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← Lo Specchio d'Ossidiana

Creato il 22/06/2026, 20:07 · Aggiornato il 22/06/2026, 20:14

Capitolo 4: IV - Principessa! Anche lei qui?

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Copertina AI
  • Infografica AI
  • Prigionia / Rapimento
  • Sangue
  • Tortura
  • Violenza
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«Ehi, chica» disse Tezcatlipoca piegando la testa all’indietro. Dallo specchio non riuscivo a vedere chi ci stesse minacciando, tuttavia ringraziai di avere un dio della discordia dalla mia parte «Con chi credi di avere a che fare?»

Chiunque fosse si allontanò con uno scatto, poi s’inginocchiò a terra in segno di rispetto.

Era una ragazzina tra i quindici e i diciassette anni, la pelle olivastra e il viso precolombiano. Portava una maglia del campo azteco, ma da quell’angolazione non capivo di quale ordine facesse parte.

Di certo la sua reazione era stata molto diversa rispetto ad altri che avevo incontrato.

«Mi scuso per la mia irruenza, Supremo Tezcatlipoca» ammise sinceramente costernata «Non mi aspettavo che aveste preso il controllo di questo corpo, me ne scuso immensamente. Se vorrete punirmi, accetterò qualsiasi vostra decisione.»

«Se vuoi farti perdonare, togliti i vestit…»

«Sommo, no!» lo fermai battendo sullo specchio prima che finisse.

«Se me lo chiede il Supremo Tezcatlipoca, non posso obiettare» disse alzandosi e facendo per sollevare la maglietta.

Mi trovai ad abbassarle le braccia d’improvviso, padrone nuovamente del mio corpo.

«Ehi, profesor!» esclamò il dio da dentro lo specchio «Non erano questi gli accordi.»

«Non molesterò mai una bambina» risposi aspro. Non avevo nemmeno fatto caso al fatto che c’eravamo scambiati, mosso dal mio istinto da zio acquisito.

«Niña?» la guardò a braccia conserte «Crescono in fretta le “niñe” in questo nuovo mundo. Comunque va bien, mi tratterrò dal chiedere esto genere di cose.»

«Graz…» mi ritrovai con la faccia schiacciata contro il tavolo e il braccio piegato dietro la schiena.

«Non-provare-a-toccarmi-Extranjero» scandì la ragazza adirata. Aveva cambiato completamente atteggiamento rispetto a quando Tezcatlipoca controllava il mio corpo.

Lasciai il fisico al dio solo perché ci liberasse dalla presa, tuttavia lo ammonii: «Non provate a chiedere oscenità.»

«Altrimenti?» chiese con un ghigno.

«Ci faccio catturare senza pensarci due volte.»

Mi guardò sorpreso, sospirò tornandosi a sedere e indicò la sedia davanti a noi con l’indice: «Siediti, chica. Discutiamo delle tue pessime scelte de vida mentre finisco il mio pesce fritto.»

«Come desidera, Supremo Tezcatlipoca» rispose ossequiosa, obbedendo senza battere ciglio.

Da lì potevo vedere che il suo ordine era il Cuauhatli, l’Aquila, gli occhi scuri che rimanevano bassi in segno di rispetto.

Molto giovane per essere in quell’ordine, soprattutto se tenevamo in considerazione l’incidenza dei sacrifici.

Che dovessi rivalutare le mie statistiche?

Tezcatlipoca le spinse vicino la ciotola di pesce fritto: «Prendine un po’, offro io.»

«Non posso accettare un’offerta da un dio…» rispose abbassando ulteriormente la testa.

«È un ordine» la ragazza si buttò in bocca tre pezzi interi «Ora, come ti chiami, chica

«Con tutto il rispetto, Supremo Tezcatlipoca, non penso che far sapere il mio…»

«Chasca! Quante volte di ho detto di non disturbare i clienti?!» esclamò la signora dietro al bancone facendola irrigidire ulteriormente.

«Ma ama, lui è…» disse alzando la testa a guardandola.

«Prova a dire un nome – anche uno solo – di una divinità azteca e finisci in punizione per una settimana» la interruppe perentoria, poi guardò noi «Scusatela, da quando è scappata di casa qualche anno fa dice cose insensate.»

«No hay problema» disse Tezcatlipoca evasivo, poi lanciò un ghigno empatico alla ragazza «Me gustan le persone che dicono tonterías» tornò a guardare la donna «Se non le dispiace, vorrei proseguire la discusión. Mi sta facendo passare en manera excelente il pranzo.»

«Se non le dà problemi, meglio lì che a cercare “sacrifici”…»

Tezcatlipoca attese che la donna tornasse alle sue faccende, poi prese un pezzo di pesce, girandoselo tra le dita come una pietra preziosa: «Perché hai provato a catturarci tú sola? Sai che non mi avresti mai gulpeado, vero?»

«Lo extranjero lo avrei battuto senza sforzo, in verità…» brontolò Chasca sottolineando quel “extranjero” come se fosse stato un insulto, subito dopo tornò docile come un Mazenpegul – un folletto italiano – estremamente grato «Sono da sola perché sono l’unica del mio Ordine.»

«Ganarse el favor di Huitzilopochtli no es facilissimo, in effetti, ma solo ? En serio? Devi essere fuerte…» commentò il dio tornando a mangiare. Chasca si morse il labbro, tendendo le braccia e serrando i pugni sulle gambe nascoste dal tavolo «O è forse successo algo

«La state mettendo in difficoltà» dissi alzando lo sguardo, poi tornai ad osservarla «Però sono curioso, come funziona il vostro “Campo”? Insomma, portate tutti la stessa maglietta, per cui immagino che veniate tutti dallo stesso luogo…»

Mi guardò schifata: «Non sono cose che ti riguardano, extranjero

«Responde» ordinò il dio dal mio corpo.

Lei abbassò nuovamente la testa: «In epoca moderna nessuno fa più sacrifici umani, ma gli dèi ne hanno bisogno per mantenere il ciclo del sole. Così hanno iniziato a selezionare i Teo-amini, dei cacciatori del divino.»

Gli occhi mi brillarono di eccitazione mentre allungavo le mani per prendere il taccuino dallo zaino.

Le mie dita si schiantarono malauguratamente contro la dura realtà dell’ossidiana.

«Sommo, posso chiederle il controllo?» chiesi speranzoso.

Probabilmente gli sembrai un bambino davanti a un barattolo di caramelle, tanto che sospirò e si fece da parte.

Rapido recuperai i miei strumenti di lavoro e iniziai a prendere appunti.

«Poi?» domandai incuriosito.

Mi guardò infastidita da quel cambio di personalità, tuttavia continuò la spiegazione: «I Teo-amini vengono scelti alla nascita, tuttavia è solo quando l’Ohtli – il sentiero – si apre che iniziano il Tlamacazcayotl – l’iniziazione, o meglio il viaggio – verso Aztlán» incrociò le braccia battendo il dito innervosita «Chi raggiunge Aztlán diventa ufficialmente Teoyāōquīzqui, guerriero, o Tlamacazqui, sacerdote, della divinità che lo ha marchiato alla nascita.»

«Aspetta, quindi non è più basato sulle tlamaliztli?» chiese Tezcatlipoca sorpreso.

«Come può intuire, trovare Ixiptla Mahuitztic di questi tempi è difficile. Quei pochi che lo diventano sono già all’interno del Tepetl, per cui non serve catturarli» spiegò ossequiosa «Lei è stato rinchiuso per così tanto tempo che non po’ saperlo, Supremo Tezcatlipoca. Mi scuso per non averglielo fatto presente prima.»

«Questo spiega perché sei l’unica Cuauhatli – No, no es verdad. Quel sanguinario di Huitzilopochtli debería essere quello que ne seleziona más

Chasca si chiuse nelle spalle, nuovamente in difficoltà.

Decisi di lasciar scorrere la mia curiosità accademica solo per toglierla dall’imbarazzo.

Quella ragazza era un pozzo d’informazioni! La mia tesi sui Campi Mitologici sparsi per il mondo si stava arricchendo a vista d’occhio. Ed eravamo solo al secondo!

A meno che anche il Valallah…

«Arrivate da soli ad Aztlán? O siete guidati da una qualche entità benevola?» chiesi lasciandomi trasportare dall’entusiasmo.

Alzò lo sguardo inviperita: «Non abusare della mia gentilezza, extranjero. Ti sto raccontando tutte queste cose solo perché è una richiesta del Supremo Tezcatlipoca.»

«In verdad interessano anche a » specificò il dio «Devo entender da chi difendermi, insomma…»

«In questo caso, risponderò con grande onore» piegò appena la testa in avanti «Bisogna arrivare da soli ad Aztlán, superando pericoli, insidie e Teoyāōquīzqui di altri ordini. Chi non riesce a raggiungere il Tepetl entro l’anno o rinuncia ad arrivarci…» si passò il pollice sotto la gola con un gesto rapido.

Rabbrividii appena mentre prendevo appunti: «Sul serio nessuno viene ad aiutarvi?»

«A volte capita che i più anziani vengano ad aiutare la nuova recluta nel suo viaggio, soprattutto se si tratta di ordini con pochi Teo-amini. Per loro è un rischio enorme, per i novellini è un supporto logistico non indifferente, ma non è visto di buon occhio: il farcela da soli è un segno di abilità, forza e determinazione» guardò il taccuino appoggiandosi sul tavolo con il gomito «Certo che scrivi tanto, extranjero

«Devo appuntarmi ogni cosa per non dimenticarla: sono tanti concetti, e molti di questi ribaltano completamente ciò che si credeva dei popoli precolombiani» spiegai estasiato «È brutale, anacronistico, probabilmente illegale… ma non avrei mai pensato di sentite temini come Teo-amini, Ixiptla o Teoyāōquīzqui usati nel presente. E senza che vengano snaturati!»

Sgranò gli occhi sorpresa: «Davvero capisci quello che dico?»

«Studio il Nahuatl dal mio primo anno di…»

Tezcatlipoca mi stoppo prendendo il controllo, alzandosi serio e dicendo: «Scusa, chica, dobbiamo hablar un momentito

Si allontanò a passo pesante, le spalle chiuse in avanti e le mani in tasca con fare contrariato.

«Ho detto qualcosa di sbagliato?» chiesi confuso.

Non rispose subito, aspettando di essere in bagno e guardandosi allo specchio.

Mi trovai ad osservarlo frontalmente senza il filtro nero dell’ossidiana, il vetro che mi rinchiudeva piatto e verticale.

«Non può far entender a un Teoyāōquīzqui che è un adulto» mi disse perentorio.

Si era appoggiato con le mani al lavandino, le braccia tese e l’espressione di chi doveva fare un discorso a un bambino dopo una marachella.

Non lo avevo ancora mai visto così nervoso da quando ero diventato il suo Ixiptla Mahuitztic e la cosa mi lasciò confuso.

Non che lo fossi da molto, in effetti…

«Perché?» chiesi senza pensarci.

«Porque se scoprono che ho abbastanza nahuallotl – potere – per togliere trent’anni di vita a un profesor universitario, ce li troveremo ancora più addosso» rispose bisbigliando «Sa cosa si può fare con tutto il teotl – energia – accumulata in cinquecento años

«Ricaricare il Sole?» dissi confuso.

«Reescribir el Sol: una figata en teoría, un casino universale en práctica. È come se con un battito di ali in España cambiasse el tejido dello spazio-tempo stesso del Cemanahuac – mondo.»

Lo guardai confuso: «Scusi, Sommo Tezcatlipoca, ma se non ha abbastanza potere per farmi tornare adulto, come può averne abbastanza per riscrivere le regole dell’universo?»

«No tengo il controllo, non il teotl. E poi il teotl sprigionato da un corazon strappato es muuuuy superiore dalla compressione del teotl in volontà codificate» mi guardò offeso «La facevo molto più sveglio, profesor

Mi tamburellai il mento pensieroso: «In conclusione, non dobbiamo far capire a nessuno che sono ringiovanito. È corretto?»

«Exactamente, o ci ritroveremo non solo gli Aztecah addosso» si girò dando le spalle allo specchio e io mi trovai nuovamente dentro l’ossidiana «Ora torniamo là fuori e…»

Il botto ci colse alla sprovvista mentre mi si raggelava il sangue.

Avevo già sentito quel rumore prima di allora, nel mio studio a Laredo.

E non era finita bene.

«I miei appunti!» esclamai battendo sull’ossidiana.

«Non credo sia esta la nostra prioridad» mi riprese Tezcatlipoca avvicinandosi guardingo alla porta del bagno.

Il rumore di tavoli ribaltati e sedie distrutte facevano da accompagnamento alle grida dei clienti e del personale che si era ritrovato dei Guerrieri Giaguaro senza prenotazione all’ora di pranzo.

«Chi lo trova per primo gli offro la cena!» si sentì tuonare da fuori. Una voce maschile e possente, simile a un ruggito felino «Mi raccomando, però, ci serve vivo!»

Tezcatlipoca estrasse il coltellino, la schiena contro il muro, un ghigno sul volto da manuale: «Vedemos come se la cavano gli Ocelotontin alora que non sono più il loro in-teouh – nume tutelare.»

«In che senso, scusi?» chiesi mentre pensavo ancora al mio zaino di libri in mano a quei barbari.

«Soy via da cinquecento años, non avevo la capacità material di seguirli mentre ero nel Tezcat– o di selezionarli come fanno ora gli altri miei nopohuan – colleghi» spiegò tenendo lo sguardo alla porta «Non so nemmeno chi sia il loro tepantlatoani adesso…» abbassò con cautela la maniglia, guardando fuori dallo spiraglio che si era appena creato «Comunque se le importa tanto, proverò a recuperare i suoi tlahcuilolli – documenti – profesor

«Ve ne sarei immensamente grato, Sommo Tezcatlipoca» sospirai di sollievo provando a guardare anch’io.

Sembrava fosse passato un uragano, con gambe di sedie che volavano ancora in giro.

Del mio zaino e dei miei appunti nessuna traccia.

«La mia comida moderna!» esclamò il dio prima di uscire brandendo il coltello a serramanico «Adesso mi sentono! Non mi si può arruinar el almuerzo e rimanere impuniti.»

Fu una frazione di secondo: sei, forse otto, paia di occhi che si spiantavano su di noi. L’età media era la stessa dei Guerrieri Serpente, ma la stazza… non c’era paragone!

In fatto di prestanza fisica ci battevano dieci a zero, in più avevano abilità di combattimento al pari dell’ordine con cui mi ero già scontrato.

I miei appunti passarono in secondo piano.

Tezcatlipoca ghigno, aspettando che lo caricassero tutti contemporaneamente, i macuahutli minacciosi che fischiavano nell’aria.

D’istinto sollevai le braccia a protezione, come se da dentro lo specchio mi potessero fare qualcosa, mentre il dio iniziò a schivare e a colpire con una capacità impressionante.

Il primo si trovò la gamba profondamente ferita, cadendo in avanti mentre noi gli scivolavamo sotto in una mossa pulita. Il secondo ricevette un calcio sotto il mento, poi, facendo perno con l’altra gamba sul suo sterno, lo ribaltammo sopra al suo compagno.

Il rumore di ossa rotte mi arrivò prepotentemente mentre Tezcatlipoca si girava sulle braccia, agganciando un nuovo assalitore e usando il suo stesso peso per abbatterlo.

«Non la facevo così atletico, Sommo» ammisi mentre si rimetteva in piedi con un’elegantissima ruota da capoeira.

«Como pensate mi sia liberato dalla presa di quell’Coatl?» rispose togliendosi la giacca e arrotolandola sul braccio, il sorriso di chi si diverte come non faceva da molto tempo «Questi sono anni di Guerra dei Fiori, anche se esto abbigliamento è particolarmente incómodo

Parò un colpo con il braccio fasciato, poi, con un movimento rapido, arrotolò la giacca sul polso del Guerriero davanti a lui e, con un calcio ben piazzato, lo butto a terra.

Mentre si rialzava gli assestò un colpo di gomito sul collo mandandolo definitivamente al tappeto.

Euforico per le vittorie appena ottenute, non si accorse del Guerriero alle nostre spalle, trovandosi stretto in una morsa spacca ossa.

Lì scoprii di sentire il dolore anch’io.

Un dolore atroce, come se mi schiacciassero sotto un menhir, reale e opprimente.

Al contrario dei Serpenti, loro non si sarebbero fatti scrupoli, e questa cosa mi terrorizzava.

Tezcatlipoca non si mosse, come se non sentisse la pressione, guardando adirato il Guerriero. Non era tanto il fatto che ci avesse catturato, quanto piuttosto l’onore ferito dello Specchio Fumante che si accendeva in piccoli fulmini di energia verde giada.

La scarica fu devastante.

Sentii l’anima stessa esplodere di calore mentre intorno a noi la luce abbatteva il nemico e accecava gli altri assalitori.

D’istinto mi guardai addosso, scoprendomi un neon luminoso vivente. Ogni fibra del mio riflesso si tendeva, contorcendosi in tic involontari.

Avrei voluto fermarlo, dirgli di smettere mentre il terrore che la mia essenza venisse carbonizzata si faceva eccessivamente concreto.

Ma dovevo avere fiducia: non mi ero sciolto la prima volta con un voltaggio molto maggiore, non sarebbe successo in quest’occasione.

O così speravo.

Alzai lo sguardo ansimando: Tezcatlipoca aveva un sorriso terrificante, gli occhi due fari che rilasciavano filamenti di energia e lacrime fosforescenti.

Sembrava di osservare del plasma puro.

Davanti a noi i Guerrieri Giaguaro impallidirono, paralizzati da quella vista spaventosa, poi, nella loro prestanza, scapparono come agnellini braccati da un lupo.

«N-non fatevi spaventare!» disse quello che doveva essere il capo. Il più anziano – vent’anni al massimo – spalle da giocatore di Rugby sotto steroidi e l’arma che gli tremava tra le mani.

Tezatlipoca si mise le mani sugli occhi, poi le riaprì: «Buh.»

L’energumeno urlò terrorizzato, scappando alla velocità di una lepre.

L’energia si spense, scaricandosi a terra e passando nell’acqua versata dallo scontro.

I pochi rimasti si beccarono una scarica elettrica da manuale che li lasciò a terra a rantolare e contorcersi. Se non fossero stati coperti di muscoli sarebbero morti folgorati.

Tezcatlipoca si guardò attorno, buttandosi la giacca su una spalla. Recuperò il portafoglio e lanciò qualche dollaro sul bancone senza nemmeno controllare quanto stava lasciando.

«Tenga el resto» disse alla donna dietro alla cassa, sconvolta per la scena a cui aveva appena assistito.

Il dio brontolò qualcosa, uscendo con la tranquillità di un attore vissuto dopo una scena d’azione.

Per un attimo sperai umanamente di sentire un “Eeeh, stop! Scena perfetta”, mi avrebbe dato la certezza che era stata tutta una finzione.

Poi l’incantesimo della sicurezza svanì e il mio corpo iniziò ad ondeggiare pericolosamente.

Tezcatlipoca si prese la fronte, stringendo gli occhi e ciondolando come fosse stato ubriaco. I piedi che s’incrociavano cercando di mantenere l’equilibrio.

«Credo… de dover dormire beagán (un po'), profesor…» sbiascicò in un misto tra spagnolo e gaelico irlandese, facendo un paio di passi in più.

Tornai a prendere il controllo nel momento peggiore, con le caviglie che s'inciampavano tra di loro e gli occhi che si ribaltavano all’indietro, schiantandoci faccia a terra sull’asfalto, tra la polvere e i detriti.

Note di capitolo

-Prossimo aggiornamento l'anno del mai il giorno del poi... 🤣🤫-

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