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Sally era alla fermata dell'autobus, un piccolo rifugio di metallo e vetro corroso, aspettando, o meglio sperando, che Teo passasse. Aveva cambiato apposta strada e si era allungata il cammino solo per poterlo vedere, o meglio intravedere. Per poter fissare un solo istante quegli occhi color smeraldo e sussurrargli un semplice ciao.
Il 12, l'autobus arancione sbiadito che l'avrebbe portata a casa, non si vedeva ancora all'orizzonte. L'aria era frizzante, un mix di arietta pungente e di odore metallico dei binari del treno che si trovavano poco distanti. Sally si strinse nella sua giacca di jeans sformata, che indossava sopra la sua maglietta preferita di No Code dei Pearl Jam, un cimelio sbiadito ma prezioso del concerto dell'anno precedente.
'Elena te lo aveva detto, sei una stupida, intanto che ci sei lo puoi anche fermare e parlargli!', ma Sally aveva paura. Le parole della sua migliore amica le risuonavano in testa, un misto di affetto e rimprovero. E come darle torto? In fin dei conti a malapena si conoscevano...
Le loro vite si erano incrociate solo per tre giorni, tre giorni magici a Roma per l'ultimo dell'anno. Un viaggio organizzato da amici comuni, un gruppo eterogeneo unito dalla passione per la musica e la voglia di festeggiare il capodanno in modo diverso, nella capitale. Si erano presentati con un sorriso imbarazzato e si erano messi a ridere quando si erano accorti di avere addosso la stessa maglietta dei Pearl Jam. Un segno del destino, aveva pensato Sally in quel momento, con il cuore che le batteva all'impazzata.
Dopo quell'imbarazzate incontro non avevano quasi più parlato, lei era molto timida quando non conosceva le persone e lui sembrava rispettare il suo riserbo, anche se Sally lo spiava di nascosto. Non aveva mai visto degli occhi di un verde così intenso, sembrava che da quel taglio vagamente orientaleggiante, che dava l'impressione che stesse sempre sorridendo, potesse scrutare le persone dall'interno.
Dopo la cena del trentuno Teo si era messo a cantare col gruppo dell'amico di Sally, Marco, che era il batterista, e al suo migliore amico Jo, che suonava il basso. Facevano cover rock/metal che passavano dagli Alice in Chains ai Metallica, passando per Radiohead. Sally aveva sentito quella voce vellutata ma bordata di metallo ed aveva alzato gli occhi verso di lui, che le aveva sorriso. Un sorriso complice, un sorriso che le aveva fatto tremare le ginocchia. Sally da quel momento aveva capito che era l'uomo della sua vita, che lo avrebbe sposato e che avrebbero avuto tanti figli e un cane. Non male per avergli parlato solo qualche volta. Quando lui era sceso dal palco le era anche andato incontro, le aveva dato un bacio sulla guancia e le aveva augurato buon anno. Da quel momento Sally aveva fatto di tutto per avere informazioni su di lui: aveva scoperto che faceva il liceo artistico, che viveva in un paese di provincia e che veniva in città col treno, per cui tutti i giorni andava a prendere l'autobus vicino alla stazione sperando di incontrarlo, o almeno di vederlo in lontananza. Perché aveva due occhi che le leggevano dentro. Perché aveva il sorriso più bello del mondo. Perché Sally dopo quella vacanza a Roma aveva perso la testa.
'Stupida, stupida ragazza! Possibile lo sbatti che ti fai per uno che a malapena sa che esisti? Dovresti piantarla e tornare nel mondo reale'. La sua voce interiore la rimproverava, un eco delle insicurezze che la tormentavano. Ma Sally era tanto brava a darsi buoni consigli, ma mai una volta che li seguisse.
Si infilò le cuffie del walkman e si mise ad ascoltare Nothing else matter dei Metallica. Era in piena estasi musicale, persa negli arpeggi di James Hatflied e Kirk Hammet, quando lo vide. E questa volta veniva verso di lei.
'Sta calma, sarà una coincidenza, starà cercando qualcuno, starà... ommerda è qui e ti sta parlando, stacca il walkman idiota!'
Sally, colta alla sprovvista, si tolse le cuffie di scatto, quasi rischiando di strozzarsi con il filo. Il walkman, un Sony nero con i tasti argentati sbiaditi dall'uso, dondolò pericolosamente tra le sue mani, ma lei riuscì a non farlo cadere. Teo la guardava con un sorriso divertito, i capelli castano chiaro e spettinati che gli ricadevano sugli occhi color smeraldo. Indossava una maglietta dei Nirvana, quella con la faccia di Kurt Cobain in bianco e nero, e un giubbotto di pelle nera aperto.
"Sally? Il neurone è collegato?"
"Scusami! Avevo il volume alto e non ti ho sentito...." 'figura di merda figura di merda figura di m.........'
"Fammi indovinare... Metallica!"
"Quando mi dirai come fai poi me lo spieghi! Hai la sfera di cristallo per caso?"
Teo sorrise. Com'era bello quel sorriso, quei denti bianchissimi e quegli occhietti all'orientale che sembravano spogliarti nuda.
"Ho sentito Marco, mi ha detto che sta organizzando per quest'estate... mi ha detto di dirtelo se ti vedevo... voleva invitare anche te ed Elena"
'O cazzo! allora hanno parlato di me! cosa dico adesso! Devi pur rispondere qualcosa! E cerca di dire qualcosa di intelligente!'
A Sally il cuore batteva talmente forte che temeva che lo sentissero tutti quelli che stavano nel raggio di dieci chilometri.
"Mi piacerebbe... ma devo sentire Elena e soprattutto la mamma... se ha intenzione di sponsorizzare!"
"Bene, fai sapere! Ora scappo o perdo il treno!"
Sally salutò con un gesto della mano. Si appoggiò alla fermata perché le gambe stavano cedendo. Chiuse gli occhi e si sentì immensamente felice... doveva correre a casa e telefonare subito ad Elena, la sua migliore amica-quasi sorella. Si erano conosciute il primo giorno di scuola ed era stato subito feeling: stessi gusti musicali, passione per l'arte ed il cinema, i fumetti giapponesi, i doc Marteen's e stesso odio per i Take That, i professori e per il borghesismo /fighettismo che dilagava nella loro classe. Elena tifava per l'amore che l'amica provava per Teo. Quel ragazzo le dava sicurezza, di cui Sally aveva disperato bisogno dato che di problemi ne aveva anche troppi, soprattutto con il cibo. Forse l'amore le avrebbe fatto bene.