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Creato il 22/08/2026, 20:26 · Aggiornato il 22/08/2026, 20:26

Capitolo 1: Emergenza Nello Sgabuzzino

@bloodymary79bloodymary79
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Pensiero di J.D.: «Ci sono luoghi nel Sacro Cuore che esistono in un limbo spazio-temporale. Tipo lo sgabuzzino al terzo piano dietro la radiologia: dimenticato da Dio, ignorato dai tirocinanti e usato dall'Inserviente per nascondere cose che non dovrebbero esistere.»

J.D. ed Elliot stavano compilando le cartelle cliniche nel corridoio deserto del terzo piano, vicino alla porta dello sgabuzzino di servizio. Un silenzio irreale avvolgeva la corsia, interrotto solo dal ronzio dei neon.

Poi, improvvisamente, le luci del soffitto iniziarono a sfarfallare.

Dal profondo dello sgabuzzino chiuso a chiave partì un suono sordo, ritmico e vibrante. Un rumore come di ingranaggi arrugginiti che stridono contro il tessuto stesso della realtà.

Vwoorp. Vwoorp. Vwoorp.

I tubi dell'aria condizionata tremarono, facendo cadere una pioggia di polvere sulle spalle di J.D.

«Lo senti anche tu?» bisbigliò Elliot, stringendosi la cartella al petto. «Sembra... un mantice rotto. O un dinosauro con l'asma.»

«Elliot, quello è lo sgabuzzino dell’Inserviente!» deglutì J.D., arretrando di un passo. «Se lì dentro c'è un dinosauro, l'ha addestrato lui per sbranarmi.I rumori cessarono di colpo. Subito dopo, dall'interno, si sentirono delle voci indistinte, seguite dal tonfo metallico di qualcosa che cadeva.

«Te l'avevo detto!» urlò una voce femminile con un forte accento londinese. «Ti avevo detto che la traiettoria era sballata! Dovevamo andare alle Barbados nel 1982 e siamo finiti di nuovo in mezzo al disinfettante!»

«Oh, andiamo, Donna! È comunque un viaggio!» rispose una seconda voce, maschile e squillante. «E guarda qui: spazzatrici, secchi zincati e un'incredibile concentrazione di drammi umani dietro la porta!»

La maniglia dello sgabuzzino scattò e la porta si spalancò.

Ne uscì per prima una donna dai capelli rossi, vestita con un giubbotto di pelle, che si sistemò la giacca con aria visibilmente irritata. Subito dietro di lei comparve un uomo alto, magro, con un abito gessato, scarpe da ginnastica e un lungo cappotto da viaggio. Si infilò un paio di occhiali da vista sul naso e sfoderò un sorriso smagliante alla vista dei due medici.

J.D. ed Elliot rimasero congelati sul posto.

L'uomo si fece avanti a falcate ampie, stendendo le braccia in un gesto teatrale. «Salve! Io sono il Dottore. E lei è la mia fantastica amica, Donna Noble.»

«Piacere, Donna» aggiunse lei, facendo un cenno rapido con la mano prima di guardarsi intorno con la testa piegata. «E questo posto ha tutta l'aria di essere un ospedale grigio e deprimente. Di nuovo.»

In quel preciso istante, il Dottor Cox svoltò l'angolo del corridoio a passo di carica, sfogliando una pila di radiografie.

«Pivello, Barbie, se siete qui a perdere tempo mentre la corsia due sta collassando, vi giuro che vi...» Cox si fermò di colpo. Squadrò Donna, poi passò all'uomo in abito gessato ed infine fissò la porta dello sgabuzzino da cui erano appena usciti. Un silenzio teso calò sul corridoio.

«E tu chi saresti?»

«E’ il Dottore» rispose JD al suo posto, come se stesse presentando un vecchio amico.

«Dottore... chi?» chiese Cox, stringendo gli occhi e scandendo la parola con puro sarcasmo.

«Solo "il Dottore"» rispose lui con estrema naturalezza.

«Oh, fantastico» sibilò Cox, incrociando le braccia sul petto e alzando gli occhi al cielo. «Semplicemente fantastico. Non solo devo gestire due assistenti con la spina dorsale di una medusa, ma adesso il reparto di psichiatria mi manda un sociopatico con la passione per la sartoria britannica e la sua compagna di merende, spuntati da uno sgabuzzino di due metri quadri.»

«Ehi, ciccio, modera i termini!» scattò Donna, facendosi avanti a muso duro e puntandogli un dito contro il petto. «Primo: non sono la sua compagna di merende. Secondo: 'sto posto puzza di cavolo bollito e candeggina, quindi abbassa la cresta!»

Cox la fissò per un secondo, palesemente spiazzato da qualcuno capace di urlargli in faccia con quella disinvoltura, poi si voltò di scatto verso J.D.

«Griselda! Mi spieghi chi sono questi due clown e perché sono usciti dal deposito delle ramazze?!»

Prima che J.D. potesse inventarsi una risposta plausibile per il Dr. Cox, un'ombra imponente si allungò lungo la parete del corridoio.

L’Inserviente fece la sua comparsa a passo lento e misurato. In mano non aveva un semplice mocio, ma una spazzatrice industriale a spinta e una cerbottana ricavata da un tubo di PVC. I suoi occhi si piantarono sul gruppo con la precisione di un cecchino.

«Qualcuno» disse l’Inserviente, con una voce che sembrava il raschiare di una pala sulla ghiaia, «ha aperto la porta sacra. La porta che conduce al mio regno di pezze umide e sgrassatore.»

Si fermò a un metro dal Dottore, squadrandolo con un disprezzo quasi artistico.

«E tu, Signor Stivaletto. Sei entrato senza permesso. Hai calpestato la cera d'api che ho steso solo tre anni fa.»

«Oh!» disse il Dottore, sfoderando un sorriso radioso che avrebbe innervosito un santo. «Un esperto di igiene delle superfici! Affascinante! Devo dire che la concentrazione di muffa atipica dietro quell'asse di legno è un capolavoro di micro-ecosistema terrestre!»

Estrasse dalla tasca interna della giacca il cacciavite sonico.

Bzzzzzzzt.

Una luce blu brillante illuminò il viso dell’Inserviente, mentre uno strano ronzio ad alta frequenza fece vibrare la spazzatrice a spinta.

L’Inserviente sbatté le palpebre due volte. Guardò il suo attrezzo, guardò il cilindro luminoso e infine fissò il Dottore.

«Mi hai appena fatto un incantesimo alla spazzatrice?» chiese con tono pericolosamente calmo.

«Ho solo ottimizzato il motore a spazzole!» spiegò il Dottore con entusiasmo. «Ora può raggiungere i trecento giri al minuto ed eliminare le macchie di colera in un millisecondo. Prego!»

«Io ti distruggo» rispose il Custode con estrema naturalezza.

«Ehi, ascoltami bene, Faccia da Mocio!» s'immischiò Donna, mettendosi di traverso tra il Custode e il Dottore con le mani sui fianchi. «Se fai anche solo un passo verso di lui con quel tubo di plastica, ti prendo quella specie di spazzolone e ti ci pulisco la macchina nel parcheggio! Ci siamo capiti?!»

Il Dottor Cox, che fino a quel momento aveva assistito alla scena con le braccia incrociate, lasciò andare un lungo, teatrale sospiro verso il soffitto.

«Vi prego, ditemi che sto sognando» disse passandosi una mano sulla faccia. «Ditemi che un'overdose di caffeina mi sta facendo avere le allucinazioni su un maniaco sociopatico che minaccia uno stilista britannico da quattro soldi e la sua spalla urlante. Marcela!»

J.D. scattò sull'attenti. «Sì, Dr. Cox?»

«Tu e Barbie non siete più due semplici tirocinanti spaventati che si nascondono dietro i paraventi, siete dei medici assistenti! Quindi comportatevi come tali!» ruggì Cox.

«Prendi questo tipo col cappotto, prendi la rossa arrabbiata con il mondo, e toglimeli dai piedi prima che l’Inserviente decida di usarli come fertilizzante per i suoi scoiattoli imbalsamati!»

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