Sulla Sogliadel Canone

Fanfiction e storie originali in italiano: leggere e scrivere

Capitolo XIII

Copertina di Le molte vite dell'Artista
Copertina con AI

Le molte vite dell'Artista

di @sayman

Crossover, Doctor Who (fandom generico) · Classificazione: Generale · In corso

99.518 parole · 13 capitoli · 2 letture · aggiornata il 1 ottobre · nessuna recensione ›

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Artista

Capitoli

13 capitoli, dal 6 maggio al 1º ottobre

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Riassunto

Riassunto

Questa raccolta presenta brevi avventure incentrate sul misterioso viaggiatore omniversale noto come l'Artista.

Capitolo 13

In the Infinite DC

11.373 parole, circa 57 minuti

Copertina del capitolo 13

Ogni volta che J saliva sul palco, qualsiasi palco, che fosse situato sul pianeta Fateng o la State Farm Arena ad Atlanta, si sentiva se stesso, si sentiva vivo e in armonia con l'Omniverso. Adorava cantare, esprimere la sua arte ed era bello trasmetterla agli altri, anche se non in modo ossessivo. Alla fine della fiera lui non era un egocentrico che voleva tutta la gloria per sé, ma cantava solo per il semplice gusto di farlo, perché era la sua passione. Certo, era facile parlare per lui, visto che come Signore del Tempo con tanto di TARDIS poteva vivere benissimo senza trasformare la sua arte in vero e proprio lavoro, ma comunque...

Con un grande sorriso fece un passo in avanti e la luce lo illuminò, seguito dalle urla dei suoi fan. La State Farm Arena di Atlanta si apriva davanti a lui in tutta la sua imponenza: un'enorme struttura allungata, gremita fino all'ultimo posto, con migliaia di luci colorate che pulsavano come un cuore gigante. Il palco era vasto, moderno, con pannelli luminosi che scorrevano dietro di lui come onde e il pavimento nero lucido rifletteva ogni movimento, ogni gesto, ogni scintilla dei riflettori. L'aria vibrava per la potenza degli altoparlanti e per l'energia della folla, un mare di persone che agitava cartelli, telefoni e mani, chiamando il suo nome come un'unica voce.

<< Yoh gente, ascoltate ciò che ho da dire! >> La folla si zittì di colpo. << Prima di continuare, volevo ringraziare l'azienda di beneficenza Sunrise Charity Trust che ha permesso questo evento e che spenderà i ricavati di questo concerto per gli studi per guarire il cancro e non solo. Quindi un applauso, forza! >>

La folla applaudì con fervore e si sentirono delle voci che dicevano che J era proprio un bravo ragazzo, altri invece che era uno stronzo che voleva farsi bello facendo beneficenza. J sentì entrambi i commenti e non diede peso né a quelli positivi, né a quelli negativi. Se eri famoso, c'era inevitabilmente qualcuno che ti odiava perché eri ricco o cantavi bene o solo per il gusto di farlo: faceva parte del gioco, quindi tanto valeva giocare, no?

<< Inoltre per me essere qui al Birthday Bash, 2026, è un vero onore e un sogno che si realizza, quindi grazie ad Atlanta e Snoop per questa opportunità! >> La folla esultò. << Ma ora non perdiamo altro tempo! Follow The Flow!!! >>

Nuovo giorno, stesso passo

Lo lascio muovere, lo lascio andare

Ogni svolta ha un motivo

Ogni perdita ha una stagione

Stavo inseguendo la mappa

Ora mi fido dello scatto

Quando il momento dice "vai" Io dico sì, e allora brillo

Mentre cantava "Follow the Flow", avrebbe voluto dire che era un sogno essere nel conosciuto come capitale moderna del rap in molte delle Terre civilizzate, ma era anche vero che non era la prima volta che si esibiva in quell'arena: era però la prima volta che si esibiva in quella versione dell'Arena, in quel multiverso in cui bazzicava da un po'.

Prendi la mia mano, guardami mentre mi inclino

Dentro la parte che non ho mai visto

Se la strada curva, mi curvo anch'io

Qualcosa di meglio sta arrivando

Il rapper adorava iniziare da capo in una nuova realtà, lo trovava rilassante e terapeutico, soprattutto in quel periodo dove era rimasto di nuovo da solo, intrappolato nei fantasmi del passato incarnati nella sua migliore amica Anika e in sua figlia Alex, con cui aveva avuto il privilegio di viaggiare ancora una volta, ma che purtroppo aveva dovuto salutare ancora una volta.

Beh... quanto meno Alex, visto che Anika per fortuna la andava a trovare ancora abbastanza regolarmente. Quindi, per non lasciarsi sopraffare dallo sconforto, aveva deciso di ripercorrere le sue origini da rapper e scalare ancora una volta le classifiche partendo da zero... o beh, quasi.

Segui il flusso, segui il flusso

Tengo il mio cuore sulla strada aperta

Segui il flusso, segui il flusso

Lascia che mi porti dove devo andare

Oh, sono vivo quando lascio che mi guidi

Oh, posso volare quando mi fido del ritmo

Segui il flusso, segui il flusso

Tengo il mio cuore sulla strada aperta

Se quella sera era lì ad aprire il Birthday Bash, era merito del suo talento, della sua esperienza secolare in quel campo e soprattutto del buon Calvin Cordozar Broadus Jr., conosciuto dai più come Snoop Dogg, che lo aveva raccomandato come giovane talento, il che era stata un'esperienza abbastanza strana.

Dal suo punto di vista il ragazzino era proprio Snoop e il fatto che lo trattasse come un novellino, quando nel suo multiverso erano grandi amici, era una di quelle assurdità dell'Omniverso che lo facevano ancora ridere. Conosceva svariate varianti del mitico rapper: da quelle più classiche, a quella dove è davvero un cane, in una è un Muppet e vi era anche un ologramma futuristico. Tutti loro poi avevano formato il Concilio degli Snoop con un pizzico di aiuto da parte sua.

Piedi freschi, nuova prospettiva

Non combatto ciò che non posso nominare

Ho una scintilla nel petto

Ho un fuoco nei miei passi

Sono stato costruito per il cambiamento

Per le vette, per l'ampiezza

Ogni onda che cavalco

Tiene il mio sogno al mio fianco

Sapeva però quanto fosse dura la prima volta che qualcuno provava a scalare la classifica, come per il suo amico Tiago, noto anche come Crazy T, che in quel momento stava in prima fila insieme a due ragazze dall'aspetto splendido.

Sapeva però quanto fosse dura la prima volta che qualcuno provava a scalare la classifica, come per il suo amico Tiago, noto anche come Crazy T, che in quel momento stava in prima fila insieme a due ragazze dall'aspetto splendido

Una delle due era una bellissima irlandese, con capelli rossi e occhi verdi. Indossava una giacca militare verde con sotto una canottiera bianca, dei jeans blu attillati che facevano risaltare le sue curve e degli stivali marroni. Accanto a lei vi era una giovane bionda asiatica con giacca bianca, una camicetta nera mezza sbottonata che faceva risaltare non poco il suo seno. A completare il look aveva un grande cappello bianco con due occhiali da sole cool, calzoni bianchi stirati e scarpe da ginnastica bianche. J doveva ammettere che entrambe le ragazze erano davvero bellissime. La rossa sembrava una fusione tra le sue due prime versioni, una Emily sotto steroidi, ma con vibe irlandesi.

Prendi la mia mano, guardami mentre mi inclino

Dentro la parte che non ho mai visto

Se la strada curva, mi curvo anch'io

Qualcosa di meglio sta arrivando

Visto che J aveva dato al suo buffo amico giamaicano i biglietti VIP/Artist Pit per la prima fila, più altri due per eventuali amici o ragazze, le due dovevano aver sfruttato la debolezza di Crazy T verso le belle donne. Oppure erano entrate da sole e lui aveva invitato altra gente con cui ora stava parlando.

Segui il flusso, segui il flusso

Tengo il mio cuore sulla strada aperta

Segui il flusso, segui il flusso Lascia che mi porti dove devo andare

Oh, sono vivo quando lascio che mi guidi

Oh, posso volare quando mi fido del ritmo

Segui il flusso, segui il flusso

Tengo il mio cuore sulla strada aperta

J voleva bene al suo amico: era simpatico e aveva del talento con il suo rap comico, che però non riusciva a sfondare per bene nel duro ambiente di Atlanta, anche se era giovane e determinato. Ogni tanto gli dava una mano, ma non voleva raccomandarlo troppo. Conosceva l'ebbrezza di farcela da soli e non voleva togliergliela, poi se non ci fosse riuscito sarebbe intervenuto lui.

Nessuna paura dell'ignoto

Ho trovato la mia strada lasciando andare

Un passo, poi un altro

Sto diventando, non recuperando

Segui il flusso, segui il flusso

Tengo il mio cuore sulla strada aperta

Segui il flusso, segui il flusso

Lascia che mi porti dove devo andare

Oh, sono vivo quando lascio che mi guidi

Oh, posso volare quando mi fido del ritmo

Segui il flusso, segui il flusso

Tengo il mio cuore sulla strada aperta

Sì, ora sono pronto

Sono pronto

Segui il flusso

Segui il flusso

A canzone conclusa, J fece un inchino sia elegante che comico, per poi dileguarsi verso il suo camerino, visto che il suo turno era passato e ora toccava alla pletora successiva di rapper emergenti di cui avrebbe presto visto l'esibizione. Ma, visto che Tiago gli aveva fatto cenno con la bocca ci vediamo da te, voleva andare a vedere che cosa volesse il suo amico.

------•------

J si incamminò verso il suo camerino, attraversando il corridoio principale del backstage della State Farm Arena. Le luci erano basse, il pavimento lucido rifletteva i neon e l'aria vibrava ancora per il rimbombo della folla. Passò accanto alle porte numerate degli spogliatoi, dove alcuni rapper famosi o meno stavano aspettando il loro turno: uno si aggiustava la collana davanti allo specchio, un altro provava un paio di versi sottovoce, mentre un terzo lo salutò con un cenno del capo e un << spacca tutto, fratello >> detto al volo.

J proseguì senza fermarsi, riconoscendo volti noti e altri emergenti che si preparavano nervosamente. Superò la zona dei tecnici, dove si sentivano ordini rapidi e passi veloci e imboccò l'ultimo corridoio, quello che portava ai camerini degli artisti principali. Lì il rumore si attenuava, le pareti erano decorate con poster degli eventi passati e l'atmosfera diventava più calma, quasi intima.

Il suo camerino era poco più avanti, con il cartello luminoso acceso, con scritto il suo nome.

Davanti ad aspettarlo vi erano già Tiago, sempre con il suo iconico cappello a strisce rosse, gialle e verdi, la camicia piena di foglie colorate e i suoi tatuaggi sulle braccia che spuntavano vivaci sotto le maniche corte.

Appena vide J, gli andò incontro con un grande sorriso.I due si scambiarono subito una stretta di mano seguita da un leggero abbraccio, di quelli fatti tirando l'altra mano verso di sé e poi avvicinandosi con una spalla, un gesto rapido e amichevole tipico tra amici.

<< Yo, fratello, ma non dovevi esordire con "Chill Boy"? Che era quella roba depressa? >> lo prese in giro.

<< Lo sai, mi sono lasciato trasportare dal flusso >> ridacchiò lui. La canzone che aveva fatto non era depressa, anzi, era un messaggio di speranza verso il futuro, anche se molto probabilmente stava cercando di dire anche a se stesso di andare avanti, cosa non sempre facile quando si avevano letterali secoli alle spalle e si era perso molte persone care, in primis i propri figli.

<< Vieni, voglio presentarti delle persone >> l'amico indicò un gruppo eterogeneo di ragazzi e ragazze venuti da ogni angolo della città, tutti lì per godersi la serata, comprese le due ragazze che aveva notato ballare prima.

Da quella prospettiva la rossa era davvero alta, un vero gigante di muscoli, anche se questo non minava affatto la sua bellezza, anzi. La piccola asiatica si era tolta il cappello e gli occhiali da sole e notò che era sia dolce che radiosa. Molto probabilmente era nippo‑americana. Però le due, ora che le osservava meglio, avevano una presenza che... gli sembrava familiare.

La bionda stava accovacciata accanto a un bambino afroamericano tenerissimo di sei anni, vivace, curioso e con due occhioni sgranati sul mondo. Indossava un cappellino rosso da baseball e una t-shirt di un paio di taglie più grandi, nel perfetto stile di quelli che erano molto probabilmente i suoi idoli musicali.

Quando lo vide, i suoi occhi si illuminarono ancor di più, andandogli incontro. Dietro di lui lo seguì la nonnina più cool che J avesse mai visto, tanto che la soprannominò mentalmente "Big Mama".

Con la sua folta chioma di capelli bianchi e vaporosi e gli inseparabili occhiali da sole scuri, aveva uno stile tutto suo, elegante e grintoso

Con la sua folta chioma di capelli bianchi e vaporosi e gli inseparabili occhiali da sole scuri, aveva uno stile tutto suo, elegante e grintoso.

<< Ciao, sono Hazel, mentre lui è il mio nipotino Malik >> Il ragazzino salutò timidamente con la mano e l'irlandese, dopo essersi avvicinata, gli dette una piccola spinta con la mano destra per incoraggiarlo.

<< Il piccolino voleva conoscerti, quindi io e Pop-Pop abbiamo deciso di invitarli qui, non è un problema, vero? >> chiese la ragazza osservandolo con i suoi penetranti occhi verdi, come se lo stesse analizzando.

<< Pop-Pop? >> chiese confuso J.

<< Sì, sono io, ciao >> gli sorrise la piccola bionda e il rapper realizzò: le due erano molto probabilmente dei Signori del Tempo. Di norma, Pop era il soprannome che si dava al proprio padre, quindi se le due fossero state umane sarebbe strano, ma del tutto normale per dei Gallifreyani.

Dopo averle osservate, con un po' di diffidenza - che le due, date le loro espressioni dubbiose, avevano percepito - si concentrò sul suo piccolo fan, visto che era lui la priorità adesso e dopo essersi accovacciato gli sorrise:

<< Ciao Malik, è un vero piacere conoscerti >>.

Il timido bambino gli si gettò subito al collo e J ricambiò con gioia, mentre le due Time Ladies fecero un sonoro aww! e anche altre persone di quel piccolo gruppo le imitarono.

<< Ehy piccolo >> J gli sfilò il cappellino, per poi dargli il suo, facendolo brillare di gioia. << Facciamo a cambio, ti va? >> chiese mentre si metteva il cappellino in modo un po' goffo, visto che non aveva la testa di un bambino di sei anni, facendolo sorridere ancor di più.

<< Grazie, sei davvero un'anima buona >> gli sorrise grata "Big Mama" e il rapper realizzò anche il perché: di norma il detto "non conoscere i propri idoli" era vero, molto spesso si rivelavano essere dei veri stronzi, cosa che sperava non essere lui.

<< Allora piccolo, che ne pensi di "Follow the Flow"? >> chiese con un sorriso.

<< Mi è piaciuta! Però... era anche molto depressa >> rispose lui con la sua comprensione del mondo bambinesca. Giustamente per lui il significato dietro a tutto il testo non aveva poi molta importanza.

<< Beh... vero >> ridacchiò il rapper.

<< Quindi se il bambino dice che è depressa allora tu gli dai ragione, ma se lo dico io no? >> ridacchiò Tiago. << Questa è discriminazione. >> Poi il giamaicano guardò Hazel. << Non vi ho visti in pista >>.

<< Abbiamo visto lo spettacolo tramite uno dei monitor HD distribuiti lungo tutti i corridoi >> gli spiegò la nonnina. << La folla è troppo rumorosa per un bambino e non tutto lo spettacolo di stasera è adatto alle sue orecchie. Se siamo qui è per conoscere J >> qui guardò le due aliene. << E grazie a voi ci siamo riusciti >> gli sorrise grata.

<< Tranquilla, non c'è di che >> gli sorrise raggiante la piccola bionda.

<< Tuo nipote mi ricorda moltissimo il mio Lil Bro >> gli sorrise anche l'altra, << e in effetti è per merito suo se siamo venute qui, peccato che non sia potuto venire anche lui... >>

<< Quindi se non fosse stato per il vostro Lil Bro non lo avreste aiutato? >> chiese scherzosamente Tiago, ma l'occhiata glaciale che le due gli lanciarono lo fecero arretrare un pochino, facendo ridacchiare la piccola folla di persone lì presenti.

Dopo aver scosso la testa divertito, J si rialzò :

<< Yo, visto che secondo il mio nuovo piccolo amico non ha avuto la fortuna di assistere a una mia live, che ne dite se ci spostiamo nel mio camerino e vi canto la canzone che avrei dovuto cantare? >>

<< Wow! Davvero? >> chiese il bambino con gli occhi fuori dalle orbite per la felicità e lui annuì. Aveva compreso come mai la nonna era reticente a farlo entrare nell'arena. Quello spettacolo non era un ambiente a misura di bambino per due ragioni fondamentali: l'impatto acustico e i contenuti dello show.

Da un lato, il volume del suono all'interno dell'arena era assordante, con frequenze basse così potenti da risultare opprimenti per il sistema uditivo delicato di un bambino. Dall'altro, i testi delle canzoni e l'atmosfera generale non erano adatti alla sua età, poiché affrontavano temi espliciti ed esprimevano concetti troppo complessi e maturi per essere compresi o gestiti da un bambino piccolo in totale tranquillità. Ovviamente vi erano canzoni anche più normali, ma la folla di fan ubriachi e strafatti - come sempre non tutti, ma comunque troppi per un ragazzino - non aiutava.

<< Ma certo! >> J andò verso la porta e bussò due volte, per poi aprire. << Voi entrate, vi raggiungo subito >>.

La folla entrò esplodendo in piccoli sussurri sorpresi e ammirati. J chiuse la porta un attimo prima che le due Time Lady entrassero.

<< Yo, di norma io non giudico un libro dalla copertina, ma so che siete Signori del Tempo, quindi capirete la mia reticenza nel fidarmi di voi. >> Una delle prime lezioni che suo padre, il Guardiano, gli aveva dato era quella di non fidarsi della sua gente. Ovviamente vi erano anche dei gallifreyani buoni, come suo zio, il Dottore o il Capitano, l'Archivista o altri Signori del Tempo che aveva incontrato sia direttamente che non durante i suoi viaggi, motivo per cui ormai sapeva anche riconoscerli: non a prima vista, ma quasi. Le due, da come si erano comportate con il suo piccolo fan, dai sorrisi che gli facevano, molto probabilmente non erano brutte persone, però... mai dire mai.

<< Fidati, se c'è qualcuno che non si fida dei Signori del Tempo quella sono io >> gli rispose seria la rossa, con un forte accento irlandese.

<< Siamo brave persone, tranquillo >> gli sorrise incoraggiante l'altra. << Comunque sono Aznavorian the Tinkerer, mentre lei è mia figlia Neas il Gladiatore. In queste specifiche rigenerazioni ci chiamiamo rispettivamente Miya e Seana >>.

<< Yo, aspetta... >> J le osservò curioso. << Voi cambiate nome ad ogni rigenerazione? Beh ok... è comodo, ma... Inoltre mi avete davvero rivelato i vostri veri nomi? >> Sul serio, era una vera novità per lui.

Di norma quando un Signore del Tempo prendeva il suo titolo, questo andava a sostituire il proprio nome che diventava una sorta di segreto di stato, come il Dottore o il Guardiano. Certo, lui sapeva come si chiamava davvero suo padre, ma era perché glielo aveva rivelato come membro della famiglia.

Anche la storia di cambiare nome ad ogni rigenerazione era strana. Ok, lo aveva fatto anche lui - all'epoca lei - alcune volte, ma erano per lo più soprannomi o l'utilizzo dell'inglese per trasformare Emilia in Emily.

Per lei, soprattutto la sua prima versione così spaventata dalla rigenerazione, sarebbe stato impensabile, una volta rigenerata, buttare via l'unica cosa che la rendeva legata alla sua umanità: il suo nome. Alla fine aveva cambiato il suo nome solo in questa vita, visto che Emily, per ovvi motivi, non funzionava.

<< Beh... in tal caso, sono il Signore del Tempo noto come l'Artista >> si presentò lui, beccandosi occhiate stupite, << ma potete chiamarmi J >> detto ciò aprì la porta ed entrò.

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J adorava l'interno del suo TARDIS: uno studio musicale futuristico, immerso in una luce blu intensa che filtrava da ogni superficie

J adorava l'interno del suo TARDIS: uno studio musicale futuristico, immerso in una luce blu intensa che filtrava da ogni superficie. Al centro dominava una console esagonale, circondata da pannelli, mixer e display digitali. Dal cilindro luminoso al centro si sprigionava un bagliore azzurro, quasi vivo, che rifletteva sulle sedute moderne disposte attorno.

<< La tua console è anche un mixer? >> chiese Miya, mentre correva eccitata verso la console.

<< Certo >> J la raggiunse. << I miei beats scelgono la via >>.

Sui tavolini, il TARDIS aveva preparato un buffet, ma su misura di bambino o di persona astemia, cosa che molto probabilmente aveva deluso tutti eccetto il suo piccolo fan, che era seduto su uno dei divani blu con la nonna a mangiare una pastarella.

Seana si era diretta verso la parete che mostrava dischi incorniciati e opere digitali, mentre sul piano superiore, delimitato da una ringhiera metallica, alcune persone stavano parlando del più e del meno.

Non gli era sfuggito il commento detto da un tipo che gli passava accanto: che il tutto fosse molto blu. Beh... sì. Il blu era il suo colore preferito, anche se forse avrebbe dovuto cambiare stile ancora una volta, visto che era un bel pezzo che indossava il suo amato outfit composto da una giacca varsity blu con maniche bianche e bordi chiari, una maglietta bianca pulita sotto e un cappellino blu girato all'indietro.

Forse poteva optare per il nero o il rosso? Ogni tanto cambiava il colore del suo abbigliamento, pur mantenendo lo stesso stile, quindi magari...

<< J? Potresti venire qua? >> Seana richiamò la sua attenzione, indicando una foto che stava sotto i dischi. << Perché hai fatto una foto con un Dalek? E perché il Dalek ha uno stile così cool? >> chiese riferendosi al cappellino e alla collana con una grossa S attorno.

 << Perché hai fatto una foto con un Dalek? E perché il Dalek ha uno stile così cool? >> chiese riferendosi al cappellino e alla collana con una grossa S attorno

<< Ah, lui è il mio amico Skaro DJ! >> le sorrise. << Sì sì, i Dalek in molte delle realtà più note sono mostri, ma in alcune sono una forza del bene o dei cantanti. Sai, l'Omniverso è infinito >>.

<< Amico, dobbiamo parlare >> Tiago lo prese da parte mettendogli il braccio destro attorno al collo, portandolo un po' in disparte. << Fratello, ma che razza di camerino ti ha dato Snoop? È una bomba! Ed è oltremodo oltre il livello di un esordiente >> lo prese in giro. << Inoltre... come hai fatto a far apparire dal nulla del cibo per bambini, se non sapevi che ti avrei teso un'imboscata per costringerti a questo piccolo party e soprattutto se non sapevi che ci sarebbe stato effettivamente un piccolo amico? >>

<< Yo, Tiago, hai visto quando ho bussato due volte nella porta prima di entrare, vero? >> lui annuì. << Quello era il segnale per il mio mitico camerino di far apparire tutto il necessario >> gli sorrise.

Aveva ideato il "Codice Festino" la scorsa rigenerazione, ma da allora diverse cose erano cambiate, molte in meglio, visto che i festini di Paradox erano tutto fuorché adatti per i bambini. << Inoltre Tiago, non è cibo per bimbi, ma un aperitivo normalissimo. Sono astemio e lo sai, non gradisco molto i festini caotici >>.

<< Beh, giustamente sei il Chill Boy >> ridacchiò Tiago.

<< Esatto, ora... >> gli sorrise J.

<< Aspetta a cantare, prima ho una notizia a darti, e visto che sei un vero bro, voglio dirtela in anticipo: finalmente ho trovato un benefattore! >>

J era veramente contento per il suo amico, era l'ora, e dimostrò il suo affetto con un abbraccio fraterno e una pacca sulla spalla. << Sono contento per te, di chi si tratta? >>

<< Di un certo Mr. Froggers, un signore ricco che mi ha detto che mi sponsorizzerà praticamente quasi gratis >> rispose eccitato.

<< Quasi gratis? >> gli chiese J dubbioso. Tralasciando il nome che era decisamente particolare, nessuno, soprattutto in quell'ambiente, ti sponsorizzava quasi gratis, a meno che non ci fosse qualcosa di losco dietro.

<< Beh, vuole solo che gli dia un girino >> ridacchiò l'altro. << Lo sai come sono fatti i ricconi, hanno passioni strane e, a dire il vero, so dove posso trovare un girino, quindi... >>

<< Bro, asco- >> ma fu interrotto dai movimenti impazienti del suo piccolo fan, che si vedeva agitato sul divano mentre la nonna cercava di fermarlo. << Sono contento per te, fratello, davvero >> dopo essersi scambiati il pugno, J si piazzò in mezzo alla stanza e dopo aver pigiato due volte la sua J, iniziò a cantare.

Maglietta bianca fresca, tasca con un po' di pelucchi

Entro tranquillo, e tutta la stanza si piega

Non inseguo niente, resto fermo immobile

Sorrisona in faccia, è la skill di Chill Boy

Freddo quando lavoro, caldo quando vinco

Non parlo mai forte, lascio al sorriso il giro

Due passi inclinati, tutto il quartiere annuisce

Flex pulito e leggero, ma la borsa continua a crescere

In quel momento, le persone cominciarono a muoversi a ritmo: sedute sui divani, in piedi appoggiate alla ringhiera del piano di sopra.

Guardami mentre scivolo

Niente fretta, niente stress

Se sai, sai

Sono fatto per questo

Chill Boy, Chill Boy Sono quello che vedono

Chill Boy, Chill Boy Ho ancora energia Chill Boy,

Chill Boy Freddo ma non mi congelo Chill Boy,

Chill Boy Sì, lo faccio facile (Chill Boy)

Arrivo tardi alla festa, ma sono il primo nella stanza

Aria così calma, ma porto quel boom

Parlo poco, non mi serve quel rumore

Ho mosse da big bank con una voce rilassata

Scivolo nel vicolo, pulito come una lama

Il sole sulla mia catena, ma l'umore non svanisce

Se vogliono calore, gli do quella scintilla

Poi mi appoggio indietro con un sorriso e un ringhio

Guardami mentre scivolo

Niente fretta, niente stress

Se sai, sai

Sono fatto per questo

Chill Boy, Chill Boy Sono quello che vedono

Chill Boy, Chill Boy Ho ancora energia

Chill Boy, Chill Boy Freddo ma non mi congelo

Chill Boy, Chill Boy Sì, lo faccio facile (Chill Boy)

A quel punto la gente iniziò a ballare. Tiago andò da Miya con un grande sorriso e, dopo averla presa per mano, i due si misero a ballare insieme. Lo stesso accadde con Seana e il piccolo Malik, creando però una scena molto più dolce.

Aspetta, respira Lascia che la stanza scenda lenta

Una mano su, una mano giù

Poi lascio uscire quel bagliore

Sono stato smooth dal primo giorno

Sono stato smooth dal primo giorno

Niente forzato, niente finto

Se il mondo corre veloce Io mi prendo il mio tempo e prendo

Chill Boy, Chill Boy

Sono quello che vedono

Chill Boy, Chill Boy

Ho ancora energia

Chill Boy, Chill Boy

Freddo ma non mi congelo

Chill Boy, Chill Boy

Sì, lo faccio facile (Chill Boy)

Chill Boy, Chill Boy

Dillo quando mi conosci

Chill Boy, Chill Boy

Troppo smooth, troppo vicino

Chill Boy, Chill Boy

Rendo il calmo pulito

Chill Boy, Chill Boy

Sì, lo faccio facile (Chill Boy)

Terminato, fece un gesto teatrale con entrambe le mani, una roba esagerata che fece ridere i suoi fan.

<< Yo, sei il tipo più gentile che abbia mai conosciuto >> Tiago andò divertito da lui. << Oltre al fatto che non è vero che arrivi in ritardo alle feste, anzi! La tua canzone è piena di bugie, fratello >>.

<< Si chiama improvvisazione, fratello >> J allargò le braccia con fare scherzoso, per poi fare un cenno con la testa verso lo studio di registrazione, visibile tramite un grande vetro a sinistra, a Seana e Miya che lo seguirono.

Una volta entrato si buttò nella poltrona davanti alla postazione microfoni.

<< Allora... perché siete qui? >> chiese. Ok, avevano già detto che erano venute ad Atlanta per via del loro piccolo fratellino, ma... sul serio, viaggiare con la Tata gli aveva fatto male a livello di diffidenza, o forse bene, chissà.

La bionda estrasse il suo iPhone bianco e nero e, dopo aver smanettato un po', una musica partì dalle casse lì presenti. Lo aveva forse hackerato?

Yeah... J‑Time sul beat.

Quando senti i motori del cosmo vibrare, sai già chi sta arrivando.

Big Uncle.

Era la sua voce? Beh sì, ma... la vera domanda era quando l'aveva scritta. Sempre che fosse stato lui e non una sua variante, anche se T‑Time lo escludeva a priori, visto che aveva la voce cavernosa di un tirannosauro. Cavolo, forse quel dinosauro era la sua variante preferita.

Lui entra e l'aria cambia, chiama l'ingegnere del destino,

Skeeta Jenkins, mente infinita, il multiverso si inchina al suo nome.

Non sopporta divisioni, discriminazioni o rumori d'odio,

spacca i pregiudizi come vecchi ingranaggi in un'officina vuota.

Skeeta Jenkins? Beh, lo aveva conosciuto una volta. Un grande uomo in tutti i sensi, sia di stazza che come persona: molto calorosa e vicina alla grande comunità afroamericana della quale era entrato a far parte in questa rigenerazione. Quindi non era assurdo che avesse scritto una canzone in suo onore, però... aveva la sensazione che la canzone non parlasse di lui. Anche perché come mai due Signori del Tempo sarebbero venuti apposta a fargliela sentire? Magari volevano solo complimentarsi con lui ed erano fan dell'Attore, ma la cosa non quadrava.

Nato inventore, mani d'oro, una mente più veloce della luce,

se la realtà ha un difetto, Big Uncle arriva e lo sistema.

L'Infinite DC lo chiama quando il caos prende il controllo,

lui entra, osserva, calcola, e in un attimo rimette tutto a posto.

Big Uncle - quando arriva senti il boom nell'eternità,

Big Uncle - ripara ciò che il multiverso non riesce più a reggere.

Big Uncle - viaggiatore, maestro, leggenda che non cade mai,

e la sua nave è una sfera rimbalzante che riecheggia nei corridoi dimensionali.

La canzone parlava di una delle due signore, o meglio, di una delle loro rigenerazioni passate. Se avesse dovuto tirare a indovinare, Big Uncle era Miya, visto che il Tinkerer è più adatto per essere nato inventore, ma mai dire mai. Inoltre... visto che la rigenerazione era davvero strana e lui le due non le conosceva, avrebbe potuto essere anche Seana.

Lo vedi camminare lento, ma la mente gira come un uragano,

apre portali come fossero porte di casa, senza lasciare traccia.

Non vuole gloria, né troni, solo giustizia e precisione,

tocca un innocente e lui ti smonta come un drone rotto in missione.

Ha visto mondi nascere, altri spegnersi come fiamme morenti,

ha parlato con stelle vive, discusso con ribelli fatti di ombre e nomi.

Eppure resta umile, lo chiamano Tinkerer perché costruisce,

ma chi lo conosce davvero dice che aggiusta anche le anime che tremano.

Ok, si trattava della bionda... e cavolo, adesso adorava Big Uncle! Avrebbe voluto abbracciarlo e cantare con lui. Oltre al fatto che ogni dubbio sulle possibili intenzioni delle due adesso era passato. Questa canzone lo descriveva come una persona meravigliosa, persona che era un vero e proprio eroe del suo multiverso o megaverso chiamato Infinite DC.

Certo... una vera persona malfidata avrebbe potuto dire che quella canzone fosse stata creata utilizzando l'IA aliena o qualche altra tecnologia per replicare la sua voce, ma lui conosceva la sua voce, sapeva riconoscere i falsi visto che ci si era già imbattuto e comunque... il sorriso che sfoggiavano entrambe, soprattutto Miya, spazzava via ogni dubbio.

Big Uncle - quando arriva senti il boom nell'eternità,

Big Uncle - ripara ciò che il multiverso non riesce più a reggere.

Big Uncle - viaggiatore, maestro, leggenda che non cade mai,

e la sua nave è una sfera rimbalzante che riecheggia nei corridoi dimensionali.

Rimbalza, rimbalza, la senti vibrare,

la sua nave tocca il vuoto e poi salta di nuovo per navigare.

Ogni salto è un battito, ogni atterraggio un segno,

Big Uncle non sbaglia mai - è nato allineato al tempo.

In che senso "Rimblaza, rimbalza?" il suo TARDIS era una palla o cosa?

J‑Time chiude il cerchio, ma lui no, continua a camminare,

Skeeta Jenkins, Big Uncle, quello che non puoi seminare.

Se senti un eco lontano, un rimbalzo nel bagliore infinito, non temere: sta arrivando.

E quando arriva... tutto torna a scorrere.

J si alzò con un sorriso e Miya lo abbracciò con calore.

<< Grazie, è una canzone bellissima! >>

<< Sì beh... vero, ma... >> sciolse l'abbraccio. << Non l'ho mai scritta, quindi o l'ha fatto un altro me o... >>

<< Wibbly wobbly timey wimey!! >> urlarono i due con grandi sorrisi stampati in faccia.

<< Cén diabhal? >> imprecò Seana subito dopo in gaelico, mentre osservava sgomenta e irritata Tiago e altra gente attaccata al vetro che guardavano J con grandi sorrisi e pollici in su.

J, sbuffando, pigiò un pulsante e il vetro si oscurò.

<< Questo non risolverà la cosa... >> borbottò la bionda e J alzò le mani in alto, per poi tornare nella sala console.

<< Ok gente! >> attirò l'attenzione di tutti. << Ho appena contattato Snoop e mi ha detto che vi farà un autografo e una foto a testa >>.

Un coro di davvero, che figo ed evviva echeggiò in tutta la stanza, seguito dai rumori di passi pesanti che si apprestavano a uscire da lì, desiderosi di ricevere il loro premio. Poi J andò dal piccolo Malik e firmò il cappellino rosso con un pennarello nero che aveva prontamente recuperato da una delle sue tasche più grandi all'interno.

<< Questo è per il mio fan numero uno >> gli disse, poi quando notò che il piccolo si stava togliendo il cappello che gli aveva regalato, lo bloccò gentilmente. << Quello è tuo, io ne ho un altro >> ridacchiando ne estrasse uno identico e se lo mise in testa, facendo ridacchiare il ragazzino che poi, dopo l'ultimo saluto e abbraccio anche con le due Time Ladies che gli avevano permesso di essere lì, uscì dalla nave con la nonna.

<< Sei stato un padre, vero? >> gli domandò la piccola giapponese con uno sguardo triste. << Il modo con cui hai interagito con quel bambino... ora capisco meglio la tua canzone "Follow the Flow"... >>

<< In realtà sono stata una madre >> sorrise triste J, per poi indicarsi. << Questa, invero, è la mia prima rigenerazione maschile >>.

<< Sul serio? >> chiese Miya. << Per me è la stessa cosa, ma all'inverso >>.

<< Yo, quanto sono confusi i primi giorni? >> ridacchiò il rapper, facendo ridacchiare anche lei. << Cavolo, i bagni pubblici erano un trauma, andavo sempre nella sezione sbagliata >> svelò, facendo ridere le due.

<< Sì beh, ti capisco perfettamente. Anche io sono stata un ragazzo, anzi un ragazzo afroamericano come te >> rivelò Seana.

<< Sul serio? >> chiese il rapper. << Se posso... che numero sei? >>

<< Questa è una domanda complicata >> sospirò l'irlandese. << Diciamo solo che sia io che la mia versione maschile siamo entrambi l'undicesima versione di noi stessi. Guarda, ti mostro >>.

Detto ciò, pigiò delicatamente un bracciale argentato che portava sulla mano sinistra e dietro di lei apparve un giovane dalla pelle scura, grosso, con spalle larghe e una presenza che riempiva lo spazio. Indossava la felpa scura sopra la camicia viola e la cravatta, i jeans. Tutto in lui comunicava solidità.

Con un grande sorriso pigiò la J sul suo ciondolo e iniziò a cantare indicando l'ologramma.

So che si chiama Big Brother...

Yeah, Big Brother

Le due si guardarono incredule e divertite.

So che si chiama Big Brother...

Arriva sorridendo, e tutta la stanza va in tilt

Una mano sull'orologio, un piede nel caos

Spara una battuta sul tempo, e il passato si scioglie

Salta in un portale tipo: << Fratello, aspetta >>

Strizza l'occhio a un secolo e quello si piega su sé stesso

La mia versione alternativa? Dice: << Bel tentativo, bro >>

Poi dà il cinque alla mia ombra e scivola fuori dalla porta

Anima old‑school con un look nuovo di zecca

Ha una mappa del multiverso e un mal di testa che svanisce

Conta ogni secondo come se gli dovesse l'affitto

E torna nella stanza dieci minuti prima di essere uscito

<< Sul serio? Thomas che sorride? >> gli urlò Seana per farsi sentire. << Amico stai solo sparando cose a caso, vero? >>

J alzò le spalle divertito.

Tick, tick, guardalo scivolare

Ogni versione vuole un pezzo di quel viaggio

Gira l'interruttore, piega la linea

Fa arrivare il domani proprio in orario

Big Brother, Big Brother, dai, lascialo andare

Big Brother, Big Brother, ha un cuore d'oro

Salta gli orologi, piega le strade

Big Brother, Big Brother, ovunque vada

Big Brother, Big Brother, ride e lascia brillare

Big Brother, Big Brother, riscrive spazio e tempo

Apre porte che nessuno conosce

Big Brother, Big Brother, portami dove va

Ha un orologio che vibra come un piccolo tamburo

E una tasca piena di sabati che devono ancora arrivare

Nel multiverso è il figlio preferito

Ha un passaporto timbrato in mille soli

Una timeline in ritardo, lui arriva troppo presto

Fa arrossire un paradosso, manda in confusione tutta la crew

In una dimensione dove la luna ha le scarpe

Dice: << Bel drip >>, poi cambia le regole

Non rincorre il destino, lo invita per primo

Trasforma un vicolo cieco in una risata che esplode

E se il mondo intero dice: << Non si può fare >>

Lui risponde: << Scommetti? >>, e lo fa, solo per divertimento

Tick, tick, guardalo scivolare

Ogni versione vuole un pezzo di quel viaggio

Gira l'interruttore, piega la linea

Fa arrivare il domani proprio in orario

Big Brother, Big Brother, dai, lascialo andare

Big Brother, Big Brother, ha un cuore d'oro

Salta gli orologi, piega le strade

Big Brother, Big Brother, ovunque vada

Big Brother, Big Brother, ride e lascia brillare

Big Brother, Big Brother, riscrive spazio e tempo

Apre porte che nessuno conosce

Big Brother, Big Brother, portami dove va

Le due Signore del Tempo iniziarono a ballare a ritmo, divertite da quella situazione.

Attraverso i secoli, ha ancora stile

Parla col passato, fa sorridere il futuro

In ogni portale, ogni chiave che gira

Lascia una piccola leggenda nell'aria per me

Oh‑oh, è sempre un passo avanti

Oh‑oh, mentre gli altri sudano

Oh‑oh, lui invece ride

Big Brother, Big Brother, yeah

Big Brother, Big Brother, dai, lascialo andare

Big Brother, Big Brother, ha un cuore d'oro

Salta gli orologi, piega le strade

Big Brother, Big Brother, ovunque vada

Big Brother, Big Brother, ride e lascia brillare

Big Brother, Big Brother, riscrive spazio e tempo

Apre porte che nessuno conosce

Big Brother, Big Brother, portami dove va

So che si chiama Big Brother... Big Brother, Big Brother

Una volta finito, il rapper guardò le due:

<< Yo, senza offesa, ma in questo momento vorrei essere con Big Uncle e Big Brother! >>In quel momento J stava vivendo un filmino mentale dove lui, Skeeta e Thomas erano in una decappottabile blu diretti in California, musica a palla e loro tre che facevano gli scemi come se fossero protagonisti di un road‑trip epico.

<< Yo, senza offesa, ma in questo momento vorrei essere con Big Uncle e Big Brother! >>In quel momento J stava vivendo un filmino mentale dove lui, Skeeta e Thomas erano in una decappottabile blu diretti in California, musica a palla e loro tre ch...

Le due si limitarono a scuotere le teste divertite.

<< Sei un tipo allegro e assurdo >> lo prese in giro Miya, mentre Seana faceva scomparire l'ologramma con un altro colpetto sul suo bracciale.

<< Beh, l'amico si è fatto un selfie con un Dalek, quindi... >> borbottò Seana, indicando la sezione dove si trovavano i suoi dischi con qualche foto qua e là.

<< WTF?! >> urlò la piccola giapponese, per poi correre verso la parte e osservare scioccata quella particolare scena.

<< L'ho detto a tua figlia e lo dirò anche a te >> disse J raggiungendola. << Nell'Omniverso tutto è possibile e lo stesso vale per il multiverso nel quale tu viaggi, no? >>

<< È già la seconda volta che nomini l'Omniverso >> lo guardò Seana. << Quindi, che cosa intendi esattamente per Omniverso? >>

J sorrise, per poi dirigersi verso la console. Dopo aver premuto un pulsante, il rotore temporale venne coperto da un ologramma che mostrò una miriade di sfere minuscole, tutte intrecciate in un reticolo luminoso. Un istante dopo, come se avesse effettuato uno zoom automatico, alcune sfere più grandi si portarono in primo piano: erano quelle che conosceva meglio, con i loro nomi ben visibili.

 Un istante dopo, come se avesse effettuato uno zoom automatico, alcune sfere più grandi si portarono in primo piano: erano quelle che conosceva meglio, con i loro nomi ben visibili

<< Allora... non so quanta familiarità abbiate con l'Omniverso, comunque... universo, multiverso, megaverso e Omniverso: questa è la scaletta >> iniziò a spiegare il rapper. << Per la maggior parte delle persone il proprio megaverso, se non il proprio multiverso, è l'intero Omniverso, perché per loro è impossibile comprendere la vera vastità del tutto. Ogni megaverso ha le proprie leggi fisiche - anche se quelli con quelle più strane sono gli xenoversi - le proprie divinità creatrici e quant'altro, anche razze che altrove non vi sono e sono per lo più gli uni separati dagli altri. Dico "per lo più" perché nell'infinito vi sono infiniti viaggiatori omniversali, come me >> si indicò con un sorriso, per poi voltarsi verso la console e scrivere "Infinite DC" nella sfera che aveva di fronte, per poi prenderla e lanciarla a Seana che l'afferrò al volo.

<< Beh... da questa prospettiva non sembra poi così tanto infinito >> borbottò la rossa, per poi lanciarla nell'ologramma, dove la sfera riprese il suo posto.

<< Tu da dove vieni? >> chiese Miya, mentre guardava con curiosità l'ologramma davanti a sé, con gli occhi di una bambina che scopriva una cosa per la prima volta.

Forse si sbagliava, ma J era convinto che tra padre e figlia fosse la figlia ad avere più esperienza, molto probabilmente perché tra i due era la più vecchia, ricordandogli ancora una volta quanto fosse strana e confusa la vita dei Signori del Tempo.

<< Vengo da qui >> indicò una sfera con scritto "Megaverse DV". << O meglio, più precisamente... >> zoomò con la mano nella sfera, facendole cambiare nome da Megaverse a Multiverse. << Vengo da qui, però ormai mi definisco un cittadino dell'Omniverso, visto che grazie al mio magnifico TARDIS ci viaggio praticamente da sempre >>.

<< In effetti questo TARDIS è fantastico >> gli sorrise il Tinkerer. << Prima, come sai, ho smanettato nella console e l'ho analizzato un po', e devo dire... wow! Lo hai costruito tu? >>

<< Cosa? >> chiese J sorpreso. << Yo, no, non sono così intelligente da costruire una cosa del genere >>.

<< Non ti sminuire così >> gli disse la bionda.

<< Non mi sto sminuendo, è solo genetica. Sono un ibrido in parte umano e le mie capacità mentali non arrivano ai vostri livelli >> alzò le spalle lui.

<< Sei in parte umano? >> chiese Miya con uno sguardo sorpreso accompagnato da un sorriso. << Anche Seana lo è! >>

J guardò sorpreso la rossa che annuì. Cavolo, era davvero raro imbattersi in qualcuno come lui, vista la rarità di tali unioni. Certo, nell'Omniverso vi erano infiniti ibridi possibili, ma ora come ora ne aveva incontrati giusto una manciata e nulla di più.

<< Quindi non sono l'unico Signore del Tempo con un cuore, eh? >> scherzò lui.

<< Le CAD? >> chiese stupita, utilizzando ancora una volta il gaelico che sembrava una sua caratteristica, mentre anche il Tinkerer lo guardava stupita.

<< O forse sì... >> sbuffò J.

<< Come fai a... >> Miya lo indicò, << rigenerarti? >>

<< Come voi. Il secondo cuore è un salvavita, ma non è necessario per la rigenerazione. Per quella vi è un organo apposito. Certo, per me è molto più doloroso e difficile, oltre al fatto che sono anche più vulnerabile, ma per il resto... >> alzò le spalle.

<< Immagino che al di fuori dell'Infinite DC le cose non siano esattamente le stesse... >> borbottò Seana, mentre tornava a guardare l'ologramma.

<< Se non l'hai costruito tu, chi lo ha fatto? >> Miya tornò sul discorso.

<< Mi dispiace, ma non posso darti questa informazione >> si scusò lui. << Sinceramente non so a che punto della storia della vostra Gallifrey siete, ma per evitare problemi è meglio tacere >>.

Rivelare alle due l'esistenza della Divisione avrebbe potuto essere oltremodo rischoso, anche perché... avevano già vissuto l'Ultima Grande Guerra del Tempo? O la distruzione della civiltà gallifreyana da parte del Maestro? Forse sì, o forse no, ma non poteva rischiare di rivelare troppo.

<< Ok... >> rispose delusa la giapponese.

<< Ora vi faccio io una piccola domanda >> sorrise J. << È la prima volta che vedo due Signori del Tempo presentarsi con i loro veri nomi a uno sconosciuto, il che è... particolare >>.

Ok, vi erano quelli che mantenevano il loro nome senza scegliersi un titolo, ma chi lo faceva non rivelava più il proprio nome, anche perché perdeva di importanza.

<< In realtà di solito non lo facciamo, ci presentiamo sempre con i nomi che ci siamo scelte per la nostra specifica rigenerazione >> gli spiegò Miya. << Ma noi volevamo vedere quanto ci conoscevi, visto che avevi scritto una canzone su di me >>.

<< Oltre al fatto che, rispetto al Dottore, i nostri nomi non sono mai stati una questione di stato >> aggiunse Seana.

<< Comunque il mio vero nome è Emilia della Rovere, Emily per gli amici >> sorrise lui. << Nome che uso praticamente sempre, eccetto in questa vita che, beh... ve lo devo davvero spiegare? >> ridacchiò lui.

<< Quindi... ogni tua versione femminile si chiama Emily o Emilia? >> chiese la rossa con un sopracciglio alzato. << Senza offesa, ma è... scomodo. Inoltre come fate a chiamarvi se doveste incontrarvi? >>

<< Seana, non possiamo pretendere che tutti i Signori del Tempo adottino il nostro sistema >> la "rimproverò" il padre.

<< Lo so, ma resta scomodo >> alzò le spalle lei.

<< Guarda... posso darti ragione, ma per me cambiare il mio nome sarebbe come rinnegare la mia identità, o quantomeno lo era all'epoca >> spiegò pacato lui. << Anche se, se devo essere specifico, nelle vite quattro e otto utilizzavo dei soprannomi, Stella e Paradox, mentre nella sette avevo effettivamente un nome secondario, che era Lee So‑yoon, visto che in alcune epoche della Corea il nome Emily non aveva senso >>.

Inoltre era bello quando i suoi studenti la chiamavano Lee Seonsaengnim (Professoressa Lee).

<< Ok, lo comprendo, ma hai il tuo titolo, l'Artista e anche un nome gallifreyano, no? >> chiese Seana, che sembrava ancora dubbiosa.

<< In realtà no, non ho un nome gallifreyano >> rivelò lui. << Come vi ho già detto, sono in parte umano e mi sono scelto il mio titolo solo per averne uno; solo dopo ha guadagnato sempre più importanza. Inoltre... credo che mio padre avrebbe preferito bollirsi le parti intime nell'acido piuttosto che darmi un nome della sua odiata razza >>.

<< Tu che rigenerazione sei? >> chiese la bionda curiosa.

<< L'ottava, quindi nono me. Tu? >>

<< Seconda >> sorrise lei, e J realizzò che in effetti, secondo la logica delle rigenerazioni - sempre se non sprecate per qualsiasi motivo - Seana, che era l'undicesima versione di se stessa, doveva essere effettivamente più vecchia del padre.

<< Ora, signore, se non vi dispiace, c'è una cosa che dovrei fare, quindi... >> si buttò sul divano più vicino, per poi estrarre il suo Galitch Phone 4000, una sorta di iPhone che aveva comprato nella Galassia di Andromeda, anche se aveva la stessa forma e aspetto di un normale iPhone terrestre, e cominciare a cercare sul web il misterioso benefattore di Tiago, visto che non gliela raccontava giusta.

<< Mr. Froggers? >> domandò Seana, che si era seduta di peso alla sua destra, seguita dal padre che si era messo a sinistra, mentre sbirciava lo schermo.

<< Posso? >> Miya allungò leggermente la mano in avanti e J le diede il telefono. Dopo averla vista smanettare per un millisecondo, con una velocità che solo un Signore del Tempo poteva eguagliare - le immagini viaggiavano alla velocità della luce e i suoi occhi sembravano seguirle, con movimenti così rapidi da risultare a tratti inquietanti - << Trovato! >> urlò, ridando il telefono a J, che vi notò impresse delle coordinate.

Con un grande sorriso si alzò e, dopo aver inserito il telefono nell'apposita sezione della console - disattivando l'ologramma dell'Omniverso - tirò giù uno slider, per poi dirigersi verso l'uscita.

<< Dove vai? >> gli chiese Seana confusa.

<< Secondo te? >> allargò le braccia. << Mi sono appena smaterializzato davanti al palazzo di Froggers >>.

<< Ma il Worp Worp Worp? >> chiese l'altra.

<< Yo, il freno a mano io non lo lascio abbassato >> sorrise lui.

<< Ma nemmeno noi, però quando ho costruito i nostri TARDIS ci ho installato quel rumore standard perché iconico, no? >> chiese lei, e J realizzò che era la prima costruttrice di TARDIS che conosceva di persona. Ravan non contava perché era un TARDIS più senziente del solito e non un vero e proprio Signore del Tempo.

<< Miya, nel mio caso è meglio se la mia nave la guido come si deve, visto che se si dovesse rompere e non fosse più in grado di riparararsi da sola, me la prendo nel culo >> sbuffò, per poi aggiungere: << Inoltre... viaggio con il Circuito Camaleonte attivo. Vi immaginate arrivare in un luogo camuffati, per poi mandare all'inferno il travestimento con il rumore dell'atterraggio? C'è... dai, andiamo su, Strambe dell'Infinite DC >> le prese in giro divertito, per poi uscire dalla nave.

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Una volta usciti dal TARDIS, J si fermò un istante a guardare la forma che la nave aveva scelto per mimetizzarsi ad Atlanta: un distributore automatico di bibite, di quelli rossi e blu con la scritta Cold Drinks, perfettamente anonimo e piazzato accanto al muro come se fosse sempre stato lì.

<< Sinceramente sono delusa dal fatto che il tuo TARDIS non abbia la forma di una grande J dorata >> scherzò Seana, facendo ridere il rapper.

<< In effetti una volta ci avevo provato, ma... >> scosse la testa divertito. << Sono strano, ma non così strano >>.

Alzarono lo sguardo verso il palazzo davanti a loro: una torre di vetro e acciaio, alta e lucida, con la facciata che rifletteva il cielo e le nuvole come un gigantesco specchio. Le linee verticali correvano fino alla cima, dove un'insegna luminosa verde riportava il nome "Froggers Industries". L'ingresso era un arco moderno di vetro scuro, sorretto da due colonne metalliche che sembravano fatte apposta per intimidire i visitatori.

La reception era ampia, con pavimento lucido color grafite e pareti decorate da pannelli olografici che mostravano prodotti, progetti e slogan dell'azienda, prodotti che non c'entravano niente con il mondo dell'Hip Hop.

In che guai si era cacciato il suo amico? Perché un venditore di articoli per l'igiene personale e piscine da casa - un mix che poi... boh - doveva sponsorizzare un rapper? Ok, molte aziende lo facevano per raggiungere la Gen Z, per sembrare più cool e quant'altro, ma lo facevano con gente famosa, in modo da attirare il pubblico e guadagnarci reciprocamente. Ma Tiago... era un signor nessuno e quindi quella faccenda gli puzzava assai.

Dietro il bancone, una donna dai capelli castani raccolti in una coda li guardò con un sorriso professionale. Aveva una camicia azzurra perfettamente stirata e un badge lucido appuntato sul petto e il modo in cui teneva la postura lasciava intuire che passava molte ore in piedi a gestire gente che entrava e usciva senza sosta.

<< Buongiorno, avete un appuntamento? >>

J si avvicinò, tirò fuori la carta psichica e gliela mostrò con naturalezza. La donna la guardò, annuì come se avesse letto un documento perfettamente ufficiale e digitò qualcosa sul terminale.

<< Certo, signor... ehm... sì, tutto in ordine. L'ufficio del signor Froggers è al trentaduesimo piano. Ascensore a destra >>.

<< Grazie mille >> sorrise J, riprendendo la carta.

Camminarono attraverso l'atrio, passando accanto a divanetti moderni, piante alte e sottili, e una parete di vetro che mostrava un giardino interno con fontane geometriche. L'ascensore era una cabina di vetro trasparente con luci blu lungo i bordi.

Entrati, la cabina si chiuse con un bip e iniziò a salire veloce, mostrando l'interno del palazzo mentre attraversavano i vari piani: uffici open space, laboratori pieni di schermi, sale riunioni con pareti olografiche, corridoi dove impiegati correvano con tablet in mano.

Il trentaduesimo piano era silenzioso, con moquette scura e luci soffuse. In fondo, una porta doppia nera con una targhetta dorata: CEO Office - Mr. Froggers.

Dopo aver staccato la sua J sonica dalla collana, la utilizzò per aprire la porta, seguito dal solito ronzio. << Tecnologia sonica, incorporata in un accessorio di moda? >> Miya sorrise. << Mi piace! >>

Di tutta risposta il rapper le lanciò il ciondolo, che lei afferrò con la mano sinistra, per poi entrare nell'ufficio.

------•------

L'ufficio era enorme, molto più grande di quanto J si aspettasse. Le pareti erano ricoperte da pannelli di legno scuro lucido, interrotti da scaffali pieni di libri che sembravano messi lì solo per fare scena. Al centro, un tappeto persiano rosso e oro occupava quasi tutto il pavimento, mentre una scrivania massiccia in vetro nero rifletteva le luci soffuse del soffitto.

Alle spalle della scrivania, una finestra panoramica mostrava Atlanta immersa nella luce del sole estivo. I raggi colpivano i palazzi, facendoli brillare come lastre di vetro incandescenti, mentre la città si muoveva sotto di loro.

E lì, seduto con le mani intrecciate e un sorriso da venditore troppo sicuro di sé, c'era Mr. Froggers.

Un uomo sulla cinquantina, capelli impomatati all'indietro, baffetti sottili e un completo verde scuro perfettamente stirato. Portava un anello enorme con una pietra verde che sembrava più un semaforo che un gioiello. Il sorriso era quello di chi pensa di avere sempre la situazione sotto controllo.

Ai suoi lati, in piedi come statue, c'erano tre uomini. Tutti vestiti con completi eleganti, camicie nere, cravatte sottili e scarpe lucide. Avevano l'aria di quei "uomini di fiducia" che si vedono nei film: postura rigida, sguardo serio, mani intrecciate davanti a loro. Sembravano usciti da un casting per "guardie del corpo di un magnate italiano", con quell'estetica volutamente esagerata da gangster elegante che si vede nei vecchi film americani, film in cui aveva recitato durante la sua quarta vita.

Ricordava ancora l'urto per quegli stereotipi americani, visto che lei era italiana, non solo di nascita ma anche di estetica. Gli americani avevano una visione davvero strana dell'Italia, forse in parte dovuta all'immigrazione dei siciliani in America, rendendoli l'immagine dell'"italiano medio", quando in realtà erano solo una popolazione di una sola regione.

J si fece avanti come se fosse a casa sua, con le mani nelle tasche e la sua solita aria calma. Seana e Miya lo seguirono e le tre guardie si irrigidirono appena, forse perché avevano visto la stazza e il fisico della rossa.

Mr. Froggers si alzò lentamente, appoggiando le mani sulla scrivania.

<< Benvenuti... >> disse con un tono mellifluo e...gracchiante? << Non mi aspettavo visite >>.

<< Scintilliò! >> urlò la bionda e subito quattro ranocchi bipedi e giaganti presero il posto di Froggers e compagnia o meglio, questo è quello che sarbbe sembrato a dei normali umani, ma J sapeva che quelle erano le loro vere forme.

Ora il nome e la faccenda del girirono aveva più senso e il fatto che avesse già esplorato mentalmente quella possibilità, gli fece capire quanto fosse strana la sua vita

Ora il nome e la faccenda del girirono aveva più senso e il fatto che avesse già esplorato mentalmente quella possibilità, gli fece capire quanto fosse strana la sua vita.

Froggers, ora un grosso rospo obeso, li guardava irritato da dietro la scrivania, mentre le guardie si fecero subito avanti, ma J le bloccò con una mano.

<< Yo >> indicò con la testa Seana. << Vedete quanto è grossa la mia amica? Se fate un'altro passo vi devasta >>.

<< Eh? >> chiese infastidita la rossa. << Cioè... >>

<< Io sono l'Artista, tu il Gladiatore. Io canto, tu picchi. È la base >> la prese in giro, mentre Miya rideva di gusto. Ovviamente non voleva davvero ridurre l'irlandese al suo titolo: le persone non erano solo un titolo, ma avevano personalità immense, sfaccettate e complesse, soprattutto se si era Signori del Tempo.

<< Mi stai minacciando, ragazzo? >> gracchiò il proprietario dell'ufficio.

<< No, ma vorrei parlare con te di un contratto che hai proposto al mio amico Tiago >> rivelò J.

<< Ah... il ragazzo che mi aveva promesso un girino >> realizzò. << Non mi sembra una brutta offerta, no? Ci sono aziende molto meno generose >>.

<< Vero, ma difficilmente un umano potrebbe avere dei girini con te o con chiunque della tua razza >> spiegò gentilmente Miya.

<< In realtà, noi possiamo riprodurci con qualsiasi altra specie >> rivelò una delle guardie.

<< Vero. Ci basta sputare dentro qualsiasi individuo, di qualsiasi razza o sesso, e dopo pochi giorni l'individuo espellerà il nostro uovo >> spiegò Froggers. << Sicuro e pulito >>.

<< Ma non molto etico >> J si fece avanti. << Non potete costringere Tiago ad avere un figlio >>.

<< Ma lui non si dovrà occupare di nulla >> sbuffò il grasso anfibio. << Il marmocchio lo cresceremo noi >>.

<< Non è comunque etico. Non sulla Terra almeno >> sbuffò J. Ok, di razze con una riproduzione simile ne aveva incontrate, e poteva capire i loro metodi, ma non voleva far subire quella sorte a Tiago.

<< Ma comunque chi siete? >> gracchiò innervosito il rospo. << Poliziotti spaziali? >>

<< Siamo peggio >> lo minacciò Seana con il suo sguardo, facendolo arretrare leggermente nello schienale, spaventato.

<< Ascolta amico, sul serio: non voglio rovinare né la vostra riproduzione né la carriera del mio amico, ma così mi sembra esagerato. Oltre al fatto che causerete un bel trauma a Tiago quando nascerà Tiago Jr >> poi il rapper realizzò. << Aspettate... non lo avrete già inseminato, vero? >>

<< Certo che sì, subito dopo che ha firmato il contratto! >> sbraitò Froggers. << Ma non temere, gli abbiamo cancellato la memoria e lo rifaremo anche poi. Ci guadagniamo entrambi: lui uno sponsor e noi una nuova generazione >>.

<< Yo! Per fortuna che non ho messo l'alcol nel mio party privato! >> sbuffò irritato l'Artista.

<< Nah, non temere. I nostri feti sono resistenti. Noi andiamo di mondo in mondo per riprodurci, e ogni feto deve adattarsi ai vizi e alle caratteristiche degli alieni. Abbiamo fecondato anche drogati e il risultato non si nota nemmeno >> spiegò il rospo.

<< Beh, grazie per il vostro tempo >> J sbuffò. << Noi ce ne andiamo >>.

<< Davvero? >> chiese Seana e J alzò le spalle.

<< Beh... sì? Nessuno si è fatto davvero male e non posso mettere un freno al sogno del mio amico e allo stesso tempo impedire la riproduzione di un'intera razza, quindi... >>

<< J ha ragione >> disse calma Miya. << Qui non c'è nessun effettivo cattivo, ma solo... stranezze aliene, anche se lo so che è deludente >>.

<< Aspettate un secondo >> il volto di J si illuminò. << Forse una soluzione c'è... non per Tiago, ma per non violare più la volontà di qualcuno >> guardò il boss. << Fate un sito online con scritto che cosa volete fare e perché. La maggior parte non vi crederà, ma vi assicuro che di pazzi ne troverete a bizzeffe: tra ambientalisti folli che si concederanno per non far estinguere la vostra razza e gente strana che magari lo farà solo per soldi. Ma il punto è che dovete essere chiari e limpidi sul fatto che volete fargli espellere degli alieni, capito? >>

Gli anfibi si guardarono perplessi e spaventati dallo sguardo duro delle due Signore del Tempo, che non ammettevano obiezioni e alla fine acconsentirono.

<< Può funzionare. Grazie per il consiglio, J-Time >> ridacchiò Froggers. << Sì, ti ho riconosciuto. Un po' in ritardo, perché voi mammiferi mi sembrate tutti uguali. Inoltre... non hai la tua J al collo, quindi... >>

<< Oh, giusto >> Miya sorrise imbarazzata, per poi ridare il ciondolo al rapper, che lo riattaccò alla collana.

<< Ottimo allora, ci vediamo capo! >> gli sorrise J, per poi uscire seguito dalle altre due.

Una volta fuori, si affacciarono a una delle grandi finestre.

<< Sinceramente non so che pensare di tutta questa situazione >> sbuffò Seana. << Voglio dire, alla fine abbiamo risolto, ma rimane comunque... >>

<< Amara? >> chiese J, e lei annuì.

<< È sempre così quando si ha a che fare con le civiltà aliene >> disse la bionda, mentre osservava la città sottostante. << Inoltre J ha risolto la situazione nel migliore dei modi. Geniale l'idea del sito web >>.

<< Grazie, ma il merito lo do a mio figlio Xavier >> sorrise nostalgico lui. << Era un piccolo nerd appassionato del paranormale. Le sue ricerche lo portavano sempre nei siti più strani e buffi, dove i pazzi facevano di tutto per le loro ideologie. Ci sono persone che là fuori si fanno addirittura mangiare vive solo per sperimentare che cosa si prova, il che è pura follia, ma... la vita è la loro, suppongo? >> Poi aggiunse: << Ovviamente gli avevo vietato categoricamente di visitare siti assurdi da Dark Web. Lui andava solo in quelli strani, come i terrapiattisti — realtà parallela che adoro in realtà — ma comunque il concetto è questo >>. 

In realtà era  quasi certo che Xavier, geniale com'era, fosse andato qualche volta nel Deep Web, ma non ne aveva le prove. Gli mancavano i suoi figli...

<< Come sta tuo figlio adesso? >> chiese Miya gentilmente.

<< È morto di vecchiaia secoli fa >> rispose mesto lui e le due nuove amiche gli poggiarono la testa sulle spalle con fare rassicurante. Gesto che lui gradì molto.

Era questo il motivo per cui aveva aspettato millenni prima di diventare madre: non voleva vedere invecchiare i suoi figli davanti a sé, oltre al fatto che era stata condizionata da suo padre, che era uscito devastato dalla morte di suo figlio

Era questo il motivo per cui aveva aspettato millenni prima di diventare madre: non voleva vedere invecchiare i suoi figli davanti a sé, oltre al fatto che era stata condizionata da suo padre, che era uscito devastato dalla morte di suo figlio. Però... quando Alexandra e Xavier morirono fu atroce, tanto che si innescò la rigenerazione, ma allo stesso tempo... non così orribile come pensava.

I suoi figli avevano vissuto una vita piena di meraviglie, avevano realizzato i propri sogni e gli avevano donato dei nipoti fantastici. Quando erano morti, non avevano rimpianti ed erano contenti di raggiungere le loro famiglie, spirate tempo prima. Anche loro, pur essendo per lo più umani, avevano quel pizzico di Signore del Tempo che li aveva resi più longevi.

Il Mago era stato strappato a suo padre dalla Guerra del Multiverso e dalla follia della sua gente; i suoi figli invece avevano vissuto in pieno, e quindi... non era la stessa cosa. E questa, per lui, era una consolazione. Se continuava a viaggiare e cantare sempre con il sorriso in faccia, lo faceva anche per loro: avrebbero voluto che andasse avanti e vivesse a pieno. E tutto sommato la vita era bella, e lui, in quella rigenerazione, voleva godersela al meglio.

<< Yo, non è il caso di starcene qui a deprimerci >> il rapper sciolse l'abbraccio. << Abbiamo un concerto a cui assistere, no? >>Era vero: la serata all'arena sarebbe andata avanti ancora per un bel po' e il meglio doveva ancora arrivare. J si rese conto di quanto fosse assurdo che in così poco tempo fosse successo tutto quel casino... e lui si era esibito da appena mezz'ora.

Con un sorriso sui loro volti, i tre tornarono all'arena, dove si godettero una serata fantastica.

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I tre alieni ballarono tutta la sera sotto le note di Snoop Dogg, e poi di altri artisti che si alternarono sul palco come Lil Baby, Latto, Ice Cube, Dr. Dre e Future, mentre J pensava che avrebbe dovuto davvero chiedere a Snoop il favore di firmare un autografo alla gente che aveva "scacciato" dal suo TARDIS, con qualche trucchetto temporale, ovviamente.

Tutto sommato, quella giornata era andata bene: aveva cantato, aveva trovato due nuove amiche e presto sarebbe diventato zio, perché sì, avrebbe monitorato da lontano Tiago Jr e magari, chissà, lo avrebbe invitato anche a viaggiare con lui un giorno

Tutto sommato, quella giornata era andata bene: aveva cantato, aveva trovato due nuove amiche e presto sarebbe diventato zio, perché sì, avrebbe monitorato da lontano Tiago Jr e magari, chissà, lo avrebbe invitato anche a viaggiare con lui un giorno.

A proposito di cose future... Doveva ricordarsi di incidere "Big Uncle" e spedirla ovunque il fratellino delle due Signore del Tempo l'avesse ascoltata -magari sul YouTube multiversale o una cosa simile - altrimenti il tempo sarebbe esploso ancora una volta, ma aveva ancora tempo.

Quindi, con il cuore sereno, si godette quella serata.

Note al capitolo

Questa storia è un crossover con l'autore LivingStoneWriter (Wattpad)e, visto che quest'anno il suo multiverso narrativo compie dieci anni, questo e l'altro piccolo crossover apparso nelle cronache di Enoch sono il mio regalo per lui.

Oltre a Sean, però, ci sono anche riferimenti ai multiversi dei miei amici, che vi sfido a trovare nell'immagine e anche a Oscuro_Errante su EFP, creatrice dell'Archivista e a Azkickdipstick (Wattpad) autore del Capitano. È da tanto che non leggo la sua storia, quindi mi scuso ahah.

Detto ciò, ci vediamo!

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