantina.
- Mi stavo allenando con Nicholas, mamma. Parkour, lo sai che è di moda. - Rispose Sayuri, cercando di sorridere. - Un ramo mi ha colpita. -
- Un ramo? A Shinjuku Est? - Incalzò Kaori, iniziando a servire il riso. Una area praticamente abbandonata e degradata con edifici in disuso e nota zona di spaccio. - Sembri uscita da una rissa. Domani avete la verifica di scienze, lo sapete? Shin, tu hai aiutato tua sorella a ripassare? -
Shin sollevò lo sguardo dal suo piatto, ancora intonso.
- Ci ho provato, mamma. Ma pare che la biologia molecolare sia meno interessante di come si atterra dopo un salto di tre metri. -
Ryo finalmente parlò, ma lo fece guardando solo Sayuri:
- Beh, l'importante è che l'atterraggio sia stato pulito. Se non sai atterrare, la scienza non ti serve a niente in un vicolo di Shinjuku. - Disse Ryo. Inutile, era più forte di lui.
- Ryo! - Lo rimproverò Kaori. - Non la incoraggiare! Shin sta studiando duramente per un futuro vero, non può sempre finire tutto in tattiche di fuga. - Si voltò poi verso il figlio, addolcendo il tono. - Com'è andata la simulazione di chimica oggi, Shin? Il Doc mi ha detto che sei passato a trovarlo per discutere di alcuni reagenti. -
Shin sentì il calore dell'attenzione di sua madre, ma vide anche come Ryo, a quel punto, iniziasse improvvisamente a giocherellare con le bacchette, visibilmente a disagio e disinteressato all'argomento.
- È andata bene, mamma. Grazie. Il Doc pensa che potrei puntare alla facoltà di medicina. - Ryo fece una smorfia, quasi involontaria:
- Medicina. Sette anni chiusi in un ospedale a sentire odore di disinfettante. - Commentò a bassa voce, cercando di scherzare, ma il risultato fu goffo. - Non ti annoierai mai a stare sempre al chiuso, Shin? - Chiese Ryo.
Il ragazzo strinse le bacchette tra le dita fino a farle scricchiolare e poi rivolgendosi al padre disse:
- Meglio l'odore di disinfettante che quello della polvere da sparo, Saeba. Almeno per me. Non siamo tutti qui a pendere dalle tue labbra da sweeper. - E con un lampo di ira, il ragazzo si alzò da tavola prendendosi dietro la sua scodella di riso al curry.
Kaori lo guardò impietrita. Niente, come al solito, avrebbero dovuto trovare una strategia come genitori.
- Shin dai vieni qui. E' sera e si cena in famiglia. - Ma il ragazzo non la ascoltò.
Il silenzio che seguì fu interrotto solo dal rumore del mestolo di Kaori. Lei guardò Ryo con uno sguardo che avrebbe potuto piegare l'acciaio: un mix di avvertimento e delusione.
Sapeva che Ryo ammirava la determinazione di Shin, ma sapeva anche che non aveva la minima idea di come connettersi con quel figlio che non voleva impugnare una Colt.
- Continuate a mangiare, io vi raggiungo. - Disse Kaori levandosi il grembiule per un attimo e raggiungendo il figlio nelle stanze superiori. Guardò Ryo con disprezzo e monito:
- Io e te dopo parliamo. - Disse. Frase che lui avvertì come una minaccia. Un brivido freddo lo percorse. Aveva sbagliato ancora.
- Mangiate. - Tagliò corto Kaori. - E... Sayuri, dopo cena voglio vedere quel graffio. -
Sayuri abbassò la testa, mangiando con foga. Ryo continuò a guardare la figlia con una complicità silenziosa ma sapeva che il padre era nei guai. Sapeva che temeva più sua moglie adirata di un plotone di uomini armati. Una volta rimasti soli, disse al padre:
- Però, anche tu... potresti cercare di non disprezzare sempre quello che fa o che dice! Non tutti siamo sweeper come te! Lui vorrebbe che lo amassi come ami me! E' dura per noi figli portarsi in groppa il peso del tuo cognome e di quello che sei stato e sei ancora per questa città. Quando hai messo al mondo due figli, avresti dovuto pensarci! - Lo rimproverò la figlia. - Non siamo più bambini, stiamo diventando giovani adulti, ma siamo anche tuoi figli. Lui ha bisogno di sapere che tu ci sei! -
Quelle parole colpirono Ryo più di un proiettile ad espansione. Avrebbe dovuto trovare una soluzione.