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Creato il 08/06/2026, 20:07 · Aggiornato il 08/06/2026, 20:22

Capitolo 1: Cometa blu

@bloodymary79bloodymary79
GeneraleIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Politicamente Scorretto
  • Sangue
  • Violenza
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Da quando era uscito dal The Broken Spoke, un pub squallido e fumoso perso tra le nebbie della Pennsylvania, e si era rimesso alla guida della sua amata Ford Impala del '67, Dean non riusciva a scrollarsi di dosso una strana sensazione. Un sesto senso da cacciatore che gli pizzicava la nuca, viscido e insistente.

Certo, i motivi per avere i nervi a fior di pelle non gli mancavano: lui e suo fratello, con l'aiuto di un angelo costantemente confuso e socialmente disadattato, stavano cercando di sventare nientemeno che l'Apocalisse. Come se non bastasse, erano entrambi ricercati dalle alte sfere del Paradiso e dalle profondità dell'Inferno come i corpi perfetti, i "contenitori" predestinati, per le due divinità in guerra: Dean avrebbe dovuto cedere i suoi muscoli e la sua pelle all'arcangelo Michele, mentre Sam era la guaina designata a Lucifero in persona. Gli angeli glielo avevano spiegato con quella loro insopportabile condiscendenza: una questione di sangue, una discendenza diretta che partiva da Caino e Abele.

A Dean veniva quasi da ridere. Si chiedeva che razza di burocrati genealogici dovessero avere in Paradiso per tenere il conto di tutte le ramificazioni di quell'albero genealogico millenario. Tutte cazzate, pensò, stringendo le mani sul volante di pelle. Il mio corpo è mio, e nessuno ci abita gratis.

Al suo fianco, Sam stava riposando sul sedile del passeggero, la testa appoggiata al finestrino. Forse avevano esagerato con il whiskey di terza scelta del pub; suo fratello, nonostante la stazza da gigante, non reggeva l'alcol bene quanto lui. Dato che il sonno era diventato un lusso che raramente potevano permettersi, Dean decise di non svegliarlo, godendosi il rombo familiare del motore V8 e le note soffuse di una vecchia cassetta dei Led Zeppelin.

Stava per svoltare nel vialetto del motel di quart'ordine dove avevano affittato una stanza per la notte, quando il cielo sopra di loro si squarciò con una scia luminosa che tagliò l'oscurità. Una stella cadente. Pericolosamente cadente. E decisamente troppo blu.

«Sam, cazzo, svegliati! Ci sta per cadere una stella in testa… una stella blu?!»

Sam aprì gli occhi di scatto. Prima ancora di aver focalizzato la strada, la sua mano era già salda sul calcio della pistola infilata nella cintura. Un riflesso incondizionato che confermò a Dean che un cacciatore non dorme mai veramente, nemmeno da sbronzo; i loro sensi erano condannati a rimanere in allerta, sempre. Del resto, quello era il marchio di fabbrica di John Winchester: li aveva addestrati a sopravvivere fin da quando riuscivano a tenere in mano un coltello.

Dean pestò il freno e la frizione contemporaneamente, facendo intraversare l'Impala in una nuvola di ghiaia e fumo. Davanti a loro, proprio al centro del piazzale, una cabina telefonica blu della polizia — di quelle vecchie e anacronistiche che si vedevano solo nei film inglesi — atterrò rovinosamente con un lamento metallico che sembrava il gemito di un animale ferito.

La porta di legno si spalancò e ne uscì un uomo alto, magro, che gesticolava freneticamente e parlava da solo con un accento britannico decisamente troppo marcato.

I fratelli si guardarono attraverso il parabrezza. Qualunque cosa fosse quella roba, puzzava di soprannaturale lontano un miglio. E se era soprannaturale, era affar loro. Scesero dall'Impala in perfetta sincronia, muovendosi come ombre nella notte, le armi spianate e pronte a fare fuoco.

«Oh no, no, no! Dove mi hai portato questa volta, nel bel mezzo del nulla?» l'uomo stava letteralmente urlando contro la cabina, tirandosi i capelli castani. «Vecchia mia, o stai perdendo qualche colpo o hai deciso di prenderti gioco di me. Siamo completamente fuori rotta, sia per quanto riguarda le coordinate temporali che quelle spaziali! Sì, sì, lo so bene che mi porti sempre non dove voglio andare, ma dove devo essere, ma…»

Dean scambiò un'occhiata interrogativa con il fratello. Non riusciva a capire se si trovassero davanti a una nuova minaccia demoniaca o semplicemente a uno svitato evaso da un manicomio, completo di bretelle e cravattino rosso, che correva intorno a un pezzo di legno parlandogli come se fosse una fidanzata gelosa.

«Ehi tu! Alza le mani e dicci cosa sei!» tuonò Dean, stringendo la presa sul fucile a pompa.

L'uomo si fermò di colpo. Si voltò verso di loro, studiandoli a lungo. Era alto quasi quanto Sam, con una mascella pronunciata e gli occhi semichiusi, curiosi. Non erano neri. Nessun segno di fumo demoniaco. E, cosa ancora più irritante per Dean, non sembrava affatto impaurito.

«Ehi, amico, scusami, ma non ho proprio tempo di giocare ai cowboy con i fucili» disse lo sconosciuto, agitando una mano con fare sbrigativo. «Anche se, a essere onesti, i cappelli da cowboy mi piacciono molto. Hanno un loro fascino. Ma preferisco sempre il fez. I fez sono forti. Ora, se non vi dispiace, sto aiutando una persona che è riuscita a contattare il TARDIS, e chiunque riesca a trovare il modo di chiamare il TARDIS ha davvero un disperato bisogno di aiuto.»

«Fermo dove sei!» ordinò Sam, facendo un passo avanti e mantenendo il mirino fisso sul petto dello straniero.

Lo strano uomo si bloccò, sollevando le mani all'altezza delle spalle, ma la sua espressione era più annoiata che spaventata.

«Ragazzi, davvero, le armi non mi piacciono. Sono un tantino barbare e, per la cronaca, sono alla mia ultima rigenerazione, quindi preferirei evitare di farmi sparare proprio adesso da due tizi con la camicia di flanella. Come vi dicevo, ho del lavoro da fare e questa vecchia ragazza capricciosa mi ha mandato completamente fuori strada.»

Dean fece un cenno impercettibile a Sam. Con la mano sinistra, senza abbassare l'arma, sfilò dalla tasca della giacca una fiaschetta d'argento riempita di acqua santa. La stappò con i denti e, con un movimento fluido del polso, ne lanciò una generosa manciata dritta sul viso dello sconosciuto.

L'uomo strizzò gli occhi, sputacchiando, mentre le gocce d'acqua scivolavano innocue sulla sua giacca di tweed. Nessuna pelle bruciata, nessun fumo nero, nessun urlo disumano.

«Mi sono già lavato stamattina, grazie. Ci tengo all'igiene personale,» commentò lo straniero, tirando fuori un fazzoletto per asciugarsi il mento. «Posso andare ora?»

Sam abbassò lentamente la canna del fucile. Non era un demone. Almeno non uno di quelli comuni.

«Non hai risposto alla domanda. Cosa sei? Sembri umano, ma gli esseri umani non piovono dal cielo dentro le cabine telefoniche della polizia britannica.»

«Sono un Signore del Tempo. Piacere» rispose lui, come se stesse dicendo di essere un idraulico di Boston. «Ora possiamo finalmente parlare da persone civili senza strumenti di morte spianati? Lo spilungone ha già tolto il mirino dalla mia faccia, grazie mille, ma tu...» indicò Dean con un dito accusatorio «...tu mi sembri proprio il tipo che prima spara e poi fa domande.»

«Ci puoi scommettere il tuo bizzarro cravattino, amico,» ringhiò Dean.

Prima che la conversazione potesse degenerare, una voce vagamente familiare, squillante e decisamente irritata, risuonò dall'interno della cabina blu.

«Dottore! Sono finita per cadere rovinosamente con il fondoschiena su questa stupida ringhiera metallica... meno male che questo doveva essere il mezzo di trasporto più sicuro dell'universo! Possibile che tu non riesca mai a fare un atterraggio come si deve?»

I fratelli Winchester si raggelarono. Si voltarono lentamente verso la porta della cabina che si stava aprendo. Quello che videro li lasciò letteralmente senza fiato. Un viso che conoscevano fin troppo bene, legato a ricordi di patti, inganni e notti insonni. Un viso che non avrebbero mai e poi mai pensato di rivedere, tantomeno emergere da un trabiccolo spaziale.

«Ragazzi? Ma che diavolo ci fate voi qui?»

Troppo sorpresi per connettere i fili della logica, Sam e Dean parlarono all'unisono, le voci che si sovrapponevano nello sconcerto più totale: «Bela????? Sei tu?»

Bela Talbot incrociò le braccia, scendendo il gradino della cabina.

«Dottore, questi sono i due idioti di cui ti ho parlato. Quelli che mi hanno lasciata in albergo in balia dei mastini infernali. Sono Sam e Dean e…»

Non riuscì a finire la frase. Dean, d'istinto, sollevò di nuovo la fiaschetta e le lanciò il resto dell'acqua santa dritto in faccia.

Bela sobbalzò, cacciando un urlo di pura frustrazione mentre si ripuliva il trucco dagli occhi. «Ma allora è un vizio! Siete fissati con quest'acqua... almeno avete abbassato i fucili!»

Il Dottore osservò la scena, passandosi una mano sulla fronte, visibilmente confuso ma affascinato. «Oh. Allora vi conoscete già. Magnifico! Questo rende le cose incredibilmente più semplici. O incredibilmente più complicate. Di solito è la seconda.»

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